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  1. #1
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    Predefinito Cofrancesco: Contrordine, padani!

    Riporto un articolo sostanzialmente condivisibile di Dino Cofrancesco, comparso su Il Secolo XIX del 18 agosto.

    Contrordine, padani


    Chi avesse letto la Padania qualche tempo fa avrebbe potuto pensare di trovarsi tra le mani non la voce del Nord ma l’organo della Società Adam Smith o il bollettino del Club Thomas Jefferson. Vi circolavano, infatti, i nomi dei grandi campioni intellettuali del liberismo, dal ‘moderato’ Hayek al radicale Rothbard, quello che voleva eliminare il diritto pubblico e ridurre tutti i rapporti sociali a contratti privati—ivi compresi i servizi resi dalle forze dell’ordine e dai tribunali!
    Nel suo discorso di ferragosto, a Ponte di Legno, Bossi ha fatto dietro front! Contrordine, padani, la retorica liberista va buttata alle ortiche:<adesso dobbiamo sdoganare una parola: protezionismo!>. In verità, pareva strano che un movimento etnico e comunitario, come la Lega, sorta per la difesa (peraltro legittima) delle tradizioni, degli interessi e dei valori di determinati gruppi sociali, potesse inalberare la bandiera del liberismo. Quest’ultimo, infatti, è fondato sull’idea di un mercato aperto a tutti i popoli della terra, liberi di accedervi ad libitum per comprare e vendere merci e lavoro dove è più conveniente, in conformità a un’etica universalista che in ogni uomo-- al di là della razza, della religione, del genere--vede un agente razionale. <L’illuminismo definitivo e la globalizzazione>, che ispirano quel modello, assieme alla <modernità anticristiana>, sono ora, per Bossi, la rovina delle famiglie, la minaccia che incombe sull’Europa e.. sulla Padania.
    Al di là della coerenza del Senatur, quel che interessa, comunque, è il nuovo discorso che ‘porta avanti’. Di Bossi si può dire ciò che diceva Mitterand di Le Pen: che pone problemi reali ai quali dà risposte sbagliate.<Le nostre imprese non riescono a essere competitive con quelle internazionali |…| la produzione è andata altrove e noi siamo aggrediti dalla Cina>. E’ un fatto innegabile, ma come rimediarvi? Col chiudere le frontiere e reintrodurre i dazi doganali?
    In realtà, se si vogliono controllare gli accessi degli extracomunitari e si sbandiera il principio per cui africani e asiatici <debbono trovare lavoro a casa loro>, sarebbe un’atroce beffa interdire i nostri mercati ai prodotti di tale lavoro. Certo le loro merci costano meno delle nostre ma come potrebbe essere diversamente? Popoli che la natura non ha colmato di doni (ricchezze minerarie e abbondanza di terreni fertili), stanziati in regioni remote e lontane dai centri commerciali dell’Occidente, come potrebbero essere competitivi se non riducessero drasticamente i salari? Le organizzazioni mondiali—e gli stessi stati autonomamente-- hanno il diritto di escluderli dal mercato globale in un solo caso (che purtroppo non è raro): che le aziende esportatrici facciano uso di lavoro minorile. Per il resto, non si possono mettere alla porta perché praticano ‘salari vergognosi’ giacché questi salari che sono <di fame> per gli iscritti alla CGIL-CISL-UIL, per gli abitanti del Terzo Mondo rappresentano la vita e la sopravvivenza.
    Bossi ha il grande merito di parlare chiaro. Quando dice che <gli illuministi della sinistra hanno tolto i confini per fare entrare i clandestini e offrirli come schiavi alle aziende> denuncia un fenomeno reale: il cinismo degli industriali che pagano poco la manodopera extracomunitaria, la impiegano stagionalmente e poi ne scaricano i costi sociali (e culturali) sulla collettività—facendo, semmai, accusare di ‘razzismo’, sui loro giornali, chi denuncia questa prassi. Ma, ancora una volta, qual’è la soluzione? Rispedire gli extracomunitari nei loro inferni—come chiede ‘il popolo della Lega’-- o creare strutture di accoglienza—dalle abitazioni ai servizi ospedalieri— con il contributo non solo degli enti pubblici ma soprattutto di quelle aziende private che hanno ‘fame di braccia’ e che, grazie a loro, realizzano alti profitti?
    Limitarsi a demonizzare Bossi—che certo non è un liberale!—può solo servire a eludere una questione cruciale dell’etica pubblica del nostro tempo, sottraendola a una discussione allargata e responsabile. E’ possibile—e come?—venire incontro ai bisogni dei ‘dannati della Terra’ senza mettere a repentaglio interessi e stili di vita che definiscono la nostra identità più profonda?
    Dino Cofrancesco
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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  2. #2
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    esimio Generale,cosa intende con "sostanzialmente"?




