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Discussione: 11/09/2001

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    Predefinito 11/09/2001

    Si avvicina il giorno della piaggeria filo-yankee.
    Per una contro-informazione consiglio la lettura di questi articoli.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Carlo Terracciano

    CHI SEMINA VENTO?
    Intervento sugli attentati dell' 11.9.2001 negli USA



    “Chi semina vento raccoglie tempesta”! Così dice la saggezza popolare. E la tempesta di fuoco e distruzione abbattutasi su New York, su Washington, su tutti gli Stati Uniti d’America è la conseguenza diretta di oltre cinquanta anni, mezzo secolo di guerre, di interventi militari, di embarghi commerciali, di propaganda occidentale condotta dagli USA e dai loro alleati più stretti, i sionisti israeliani e americani, in tutto il mondo; in particolare contro il mondo arabo, islamico, eurasiatico, ma non solo. Da sempre l’imperialismo americano dilaga per il pianeta come un fuoco distruttore; ed anche quando si presenta con la mano tesa degli aiuti umanitari, del benessere, della solidarietà, i suoi doni avvelenati si trasformano in miseria dei popoli, in corruzione, in schiavitù, in morte di uomini e civiltà. Tutto questo ha un nome ben preciso: Mondialismo, Globalizzazione, Capitalismo. Oggi le ultime vittime del vero Potere politico, economico, militare e ideologico mondiale, con centro sul continente americano, sono i suoi stessi cittadini. Certo non possiamo non dolerci, come tutti, per la perdita di vite umane innocenti, di semplici lavoratori, di vigili del fuoco o poliziotti, di donne e uomini d'America e non, i quali non hanno avuto altra colpa che quella di esser nati, di vivere o di lavorare nel centro dell’ ”impero”. Ma PROPRIO perché il nostro cuore sanguina sempre e ovunque si compia un’ingiustizia e un massacro, mentre vediamo crollare in una nube di polvere i simboli del Potere militare e di quello economico USA, i due pilastri del “Sistema America”, la nostra memoria non può che correre ai milioni e milioni di vittime che l’imperialismo ha disseminato sui cinque continenti, in almeno un secolo e mezzo della sua storia: il vero e più grande olocausto patito sulla Terra da quando esiste il genere umano , e sempre per mano dello stesso Potere. Pensiamo ai nativi americani, alla Confederazione sudista, agli europei di due guerre mondiali, ai giapponesi spazzati via con le atomiche, al milione e mezzo di vietnamiti, al milione di coreani, ai cinesi, agli africani schiavi ieri ed oggi, ai latino-americani affamati e schiacciati dalle dittature militari asservite a Washington, fino ai serbi, europei come noi, aggrediti soltanto l’anno scorso; e via via, in una sanguinosa striscia di sangue che continua a zampillare dalle mille ferite ancora aperte del Medio Oriente. Per la prima volta nella sua storia gli Stati Uniti d’America, che colpivano impunemente ovunque sicuri della propria invulnerabilità continentale, hanno provato in casa loro, nei punti geografici stessi del Potere, l’angoscia, il terrore che viene dal cielo, quello che fecero provare alle loro vittime di cento paesi diversi. Ma non vogliamo qui abbandonarci all’esercizio perverso della “conta dei morti”, come hanno fatto i nostri nemici dalla II Guerra Mondiale in poi. Facciamo invece una seria analisi sulle cause e sulle conseguenze di questo avvenimento che possiamo definire senza retorica “EPOCALE”. Intanto l’impatto mediatico dell’attacco kamikaze praticamente in diretta TV è stato immenso, immediato e internazionale. Tutto il mondo ha potuto vedere la più grande potenza militare mai apparsa sotto attacco diretto, nei suoi punti nevralgici essenziali. E non per l’aggressione di un’altra grande potenza (che non c’è più) o piccolo stato; per cui il paragone con Pearl Harbour qui non regge. Si è trattato invece dell’ opera di pochi uomini i quali hanno usato gli stessi aerei di linea del nemico per condurre a termine un’operazione che, sotto il piano tecnico organizzativo, è stata praticamente perfetta, da manuale (anche troppo…!). Uomini, militanti rivoluzionari, islamici [sempre che la matrice venga confermata] i quali, non dimentichiamocelo, si sono autoimmolati in contemporanea, in un attacco suicida di massa, che anch’esso non ha precedenti nella storia moderna. Se di “terrorismo” si vuole ancora propagandisticamente parlare, per le assonanze negative del termine, diremo che comunque questo terrorismo ha fatto un salto qualitativo immenso, tale da mutarne la sua stessa natura; e non tanto per i mezzi impiegati, quanto per i tempi, per gli obiettivi con la loro carica SIMBOLICA, per la sorpresa e , soprattutto, per le conseguenze psicologiche, per l’impatto sull’opinione pubblica mondiale che ha avuto e avrà per molto tempo in futuro. Una volta tanto siamo d’accordo con Bush (!): QUESTA E’ GUERRA! E lo ha detto un presidente della Superpotenza mondiale costretto a scappare in casa sua, vagando per ore nei cieli statunitensi sull’ Air Force One, come in un film fantapolitico di quart’ordine, mentre New York impazziva e bruciava anche il ministero della Difesa, il famoso “Pentagono” che avremmo tutti ritenuto essere il posto più protetto ed inviolabile del pianeta. Ma questa è una guerra che sono stati gli USA a dichiarare al mondo , e non da ieri: questa è la LORO guerra contro tutti, che alfine si ritorce come un boomerang contro di loro. E già da adesso essa rischia di divenire anche la nostra guerra, di noi europei ed italiani, visto che l’appartenenza alla NATO ci impone, col famigerato art. 5 (finora mai applicato anche nelle contingenze internazionali più gravi), di supportare in ogni modo i nostri padroni: perché questa volta non è stato uno qualsiasi dei paesi periferici dell’ ”impero” la vittima, ma sono le sue capitali militari ed economiche a essere colpite. E noi italiani, per la posizione geopolitica nel centro del Mediterraneo, siamo la prima linea di fronte al Sud, all’Umma Islamica, al mondo arabo nordafricano e mediorientale. Ricordate il detto: “Chi non è capace di portare le proprie armi, domani dovrà portare quelle del suo vincitore”. Un “vincitore” considerato da tutti invincibile fino …all’ 11settembre 2001, Anno Primo del Terzo Millennio. E la tragica ironia del destino ha voluto che fossero proprio gli Stati Uniti a preparare il primo atto di una tragedia che oggi li coinvolge e stravolge sullo stesso suolo americano considerato inviolabile. Sia o non sia stato Osama Bin Laden, il miliardario saudita, l’ideatore dell’attacco alle Torri Gemelle, al Pentagono, forse alla Casa Bianca, resta il fatto che gli USA finanziarono e addestrarono gli islamici in funzione antirussa in Afghanistan e hanno sempre difeso, oltre che Israele, le corrotte monarchie ed emirati del Golfo, tanto ipocritamente integraliste all’interno quanto asservite alla strategia americana di dominazione delle fonti energetiche e dei punti strategici in quell’area strategicamente unica. Il giorno prima della strage di N.Y., nel nord dell’Afghanistan il generale Massoud è restato vittima di un attentato attribuito alla stessa mano, proprio alla vigilia di un’offensiva contro il regime integralista dei Talibani di Kabul , sponsorizzati dal Pakistan, il fedele alleato di Washington. E amici di Massoud e dell'Alleanza del Nord sono oggi i russi, i cinesi, l’Iran, l’India, il Tagikjstan: cioè gli avversari della penetrazione americana in Eurasia centrale. La connivenza dei servizi segreti a stelle e strisce con certi settori integralisti getta un’ombra molto nera sugli stessi attentati della costa atlantica. Tutto il mondo oggi si chiede come è stato possibile organizzare una simile azione sotto il naso dei più potenti, dotati ed infiltrati servizi del mondo. Prepararsi per mesi o forse per anni, muovendo capitali notevoli, con decine e decine di persone coinvolte, con contatti e viaggi su e giù, dentro e fuori gli USA; e mentre i portavoce quasi ufficiali di queste organizzazioni lanciavano proclami pubblici sulle loro intenzioni anche da Londra, il fedele alleato di Washington, il suo cane da guardia sull’Europa. Incapacità totale o subdola connivenza o…qualcosa di ancora peggiore? Certo, se dovessimo ricorrere al “cui prodest ?”, A CHI GIOVA ? domandarci chi ne trarrà il maggior vantaggio in termini politici attuali, la risposta è più che ovvia: ISRAELE! Fosse anche addirittura sulla pelle dei loro correligionari stanziati negli States che, tutti presi nei loro affari, cominciavano a provare fastidio ed inquietudine per l’immagine sempre più sanguinaria offerta dallo stato ebraico, dopo quasi un anno di Intifada con un migliaio di morti e un’economia a rotoli, causata dal governo di Sharon, il “macellaio di Sabra e Chatila”. Sarà un caso che New York, la città simbolo dell’America e della mondializzazione, sia anche la città degli ebrei americani, tanto da esser definita Jew-York? E infatti i sionisti, di qua e di là dell’oceano, subito presentano il conto all’Amministrazione Bush, pur così solidale e generosa nei loro confronti, proponendosi ancora e sempre come “gli unici, sinceri alleati dell’America” contro l’Islam, l’integralismo mussulmano, il “terrorismo” palestinese, assimilato a quello del ricco saudita ecc…ecc…E subito i politici israeliani di tutte le tendenze politiche additano a Washington gli obiettivi da colpire: oltre a palestinesi e libanesi, Iran in primis e poi Iraq, Sudan, Siria. Perché il loro vero interesse, come ha detto Netanyhau, è abbattere i governi islamici e distruggere quegli stati che potrebbero entro breve possedere la bomba atomica (come ha ora il Pakistan) o armi chimiche. Mentre l’America era ancora sotto attacco, Israele, unica potenza atomica dell’area mediorientale, aveva già preparato i suoi aerei e i missili, dotati di duecento testate atomiche, bastanti a spazzar via tutti gli arabi e realizzare il sogno della Grande Israele dall’Eufrate al Nilo, con la ricostruzione del Terzo Tempio sulle rovine di Al-Aqsa! Un tempismo perfetto! Ma c'è di più: lo smacco subito dalla potenza americana, anche dopo l'inevitabile rappresaglia contro qualche popolazione inerme che pagherà la sete di sangue e vendetta dell'opinione pubblica statunitense e mondiale, costerà certamente a Bush la prossima elezione. De resto il suo scudo spaziale, tanto voluto proprio dal Pentagono, dimostra tutta la sua assurdità strategica , quando è evidente che nel mondo d'oggi ci vuole così poco a colpire il cuore della potenza americana. Lo smacco della superpotenza è stato troppo grande, e avrà conseguenze sulla sua credibilità ancora per parecchi anni. La credibilità dell'invincibile America è collassata nel momento stesso in cui le Twin Tower si sbriciolavano in una nube di polvere e di morte. A questo punto la rielezione di un democratico alla Casa Bianca tra quattro anni è spianata. E la sintesi degli interessi lobbistici finanziari così colpiti nel loro sancta santcorum di New York, di quelli sionisti esposti in prima fila sul fronte antislamico e di un neoimperialismo USA riabilitato, è già pronta in un nome, un nuovo ma già collaudato candidato: JOSEPH LIEBERMAN, già vice di Al Gore nella recente corsa presidenziale "scippata" dal "cespuglio-Bush", che ha dimostrato tutta la sua incapacità e inettitudine in frangenti così terribili. Chi meglio di un ebreo ortodosso americano potrebbe garantire agli statunitensi una durezza ed una tenuta nei confronti dell'offensiva islamica, non foss'altro che per la sua doppia appartenenza, che gli imporrebbe sempre e comunque di appoggiare Israele in Medio Oriente? Se Clinton poteva pensare di condizionare Israele costringendo il governo di Gerusalemme a concedere qualche briciola ai palestinesi, appoggiandosi in ciò anche alla lobby ebraica americana stanca di intifada e di dollari da versare nelle casse di Gerusalemme, ora sarà il governo di estrema destra di Sharon a condizionare l'America, a spingerla sulla via di non ritorno della guerra in Eurasia. Sarà Sharon con al fianco la "colomba" (?) Peres a costringere i correligionari più fortunati che ingrassano tra New York e Los Angeles a prendere le armi e far partire il soldato yankee Ryan del nuovo millennio e gli "alleati" europei nella Nuova Crociata biblica contro i malvagi di turno. La sua occasione l'ha avuta l'11 settembre, il suo asso nella manica è Lieberman! La follia guerrafondaia dell’imperialismo americano e del sionismo, oltre che ritorcersi contro il popolo americano, rischia di precipitarci tutti in un conflitto che, ancora una volta per la natura stessa del Mondialismo, non potrà che essere globale. L’Italia e l’Europa ancora in prima linea, come durante la Guerra Fredda, strumenti impotenti, oggetti delle altrui mire espansioniste, vittime designate di terrorismo STABILIZZANTE dei regimi impostici dall’occupante americano, come già fu per le stragi di stato impunite degli “anni di piombo”. E questa volta non sarà più (o più soltanto) il “fascio”, cattivo di turno, il capro espiatorio della nuova strategia del terrore, ma anche il mussulmano, l’arabo, l’immigrato, l’emarginato, il ribelle spinto a forza nel gorgo della disperazione e dell’azione disperata: i sassi contro le atomiche. Il governo reazionario Berlusconi-Fini-Bossi prepara il terreno interno per spingere, con l'odio verso gli immigrati arabi e la religione islamica, l'Italia a combattere la guerra del padrone, come solo l'anno scorso aveva fatto il governo di sinistra contro la Serbia. Saremo gli ascari degli americani, dimentichi dei nostri padri morti e del disprezzo che i padroni hanno verso i servi striscianti (chi ricorda ancora il Cermis e le assoluzioni dei soldati americani?). Sì, cari amici che ci leggete: SIAMO IN GUERRA! Ad ognuno di noi tocchi ora scegliere da quale parte stare: con gli oppressori del mondo, con i veri terroristi assetati di potere e pronti a sacrificarci tutti per restarci, o con quegli uomini amanti della pace e della giustizia per tutti i popoli. Ma che sanno pure che non potrà mai esserci pace senza Giustizia, e che bisogna combattere per questa per potersi assicurare anche quella. E che il dio di tutti gli eserciti ci aiuti per i mesi e gli anni che stanno arrivando!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Carlo Terracciano

    DAL CUORE D’AMERICA
    A QUELLO D’EURASIA
    Aspetti geopolitici della crisi mondiale



    "…giuro a Dio che l'America non vivrà in pace finché la pace non regnerà in Palestina
    e finché tutto l'esercito degli infedeli non avrà lasciato la terra di Mohammad, la pace sia con Lui "
    Dal proclama di Osama bin Laden,
    dopo l'aggressione americana all'Afghanistan.



