Dal Gruppo Bairo Onlus ricevo, per conoscenza, questa lettera indirizzata al sindaco di Forte dei Marmi:

« Alcuni turisti hanno segnalato uno spiacevole fatto che li ha visti, loro malgrado, testimoni a Forte dei Marmi. In centro città, presso una piccola piazza, c'erano dei pony che, a mo' di girotondo forzato, trainando un seggiolino, venivano usati per puro divertimento dei bambini. Uno spettacolo veramente indegno di un Paese definito progredito e civile. Queste povere bestiole, fra l'altro molto fragili e sensibili, erano costrette per ore e ore a compiere un tragitto ripetitivo e snervante, subendo, loro malgrado, un trattamento non consono alla loro natura. Riteniamo che questi spettacoli siano umilianti e diseducativi, in quanto non danno certo il buon esempio al rispetto verso le altre forme di vita. Sono da definirsi veri e propri maltrattamenti perpetrati a esseri inermi e innocenti che, esattamente come noi uomini, provano sentimenti, emozioni e dolore fisico.
Dopo quanto riferito, sarà nostro dovere boicottare Forte dei Marmi quale meta per le vacanze, in quanto riteniamo che l'immagine di un Paese e di una città sia condizionata anche da come i suoi cittadini trattano gli animali. L'immagine attuale della sua cittadina non fa certo pensare a una buona cultura animalista. Ci auguriamo un tempestivo intervento affinché questa ignobile giostra venga immediatamente sostituita da un divertimento meno vergognoso e più educativo».
Gruppo Bairo Onlus
Solo ora, cari amici, rispondo alla vostra lettera, perché solo ora, di ritorno da un viaggio in Sicilia, l'ho letta e fatta leggere a mia moglie, animalista come voi e come me.
Sono d'accordo con voi e incondizionatamente, e bellicosamente, dalla vostra parte. Quello che voi denunciate, e che sul "Messaggero" denuncio anch'io, è uno scempio ignobile e indegno di un Paese civile e di una cittadina che ho sempre frequentato e amato.
Non so che cosa abbia fatto il sindaco. Non so se la giostra sia ancora lì. Non so se i pony facciano ancora il girotondo. Quello che so, sapete anche voi, devono sapere tutti, è che gli animali non vanno sfruttati né umiliati (sì, umiliati). Non sono strumenti di sadico divertimento, non sono cose, non sono trastulli da usare, e di cui abusare, monetizzandone le prestazioni. Gli animali, tutti gli animali, anche i più ripugnanti, anche quelli che vengono proscritti e perseguitati come nocivi, non devono, per colpa dell'uomo, e per favorire i suoi passatempi, soffrire.
E questo perché sentono, gioiscono, patiscono come noi. Quando guardo negli occhi Poldo, il mio burino, meticcio e trovatello, sdentato e scartellato, io vedo la mano, una delle tante, infinite mani del Creatore. Una mano diversa da quella che ha forgiato noi, uomini e donne, ma una mano che infonde vita e coscienza anche a un cane, a un gatto, a una tartaruga, a una farfalla, a una mosca, a uno struzzo.
Questo mi fa dire che gli animali hanno un'anima, contenuta nel loro stesso etimo. Non un'anima individuale, come noi: un'anima collettiva. Nel grande, immenso serbatoio della natura hanno un posto e un ruolo, e questo posto noi dobbiamo lasciargli, questo ruolo garantirgli.
Non siamo brahmani né buddhisti, ma anche per noi, laici, panteisti e non atei, l'evoluzione plasma l'umanità futura fin dai gradini più bassi. Maltrattare e uccidere gli animali ostacola e ritarda il progresso morale e spirituale del cosmo e delle creature che lo popolano, tese e migliorarsi in vista dell'arcana fusione con il supremo demiurgo.
Bestemmie, forse, per le orecchie di quei gesuiti, fedelissimi servitori di Dio, e non di Dio soltanto, che osano sentenziare: «Mentre tutti gli esseri creati sono chiusi in se stessi, nella ricerca “egoistica” di quello che conviene loro o alla vita o alla conservazione della specie, solo l'uomo è capace di amare: cioè di uscire da sé, dal proprio interesse egoistico, per entrare in una relazione con l'altro che sia di dono e di comunione». No, non ci siamo.
Rileggiamo la Genesi: «Dio creò l'uomo (gesuita compreso) e lo benedì, così come creò e benedì le grandi balene». Il ventiquattresimo capitolo del Levitico, nel testo originale ebraico, trabocca di pietà e di amore per le bestie. E l'Esodo, non estende forse il riposo del sabato anche "ai bovini e a ogni altro animale"?
Padri Gesuiti, rileggete la Bibbia e meditatela. E lei, signor sindaco di Forte dei Marmi, se già non si è mosso, si muova. Finché i pony faranno il girotondo, inchiodati a una giostra, nella sua città non metteremo più piede nemmeno noi.

Roberto Gervaso
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Martedì 9 Settembre 2003 Il Messaggero