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  3. #3
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    Intendo dire che non ne condivido ogni riga, ma certamente il messaggio globale è corretto. In particolare, mi pare molto sensato rilevare la contraddizione tra la lotta all'immigrazione e la battaglia per l'istituzione di dazi, tariffe, e altre misure tese a limitare la libertà dei consumatori.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  4. #4
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    E si tratta di una contraddizione grossa come una casa..
    La cosa dovrebbe essere presa in seria considerazione da chiunque si ritenga interessato al padanismo dato che,a mio avviso,si tratta in fin dei conti di una cosa vergognosa,soprattutto nei riguardi della società padana,sottoposta ad angherie fiscali pazzesche e quindi lontana anni luce da qualsiasi misura atta a tutelarla.. a partire dal protezionismo.
    Resta il fatto che,fatta salva l'imprescindibilità della tutela delle identità locali (nella quale innestare l'opposizzione all'immigrazione selvaggia),il problema rimane.
    Non ci vuole bossi per sapere che le nostre imprese non sono tutelate; o meglio,non gli si garantisce la miglior possibilità di manovra nei confronti della concorrenza.
    Domanda.
    Come si risolve il problema,tutelando allo stesso tempo l'identità padana e la libertà di scelta del consumatore?
    C'è un protezionismo "buono" oppure la cosa la deve risolvere il mercato stesso e l'economia padana può andare a finire nel cesso,se è questo il suo destino?...
    E se c'è,questo protezionismo "buono",è attuabile da roma?



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  5. #5
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    Molto semplicemente, caro Gatto Rognoso, non può esistere un protezionismo buono, come non può esistere un centralismo buono. Il protezionismo è sempre e comunque cattivo perchè, anche se nel breve termine può creare l'illusione di un maggior benessere, alla lunga danneggia soprattutto e in primo luogo i consumatori (padani, in questo caso).
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  6. #6
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    Che thread desolante..
    4 repliche e BEN 128 accessi..
    Direi che è alquanto strano che in un intervento che contiene i principali temi di discussione del padanismo (lotta all'immigrazione,tutela delle identità e dell'economia locali ecc.) spicchi la latitanza dei più interessati a smentire le calunnie anti-bossiane di turno..
    tutti a preparare lo zaino per Venezia 2003?

    OK Generale..mi scusi se ho giocato un pò con lei al finto tonto ma mi pareva brutto lasciare affondare questo thread nel dimenticatoio.. chiudiamola qui e aspettiamo l'ormai imminente pagina di vangelo unitario-protezionista dalle rive della tricolorata Serenissima..




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  7. #7
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    Predefinito Re: Cofrancesco: Contrordine, padani!

    In origine postato da Stonewall
    Riporto un articolo sostanzialmente condivisibile di Dino Cofrancesco, comparso su Il Secolo XIX del 18 agosto.