    E’ passato quasi un mese dall’azione dei martiri-suicidi contro le “Torri gemelle” e il Pentagono; cioè contro il cuore economico e quello militare strategico degli Stati Uniti d’America ed è alfine scattata la promessa risposta contro i presunti finanziatori e mandanti della più clamorosa operazione contro la superpotenza imperialista. L’attacco americano all’Afghanistan, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica americana e voluta dal governo per placare la sete di sangue e vendetta degli sconvolti cittadini in piena isteria nazional-sciovinista, comincia comunque a delinearsi chiaramente, se non nelle sue linee e metodologie direttive d’attacco, perlomeno nei suoi obiettivi strategici e geopolitici a medio e lungo termine. Il paradosso dell’operazione consiste semmai nel fatto che la più grande potenza militare e atomica della storia, dotata di bombardieri “invisibili”, missili a guida laser, satelliti e ogni tipo di arma di distruzione di massa, non abbia obiettivi definiti da colpire, salvo l'aeroporto , contro uno dei paesi più poveri e disastrati della Terra, già ridotto ad un cumulo di macerie da 22 anni di guerre interne ed esterne, nonché da un rifiuto della moderna tecnologia delle comunicazioni che proprio nel contesto attuale si rivela provvidenziale per il paese degli integralisti talebani. L’intervento americano, definito dopo vari ripensamenti “libertà infinita”, tradisce già dal nome le sue vere intenzioni: interventi politico-militari, di intelligence (in pratica assassini e sabotaggi coperti dal segreto militare) nonché economico-finanziari e diplomatici, per isolare e colpire volta a volta QUALUNQUE STATO OD ORGANIZZAZIONE che gli USA, a loro insindacabile giudizio, riterranno e indicheranno come “terrorista”! In pratica la prosecuzione della politica di “poliziotti del mondo” già sperimentata contro il Libano, il Sudan, la Libia, l’Iraq, la Serbia e via elencando , solo per limitarci agli ultimi anni. Con l’aggravante che ora “la guerra del Bene contro il Male”- per usare la sbrigativa ma efficace formula di Bush/figlio- potrà sempre giustificare ogni infamia commessa come una “giusta ritorsione contro il terrorismo internazionale, in difesa della civiltà, dell’occidente cristiano” ecc…ecc… E inoltre le vittime di domani sono costrette fin da oggi ad avallare ogni iniziativa statunitense, pena ritrovarsi subito sulla lista nera stilata da Washington e che già comprende, guarda caso, i movimenti di resistenza palestinese come Hamas, la Jiadh islamica, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, Hezbollah “il Partito di Dio” libanese, ma anche l’ETA, l’IRA, il PKK, i curdi e via elencando. Il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha sintetizzato benissimo la tesi del Nuovo Imperialismo americano-sionista: “A partire da oggi il mondo sarà diviso tra chi sostiene il terrorismo – non facendo alcuna differenza tra una persona che lancia un aereo contro il WTC e chi si rende artefice di un attentato suicida a Tel Aviv – e chi vi si oppone”. Le nuvole passeggere ed i piccoli contrasti tra Bush e Sharon sono solo sui tempi e sugli obiettivi primari, dettati dagli interessi geopolitici del “Grande e del piccolo Satana”, per usare la caustica espressione di Komeini; il quale aveva messo a suo tempo sull’avviso i suoi correligionari sul ruolo dell’ “ISLAM AMERICANO”, quello dei sauditi, degli emirati, dei giordani, e di tutti quei governi imposti dalla superpotenza per soggiogare e dividere i popoli dell’Islam autentico. E proprio l’Iran, assieme all’Iraq suo antagonista nell’area, è certamente uno degli obiettivi futuri della penetrazione americana nel cuore dell’Eurasia, trovandosi in tale ipotesi accerchiato ad ovest dall’alleanza turco-sionista (quale ultima propaggine orientale e mediterranea della NATO) ed a est dall’intervento americano in un Afghanistan soggiogato e riallineato con gli occidentali, come il Pakistan del generale golpista Musharraf prono ai diktat di Washington. Per non parlare di Arafat arrivato a versare il sangue palestinese per un posto alla tavola del presunto vincitore. Obiettivi privilegiati: i presunti impianti nucleari di Teheran e Bagdad. Una “bomba atomica islamica”, oltre quella del Pakistan, toglierebbe ad Israele la sicurezza matematica di poter annichilire, in caso di attacco ai suoi danni, tutto il Medio Oriente arabo e islamico con le sue duecento atomiche e tutti gli altri strumenti bellici d’annientamento di massa. Per gli USA inoltre sarebbe il riscatto dopo un ventennio della ignominia degli ostaggi americani dell’ambasciata di Teheran e della cacciata dello Scià. Ma l’obiettivo geostrategico a lungo termine resta comunque il colosso russo, ancora in ginocchio e con un governo che sembra non aver ancor chiari i termini geopolitici della lotta per il dominio mondiale assoluto. Si può dire che con un intervento in Afghanistan, appoggiando l’Alleanza del Nord con la tacita connivenza di Islamabad, gli USA ripercorrano al contrario la via che portò i russi ad occupare il paese nel ’79, approfittando della Rivoluzione komeinista nel vicino Iran. Allora l’obiettivo strategico militare (fallito) di Mosca era quello di arrivare, passando sul Belucistan pakistano, all’Oceano Indiano, ai mari aperti, ad un passo dal Golfo Persico e dal mare di Oman, spezzando l’accerchiamento della potenza marittima USA all’Eurasia con un controaccerchiamento da sud, verso la penisola arabica e l’alleato Corno d’Africa a ovest e l’alleata Indocina ad est. Le conseguenze di quel fallimento hanno determinato l’inizio della fine per l’URSS. Oggi gli Stati Uniti sono al contrattacco sulla stessa direttrice, ma in senso inverso: passare sull’Afghanistan, per arrivare ad ovest al confine iraniano e penetrare a nord nel ventre molle d’Eurasia, istallando basi militari e di controllo nei paesi della CSI, avendo la Cina ad est e la Russia siberiana a nord: cioè proprio il retroterra logistico della grande potenza terrestre, quello che il geopolitico inglese McKinder definì l’Hearthland [nome della rivista geopolitica di lingua inglese collegata all’italiana Limes], cioè “il Cuore della Terra”, accerchiato dal Rimland, esterno ed interno, cioè la fascia tra l’oceano e la massa continentale, dove sta appunto per iniziare la penetrazione della talassocrazia americana. Se si osserva una carta geografica si noterà che l’Uzbekistan, il paese di Islam (!) Karimov, che ha offerto aeroporti e basi alle truppe americane, è quello che confina, oltre che con l’Afghanistan, con tutti gli stati turcofoni asiatici dell’ex-URSS (escluso l’Azerbajgian) ed è anche il più popoloso e relativamente forte. Il “signore della guerra” Dostum, dato per morto, è uzbeko come Massud era tagiko. Inoltre in tutti questi paesi ex-sovietici persiste una forte resistenza islamica ai rispettivi governi, che vede in Kabul un punto di riferimento. Un vento islamico fondamentalista che arriva al Xinjiang cinese, al Kasmir conteso tra le due potenze atomiche India e Pakistan e potrebbe estendersi al Turkmenistan, al Kirghizistan ed allo stesso Kazakistan. La guerriglia di ispirazione saudita, favorita fino ad ieri anche da Washington insanguina del resto il Caucaso da anni con la guerra in Cecenia. In questo puzzle infuocato, ognuno dei presenti ha motivi di strategia regionale, contenziosi e conflitti incrociati che passano all’interno dei confini dei singoli stati, i quali furono disegnati dai colonialisti russi e inglesi proprio per protrarre i conflitti, assicurandosi possibilità di intervento nell’area. Non dimentichiamo che l’Afghanistan è un coacervo di etnie, di popoli diversi mai veramente unificatisi in uno “stato nazionale”. Esso rappresentava un VUOTO GEOPOLITICO, un cuscinetto di interposizione tra l’Impero Russo degli Zar e quello Britannico delle Indie prolungantesi fino al “dito di Vakhan” sul Pamir, che lo porta a confinare con la Cina. Approfittando dello shock mondiale per gli attacchi kamikaze di New York e Washington, l’Amministrazione USA, i falchi della Casa Bianca e del Pentagono ferito ma non annientato, cercano di rovesciare la situazione mondiale a loro favorevole in un controllo totale dell’Eurasia, la naturale concorrente del continente americano: ancora una volta il Mare contro la Terra! Una partita appena iniziata e tutta da giocare comunque , molto più difficile da vincere sul terreno che non sulle mappe militari degli strateghi americani. Bin Laden e i Talibani sono solo lo spauracchio mediatico di una strategia a vasto raggio certo pianificata ben prima degli attacchi al cuore imperiale mondialista. Del resto, comunque vada a finire, il Che Guevara Islamico ha già vinto la sua guerra all'imperialismo americano-sionista. Gli americani, mobilitando i governi di tutto il mondo contro di lui, hanno diviso il pianeta tra i filo occidentalisti loro amici e le masse oppresse, i "diseredati della Terra" non solo islamici o arabi, che vedono un eroe in questo miliardario asceta che ha rinunciato al benessere, agli agi, forse domani alla vita stessa per sostenere la causa dei perseguitati, degli oppressi, degli umili, dalla Palestina all'Iraq, dall' Afghanistan alla sua stessa patria sacra, l'Arabia Saudita. Si pensi solo, per fare un paragone …blasfemo, al "nostro" miliardario nostrano che ha speso miliardi per andare al potere al solo scopo di difendere i suoi interessi privati in barba alla giustizia e modificando le leggi! Se cadrà come martire il nome di Osama bin Laden passerà alla Storia e alla Leggenda e mille e milla Osama prenderanno il suo posto. Ancora una volta gli USA perderanno nella vittoria, dando un ulteriore colpo di vanga alla fossa in cui si sepelliranno da loro stessi. In ogni caso sarà tutto interesse degli strateghi di Washington allungare il conflitto più a lungo possibile; anzi possibilmente lasciando sopravvivere sacche di resistenza, per poter giustificare il mantenimento delle basi in centro Asia. Proprio come con l'Iraq: colpire la popolazione innocente, tenere il paese sotto tutela, ma preservare Saddam Hussein come monito e spauracchio per i vicini. Un collasso immediato dell'Afganistan favorirebbe soltanto i suoi vicini, alleati infidi ed occasionali dell'America. Men che mai è auspicabile per gli imperialisti una spartizione del paese su base etnica e religiosa. Una vittoria poi dell'Alleanza del Nord aprirebbe ulteriori scenari bellici col Pakistan e con i Pastun d'ogni credo, riportando in gioco Russia e Iran! Gli Stati Uniti d'America possono sopravvivere solo procrastinando all'infinito le guerre: "libertà infinita" appunto, di uccidere e depredare. Le potenze regionali dell’area sono coinvolte in questo gioco al massacro e cercano di trarne tutti i vantaggi immediati del caso, senza rendersi ben conto di quale sia la VERA posta in gioco che, in caso di successo, le vedrà tutte soccombere all’imperialismo ultimo arrivato. Per inciso l’occupazione del paese montuoso permetterà alle multinazionali petrolifere a stelle e strisce di aprire gasdotti e oleodotti per portare le ricchezze energetiche dell’area del Caspio verso sud, all’Oceano Indiano, evitando l’Iran e la Russia e l’inquieto mondo arabo mediorientale. In particolare la Russia (ma anche la Cina, già impegnata con gli USA e Taiwan all’altro estremo dell’Asia) conta di approfittare della situazione per eliminare la piaga ancora aperta della Cecenia, una guerra che ha regalato a Putin il potere a Mosca. Ma solo alcuni generali del Kremlino sembrano rendersi conto che l’appoggio americano contro Basaev e soci rischia di trasformarsi in un boomerang nell’area geopolitica del centro Asia, ben più pericoloso e determinante. Per schiacciare la pulce cecena Mosca si affida allo scorpione americano. Cina ed Iran sono certo più cauti e consapevoli del rischio; Teheran ha saggiamente rifiutato ogni collaborazione contro l’Afghanistan, un paese pur nemico dello sciismo e dell’Iran, proprio per evitare l’accerchiamento. Siamo solo all’inizio, ma certamente nei mesi e negli anni a venire si decideranno nel Vecchio Mondo classico i destini del pianeta e il dominio o meno degli USA sul globo. Una cosa è certa: l'attacco a New York e Washington è da porre storicamente sullo stesso piano dell'attentato di Sarajevo del '14 o della presa di Danzica del '39: E' L'INIZIO DELLA III GUERRA MONDIALE. Certo i tempi non saranno così stretti e successivi; passeranno probabilmente ancora anni (forse anche 7 o 10), ma…CI SIAMO. E l’Italia, e l’Europa in tutto questo? Qual è e quale dovrebbe essere il nostro ruolo di paesi eurasiatici e mediterranei? In Italia il governo reazionario Berlusconi-Fini-Bossi alimenta l’isteria antislamica e antiaraba collegandola al problema immigratorio (altro effetto perverso della globalizzazione mondialista capitalista ed americanocentrica), per allinearsi all’imperialismo statunitense. Anzi, in un’orgia di servilismo, il capo del governo desideroso di fare “il primo della classe”, più “realista del re”, finisce per danneggiare lo stesso Bush intento per ora ad ingraziarsi i governi arabi collaborazionisti contro i loro rispettivi popoli certamente antiamericani. Proprio come l’ultra destra sionista del boia Sharon che, al contrario, fa il suo gioco spregiudicato per i propri interessi. Il nostro interesse al contrario sarebbe quello di favorire la pace, di avere rapporti di buon vicinato con i dirimpettai del nordafrica e del medioriente. L’interesse di tutta l’Europa è esattamente il contrario di quello degli USA. E la NATO, presentata da sempre come garanzia della nostra libertà è oggi più che mai fattore di guerra e di pericolo per gli europei. Ma tutto questo avrebbe un senso se l’Europa fosse uno stato unitario, libero, sovrano. Essendo al contrario da oltre 50 anni una colonia degli Stati Uniti d’America il nostro destino è quello del vaso di coccio tra i vasi di ferro; essere schiacciati nel grande conflitto geopolitico, strategico ed economico continentale e planetario del Terzo Millennio cominciato …"così bene"! Usati come carne da cannone nella guerra contro i poveri del mondo a maggior gloria del capitale. Nello scontro tra il “cuore dell’America” e quello dell’Eurasia noi rappresentiamo e sempre più rappresenteremo al più il …buco del culo del mondo!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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  4. #4
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    Maurizio Murelli
    CHI SEMINA VENTO
    RACCOGLIE TEMPESTA
    Riflessioni in ordine sparso sul delirio occidentale
    (tratto da Orion N°204)



    L’11 settembre 2001 è stata cancellata per sempre dalla testa degli americani l’idea che nessuno al mondo sarebbe mai stato capace - e avrebbe osato - presentare il conto per il tipo di “politica” imposto dai suoi governi (ma meglio sarebbe dire “sistema”) ai popoli della Terra, una “politica” che ha nel progetto di egemonia economica, culturale e militare su tutto il Pianeta la sua chiave di volta.

