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  1. #1
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    Predefinito Ex Popolari in rotta con la Margherita

    Era solo questione di tempo. Dopo aver sopportato la liquidazione del Ppi e la confluenza nella "eterogenea" Margherita alcuni ex popolari alla notizia del partito unico riformista lanciato da Prodi non se la sono sentiti di cancellare definitivamente la loro identità. Si tratta di pezzi grossi dell'ex Ppi: Martinazzoli,
    De Mita, Mancino, Fioroni. Ma il malessere sembra dilagare tra gli ex popolari e sembra lambire anche Franco Marini. Clemente Mastella, anche lui ex dc, li ha preceduti con la sua Udeur.
    La domanda, direbbe Lubrano, sorge spontanea: Che faranno questi amici? I movimenti al centro fanno pensare, ed anche la mano tesa verso i centristi della Cdl. Qualcuno forse si è messo in testa di riprendere a tessere la tela del grande centro.

  2. #2
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    Predefinito

    macchè grande centro, eppoi figurati se Mancino e Martinazzoli fanno il salto della quaglia

  3. #3
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    Predefinito

    okkei, nel 2006 faranno rivincere berlusconi,

    io ci scommetterei contro brunik....

  4. #4
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    Predefinito

    Mi pare un po' campata in aria un'idea di questo tipo....

  5. #5
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    Predefinito Re: Ex Popolari in rotta con la Margherita

    In origine postato da Lepanto
    Era solo questione di tempo. Dopo aver sopportato la liquidazione del Ppi e la confluenza nella "eterogenea" Margherita alcuni ex popolari alla notizia del partito unico riformista lanciato da Prodi non se la sono sentiti di cancellare definitivamente la loro identità. Si tratta di pezzi grossi dell'ex Ppi: Martinazzoli,
    De Mita, Mancino, Fioroni. Ma il malessere sembra dilagare tra gli ex popolari e sembra lambire anche Franco Marini. Clemente Mastella, anche lui ex dc, li ha preceduti con la sua Udeur.
    La domanda, direbbe Lubrano, sorge spontanea: Che faranno questi amici? I movimenti al centro fanno pensare, ed anche la mano tesa verso i centristi della Cdl. Qualcuno forse si è messo in testa di riprendere a tessere la tela del grande centro.
    non essere d'accordo a dare un partito unico non vuol dire essere contro l'ulivo.


    no, questi valenti politici non appoggieranno mai berlusconi e, dal momento che hanno scelto la margherita come loro futuro, non lasceranno l'Ulivo e il controsinistra, le cui forme sono ben difficili da decidere.
    Se volessero il grande centro sarebbero nell'Udeur o non avrebbero sciolto il PPI.

    La margherita è il partito nato sotto la coalizione.

  6. #6
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    Predefinito

    A mio avviso ci sarà pure un po' di maretta ma arrivare a dire che quei politici appoggeranno il Cavaliere la vedo molto fumosa come idea.
    Ormai il malcontento generale della gente contro il Governo ma in particolare proprio verso Berlusconi si tocca con mano, una rielezione è praticamente possibile e gia si sta ogni giorno sfiorando il collasso governativo.

    Anche sulla proposta Folliniana del grande centro esprimo perplessità,almeno nell'immediato...si andrebbe a formare un qualcosa (a meno che non ci siano accordi e programmi precisi la cui preparazione richiede molto tempo) di simile alla CDL, destinato poi a estingiersi o perdere consensi e pezzi.


    Una cosa è certa, Margherita e Ulivo continueranno a dialogare ancora per tanto tempo..lasciam perdere quelli che escono..prima o poi rientrano!

    A proposito..ma Mariotto Segni, non doveva essere l'artefice della nuova FORZA ITALIA????

  7. #7
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    Predefinito La rivolta è appena cominciata...

    La resistenza degli ex dc «Meglio correre da soli»


