Nel 1994 Priolo, nel golfo di Siracusa, diventa per decreto area a elevato rischio ambientale. Ci sono 20 chilometri di petrolchimico e la mortalità raggiunge il 33 per cento, le malformazioni superano di tre volte la media siciliana. L’allora ministro per l’ambiente Altero Matteoli stanzia 100 miliardi per avviare un piano di bonifica e risanamento.
La regione incassa i soldi. Passano anni, quei soldi non si spendono e l’inquinamento avanza. Nell’estate del 2000 nello stabilimento si verificano un paio d’incidenti mortali. Ci si ricorda del piano di risanamento mai partito. Scatta la nomina di un commissario, il prefetto di Siracusa, che chiede il trasferimento dei 100 miliardi. Ne arrivano dieci a luglio 2002. Intanto la procura di Siracusa scopre, nei sedimenti marini, una presenza di mercurio migliaia di volte sopra i limiti di legge e dai rubinetti dell’acqua di un contadino di Priolo scende benzina. A gennaio del 2003 gli alti vertici dell’Enichem e Polimeri Europa e un funzionario della Provincia sono arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento di rifiuti pericolosi per la salute. Si riparla del risanamento che doveva essere completato e invece non è mai partito.
Oggi nelle casse della prefettura continuano a esserci solo 10 miliardi, gli altri 90 sono sempre a Palermo. Il ministro dell’Ambiente è di nuovo Matteoli che stanzia altri 48 milioni di euro per Priolo. Questa volta li gestirà direttamente ? No, come vuole la procedura, transitano dalle casse della Regione. E’ bene sapere che quando la pubblica amministrazione non fa il suo dovere vengono nominati i commissari. Oltre al prefetto di Siracusa anche l’onorevole Cuffaro è commissario straordinario per i rifiuti e il prefetto di Catania subcommissario per le bonifiche. I commissari, oltre allo stipendio, per questi incarichi extra percepiscono 5 mila euro al mese.

Milena Gabanelli