    Dal 12 settembre i menestrelli filoamericani di tutte le latitudini (a maggioranza impegnati nei media, nella quasi totalità ex sessantottini che nei bei tempi andati vivevano di “erba”, “acido”, rock e di slogan all’insegna dell’ “Usa go home”) con il livore tipico dei neofiti e dei neoconvertiti hanno minacciato e denunciato come terrorista (o fiancheggiatore dei terroristi) chiunque osasse esternare sentimenti di avversione verso il modello civile, sociale, economico, in una parola, “politico” degli USA. Figuriamoci osare pensare che quanto accaduto a New York è la diretta conseguenza della politica praticata da cinquant’anni a questa parte in modo conclamato, da almeno un secolo se si considera il periodo in cui tale “politica” è stata condotta in modo meno sfacciato, perché non ancora sostenuto dal ributtante plauso di milioni di europei ormai definitivamente assicurato da mezzo secolo con allegra sottomissione.

    Più di un servo imbecille si è lasciato andare reclamando il diritto di affermare che “siamo tutti americani”. E come se, dal momento che ad un pedofilo è stata sterminata in modo disumano la famiglia, qualcuno sostenesse che dobbiamo dichiararci tutti pedofili.
    Io non sono e non mi sento nè americano, nè talebano: io sono e resto indoeuropeo (e più specificatamente italiano, lombardo, milanese) e rivendico la mia tradizione, la mia cultura, la pratica degli usi e dei costumi della mia schiatta che la “cultura” e quant’altro promosso dalla “civiltà” americana tende invece a massacrare. Si può anche sostenere che pure la civiltà islamica neghi i miei valori: resta il fatto che oggi è quella americana che mi opprime.

    La politica americana era criminale prima, lo è anche adesso che ha subito quel che ha subito. Le ragioni dell’anti-americanismo esistenti prima restano intatte oggi, qualsiasi cosa l’America abbia subito, subisca o subirà a prescindere da tutti i suoi prezzolati cantori delle province dell’impero USA, dai suoi vassalli, valvassori, valvassini, mignotte e buffoni, cioè di quella scalcagnata e ributtante corte di cortigiani e servi sciocchi pronta, da che mondo è mondo, a prosternarsi davanti al potere del conquistatore.

    Una delle ragioni per cui la “cultura” USA merita disprezzo deriva proprio dalla sua tipica concezione della guerra, dall’avere gli americani praticato per primi il bombardamento e lo sterminio della popolazione civile su scala industriale: in una sola notte tra Dresda e Amburgo furono incenerite – tra donne, bambini e vecchi – oltre 300.000 persone e in generale, nel corso di tutta la seconda guerra mondiale, mentre non ebbero una sola vittima in casa, gli americani inflissero alla popolazione civile europea milioni di morti civili grazie ai loro bombardamenti a tappeto. Per non parlare di Hiroshima e Nagasaki cancellate a guerra ormai finita dagli ordigni nucleari. Da allora a venire in qua, passando per il Vietnam, Panama (11 .000 morti per arrestare Noriega, una loro creatura ribelle), l’Iraq e la Serbia - tanto per citare storie che sono nella mente di lutti - il coinvolgimento della popolazione civile per gli USA è una costante. Ebbene, se per questo manifesto e conclamato disprezzo della popolazione inerme l’America è esecrabile, il sentimento di giubilo per l’umiliazione inflitta al “gendarme del mondo” che si vede colpito nei suoi simboli principali deve per forza di cose essere trattenuto per via del bagno di sangue dei civili. E pur vero che il Pentagono è tutt’altro che un obiettivo civile, cosi come i centri del potere economico finanziario di New York non sono innocenti rispetto alla devastante situazione in cui si trova gran parte della popolazione del Terzo Mondo; ed è altrettanto vero che chi ha eseguito materialmente il massacro, si è messo sullo stesso piano delle sue vittime (cosa che non fa il top gun che bombarda chirurgicamente il treno serbo o l’asilo iracheno), ma resta il fatto che si è trattato di uno sparo nel mucchio.”

    Insomma, per un certo verso chi ha colpito è entrato nella logica culturale del suo nemico, si è messo sullo stesso piano, che è poi il piano dell’occhio per occhio...”.

    Il dubbio che chiunque abbia materialmente compiuto gli attentati lo abbia potuto fare perché il risultato finale avrebbe fatto comodo a certe centrali di potere del sistema USA permane forte. Ci sono molti accadimenti che non sono facilmente spiegabili (a partire dalle elezioni di Bush e di Sharon e alla strana coincidenza che ventimila uomini di Sua Maestà Britannica si trovano già sul teatro di guerra perché - guarda caso - era stata programmata in quei luoghi un’esercitazione). Ma a parte la dietrologia, per la quale ci sarà tempo, è certo che gli autori degli attentati sono arabi e musulmani.

    Il nostro ineffabile presidente del consiglio, come sempre gli capita quando apre bocca, ne ha infilata un’altra delle sue a proposito della superiorità della cultura occidentale rispetto a quella del resto del mondo. Abituato com’è a commerciare in prodotti della comunicazione alla stessa maniera di un proprietario di container che realizza profitti dal movimento dei suoi enormi scatoloni di ferro e al quale poco importa se dentro c’è oppio, pornografia o Spirito Santo, al Cavaliere non importa ciò che dice ma come lo dice. E siccome di suo non avrebbe niente da dire, dice quel che gli suggerisce il suo cappellano di Corte (Baget Bozzo) o che casualmente legge sui giornali. Il giorno prima delle dichiarazioni fatte a Berlino, sull’aereo che lo portava nella capitale tedesca ha letto l’articolo di uno dei pensatori di punta italiani (il che la dice lunga sulla qualità del nostro” pensiero) sul “Corriere”. Si tratta dell’articolo-editoriale di Panebianco del 26 settembre che, appunto, affrontando la questione dalla prospettiva relativista, tra le altre cose scrive: “Quando, ad esempio, si scrive, come fosse una verità inconfutabile, che le nostre “libertà” sono fondate sul benessere economico, a sua volta prodotto dallo sfruttamento dei non occidentali, non si dice solo una solenne sciocchezza (....): le nostre libertà, così come il nostro benessere, sono i frutti maturi di una millenaria evoluzione occidentale; le “libertà” occidentali sono state condizione indispensabile per la crescita della ricchezza e del benessere; e gran parte della povertà che alligna, per esempio, nei Paesi islamici si deve al clamoroso fallimento delle loro classi dirigenti”.

    Certo Panehianco omette di dire che la gran parte di quelle classi dirigenti sono state imposte dall’Occidente o da esso corrotte, e che le “libertà” occidentali sono state portate a spasso per il mondo adagiandole graziosamente sulle bocche dei cannoni delle nostre navi da guerra. Per i proni filo-americani gli USA sono venuti in Europa nel corso della seconda guerra mondiale per combattere il Male e far vincere il Bene, mentre chi sa guardare con i propri occhi ben si accorge che qualunque cosa si voglia pensare del nazifascismo non è per liberarci da esso che sono venuti. E a partire da allora, sostituendosi agli inglesi, hanno cominciato a metter mano al Medio Oriente.. ovviamente come sanno fare loro, da bulli. In Iran, per esempio, con la CIA hanno imposto lo Scià, che il poi il popolo ad un certo punto ha mandato via. Allora hanno pensato bene di armare all’inverosimile l’Iraq e di scagliarlo contro l’Iran. Otto anni di guerra furiosa, che l’Iraq ha formalmente perso. Con il gioco delle tre carte gli si è fatto credere che per risarcirsi avrebbe potuto riprendersi il Kuwait, una invenzione inglese.

    Come è andata a finire lo sappiamo bene. Oggi si fa girare la sciocchezza che Saddam non fu schiacciato del tutto e le truppe USA non entrarono a Bagdad “per non offendere gli arabi” che avrebbero dovuto risolvere da soli il problema. La realtà è che la non risoluzione del problema ha consentito agli americani di scusare la loro presenza nell’area di crisi, e segnatamente in Iraq e in Arabia Saudita alla quale hanno praticamente imposto l’ennesima base militare nell’Oriente medio ed estremo. Chiunque sappia appena appena cosa sia l’Islam (che nei suoi cromosomi ha, tra l’altro, elementi assolutamente irriducibili alla cultura occidentale, diversamente dagli altri due monoteismi, il cristianesimo e il giudaismo che di questo Occidente sono la matrice) deve necessariamente ben sapere che la presenza occidentale nelle vicinanze della Mecca è qualcosa che quanto meno “disturba” i musulmani. E se il sottoproletario (visto che qui di miliardari c’è solo Bin Laden e lo si dice con disprezzo) Bush questa cosa qui non la sa, come non la sa Panebianco-Berlusconi, qualcuno dovrebbe pur dirgliela. Così come si dovrebbe far notare a tutti i Panebianco che inzuppano il biscotto in questi eventi che di “libertà” l’Occidente se ne è presa un po’ troppa. A me non risulta che in USA ci siano basi militari arabe o islamiche, mentre mi pare che di basi americane dentro il territorio arabo-islamico ce ne siano più d’una. E Israele con le sue malefatte non avrebbe potuto tenersi in piedi senza lo zio.
    Ma la “libertà” e il benessere degli USA esigono il controllo militare e strategico del deserto mediorientale che accidentalmente si estende sopra un mare di petrolio. Ci si è mai chiesti quant’è il ‘pizzo” che devono pagare i governi mediorientali agli USA per ogni dollaro di petrolio estratto?

    Luttwak, che qui in Italia si ostinano a ritenere esperto collaboratore del Pentagono, mentre anche per le stupidaggini che dice è sicuramente l’ennesimo giornalista autoaccreditato, alla trasmissione di Santoro è giunto a dire: " I terroristi islamici hanno fatto questo e quell’altro e noi non abbiamo mai reagito, abbiamo portato pazienza. L’abbiamo portata anche quando hanno messo una bomba su un autobus in Cina... ma ora che hanno colpito sul nostro suolo... pagheranno questo e quell’ altro, anche le bombe messe sull’autobus in Cina". Nessuno in quella trasmissione ha avuto il buon senso di replicare che forse gli attentati su un autobus cinese sono affari interni della Cina e che forse quegli attentati hanno dato meno fastidio che non il bombardamento chirurgico dell’ambasciata cinese di Belgrado.

    Tutto l’Occidente in fondo pensa quel che pensa Panebianco e che Berlusconi-containers dice: l’Occidente è superiore e quindi può seminare tutto il vento che vuole. La sinistra, che dopo le dichiarazioni di Berlusconi si è stracciata le vesti, è quella che più di chiunque altro è convinta della superiorità della cultura illuministica, e che graziosamente vorrebbe elargirla ad ogni essere vivente. In fondo l’Occidente definisce i valori e i diritti occidentali universali e quindi anche eventuali marziani dovranno assoggettarvisi.

    L’ipocrisia diventa poi smaccata quando si comincia con l’operazione islam buono-Islam cattivo. E una storia già vista. Gli americani la conoscono meglio di ogni altro, perché con i Pellerossa ne hanno fatto un’epopea. Quelli che si assoggettavano e facevano da ‘guida’, spioni, infami e combattevano a fianco delle giacche blu erano buoni: quelli che non si arresero, da Toro Seduto a Geronimo, erano i cattivi. Che fine hanno fatto tanto i primi quanto i secondi forse lo sanno anche i musulmani.

    Sarebbe stato più facile, invece che dirottare aerei e farli schiantare sul Pentagono e sui grattacieli, imbottire le metropolitane e i treni di tritolo.
    Cento straccioni avrebbero potuto fare un bagno di sangue pauroso. Il bagno di sangue l’hanno compiuto egualmente, ma un po' di fatica per conseguire obiettivi complessi l’hanno pur compiuta. E questo significa, a rigor di logica, che il bagno di sangue è un “effetto collaterale” rispetto all’esigenza di colpire obiettivi simbolici. Ma per poter giustificare quel che gli americani hanno in testa di fare e che assicurerà loro il controllo dell’Asia centrale sovrastando Cina, Russia, Giappone ed Europa in un colpo solo (studiatevi bene l’atlante geopolitico e così capirete anche l’accanimento contro la Serbia) e che al momento in cui scrivo ancora non è cominciato, bisogna che il nuovo Satana dopo Hitler, Stalin, Khomeyni, Saddam Hussein, Milosevic sia ancor più schifoso e malvagio. Quindi Bin Laden ha la bomba atomica... anzi no, ha la bomba chimica e biologica e ci sono in giro per l’America e l’Europa dei pazzi che vogliono sterminare la popolazione civile. Tenete d’occhio i lavavetri rnarocchini, non si sa mai. E via a seminare altro vento, nell’illusione che dopo la tempesta non verrà.

    Così noi che da bambini leggevamo Salgari e le avventure di Sandokan, la “tigre di Mompracem” che si batteva contro il colonizzatore inglese, perchè questi sono gli scrittori che un’Italia non americanizzata creava, oggi dobbiamo non solo sciropparci il predicozzo stucchevole e ributtante della Fallaci, ma il plauso che di quel delirio - chiaro segno di ipertrofia dell’io - fa il popolo minuto che vive a pane, Coca-Cola e Porta a porta. E la Fallaci, che vive a New York, decreta chi è un buon italiano e chi no, giungendo a lanciare anatemi contro chi non si concepisce italiano e leccaculo degli USA allo stesso tempo. Per quel che scrive lei e quel che dice Berlusconi, se la magistratura fosse veramente indipendente e l’azione penale veramente obbligatoria, allora si dovrebbe procedere contro i due e quanti ne condividono gli assiomi, secondo la “legge Mancino” che non ammette nessun tipo di discriminazione, neppure di ordine culturale. Sulla base di quella legge e per aver detto e scritto cose molto più moderate, cioè per aver rivendicato non la superiorità, ma la differenza, c’è gente che nell’Italia democratica ha scontato oltre un anno di carcere.

    C’è modo e modo di essere talebani. Del resto l’America insegna. Il Pakistan era per la legge internazionale un “criminale” e soggetto a sanzioni per non aver rispettato l’imposizione dei trattati di non proliferazione nucleare e quindi per questo sottoposto ad embargo. E stato sufficiente che si allineasse alle prepotenze USA per diventare “semibuono” e sottrarsi all’embargo. Così tutti i governi che si allineano non lo fanno per una questione di princìpi e di valori, ma perché ci sono premi in abolizione di debiti, promesse di crediti e prestiti. Restando al Pakistan, vedremo come andrà a finire dal momento che
    il Pakistan è in guerra con l’India e sosteneva i Talebani, mentre l’Iran sosteneva gli antitalebani (“Alleanza del Nord”) e non è benvoluto nè dal Pakistan nè dall’India. E poi c’è la Cina...
    Insomma, chi pensa che la questione sia semplicemente un regolamento di conti tra Islam fanatico e Occidente sarebbe meglio che rivedesse il proprio schema e ricordasse che la storia vide già uno che mise in piedi un’invencible armada, un’armata che nessuno avrebbe potuto sconfiggere e che invece fu battuta addirittura nel pri_o giorno di battaglia. Non sarà così per la Grande Armata Occidentale, ma sulla invincibilità della sua logica a medio e lungo termine io, fossi tra i grandi strateghi del Pentagono, avrei qualche riserva. Del resto tra i miti di riferimento della religione occidentale (la cristiano-giudaica) c’è anche la storiella di Davide e Golia...