    ROMA - Ha cominciato Ciriaco De Mita : «Se si continua così, con la lista unica e il partito unico, io mi metto in proprio». Ma fosse stato solo per lui all’interno della Margherita nessuno avrebbe suonato il campanello d’allarme. Perché, come ama dire Mino Martinazzoli, «in fondo Ciriaco ha sempre giocato in proprio». Peccato che dopo di lui ora parlano in molti, tanto che sembra un fiume in piena, quello dei popolari che rialzano la testa. E che in coro, seppure con diverse sfumature, manifestano la loro robusta resistenza alla proposta lanciata da Romano Prodi e Francesco Rutelli, la stessa sulla quale già si stanno tormentando da settimane i Ds. Il primo a reagire all’intervista di De Mita al Corriere del Mezzogiorno è stato, sullo stesso giornale, l’ex presidente del Senato Nicola Mancino : «Sono d’accordo con lui: se nasce il partito unico mettersi in proprio sarà una necessità». E ancora: «Immaginare di riunire schegge di un partito e di un altro per fare la Cosa 3 di D’Alema significa avere la testa tra le nuvole. Dico a D’Alema e Prodi: è facile dividere, ma è difficile unire».
    È soddisfatto Franco Marini . Domenica a Lerici, durante la festa della Margherita , spiegherà nei dettagli il suo pensiero. Ma si sa che non ha digerito la proposta prodiana: «Siamo una formazione politica aperta, all’interno della quale possono coesistere opinioni diverse. Sono comunque contento che molti autorevoli amici la pensino come me rispetto alla lista unica e al partito unico. Ognuno nella Margherita sosterrà le sue tesi e vedremo come andrà a finire».
    Marini non si riferisce solo a De Mita e Mancino. Anche l’ex leader del Ppi Gerardo Bianco è infatti sulla stessa lunghezza d’onda: «Capisco perfettamente la posizione assunta da De Mita: era nell’aria e corrisponde alla stessa linea espressa da me durante l’ultimo nostro congresso, quando il partito venne congelato prima di perdersi nei meandri di una confusa Margherita».
    Parla a lungo del problema anche Giuseppe Fioroni , esperto di bioetica e associazionismo, uomo di punta degli ex popolari: «Una cosa è certa: ciò che hanno detto De Mita e Mancino non può essere liquidato con sufficienza o come semplici battute perché esprime una preoccupazione più vasta all’interno della Margherita. Stiamo attenti a non bruciare le tappe con la corsa verso il partito unico dei riformisti. Ricordo solo che al momento non abbiamo ancora terminato il percorso di formazione della Margherita e che a febbraio ci sarà il congresso». E la lista unica? «Le liste sono lo strumento con cui si cerca di vincere le elezioni: vanno quindi valutate attentamente. Non possiamo rischiare di perdere le europee perché, come tutti sanno, sono un’anticipazione delle politiche».
    Interviene anche Mino Martinazzoli , l’uomo che traghettò la Dc verso il Ppi e che in questo momento storico si tira fuori dalla Margherita: «Chi crede alla lista unica la faccia perché aiuterebbe a concludere l’iter del bipolarismo. Ma non è la mia idea e non ci credo». E alla fine si scopre che l’argomento risveglia l’interesse anche di un ex popolare-ex amico di De Mita che abbandonò il partito per andare con Democrazia Europea: «Caro Ciriaco, il mio obiettivo resta lo stesso: costruire un’unica forza popolare italiana. Senza veti e pregiudizi, con chi si è già dichiarato popolare e con chi sia disposto a diventarlo o ridiventarlo». Firmato, con un bel po’ di nostalgia, Ortensio Zecchino .

    Roberto Zuccolini
    "Corriere della Sera"

  8. #8
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    Predefinito E dopo i popolari campani anche i lombardi si ribellano

    Lettera del coordinatore


    Margherita, dalla Lombardia arriva la fronda


    MILANO - Che la fronda parta dalla Lombardia? Di certo, per ora, c’è una lettera che il coordinatore regionale della Margherita, Battista Bonfanti, ha scritto a Rutelli per esprimere «la netta e irriducibile contrarietà sia all’ipotesi della lista unica, sia all’ipotesi del partito-riformista (più o meno) unico». Bonfanti dice forte il suo no, che, se «non è la posizione ufficiale del coordinamento», tuttavia rappresenta «un malessere molto diffuso nella base e nei nostri amministratori in tutta la regione». E soprattutto tra gli ex dc, già usciti allo scoperto con l’iniziativa di De Mita e Mancino. C’è da scommettere che alla riunione del direttivo, fissata per lunedì, saranno in molti a schierarsi sulla linea di Bonfanti: «La sua posizione è condivisa», conferma il coordinatore provinciale Vincenzo Ottolina. La lombarda Patrizia Toia, ex ministro, conosce questo malessere: «Sono contraria al partito unico, anche perché non si capisce altrimenti per quale motivo si stia lavorando al progetto della Margherita. E chiedo di costruire una buona Margherita dentro l’Ulivo, al quale crediamo fermamente». E la lista unica? «Su questo - conclude - sono disposta a ragionare. Con cautela». Ci sono altri punti di vista: «Meglio essere un popolare vivo nell’Ulivo che morto nella Margherita», sintetizza l’onorevole lombardo Lino Duilio. «Anche perché - prosegue - è schizofrenico non vedere nella sede dell’Ulivo ciò che avviene nella sede della Margherita. Temono di perdere l’identità popolare: perché, forse oggi esiste nella Margherita?».

    Elisabetta Soglio
    "Corriere della Sera"

  9. #9
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    Predefinito Non voglio morire socialista



    Napoli, 5 set (Adnkronos)- ''Prodi s'illude, non voglio mica morire socialista''. Lo afferma al 'Quotidiano Nazionale' Gerardo Bianco, ex segretario del Ppi, riguardo la proposta Fassino-Rutelli di lista unica e di progetto federativo. ''Pensare di 'maritare' -prosegue- schegge di partiti che non hanno alcuna radice culturale comune e, talvolta, esigenze politiche diverse e' un errore che rischia di concludersi in un disastro''.
    (Rre/Pe/Adnkronos)
    05-SET-0311:46

  10. #10
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    Predefinito Re: Non voglio morire socialista

    In origine postato da Lepanto

    Napoli, 5 set (Adnkronos)- ''Prodi s'illude, non voglio mica morire socialista''. Lo afferma al 'Quotidiano Nazionale' Gerardo Bianco, ex segretario del Ppi, riguardo la proposta Fassino-Rutelli di lista unica e di progetto federativo. ''Pensare di 'maritare' -prosegue- schegge di partiti che non hanno alcuna radice culturale comune e, talvolta, esigenze politiche diverse e' un errore che rischia di concludersi in un disastro''.
    (Rre/Pe/Adnkronos)
    05-SET-0311:46
    non è un problema, non vogliamo far diventare socialista nessuno.

 

 
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