    Contrordine, padani


    Chi avesse letto la Padania qualche tempo fa avrebbe potuto pensare di trovarsi tra le mani non la voce del Nord ma l’organo della Società Adam Smith o il bollettino del Club Thomas Jefferson. Vi circolavano, infatti, i nomi dei grandi campioni intellettuali del liberismo, dal ‘moderato’ Hayek al radicale Rothbard, quello che voleva eliminare il diritto pubblico e ridurre tutti i rapporti sociali a contratti privati—ivi compresi i servizi resi dalle forze dell’ordine e dai tribunali!
    Nel suo discorso di ferragosto, a Ponte di Legno, Bossi ha fatto dietro front! Contrordine, padani, la retorica liberista va buttata alle ortiche:<adesso dobbiamo sdoganare una parola: protezionismo!>. In verità, pareva strano che un movimento etnico e comunitario, come la Lega, sorta per la difesa (peraltro legittima) delle tradizioni, degli interessi e dei valori di determinati gruppi sociali, potesse inalberare la bandiera del liberismo. Quest’ultimo, infatti, è fondato sull’idea di un mercato aperto a tutti i popoli della terra, liberi di accedervi ad libitum per comprare e vendere merci e lavoro dove è più conveniente, in conformità a un’etica universalista che in ogni uomo-- al di là della razza, della religione, del genere--vede un agente razionale. <L’illuminismo definitivo e la globalizzazione>, che ispirano quel modello, assieme alla <modernità anticristiana>, sono ora, per Bossi, la rovina delle famiglie, la minaccia che incombe sull’Europa e.. sulla Padania.
    Al di là della coerenza del Senatur, quel che interessa, comunque, è il nuovo discorso che ‘porta avanti’. Di Bossi si può dire ciò che diceva Mitterand di Le Pen: che pone problemi reali ai quali dà risposte sbagliate.<Le nostre imprese non riescono a essere competitive con quelle internazionali |…| la produzione è andata altrove e noi siamo aggrediti dalla Cina>. E’ un fatto innegabile, ma come rimediarvi? Col chiudere le frontiere e reintrodurre i dazi doganali?
    In realtà, se si vogliono controllare gli accessi degli extracomunitari e si sbandiera il principio per cui africani e asiatici <debbono trovare lavoro a casa loro>, sarebbe un’atroce beffa interdire i nostri mercati ai prodotti di tale lavoro. Certo le loro merci costano meno delle nostre ma come potrebbe essere diversamente? Popoli che la natura non ha colmato di doni (ricchezze minerarie e abbondanza di terreni fertili), stanziati in regioni remote e lontane dai centri commerciali dell’Occidente, come potrebbero essere competitivi se non riducessero drasticamente i salari? Le organizzazioni mondiali—e gli stessi stati autonomamente-- hanno il diritto di escluderli dal mercato globale in un solo caso (che purtroppo non è raro): che le aziende esportatrici facciano uso di lavoro minorile. Per il resto, non si possono mettere alla porta perché praticano ‘salari vergognosi’ giacché questi salari che sono <di fame> per gli iscritti alla CGIL-CISL-UIL, per gli abitanti del Terzo Mondo rappresentano la vita e la sopravvivenza.
    Bossi ha il grande merito di parlare chiaro. Quando dice che <gli illuministi della sinistra hanno tolto i confini per fare entrare i clandestini e offrirli come schiavi alle aziende> denuncia un fenomeno reale: il cinismo degli industriali che pagano poco la manodopera extracomunitaria, la impiegano stagionalmente e poi ne scaricano i costi sociali (e culturali) sulla collettività—facendo, semmai, accusare di ‘razzismo’, sui loro giornali, chi denuncia questa prassi. Ma, ancora una volta, qual’è la soluzione? Rispedire gli extracomunitari nei loro inferni—come chiede ‘il popolo della Lega’-- o creare strutture di accoglienza—dalle abitazioni ai servizi ospedalieri— con il contributo non solo degli enti pubblici ma soprattutto di quelle aziende private che hanno ‘fame di braccia’ e che, grazie a loro, realizzano alti profitti?
    Limitarsi a demonizzare Bossi—che certo non è un liberale!—può solo servire a eludere una questione cruciale dell’etica pubblica del nostro tempo, sottraendola a una discussione allargata e responsabile. E’ possibile—e come?—venire incontro ai bisogni dei ‘dannati della Terra’ senza mettere a repentaglio interessi e stili di vita che definiscono la nostra identità più profonda?
    Dino Cofrancesco
    ___________________________

    Il fatto è che questo articolo costringe a ragionare, con la propria testa si intende
    Forse per questo ha avuto pochi interventi?
    Anch'io ti voglio dire che l'articolo è "sostanzialmente condivisibile" ed approfitto dell'occasione per ringraziarti di averlo postato

  8. #8
    email non funzionante
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito

    In origine postato da Gatto rognoso
    Che thread desolante..
    4 repliche e BEN 128 accessi..
    Direi che è alquanto strano che in un intervento che contiene i principali temi di discussione del padanismo (lotta all'immigrazione,tutela delle identità e dell'economia locali ecc.) spicchi la latitanza dei più interessati a smentire le calunnie anti-bossiane di turno..
    tutti a preparare lo zaino per Venezia 2003?

    OK Generale..mi scusi se ho giocato un pò con lei al finto tonto ma mi pareva brutto lasciare affondare questo thread nel dimenticatoio.. chiudiamola qui e aspettiamo l'ormai imminente pagina di vangelo unitario-protezionista dalle rive della tricolorata Serenissima..




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    C.A.: Rognoso Gatto
    Oggetto: Comunicazione

    Egr. Sig. G. Rognoso, lei è pregato di smetterla di minare il sentimento di unità nazziun... ops nazionale: stiamo cercando di delegittimare anche il federalismo fiscale, non ci si metta anche lei cosi suoi interventi.


    Cordiale e Saluti

  9. #9
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    Predefinito

    OK Generale..mi scusi se ho giocato un pò con lei al finto tonto ma mi pareva brutto lasciare affondare questo thread nel dimenticatoio.. chiudiamola qui e aspettiamo l'ormai imminente pagina di vangelo unitario-protezionista dalle rive della tricolorata Serenissima..
    Caro Gatto, stigmatizzo la Sua strumentalizzazione della mia ignara persona!
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

 

 

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