    Non posso chiudere queste righe senza portare il mio pensiero su quanti. sopra tutto tra le file della destra radicale di matrice cattolico-tradizionalista e della Lega — ma non solo — in questi anni hanno messo in giro la storiella dell’America alleata con l’Islam (tout-court) per soggiogare l’Europa Cristiana. (Ho detto "non solo”: si veda per esempio, in questo stesso numero, il comunicato di Robert Steuckers per Synergies Europèennes, ricco di spunti geopolitici interessanti ma irrimediabilmente ancorato a una visione “noi-loro” assolutamente sganciata dalla realtà e anzi foriera di pericolosi falsamenti di prospettiva. Comunicato, va detto, che segna l’ormai indifferibile separazione della nostra strada da quella di Synergies Europèennes, con la quale si è fatto molto insieme, ma che oggi, segnatamente alla luce dei fatti più recenti, si colloca su un versante che non può e non deve essere il nostro.)

    In conclusione, a me pare di vedere un Occidente di ispirazione cristiana totalmente americanizzato che, non pago delle umiliazioni inflitte all’Islam e al Terzo Mondo in generale, si prepara a praticare una guerra inconfessabile e che ha come obiettivo intermedio l’occidentalizzazione dell’Islam. Temo che l’Occidente si farà male e che le conseguenze maggiori le subirà l’Europa.
    Chi semina vento raccoglie tempesta: e l’Occidente, che il vento lo fabbrica e lo semina da cinque o sei secoli, negli ultimi tempi si è fatto decisamente prendere la mano.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Robert Steuckers
    11 SETTEMBRE 2001,
    CONTENIMENTO DELLA RUSSIA
    E DEBOLEZZA DELL'EUROPA



    Intervista sull’attualità con Robert Steuckers. Domande di Olivier Chelmel.
    Bruxelles, 31/01/2002

    1. Secondo lei, Robert Steuckers, gli attentati dell’11 settembre 2001 sono il punto di partenza, simbolico e spettacolare, di un nuovo ordine mondiale che si cerca, quello del dopo guerra fredda, non considerando gli scorsi dieci anni che un periodo transitorio?
    Io penso che questi attentati non siano per nulla un punto di partenza, ma al contrario un avvenimento, più spettacolare degli altri, che punteggia una guerra in atto dalla conquista delle Indie da parte degli Inglesi nel XVIII secolo. La dimensione spettacolare degli attentati di New York punta a dare il colpo d’avvio ad una operazione importante, decisiva, il cui obiettivo ultimo, sognato da due secoli, è di controllare alla fine uno spazio in Asia centrale che si era sempre sottratto dapprima al dominio britannico e poi a quello americano. Questa operazione tanto attesa, è l’occupazione dell’Afghanistan al fine di farne una zona di transito sicuro per il petrolio estratto dai giacimenti situati nelle repubbliche musulmane dell’ex URSS, divenute degli Stati indipendenti. In un tale contesto, mi permetto di ricordare che l’idea di un “Nuovo Ordine Mondiale” non data da ieri. Per intervenire al di fuori della sfera americana ed uscire dai limiti che essi si erano imposti da soli per una interpretazione stricto sensu della Dottrina di Monroe (1823: "L'America agli Americani"), gli Stati Uniti hanno sempre dovuto evocare la loro « missione » morale nel mondo o promettere un « mondo migliore », un « mondo meglio gestito » che porterà alla fine dei conflitti, dunque della storia. Woodrow Wilson non fa un discorso diverso a partire dal 1916 e con la creazione della "Società delle Nazioni" (alla quale gli USA non aderiranno!). Roosevelt ne segue le orme. Bush padre rispolvera la formula magica durante la Guerra del Golfo ed il suo avversario Clinton, che gli succede, prosegue lo stesso discorso. In realtà, dietro queste frasi diversive, noi ci troviamo a che fare con una guerra perpetua, in cui l ‘Isola americana tenta di controllare il Vecchio Mondo, di neutralizzarlo e di colonizzarlo, come l’Isola Inghilterra aveva in precedenza tentato di fare. La guerra fredda non è stata che una tregua, un modus vivendi dopo la seconda guerra mondiale, che gli Stati Uniti avevano vinto grazie al sangue versato dai soldati russi di Stalin e strumentalizzando dei partigiani comunisti in Yugoslavia, in Italia e in Francia (Tito, in seguito fedele servitore dell’Occidente contro l'URSS; il fasullo "Colonnello Valerio" che abbatte Mussolini e Claretta Petacci, molto verosimilmente su ordine dei servizi britannici; il Colonnello Guingouin, rinnegato da Thorez dopo le ostilità, etc.). A partire da Reagan, sulla base dell'alleanza tacita con la Cina realizzata con Nixon nel 1972 grazie all’abilità diplomatica di Kissinger, l'anti-sovietismo diviene più virulento e non più solamente parlato come ai tempi del maccarthysmo. Gli Stati Uniti decidono di far conto sull’Afghanistan scommettendo sul fondamentalismo musulmano; in seguito, essi replicano, con l’analoga strategia dei "Contras" in Nicaragua.

    Per un’analisi situazionista/debordiana dell’11 settembre 2001

    La dimensione "spettacolare" degli attentati dell’11 settembre 2001 rientra effettivamente nell’ambito dello « spettacolo », quale lo concepiva Guy Debord. Io ricordo che il nucleo fondamentale della critica che Debord rivolgeva al sistema dominante era di affermare che questa istituzione onnipotente e planetaria fa tabula rasa del passato, rifiutandosi di tenere conto delle lezioni del passato o, peggio, insegnando l’oblio del passato per togliere ai popoli quest’arma impareggiabile: il ricorso alla memoria che sbarra la strada ad ogni forma di manipolazione. Per Guy Debord, lo spettacolo deve permettere ai veri dirigenti di lavorare sulla posta in gioco, senza essere disturbati da una contestazione che emani dai popoli. Le spettacolo deve servire a manipolare i popoli (divenuti masse), a fare loro accettare delle azioni che essi in modo democratico non avallerebbero. Io penso che un’analisi "debordiana" dell’11 settembre sia perfettamente sostenibile, tenendo conto che la posta reale, lo scopo mirato, è evidentemente l’occupazione dell’Afghanistan, ultimo territorio della "Terra del Mezzo" centro-asiatica sino a qui sfuggito ad un autentico allineamento.
    Gli "ultimi dieci anni" che lei evoca nella sua domanda sono dieci anni di guerra reale, dieci anni di guerra per i grandi obiettivi strategici del pianeta. Ma gli episodi di questo conflitto non sono che gli ultimi di una guerra iniziata nel XVIII secolo. In effetti, questa guerra comincia per l’inquietudine inglese di fronte allo sviluppo della flotta russa che era penetrata nel Mediterraneo orientale e aveva battuto la flotta ottomana a Chesmé nel 1770. Questa vittoria permette di ottenere il porto di Azov nel 1774 in occasione del Trattato di Kütschük-Kainardschi, che condurrà alla liberazione della Crimea nel 1783 ed alla costituzione di una flotta russa del Mar Nero sotto l’impulso di Potemkine, poi alla liberazione di tutta la costa pontica tra il Dniestr e il Boug (Trattato di Jassy del 1792) grazie alla strategia militare del Principe Souvorov. Anche se gli Inglesi avevano favorito la Russia prima di Chesmé, essi finirono per inquietarsi per il suo accrescimento e per le minacce che essa rischiava di far pesare sulla via delle Indie nel Mediterraneo orientale e sulle stesse Indie in Asia centrale. Un memorandum anonimo viene inviato a Pitt nel 1791 dal titolo "Armamento russo" o "Sull’armamento della Russia". Questo testo, del quale non si sottolineerà mai troppo l’importanza capitale per tutta l’ulteriore storia mondiale, esprime per la prima volta l’idea di « contenere » la Russia a nord del Mar Nero. Esso è alla base di tutte le politiche di “contenimento” inglesi e americane del XIX e del XX secolo. La guerra cui oggi noi assistiamo deriva dunque da questo memorandum del 1791, il che ci permette di dire che essa dura da 210 anni, con alterne fortune, ma che torneranno sempre a vantaggio della talassocrazia.

    Francesi e Russi cacciati dal Mediterraneo orientale

    Ma, nella stessa epoca, la Francia si trova egualmente nel mirino dell’Inghilterra. Pierre Girault de Coursac, purtroppo deceduto recentemente, e sua moglie Pierrette, come lo storico Olivier Blanc, hanno perfettamente dimostrato i meccanismi e le motivazioni della strategia anti-francese, elaborata contemporaneamente all’idea di contenere la Russia. C’è tuttavia un denominatore comune a questa doppia ostilità verso la Russia e verso la Francia nell’Inghilterra di fine XVIII secolo: impedire a queste due potenze continentali (sebbene si possa affermare che la Francia sia « binaria », cioè continentale e marittima) di darsi uno strumento navale e di fare il grande salto verso il largo. Questo deve rimanere, in ogni caso, una riserva di caccia ieri per l’Inghilterra, oggi per gli Stati Uniti. Le grandi operazioni, le battaglie fondamentali dell’epoca rivoluzionaria e napoleonica sono state, per i Britannici, quelle per cacciare i Francesi dai due bacini del Mediterraneo: il bacino orientale dopo Abukir, il bacino occidentale dopo Trafalgar. Impedire ai Russi di penetrarvi: ecco la Guerra di Crimea, il sostegno alla « Sublime Porta » nel momento in cui i Russi minacciano di entrare a Costantinopoli nel 1878, lo sbarco a Gallipoli nel 1915 per arrivare a Istanbul prima dei Russi, il sostegno a Mustafa Kemal e al sistema kemalista fino ai nostri giorni, la sfiducia nei confronti della Grecia ortodossa, giudicata russofila, che si tradurrà in particolare nell’ostilità al nazionalismo panellenico dei Greco-Ciprioti.
    L’ossessione britannica è quella di vedere la formazione di un’alleanza euro-russa lanciarsi sull’Oceano Indiano, l’ « Oceano del Mezzo » dei geopolitologi che ragionano secondo la dialettica « Terra/Mare ». Questa ossessione non data dal patto germano-sovietico del 1939, né dagli accordi Rathenau / Tchitcherin di Rapallo nel 1922, ma piuttosto dai progetti di alleanza tra lo Zar Paolo I (descritto, guarda caso, come un folle !) e Napoleone Bonaparte nel 1801: gli eserciti francesi dovevano discendere il Danubio su imbarcazioni fluviali, attraversare il Mar Nero, unirsi ai Cosacchi dello Zar ai confini della Persia, e marciare di concerto sull’India per dividersela e cacciare i Britannici dall’Oceano Indiano. L'ostilità all’arteria danubiana in Europa centrale e l’ossessione di vedere degli eserciti venuti dalla Russia giungere sulle rive dell’Oceano Indiano dettano ancora e sempre la condotta degli stati maggiori e delle diplomazie inglese di ieri e americana di oggi. Le case editrici militari americane e britanniche non cessano d’altronde di pubblicare, ad uso dei loro ufficiali e diplomatici, delle opere su Nelson e Napoleone nel Mediterraneo, sulle operazioni in Asia centrale dei servizi segreti di tutti i paesi, etc. Questa guerra che infuria da 210 anni è dunque quella che preoccupa gli Stati Uniti. Di fronte a questa preoccupazione, l’Europa non ha una strategia comune, le sue scuole superiori non evocano mai una visione d’assieme di questo conflitto di lunga durata, che gli Anglosassoni chiamano "The Great Game", il « Grande Gioco ».

    Controllo dell’Oceano del Mezzo e della Terra del Mezzo : fine del « Grande Gioco » ?

    Oggi il « Grande Gioco » rischia di concludersi con il doppio controllo dell’Oceano del Mezzo (l’Oceano Indiano controllato dal piccolo arcipelago di Diego Garcia) e della terra del Mezzo, il, cui pezzo dominante è l’Afghanistan. In questa operazione-chiave, che determinerà l’avvenire, l’Europa è esclusa, si è auto-esclusa, facendo propria la stupidità della Pompadour nel momento in cui il mediocre Luigi XV perdette il Canada: "Bah ! che ci importa di alcuni arpenti di neve!". Ora, seconda ogni buona logica geopolitica, l'Europa ha il diritto di portarsi verso queste terre e questo oceano: come i Portoghesi che lo conquistarono nel XVI secolo, come la flotta unita delle nazioni europee federate dalla Spagna e da Venezia a Lepanto nel 1571, come la Santa Alleanza del Principe Eugenio di Savoia alla fine del XVII, che marciò verso il Mediterraneo orientale e verso il Mar Nero, permettendo lo slancio di Caterina II verso la Crimea qualche decennio più tardi.
    Da qui il paradosso delle ideologie dominanti e della perversità della polvere negli occhi mediatica: la storia è ritornata al gran galoppo mentre appena dieci anni fa si era annunciata, con Francis Fukuyama, la sua fine!

    2. Siamo per assistere ad un riorientamento della politica globale americana che, oggi, non ha smesso di voler strumentalizzare il fondamentalismo islamico al fine di operare un neo-contenimento della Russia e del mondo ortodosso ?
    Nei nostri ambienti identitari ed europeisti, si ha generalmente la tendenza a considerare gli Stati Uniti come una potenza fondamentalmente protestante, anzi puritana. Per certi aspetti è vero, ma è gioco forza constatare che il fondamento del pensiero strategico americano (e britannico fino a qualche decennio fa) è piuttosto “deista” che “puritano”. Mi spiego. I deisti della fine del XVII secolo e degli inizi del XVIII, periodo in cui inizia a forgiarsi il pensiero strategico anglosassone, reagiscono al caos scoppiato con le sette protestanti in Europa del nord e nelle Isole britanniche sviluppando un pensiero che vuole espurgare ogni religione dalle « emozioni » che le animano. Hobbes non ragionava diversamente: bisognava sbarazzarsi dai fanatismi ideologici e religiosi che provocavano guerre civili, in cui si frantumava la comunità politica e in cui quella umana decade (da qui la sua dichiarazione : « L’uomo diviene un lupo per l’uomo »). L'intenzione di Hobbes è di restaurare una "polis" di tipo antico, di forgiare un "Leviathano" politico che possa proteggere i cittadini dalla violenza dei « folli di Dio » o dei maniaci ideologici che vogliono fare tabula rasa delle acquisizioni storiche di ogni comunità politica radicata. Hobbes si vede "euclideo" e le sue intenzioni sono lodevoli. Ma i deisti, vogliono una società interamente « controllabile », senza passioni, dunque senza energia costruttiva (il paradosso viene ben messo in evidenza dal celebre libro di Antony Burgess e dal film « Arancia Meccanica »). Essi vogliono anche elaborare una « fisica politica pura », ma per svirilizzare le comunità politiche. Il percorso dei deisti inglesi del XVIII secolo annuncia la "political correctness" di oggi, come annuncia surrettiziamente un’altra maniera di procedere : quella di attribuire a tutti gli avversari, reali o potenziali, le caratteristiche di coloro che non hanno proceduto a questa “espurgazione” delle emozioni e sono dunque descritti come deliranti, crudeli, arretrati, dementi, etc.

    Una "contro-insorgenza" per impedire alla Russia di oltrepassare la linea Herat-Kabul

    Altra tattica poi sovente utilizzata: mobilitare delle popolazioni rimaste ancora allo stadio « emotivo » contro l’avversario del momento. È l’arte di eccitare dei "tribesmen" - e di armarli – contro il nemico risparmiando del tutto il sangue delle truppe metropolitane. Questa tattica è cominciata al tempo della guerra del Canada, in cui gli Inglesi manipolarono gli Irochesi contro i Francesi, i quali, a loro volta, sollevarono gli Huroni. Gli studi strategici attuali chiamano questa tecnica di guerra la “contro-insorgenza”, testata dapprima nelle Filippine con il partito filo-comunista Hukbalahap, armato dagli Americani contro i Giapponesi prima di essere distrutto dai suoi ex-patrocinatori dopo la seconda guerra mondiale. Si impone un parallelo con il sostegno apportato a Tito in Yugoslavia e a certi maquis rossi nell’Ovest della Francia. E, più tardi, negli anni 80, con il sostegno ai Contras in Nicaragua, contro un governo che era in fondo più nazionale che comunista. L'affaire dei talebani non è differente; cronologicamente, al tempo in cui i Sovietici entrano in Afghanistan nel dicembre del 1978, le potenze marittime anglosassoni non possono tollerarlo, perché l’assioma della loro geostrategia nella regione è di sostenere che i Russi (od ogni altra potenza continentale europea) non possono oltrepassare, in questo paese, la linea Herat-Kabul. Questo assioma è stato teorizzato nel 1912 da Homer Lea, aspirante ufficiale formato a Westpoint ma riformato per motivi di salute, prima di sostenere brillantemente la causa dell’Impero Britannico nei dibattiti geopolitici della sua epoca. Mai i Britannici e, dopo di loro, gli Americani hanno dimenticato questo assioma.
    Ma il nuovo spettro nucleare interdiceva un intervento diretto; si è dunque dovuti ricorrere a dei metodi, già sperimentati, di guerra indiretta, nel caso una variante della « contro-insorgenza » che viene chiamata "low intensity warfare" o "guerra di bassa intensità". Si armano dunque i Mudjahhidin che riportano la vittoria, poi, contro di loro, i talebani che, giusto in precedenza, destabilizzavano l’alleato pakistano. La Presidente Benazir Bhutto, inquieta per le trame fondamentaliste nelle regioni pashtun del suo paese, domanda l’aiuto americano per sradicare il problema; la CIA decide di stornare l’aggressività pashtun-talebana autoctona verso l'Afghanistan e di trasformarla nella punta di lancia di una “contro-insorgenza” inter-afghana. Agli elementi autoctoni pashtun si aggiunge una legione araba finanziata dall’Arabia saudita e più o meno diretta da Bin Laden (per l’importanza che possa realmente avere questo nuovo « demonio » mediatico !). L'Afghanistan sarà dunque tenuto per quattro o cinque anni da questo binomio formato da autoctoni radicali e da missionari virulenti di obbedienza islamo-djihadista.

    Bush vuole prendere il petrolio là dove si trova

    Arriva Bush che, contrariamente alle amministrazioni democratiche che l’hanno preceduto, non vuole puntare solo sul petrolio della penisola arabica, dominata dai Sauditi. Bush vuole prendere il petrolio là dove esso si trova e desidera far passare gli oleodotti per il territorio afghano, affiché essi non passino per la Russia e soprattutto per l’Iran. In questo progetto, il petrolio dell’Asia centrale deve sfociare sull’Oceano del Mezzo, altrimenti detto Oceano Indiano, saldamente tenuto dalle forze aeronavali americane, la cui base principale si situa sulla piccola isola di Diego Garcia (centro nevralgico dell’Oceano Indiano già previsto da Homer Lea!). Da qui la rottura tra Bin Laden – polo saudita dell’impresa talebana – ed i suoi patrocinatori americani, che è in realtà una controversia tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Non è un caso se il grosso delle forze terrestri britanniche e americane è ammassato nella penisola araba con 24.000 soldati (un quarto dell’esercito britannico, con i suoi migliori reggimenti) a Oman e circa ventimila Americani lungo la frontiera del Kuwait. In effetti, l’Arabia Saudita, epicentro dell’Islam, è tenuta alla gola, messa sotto, neutralizzata. Questa umiliazione reale, ma ignorata perché non mediatizzata, spiega la rabbia della rete Al-Qaida alla quale appartengono Bin Laden e la maggior parte degli autori, in maggioranza sauditi, degli attentati di New York (autori che possono essere stati manipolati per creare il pretesto di un intervento destinato a finalizzare il “Grande Gioco”).
    Se le pedine future della ricorrente strategia della « contro-insorgenza » non saranno più necessariamente, negli anni a venire, dei fondamentalisti islamici, una cosa è certa : con o senza fondamentalisti, la strategia del « contenimento » resterà all’ordine del giorno, lasciando agire altri pedoni sulla scacchiera (la “Grande Scacchiera” di Brzezinski sulla quale si svolge proprio il “Grande Gioco”). Dei pedoni che saranno animati da un altro fanatismo o da un’altra ingenuità ideologica.

    3. Quale può e deve essere la collocazione dell’Unione Europea in questa ricomposizione?
    Gli avvenimenti della Guerra del Golfo e del Kossovo hanno largamente dimostrato che l’Europa era perfettamente incapace di prendere la minima iniziativa. Devono essere ricordati alcuni fatti che i media hanno timidamente evocato, ma senza alcuna insistenza. Ad esempio, il computer centrale dell’UE è parassitato da un “bug spia” americano, in modo che Washington possa prendere direttamente delle misure preventive nei confronti di ogni iniziativa europea in grado di scalfire, anche se leggermente, gli interessi degli Stati Uniti. Poi, altro scandalo che ha fatto un po’ più eco : il problema della rete satellitare di spionaggio ECHELON, alla quale partecipa la Gran Bretagna, membro dell’UE, in virtù degli accordi UKUSA (che impegnano gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda). Lo STOA (Ufficio di valutazione delle Opzioni Strategiche e Scientifiche) del Parlamento Europeo lavora per stabilire la dimensione esatta di questo spionaggio elettronico. I risultati di questa inchiesta hanno già potuto provare che è a livello commerciale che alcune ditte europee (tra cui la "Thomson CSF") hanno perduto dei mercati a vantaggio dei loro omologhi americani, informati da questo spionaggio sistematico. In tali condizioni e senza armi equivalenti, l’Europa parte totalmente perdente. E nessuna forza politica seria è attualmente in grado di opporsi a questo nuovo imperialismo elettronico.

    I compiti che dovrebbe realizzare un’Europa ideale

    Dimentichiamo per un istante questa UE incapace di fare fronte alle reali poste in gioco e tracciamo schematicamente le grandi linee di quella che dovrebbe essere idealmente la posizione della UE:
    1) Avere una politica satellitare coerente ed efficace, in grado di contrastare lo spionaggio elettronico globale del gruppo UKUSA. Questa politica non è possibile che in cooperazione con la Russia, la cui esperienza spaziale è antica e solida.
    2) Sulla base di questa politica satellitare, lanciare una catena di televisione europea equivalente alla CNN per dare un’informazione globale in inglese, difendendo ed esplicitando gli interessi fondamentali dell’Europa.
    3) Sviluppare una marina mercantile e militare che renda nulle e disattese le clausole del Trattato di Washington del 1922, con il quale la Germania vinta e la Francia « vittoriosa » erano entrambe state costrette ad abbandonare o a ridurre assai considerevolmente le loro flotte di guerra. In Francia, da quella drammatica, immeritata capitolazione esiste tutta una letteratura strategica orientata verso il controllo degli oceani, ma essa viene ignorata dai media e dal grande pubblico. Peggio: la strategia mediatica dominante, che mira a istupidire e a decerebrare i Francesi, la nasconde in tutti i modi possibili, al fine di far passare il nemico americano, sornione ed ipocrita, come il « Grande Protettore » che dispensa ogni beneficio.
    4) Mettere in piedi una « Forza di Dispiegamento Rapido » attorno all’Eurocorps, dotandosi della capacità di trasportare queste truppe: grossi aerei da trasporto (forse il nuovo Airbus? Oppure una versione perfezionata dei modelli russi attualmente in servizio?) e navi da guerra, tra cui portaerei moderne.
    5) Il primo impegno concertato da esibire è quello di resistere al più debole alleato degli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale : la Turchia. La politica dell’UE deve essere assolutamente intransigente nei confronti di questo paese, che alla fine non cerca che una sola cosa : vendicarsi di Lepanto, delle campagne del Principe Eugenio e delle avanzate russe in direzione di Costantinopoli e del Caucaso. L'Europa è immobilizzata se il suo Sud-Est è incatenato o si trasforma in una zona di marasma a causa di disordini interminabili. Nel quadro dell’OCSE, Europei e Russi devono unire i loro sforzi per piegare Ankara. Le grandi linee di questa politica devono essere : evacuazione immediata e senza condizioni di Cipro (che dovrà ospitare buona parte delle forze di rapido intervento dell’UE), trasformazione di Cipro in una fortezza inespugnabile (di concerto con la Russia), evacuazione di tutti i « consiglieri » turchi dall’Azerbaïdjan, dalla Bosnia e dall'Albania, severo controllo dell’immigrazione turca e delle reti mafiose turche in tutti i paesi dell’Europa (secondo il rapporto consegnato al Ministero dell’Interno olandese), reintroduzione dei visti per recarsi in questo paese al fine di ridurre le risorse che esso ottiene con il turismo, accordare protezione alla Siria e all’Irak contro la politica turca che mira a prosciugare questi paesi (asse principale della politica araba di una UE rigenerata), assoluta libertà di passaggio di tutte le navi russe ed europee attraverso gli stretti (Bosforo, Dardanelli), favorire ogni forza politica centrifuga e prendere sistematicamente il pretesto della loro repressione, da parte del potere militare-mafioso, per isolare diplomaticamente il paese e bloccare ogni cooperazione regionale o continentale con esso, protestare senza posa contro la sua presenza nella NATO. Si tratta di indebolire definitivamente il principale alleato degli Stati Uniti nell’orbita europea, di ostacolarlo in tutti i suoi movimenti con una politica di ostruzione sistematica. Senza lo strumento turco, gli Stati Uniti sono completamente privati di forze sul teatro europeo. Si tratta dunque di rendere inoperante questo strumento con tutti i mezzi. Noi non agiamo dunque per turcofobia patologica, ma per far funzionare una semplice fisica diplomatica e strategica.
    6) Ugualmente, la Gran Bretagna deve abbandonare ogni partecipazione alla rete ECHELON (e ad altri sistemi di spionaggio satellitare ed elettronico) o lasciare l'UE.
    7) I principi che devono guidare questo lavoro sono quelli della Santa Alleanza di Eugenio di Savoia, dunque un sistema di alleanza che comprenda la Russia. Questi principi sono stati ulteriormente enunciati nei lavori diplomatici del filosofo tedesco Leibnitz.
    8) In Asia centrale, la politica di un’Europa rigenerata deve essere quella dell’armonizzazione delle forze dall’Artico all’Oceano Indiano e non una politica di « contenimento » che condanna agli stenti larghe porzioni dell’umanità e genera processi a catena di ininterrotte, inutili guerre.
    Voi potete immaginare come tra i miei auspici, formulati dopo la lettura dell’epopea del Principe Eugenio, dei testi diplomatici di Leibniz e del suo successore danese Schmidt-Phiseldeck, e la triste realtà di un’Europa senza colonna vertebrale politica e geopolitica, vi sia un margine. Ma esistono le iniziative metapolitiche per ridurre tale margine a zero, anche se vi fosse bisogno di predicare per 100 anni per raggiungere l’obiettivo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    John Kleeves
    11 SETTEMBRE 2001:
    UNA COVERT OPERATION DELLO ZIO SAM ?


    Si, l'ipotesi più probabile è che l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001 sia stato in realtà un autoattentato, cioè una azione voluta e pianificata dallo stesso governo americano. A portare verso questa conclusione sono molti indizi, sia di genere "poliziesco" che di genere politico. Non è però lo scopo del presente scritto di illustrarli. Lo scopo del presente scritto è solo di mostrare come la soluzione dell'autoattentato sia possibile, come essa sia verosimile. La gente trova difficile credere all'autoattentato a proposito dell'11 settembre 2001 perché sembra un' enormità: un governo che organizza un atto di terrorismo contro la propria popolazione, e un atto così autolesionista e sanguinoso anche, e in più sotto gli occhi di tutto il mondo! Non pare proprio possibile. E invece la Storia dimostra come un atto del genere sia perfettamente in linea con la prassi di sempre della politica estera americana. Con un autoattentato siamo nel campo delle undercover operations, cioè delle azioni ostili o comunque illegali da compiere sotto anonime o mentite spoglie in tempo di pace, o contro qualcuno col quale formalmente non si è in guerra, azioni che spesso ricadono nel campo del terrorismo più tipico.
    Bene, gli Stati Uniti indiscutibilmente sono il Paese che più di tutti è ricorso alle undercover operations. Ne hanno compiute miriadi e di tutti i tipi.

    Undercover operations quotidiane
    Per esempio gli Stati Uniti :
    - Hanno organizzato centinaia di colpi di Stato nel mondo ( in effetti più di 500 solo dal 1945 ad oggi ) facendoli sempre passare per iniziative dei locali.
    - Hanno compiuto o fatto compiere nell'ombra decine e decine di omicidi di leader politici o di altre personalità di rilievo. Ricordiamo per rinfrescare la memoria Madero, Gaitan, Truxillo Molina, Lumumba, Letelier, Prats, Schneider, Mattei, Moro, Hammarskjold, Luther King, Malcom X, Remeliik, Palme, gli economisti tedeschi Herrauser e Rohwedder eliminati nel 1989 e nel 1991. Contro Castro organizzarono venti tentativi di omicidio, tutti falliti.
    - Hanno sabotato nascostamente per decenni l'economia cubana: hanno rovinato i motori degli autobus; contaminato i sacchi di zucchero; diffuso epidemie negli allevamenti prima dei tacchini ( nel 1962 ) e poi dei maiali ( nel 1971 ); fatto saltare nel 1960 nel porto dell'Avana il mercantile francese Le Coubre; fatto speronare nel 1964 nel Tamigi un mercantile che trasportava 42 autobus per Cuba; indotto con minacce un fabbricante a fornire cuscinetti difettosi ai cubani; disseminato nell'aria cristalli che provocavano da una parte dell'isola siccità e dall'altra diluvi ( nel 1969 e nel 1970 ).
    - Hanno diffuso, nascondendo subito la mano, epidemie letali per le popolazioni umane: a partire dal Seicento hanno cominciato a diffondere coperte infette col vaiolo alle tribù indiane, ed hanno continuato sino alla metà dell'Ottocento eseguendo un genocidio; nel 1954 con aerei privi di insegne hanno gettato cartoni pieni di insetti portatori di peste e colera in Corea del Nord e in Cina; nel 1981 hanno introdotto a Cuba sciami di zanzare portatrici di un virus che infettò 300.000 persone con 158 che morirono.
    - Hanno cercato anonimamente di provocare carestie nei raccolti tramite insetti: nel 1999 hanno incaricato un ispettore dell'ONU di innescare una invasione di cavallette in Iraq ( l'ispettore, un canadese, è stato scoperto ed espulso ).
    - Hanno compiuto, sempre anonimamente, atti di terrorismo classico: nel 1973 hanno fatto esplodere una bomba su un DC8 della Cubana Airlines in volo da Barbados a Cuba con 73 a bordo, tutti morti; nel 1996 e 1997 hanno organizzato una serie di attentati dinamitardi contro alberghi di Cuba, dove in un caso rimase morto un turista italiano; in Angola e altri luoghi hanno contaminato riserve acquifere potabili col Photoxin.

    Undercover operations per fare guerre
    Ciò per quanto riguarda le undercover operations di tipo spicciolo, quelle di tutti i giorni e che gli USA eseguono - oltre che naturalmente con la CIA - con reparti istituiti solo per questo e che solo questo fanno di routine, come gli Air Commandos creati da John Kennedy per le operazioni aeree anonime, i Navy Seals creati per i sabotaggi marini, costieri e portuali, i Rangers riconvertiti per i sabotaggi terrestri dietro le linee " nemiche ". Ci sono poi le undercover operations in grande stile. Fra queste c'è la creazione e la gestione segreta di grandi eserciti mercenari, che sotto questa o quella bandiera, sotto questa o quella sigla, sotto questa o quella parola d'ordine conducono delle guerre contro dei Paesi stabiliti dagli USA, guerre che senza eccezione sono di tipo terroristico. Per creazione e gestione di tali eserciti intendiamo il reclutamento, l' addestramento, la fornitura delle armi, lo stipendio, e la loro guida day by day con passaggio di informazioni e indicazione degli obiettivi. Ricordiamo fra tali eserciti :
    - Il gruppo di guerriglia dell'UNITA, attivo in Angola sin dal 1966, quando gli USA crearono una scissione nel fronte di liberazione dell'MPLA ( fondato nel 1956 da Agostinho Neto ) che si batteva contro il Portogallo colonialista. Con la concessione della libertà da parte del Portogallo nel 1975 l'MPLA andò logicamente al governo e l'UNITA iniziò una guerriglia di tipo marcatamente terroristico, rivolta contro i civili, che continua tuttora e che dovrebbe aver fatto un numero di morti superiore al milione. L 'UNITA, diretta sul campo dal nativo Jonas Savimbi morto quest'anno, diceva e dice di battersi per la " vera democrazia " ma lo scopo dei suoi creatori americani era ed è di assicurarsi dei governi proni agli interessi delle proprie Multinazionali.
    - Il gruppo del RENAMO nell'altra colonia gemella del Portogallo in Africa, il Mozambico dichiarato anch'esso libero nel 1975. Il gruppo fu sostenuto inizialmente anche dalla Rhodesia e poi dal Sud Africa, ma poi rimasero solo gli USA, che sono i suoi gestori anche adesso. La lotta è contro il governo per lo stesso scopo dell'Angola e anche la tattica è la stessa, consistendo in attacchi terroristici indiscriminati contro i civili. Delle gravi siccità hanno peggiorato la situazione della popolazione e per quanto riguarda i morti sino ad ora si parla di " milioni ", forse otto milioni.
    - Il gruppo dei cosiddetti CONTRAS, circa 15.000 uomini reclutati tra la feccia dell'America Latina e pagati anche facendoli compartecipare al traffico di cocaina verso gli USA e l'Europa, che gli USA misero in piedi nel 1980 per abbattere in Nicaragua il governo dei Sandinisti, che nel 1979 avevano finalmente cacciato il dittatore pro USA Somoza. Anche i CONTRAS conducevano una guerra essenzialmente di terrorismo contro i civili e dal 1980 al 1988 le loro vittime, documentate dal governo di Managua, furono 50.000. Il film scozzese La canzone di Carla di Ken Loach espone chiaramente la filiazione USA dei CONTRAS e l'origine sempre USA del loro terrorismo.
    - I mujaheddin dell'Afganistan, delle tribù di trafficanti di eroina pagate e armate dagli USA nel 1978 per rovesciare il presidente Karmal alleato dell' URSS. Dopo l'ingresso dell'Armata Rossa nel 1979 per sostenere Karmal i dollari e le armi degli americani aumentarono di molto. Gli USA inviarono anche mercenari raccolti in tutta l'area mediorientale e Osama Bin Laden era appunto uno dei capi di questa legione straniera, a stretto contatto con CIA e Pentagono.
    - Il gruppo dell'UCK albanese, circa 30.000 uomini reclutati fra malviventi e avventurieri vari albanesi, pagati anche facendoli compartecipare al traffico di eroina e hashish verso l'Italia, che per conto degli USA ha condotto attacchi terroristici contro civili serbi in Kosovo fornendo la scusa per l'attacco della NATO alla Yugoslavia del 1999. Questo gruppo ha poi ripetuto gli attacchi contro la Macedonia. Nelle file dell'UCK militavano anche molti mercenari di provenienza mediorientale, anche loro pagati dagli USA.
    - Il gruppo degli " indipendentisti " ceceni arruolato nei primi anni '90 attorno a Dudaev e poi, morto lui, attorno a Mashkadov, con lo scopo di espellere i russi prima dalla Cecenia e poi dall'intero Caucaso petrolifero, mossa strategica che metterebbe completamente a terra la Russia la cui economia si basa al 70% sulle esportazioni di petrolio. Questi " ribelli " sono membri di tribù tradizionalmente dedite al brigantaggio e al traffico di droga e sono convinti a combattere contro i russi dai dollari, dalle armi e dall'addestramento USA, e dal fatto che gli USA li favoriscono nel traffico di eroina. Gli USA li rinforzano con mercenari che arruolano in tutto il Medioriente e difatti anche Osama Bin Laden, che è un saudita, ha combattuto in Cecenia.

    Undercover operations per provocare guerre
    Gli USA hanno poi compiuto undercover operations più sofisticate, consistenti nell'organizzare provocazioni per indurre una controparte a una reazione violenta da sfruttare come casus belli. Gli esempi sono anche qui abbondanti e ricordiamo :
    - L'episodio di Fort Sumter del 1861, quando i Confederati furono indotti a sparare alcune cannonate che furono - quasi letteralmente verrebbe da dire - colte al balzo dal presidente Lincoln per iniziare la Guerra Civile.
    - L'episodio del Lusitania del 1915, il piroscafo fatto partire da New York con le stive platealmente piene di armi per la Gran Bretagna sperando che fosse affondato dai sottomarini tedeschi, come accadde, raggiungendo lo scopo di aumentare l'interventismo antitedesco.
    - L'episodio di Pearl Harbor del 1943, quando i giapponesi furono indotti all'attacco preventivo da una serie di provocazioni congegnate da Roosevelt.
    - L'episodio del Golfo del Tonchino del 1964, quando grandi navi americane minacciarono apposta ( ordini del gen. Westmoreland ) delle piccole navi vietnamite, i cui colpi di rimando furono la scusa per iniziare i grandi bombardamenti aerei.
    - L'episodio del Kuwait del 1990, quando gli americani - nascosti dietro i kuwaitiani - cominciarono a spillare petrolio iracheno attraverso il confine per indurre quella reazione che ci fu e che permise l'intervento della coalizione occidentale del 1991. Non solo, ma sembra che alla trappola abbia contribuito anche l'Ambasciatrice americana in Kuwait, che abilmente, meglio di una attrice di Hollywood, fece " capire " a Saddam che gli USA non avrebbero reagito ad una invasione del Kuwait.

    L'inquietante precedente del 1898.
    Non mancò il caso in cui, non riuscendo a indurre la controparte all'atto violento, gli USA si decisero a compierlo loro stessi, si decisero all'autoattentato: il casus belli per la guerra contro la Spagna del 1898, che fruttò agli USA Cuba e le Filippine, fu l'attentato che nel 1898 nel porto dell'Avana fece saltare in aria l'incrociatore americano in visita Maine, e benché si parli anche di un gruppo di imprenditori e finanzieri interessati allo zucchero cubano - sempre americani comunque - sembra assodato che ad ordinare l'atto sia stato proprio il governo USA del presidente McKinley ( un uomo che morì assassinato in effetti, nel 1901 dall'anarchico Czolgosz ). Il cinismo non è mai mancato. Cosa fondamentale da notare è che il governo americano in questo genere di evenienze ha dato consistentemente prova di non tenere in alcun conto la vita di propri soldati o cittadini, più precisamente di essere disposto a sacrificarli - ad ucciderli lui stesso, in verità - pur di ottenere i suoi scopi. La maggioranza delle undercover operations di provocazione che abbiamo visto hanno comportato la morte programmata di cittadini americani, civili o militari. Si può infatti puntualizzare in merito:
    - A Fort Sumter non ci furono morti, ma la successiva guerra civile fece tra militari e civili 1.000.000 di morti, un milione di americani sacrificati - benché indirettamente, fatti ammazzare fra di loro in effetti - perché il gruppo dirigente del Nord, di cui Lincoln era il portavoce, ottenesse i suoi scopi, che erano quelli di espandere anche al Sud il sistema mercantile capitalista.
    - A bordo del Maine al momento dello scoppio c'erano 262 marinai, tutti americani e tutti morti.
    - A bordo del Lusitania fra gli oltre duemila passeggeri c'erano anche cittadini americani, dei quali 140 morirono assieme a circa 1.000 degli altri.
    - Nell'attacco giapponese a Pearl Harbor morirono 2.300 ( o 2.600 secondo altre fonti ) militari americani. Questi soldati non furono una, ma più volte vittime del loro governo: prima per le provocazioni intenzionali di Roosevelt al Giappone, poi perché sempre Roosevelt rifiutò di evacuare la base avanzata e quindi esposta di Pearl Harbor proprio perché la medesima gli serviva come esca, infine perché i vertici militari e civili di Washington - il gen. Marshall in testa - impedirono di avvertire per tempo la base dell'attacco, di cui il controspionaggio dell'OP20G era venuto a sapere con certezza 5 ore prima, perché volevano che lo stesso riuscisse, che fossero affondate molte navi ( ma non le portaerei, fatte uscire dal porto qualche giorno prima ) e che ci fossero alte perdite umane, per impressionare di più la propria opinione pubblica.

    L'ovvia conclusione
    Questa è la storia circa le undercover operations degli USA. Fa ancora meraviglia, a questo punto, che l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001 possa essere stato un autoattentato? A mio parere non dovrebbe di certo. Nel caso, non ci sarebbe niente che fosse davvero una novità, una sorpresa, un qualcosa che il governo USA non ci avesse già fatto vedere prima. Impressiona il numero dei morti : 2.700 / 2.800. Molti sì, ma guarda caso è circa lo stesso numero dei morti di Pearl Harbor. Non solo: a Pearl Harbor si trattava di soldati, elementi giovani e sicuramente con cittadinanza americana; le vittime delle Twin Towers invece, vista l'ora dell'attentato, erano assai meno " pregiate ": i dirigenti e funzionari non erano ancora arrivati negli uffici e i presenti erano più che altro personale di basso livello, fattorini, uscieri, donne delle pulizie, guardie private, in maggioranza non dei WASP e con molti che non avevano neanche la cittadinanza americana, erano degli immigrati clandestini. Gli ebrei che lavoravano alle Twin Towers poi sembra addirittura che siano stati avvertiti
    il giorno prima di non recarsi al lavoro l'indomani. Impressiona anche la scala dell'attentato, il danno portato all'America. Anche qui, non di più del danno portato a Pearl Harbor, dove furono affondate sette grandi navi da battaglia più naviglio vario e furono distrutti al suolo più di 200 aerei della vicina base di Ohau. In conclusione, in linea di principio l'attentato alle Torri Gemelle può benissimo essere stato un autoattentato del governo USA, dato che ciò sarebbe in linea con la sua prassi abituale e con la sua caratura morale. Per compiere l'ultimo passo, e stabilire che questa è addirittura l'ipotesi più probabile, è necessario trovare il movente adatto, un obiettivo che il governo USA potesse ragionevolmente pensare di raggiungere tramite l' autoattentato, e un obiettivo proporzionato, così grande come grandi erano i rischi e anche le perdite connessi con una undercover operation del genere. Esiste un movente del genere ? Esiste e lo vedremo in un prossimo articolo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Spie israeliane arrestate sul tetto a Manhattan
    di Sbancor - tratto da http://www.rekombinant.org

    Sbancor aveva avvisato: quando si iniziano a delirare razze e religioni si aprono le porte dell'orrore. Le rivelazioni vengono da Fox News e Associated Press. Ci sono forze istituzionali USA impegnate a bloccare la corsa alla guerra in Medio Oriente? Rekombinant counter-intelligence per tutti.

    [NdR. Anti-boatos system: la fonte e questo articolo vanno citati correttamente]

    Mentre l'intero Occidente è ridotto a una platea di idioti teledipendenti che da casa tifano, chi per gli ebrei, chi per Arafat, con gran spreco di neuroni e adrenalina elettrotelevisiva, iniziano a filtrare notizie inquietanti. Ricordando a tutti i lettori che, nella società dello spettacolo integrale, "il vero è un momento del falso" le rispedisco così come le ho avute.

    Da E.I.R (Executive Intelligence Revue) anno 10, n.51 20 dicembre 2001.

    (...)

    "Ora, a tre mesi di distanza, Sharon e i militari israeliani procedono a passo spedito verso la guerra. In questo contesto si collocano alcune rivelazioni esplosive sul conto delle unità dello spionaggio israeliano attive negli USA alla vigilia dei misfatti dell'11 settembre. Poiché le rivelazioni provengono da una rete televisiva affermata come la Fox News, e sono poi state riprese dalla Associated Press e da CHANNEL 11 di Houston ed altri, va ritenuto che dietro vi siano forze abbastanza istituzionali impegnate a bloccare la corsa verso la guerra in Medio Oriente.

    In quel fatidico 11 settembre furono arrestate cinque spie israeliane, poi estradate. Stavano tutt'e cinque su di un tetto di Hoboken, e guardavano oltre il fiume Hudson, in direzione delle Torri Gemelle. Qualcuno ha chiamato la polizia ed è risultato che i cinque facevano parte delle forze armate israeliane e che avevano lavorato per una impresa di trasporti. I cinque, i cui visti erano scaduti, si sono rifiutati di dire di più.

    Gli israeliani arrestati nelle retate successive all'11 settembre sono in tutto una sessantina. La Fox News riferiva l'11 dicembre che, sottoposti al test della "macchina della verità", alcuni di questi arrestati hanno mentito.

    "Non ci sono indizi di una partecipazione israeliana negli attacchi dell'11 settembre; purtuttavia, gli investigatori sospettano che essi abbiano raccolto informazioni in anticipo attinenti a quei fatti, ma non le hanno riferite" alle autorità USA, ha detto Carl Cameron della Fox News. Le autorità americane hanno detto a Cameron che il silenzio è d'obbligo in questa fase dell'inchiesta, mentre i portavoce dell'ambasciata israeliana non ammettono niente di niente in merito allo spionaggio negli USA. Cameron ha continuato:

    "Ma Fox News ha appreso che un gruppo di israeliani da poco individuato nel North Carolina si serviva di un appartamento in California per spiare un gruppo di arabi che le autorità statunitensi tengono sotto osservazione perché sospettati di collegamenti con il terrorismo.

    "La Fox News ha raccolto documenti che indicano come anche prima dell'11 settembre almeno 140 altri israeliani siano stati arrestati nel corso di complesse indagini molto riservate sullo spionaggio israeliano negli USA."

    I sospetti si appuntano su studenti dell'Università di Gerusalemme o dell'Accademia Bezalel: "I documenti mostrano che [gli israeliani] si sono concentrati nella penetrazione di basi militari, degli uffici della DEA, della FBI, e di diversi uffici governativi e ci sono riusciti, entrando persino in uffici segreti e abitazioni private appositamente non registrate, assegnate al personale che svolge attività speciali".

    Un'altra parte dell'inchiesta riguarda l'arresto di decine di spie israeliane che operavano in strada, come venditori ambulanti. Cameron fa inoltre riferimento ad altre indagini condotte dalla Corte dei Conti e dai servizi militari (DIA) che definiscono le attività spionistiche israeliane negli USA rispettivamente "aggressive" e "voraci".

    Il 12 e 13 dicembre Cameron è tornato sull'argomento con la storia della AMDOCS, impresa privata israeliana che opera nelle telecomunicazioni ed è appaltatrice presso le venticinque principali imprese telefoniche americane. Il tipo di servizio prestato le da accesso in tempo reale a gran parte delle linee telefoniche del paese, con la possibilità di fare tutte le intercettazioni telefoniche che vuole. Secondo la Fox TV, la AMDOCS è finita più volte sotto inchiesta: FBI e altre forze di polizia l'hanno ripetutamente sospettata di collegamenti con la mafia e di spionaggio.

    Ci sarebbe poi un documento top secret della National Security Agency (NSA) che nel 1999 spiegava come tutte le telefonate in America fossero registrabili da parte di governi stranieri, in pratica quello israeliano. Quando nel 1997 scoppiò lo scandalo "MEGA", riguardante la talpa israeliana nell'amministrazione USA, AMDOCS fu accusata di aver intercettato le telefonate tra il Presidente Clinton e Monica Lewinsky. La Fox TV aggiungeva che il pericolo tutt'altro che remoto è che le informazioni riservate siano anche accessibili al crimine organizzato israeliano: "Non sarebbe la prima volta: nel 1997 si presentò un bel grattacapo quando le comunicazioni di FBI, Servizi segreti, DEA e LAPD furono completamente compromesse dal crimine organizzato israeliano che utilizzava i dati di cui dispone la AMDOCS".

    Il 13 dicembre la Fox ha parlato della Converse Infosys, un'altra impresa high tech, sussidiaria di un'impresa israeliana, che con uffici in tutto il territorio americano "fornisce attrezzature per le registrazioni telefoniche alle forze dell'ordine". Gli enti preposti utilizzano il software della Converse nei propri computer per individuare le telefonate da intercettare e per lo smistamento delle registrazioni a seconda delle competenze. La casa madre della Converse, che ha accesso a questi dati, è tanto vicina al ministero dell'Industria e Commercio (di cui è stato titolare Sharon) che il 50% delle sue spese di R&D sono a carico del ministero.

    Rompendo la prassi delle sue conferenze stampa, il 13 dicembre il Segretario di Stato Powell ha concesso la prima domanda al corrispondente dell'EIR. Interrogato in merito allo spionaggio israeliano negli USA, Powell ha risposto di essere al corrente della storia degli arresti -- quindi confermandone la notizia -- ma di occuparsi solo dell'aspetto diplomatico della questione, mentre per quanto riguarda l'aspetto spionistico, ha detto, "la domanda deve essere rivolta al ministero di Giustizia ed alla FBI"
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Quesiti sugli attacchi dell'11 settembre
    di Jim Marrs - tratto da Nexus nr.36

    Superficialmente tutto è sembrato abbastanza chiaro. Secondo la versione ufficiale, circa 19 terroristi mediorientali suicidi, col cuore gonfio di odio nei confronti della libertà e della democrazia americane, hanno dirottato quattro aerei di linea, ne hanno fatti schiantare due contro le torri gemelle del World Trade Center di New York ed un terzo contro il Pentagono. Il quarto a quanto viene riferito è precipitato nella Pennsylvania occidentale dopo che i passeggeri hanno tentato di contrastare i terroristi.
    Tuttavia sono emersi molti quesiti inquietanti, fra cui:
    - Perché i militari americani stavano predisponendo piani di guerra contro l'Afghanistan già da mesi prima degli attentati dell'11 settembre? Stavano soltanto cercando qualche evento che spingesse il pubblico americano, generalmente disinteressato, verso una guerra, come avvenuto in passato?

    - Come è possibile che documenti cartacei che incriminavano bin Laden siano stati trovati infatti presso il WTC mentre le scatole nere degli aerei - progettate per resistere ad eventuali incidenti - erano danneggiate al punto da risultare inutilizzabili?

    - Perché anche a distanza di giorni e persino di settimane dagli attentati al WTC agli operatori video è stato proibito di riprendere o fotografare le macerie da determinate angolazioni, così come lamentato dal corrispondente della CBS Lou Young, il quale ha chiesto: "Cos'hanno paura che vediamo?"

    - Perché, come riferito dal New York Times del 16 ottobre, la relazione della polizia di New York al FBI è stata spedita con l'imballaggio "rischio per la sicurezza"? La sicurezza di chi è a rischio? Quella del FBI? Cos'è che il FBI non vuole che il Dipartimento di Polizia di New York sappia?

    - Un piano terroristico palesemente sofisticato, che ha implicato almeno 100 persone e una preparzione di almeno cinque anni, come ha fatto a sfuggire ai nostri servizi di intelligence, in particolare CIA ed FBI? E perché, invece di destituire i responsabili di questo fallimento dell'intelligence e di ristrutturare completamente queste agenzie, stiamo raddoppiando il loro budget?

    - Perché la Torre Sud del WTC è crollata per prima, quando non era così estensivamente danneggiata quanto la Torre Nord, che è bruciata per quasi un'ora e mezza prima di crollare?

    - Perché molti testimoni affermano di aver sentito ulteriori esplosioni all'interno degli edifici? E perché la distruzione delle torri è sembrata più una implosione controllata che un tragico incidente?

    - Perché il Direttore del FBI Robert Mueller ha ammesso che la lista dei nomi dei dirottatori potrebbe non contenere i loro nomi reali? Non deve forse chiunque mostrare una foto di identità per richiedere la carta d'imbargo? Che fine hanno fatto le normali misure di sicurezza?

    - Perché c'è stata una discrepanza di 35 nomi fra le liste dei passeggeri pubblicate e il resoconto ufficiale dei morti su tutti e quattro i voli sfortunati? Il cronista di internet Gary North ha riferito che i "nomi pubblicati non collimano in nessun caso con il totale elencato per il numero delle persone a bordo". Qual è il motivo di questa discrepanza?

    - Visto che nessuno di questi passeggeri elencati aveva un nome dal suono arabo coma ha fatto il governo a sapere quali erano i dirottatori?

    - Perché i numeri dei sedili dei dirottatori, comunicati tramite una conversazione con cellulare dalla hostess di bordo Madeline Amy Sweeney al Controllo del Traffico Aereo di Boston, non coincidevano con i numeri dei sedili occupati dagli uomini che il FBI afferma siano stati i responsabili?

    - Visto che il Mistero degli Esteri dell'Arabia Saudita ha comunicato che cinque dei presunti dirottatori non si trovavano a bordo degli aerei della morte e di fatto sono tuttora in vita, mentre è stato riferito che un sesto uomo della lista è vivo ed in buona salute in Tunisia, perché questi nomi si trovano ancora sulla lista del FBI?

    - Perché su nessuna delle liste passeggeri non era riportato nemmeno uno dei nomi dei dirottatori citati? Se hanno usato tutti quanti degli pseudonomi, come ha fatto il FBI ad identificarli così in fretta?

    - Perché uno dei dirottatori citati si è portato un bagaglio per un volo suicida e lo ha poi lasciato nella sua macchina all'aeroporto assieme ad un foglio che lo incriminava?

    - Secondo il New York Times, per quanto riguarda le indagini complessive sugli attentati di settembre, verso la fine di ottobre le autorità americane hanno riconosciuto che la maggior parte dei loro promettenti indizi per scovare i complici e parte dei loro sospetti di lunga data relativi a svariati indiziati si sono chiariti; dal momento che sono state arrestate più di 800 persone e sono state ricevute da parte della popolazione più di 365 mila segnalazioni come mai, nella più grande indagine criminale nella storia degli USA, non è venuto fuori nulla di rilevante?

    - Perché delle quasi 100 persone tuttora ricercate dal FBI nessuna viene considerata uno dei principali indiziati?

    - Perché stiamo bombardando l'Afghanistan, quando apparentemente nessuno dei dirottatori elencati era afgano bensì erano arabi provenienti da vari paesi mediorientali? Visto che l'Iraq era coinvolto nell'attentato al WTC del 1993, perché non stiamo bombardando quello stato "canaglia"?

    - Come hanno fatto i terroristi ad ottenere i segretissimi codici e segnali della Casa Bianca e dell' Air Force One - pretesto per sballottare il Presidente Bush per tutto il paese l'11 settembre? Ciò costituiva la prova del lavoro di un infiltrato oppure, come riportato da Fox News, la prova che l'ex dipendente del FBI ed agente doppiogiochista Robert Hanssen aveva consegnato una versione aggiornata del software trafugato Promis ai suoi manipolatori Russi i quali, a loro volta, lo hanno passato a bin Laden? Forse che questo software, che durante l'amministrazione Reagan venne sottratto ad una società americana da funzionari del Dipartimento di Giustizia presieduto dal Procuratore generale Ed Meese, permette ad esterni la libera penetrazione dei nostri computer più segreti?

    - Se l'aereo del Volo 93 della United Airline è precipitato in seguito ad un'eroica lotta dei passeggeri con i dirottatori, perché dei testimoni hanno parlato di un secondo aereo che lo seguiva, di detriti infuocati che cascavano, di nessun cratere profondo e di relitti sparsi per un'area di sei miglia, cose che indicano un'esplosione in volo?

    - Perché i notiziari hanno descritto passeggeri del Volo 93 mutilati e a cui è stata tagliata la gola con dei taglierini, mentre la rivista Time del 24 settembre ha riportato che uno dei passeggeri ha chiamato a casa col cellulare per riferire che "Siamo stati dirottati, ma ci stanno trattando gentilmente"?

    Tratto da Nexus New Times edizione italiana nr.36 Gennaio-Febbraio 2002
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    11 settembre 2001. Colpo di Stato in USA
    a cura di Maurizio Blondet

    edizioni EFFEDIEFFE - capitolo uno PROLOGO A MOSCA E A WALL STREET

    "Benvenuti distruzione, eccidio, massacro! Io vedo, come su una carta, la fine di tutto". (Shakespeare, Riccardo III, 11,4)

    Il 29 giugno 2001 alcuni ospiti importanti - anche statunitensi - incontrano membri della Duma, il Parlamento russo. Visitatori e ospiti parlano della bolla finanziaria americana, l'astronomico rialzo azionario alla Borsa di Wall Street, e si trovano d'accordo su questo: presto o tardi la bolla scoppierà, provocando una crisi finanziaria globale. Ma come? Quando? Qualcuno, scettico, osserva che il rialzo azionario a New York continua da dieci anni. Per interromperlo, dice, ci vorrebbe una guerra, un evento bellico, missili lanciati da qualcuno... La signora Tatyana Koryagina, economista, ritenuta molto vicina al presidente russo Vladimir Putin, replica vivacemente: "Missili e bombe a parte, esistono altre armi, molto più distruttive". E prosegue: "Gli Usa sono stati scelti come oggetto di attacco finanziario perché il centro finanziario del pianeta è lì. L'effetto sarà massimo. Le onde d'urto della crisi economica si spanderanno nel mondo all'istante come l'onda d'urto di una bomba atomica". La Pravda citerà queste parole in un articolo di prima pagina del 12 luglio, dedicato appunto alla bolla speculativa americana. Mancano meno di tre mesi al fatale 11 settembre, all'attacco megaterroristico del World Trade Center a New York, a due passi da Wall Street. Alla luce dell'orribile evento, la frase della dottoressa Koryagina sembra più che una premonizione involontaria. Gli USA sono stati scelti: pare il lapsus di qualcuno che sa in anticipo. Lo è? Sapevano, i russi?

    Si guardi il lettore da correre alla più affrettata delle conclusioni, sospettando che i russi, "se sapevano", è perché "sono stati loro". Sapevano qualcosa, è certo. Il 20 agosto, meno di un mese prima dell'11 settembre, il presidente Putin ordinò ai servizi segreti russi di avvertire le loro controparti americane, "nei più forti termini possibili", di imminenti attacchi ad aeroporti ed edifici pubblici. Così almeno ha detto lo stesso Putin in un'intervista concessa alla rete televisiva americana MS-NBC (il 15 settembre, a tragedia avvenuta).

    Del resto, una strana quantità di persone sembra che sapessero. Persone di condizione assai diseguale. Il 12 agosto, nella prigione di Toronto in cui è detenuto per frodi, un certo Delmart "Mike" Vreeland mette per iscritto quel che deve avvenire a New York, chiude i foglio in una busta e la consegna alle autorità carcerarie, perché lo protocollino.

    Vreeland risulta tenente della Marina militare americana e sostiene di aver lavorato per l'intelligence della Us Navy. La sua lettera viene aperta il 14 settembre: Vreeland ha indicato in anticipo l'attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Il curioso episodio è riportato sul Toronto Star del 23 ottobre 2001, che cita gli archivi della Toronto Superior Court dov'è traccia del fatto. La Marina americana nega che Vreeland sia mai stato addetto all'intelligence. Conferma che è stato arruolato negli anni '80, e dimesso per comportamento scorretto. A quale scopo Vreeland ha messo per iscritto in anticipo quel che sapeva, l'ha voluto far protocollare dalle autorità carcerarie perché ci fosse sul suo documento una data certa anteriore all'11 settembre, insomma ha voluto preconfezionare una prova da poter esibire in un tribunale? Perché Vreeland sta lottando per non farsi estradare negli Stati Uniti: sostiene, davanti ad ogni giudice canadese, che la CIA vuole ucciderlo. Uno strano tipo di complottista.

    Ma già un mese prima di "Mike" Vreeland, personaggi molto più importanti si erano comportati come se già sapessero. Anzi di più: come se già sapessero quel che il governo americano avrebbe fatto dopo l'attacco al WTC.

    Berlino, 11 luglio 2001. Tre alti funzionari statunitensi incontrano nella capitale tedesca membri dello spionaggio russo e britannico e li informano che gli Usa progettano un attacco militare contro l'Afghanistan. Quando? A ottobre. I tre alti personaggi sono Toni Simmons, ex ambasciatore Usa in Pakistan, Karl Inderfurth, già assistente segretario di Stato per gli affari dell'Asia meridionale, e Lee Coldren, che ha lavorato al Dipartimento di Stato come esperto del Sud Asia. Sappiamo i loro nomi e il genere d'informazione che hanno comunicato dal Guardian (22 settembre 2001), dalla BBC (18 settembre), e da Interpress Service (16 novembre).

    E' anche probabile che i tre abbiano riferito quel che negli ambienti internazionali qualificati poteva essere già un segreto di Pulcinella. Ancora il britannico Guardian, il 26 settembre 2001, a firma Felicity Lawrence, rende noto che fin dall'estate 2001 "secondo informazioni non confermate, truppe speciali uzbeche e tagike erano in addestramento in Alaska e in Montana [..], mentre gli US Rangers stavano addestrando truppe speciali in Kirghizistan". Aggiunge che " l'alto funzionario del Dipartimento Difesa Usa, dottor Jeffrey Starr ha visitato il Tagikistan in gennaio".

    C'era chi sapeva quel che stava per accadere con tale precisione, da puntarvi sopra denaro. Molto denaro. Fra il 6 e il 7 settembre 2001 (mancano quattro giorni all' attacco qualcuno, su mercato nanziano New York, acquista 4.744 opzioni "put" della United Airlines. Chi acquista opzioni "put" si impegna a vendere un determinato numero di azioni, a un prezzo convenuto, entro un termine stabilito; in pratica, scommette sul ribasso di quel titolo, per guadagnarci. Il 10 settembre, vengono parimenti acquistate 4.516 opzioni "put" della American Airlines. Ciò fa stranamente impennare i grafici delle compravendita giornaliere l'acquisto di opzioni "put" sulle due compagnie aeree in quei giorni è del 600 per cento superiore al normale. E nessun'altra compagnia aerea è oggetto di una simile speculazione al ribasso. Anche perché proprio il 10 settembre l'agenzia economica Reuters scrive che "si prevede un rialzo per le azioni delle compagnie di volo". Gli anonimi speculatori vanno sicuri contro la tendenza del mercato, perché sanno con certezza che solo la United e la American avranno i loro aerei dirottati e lanciati alla distruzione.

    Dopo la tragedia, il New York Times e il Wall Street Journal hanno abbondantemente parlato di questo caso di insider trading della morte; e l'FBI si è affrettata a indagarlo. Anche perché risalire agli ignoti e ben informati speculatori, significava arrivare molto vicino alle menti organizzatrici della strage; e la certezza di tutti gli inquirenti era che l'inchiesta avrebbe portato a scoprire la rete finanziaria del miliardario saudita Bin Laden e di AI-Qaeda, la sua formazione di terroristi globali. Non c'era dubbio che gli autori dell'attentato coincidessero con gli autori della speculazione. Invece non è stato così. L' inchiesta sulle opzioni put ha portato gli investigatori su tracce assai lontane da Bin Laden, anzi in una direzione diametralmente opposta. Ne riparleremo, perché questo caso (e il silenzio sulle indagini che ne è seguito, dopo l'apertura di certe porte sorprendenti) mette gli eventi dell'11 settembre in una prospettiva completamente diversa da quella promossa dalle versioni ufficiali. Per intanto tenetelo a mente.

    Noi dobbiamo correre, per darvi l'ultima notizia che annunciò il disastro in anticipo. 11 settembre: è l'alba a New York, solo due ore prima dell'evento. Negli uffici della Odigo, situati nelle immediate vicinanze delle Torri Gemelle, gli impiegati sono già al lavoro. La Odigo è un'azienda di "instant messages", Internet, posta elettronica, segnalazioni su cercapersone: si lavora 24 ore su 24 ai computer, al software, sui portali Internet. La Odigo è in rete con il mondo intero, e smista i messaggi elettronici che rimbalzano dai più lontani angoli del pianeta. A New York, la giornata si annuncia tersa, bellissima. Il primo sole comincia ad accendere le facciate a specchio dei grattacieli.

    Due impiegati della Odigo ricevono sul loro computers un "messaggio di testo" che li avverte dell'imminente attacco al World Trade Center. Presto, fra poche decine di minuti, dice il messaggio.

    Il testo completo del messaggio non ci è noto. Secondo il Washington Post - che pubblicò la notizia il 26 settembre 2001 - "l'azienda (Odigo) ha detto di non poter rivelare il contenuto del messaggio o l'identità chi lo ha spedito, dato che tutto è coperto da segreto istruttorio". Ciò che i giornalisti del Washington Post hanno potuto strappare al vicepresidente Alex Diamandis è che a ricevere il messaggio sono stati "due addetti dell'ufficio di ricerca e sviluppo e vendite internazionali" della Odigo, "che ha sede in Israele". Il messaggio è stato inviato da "un altro utente circa due ore prima del primo attacco".

    "Subito dopo gli eventi tragici a New York, i due addetti hanno avvertito la direzione del messaggio ricevuto e questa ha allertato i servizi segreti di Israele. A sua volta, l'FBI è stata informata".Si può risalire a chi ha spedito il messaggio? "Colui che l'ha inoltrato non è personalmente conosciuto dagli impiegati della Odigo", è la obliqua risposta d vicepresidente della ditta. Dietro insistenza, viene fuori però almeno questo: "La ditta in genere protegge la privacy dei suoi utenti. Però gli impiegati hanno registrato il protocollo dell'indirizzo Internet dell'inoltrante il messaggio". Inoltre: "I servizi della Odigo comprendono un software chiamato People Finder (il Trovagente) che consente agli utenti contattarne altri".

    Sembrerebbe un gioco da ragazzi risalire al bene informato. Specie per l'FBI e i servizi segreti israeliani. Ma se hanno scoperto qualcosa di concreto, non ne sappiamo nulla: anche su questa notizia è calato il silenzio. Un silenzio inspiegabile, a tanti mesi dalla tragedia. Che alimenta sospetti e lascia spazio alla disinformazione incontrollata, o a maligne leggende urbane.

    Fra queste, una ha fatto il giro del mondo: migliaia (la voce dice quattromila) operatori ebrei, il cui posto di lavoro erano le due Torri, quell'11 settembre hanno preso le ferie. Questa voce - che mira chiaramente ad agitare lo spettro del complotto ebraico - pare aver origine da notizie di stampa su giornali arabi (fonti ben meno credibili del Washington Post) e non è stata né ripresa né verificata negli Stati Uniti. La sola notizia certa riguarda la ZIM: una grossa ditta di trasporti e navigazione israeliana, che aveva i suoi uffici al piano 47 della Torre Uno (la prima colpita) e che aveva traslocato due settimane prima dell'11 settembre, trasferendo i suoi 200 impiegati alla nuova e più economica sede di Norfolk, Virginia. "Zim workers saved by costcutting", titolava con sollievo il Jerusalem Post del 13 settembre 2001: "I lavoratori della ZIM salvati dalla riduzione dei costi". Del resto, anche la britannica Barcklay's Bank aveva gli uffici nelle Torri, ed aveva traslocato da poco .Il Wordl Trade Center,il più vasto spazio per uffici del mondo, era un porto di mare; aziende che vengono e vanno, che pagano l'affitto per qualche mese e poi cambiano sede.

    Il sospetto va esercitato a mente fredda, senza paranoia e controllando bene la credibilità delle fonti. Come stiamo facendo in queste pagine. Tutto ciò che possiamo dire è questo: qualche decina di persone hanno mostrato di sapere "prima". E FBI, CIA, servizi israeliani hanno tutti i mezzi per scoprire chi sono, e come mai sapevano. Se ci fosse, s'intende, la volontà di far luce.
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    Il rapporto sull'11 settembre
    L'omissione della verità
    di Sergio Finardi da "Il Manifesto" del 6 agosto 2003

    Il rapporto sull'attività delle agenzie e dei servizi segreti statunitensi («Intelligence Community», IC), prima e dopo gli attacchi dell'11 Settembre 2001, è stato condotto da una Commissione congiunta dei Comitati di Senato e Camera sui Servizi Segreti ed ultimato nel Dicembre 2002. Dopo sette mesi di revisione e pesanti censure per ragioni di «sicurezza nazionale», è stato reso pubblico poche settimane fa. Scopo formale e limite del lavoro della Commissione, da un lato la comprensione degli errori e delle responsabilità della IC di fronte alla minaccia terroristica e dall'altro l'individuazione di elementi di riforma della stessa IC, che assorbe decine di miliardi di dollari nel suo complesso (i bilanci reali sono segreti) e tra i duecento e i trecentomila addetti diretti e indiretti in patria e all'estero.
    Eleanor Hill, ex Ispettrice Generale del dipartimento della Difesa e per 15 anni pubblico ministero in Florida, ha guidato lo staff di ricerca, mentre a presiedere all'attività della Commissione sono andati quattro parlamentari con una lunga esperienza politica, due per ognuno dei Comitati, nelle figure dei loro presidenti e vicepresidenti: per la Camera, Porter J. Goss (Repubblicano, Florida, ex-agente del servizio Operazioni clandestine della CIA, già membro del Comitato di indagine sull'esportazione di tecnologia satellitare alla Cina) e Nancy Pelosi (Democratica, California, membro anche del Comitato sugli Stanziamenti di Bilancio, punta della «sinistra» in Congresso); per il Senato, Bob Graham (D., Florida, già governatore della stessa, tra i maggiori proponenti del famigerato Patriot Act) e Richard C. Shelby (R., Alabama, sponsor di programmi di armamenti e di quello per la difesa missilistica spaziale, membro anche del Comitato del Senato sulle Attività bancarie, presidente del sottocomitato sui Trasporti). Tra i membri della Commissione, John D. Rockefeller IV, della relativa dinastia (D., West Virginia, più volte suo governatore, esperto di Estremo Oriente e membro del Comitato del Senato sulle Relazioni Internazionali, nonché della Trilateral Commission).

    Iniziato nel Giugno 2002, il lavoro della Commissione (un milione di documenti esaminati, 500 interviste condotte e 20 audizioni) si è svolto, per così dire, in salita. I suoi membri hanno più volte denunciato gli ostacoli procedurali posti da Bush e Cheney, nonché i tentativi di negare l'accesso a informazioni essenziali da parte dei responsabili della Sicurezza nazionale, dei vari servizi segreti e del dipartimento della Giustizia. Il lavoro di censura, inoltre, è stato tale da far dichiarare a Bob Graham, al momento della presentazione del rapporto (24 luglio 2003), di essere «profondamente irritato dal volume di materiali che sono stati censurati» ed aggiungere che la Commissione, nella raccomandazione finale n.15, chiamava «Presidente, corpo esecutivo e Congresso a rivedere i criteri correnti per la secretazione dei documenti e a renderli più realistici», parole rese anche più chiare da quelle finali della raccomandazione n.15, ove si chiedono all'esecutivo misure «che mettano al riparo contro l'uso del processo di secretazione dei documenti come scudo per proteggere gli interessi di bottega dei servizi».

    Le difficoltà al proposito sono emerse sin dall'inizio, come è facile dedurre da una delle appendici del rapporto intitolata «Limitazioni all'Accesso [alle informazioni] incontrate dalla Commissione congiunta» e comprendente in realtà quattro dei noccioli essenziali della vicenda, che sono rimasti così «in sospeso»: il mancato accesso ai testi dei rapporti quotidiani dell'IC al presidente (President's Daily Brief), che non ha permesso di provare che Bush jr. era al corrente di certi eventi; il negato accesso a documenti CIA sulle relazioni con Stati esteri, che non ha permesso di valutare gradi e merito della loro collaborazione; il rifiuto dell'amministrazione di rilasciare dati sui budget per le attività della IC, che non ha permesso di valutare l'entità delle risorse reali in relazione ai compiti; il diniego posto da Condoleeza Rice (responsabile del National Security Council) all'accesso a certi documenti relativi alle operazioni clandestine della CIA contro Bin Laden prima dell'11 Settembre.

    Cosa si ricava, comunque, dalla lettura del rapporto, i cui contenuti riassumiamo qui sopra? Si può rilevare che vi è una certa sconnessione tra le conclusioni e raccomandazioni fatte dalla Commissione e quanto emerge dal rapporto stesso. Per quanto possa essere divertente o utile puntare il dito sui fallimenti e i burocratismi meschini della IC nella vicenda, dal rapporto si evince che la stessa IC ha di fatto prodotto un considerevole lavoro di intelligence e di contro-misure, clandestine e non, sulle reti terroristiche. Nonostante le giuste critiche portate al rapporto stesso da due dei membri della Commissione, in una memoria allegata, emerge abbastanza chiaro che ciò che di importante non è in realtà stato fatto riguarda i massimi responsabili delle Amministrazioni Clinton e Bush, segnatamente di quest'ultima. Ed emerge piuttosto evidente che quelle «omissioni» hanno dei lati molto oscuri. Vi era una massa di informazioni disponibili sull'estrema probabilità di un attacco imminente del tipo di quello effettuato e il rapporto le elenca partitamente.

    Ne aggiungeremmo noi altre - in base alla lista compilata, con citazione della relativa fonte pubblica, da Paul Thompson del Center for Cooperative Research - che erano in possesso della IC statunitense, ma di cui il rapporto non parla: informative circostanziate venute dal Marzo all'Agosto 2001 da: Afghanistan, Argentina, Egitto, Germania, Giordania, Gran Bretagna, Italia, Israele, Marocco e infine Russia (su ordine diretto di Putin, come da lui stesso dichiarato). Dunque? Si sarebbe tentati di trarne qualche conclusione, ma di ciò che non si può provare conviene tacere.
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    Der Wehrwolf

 

 
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