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Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Uomini e funghi.

  1. #1
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    Predefinito Uomini e funghi.

    I funghi si dividono in tre categorie riconducibili al loro sistema di alimentazione:
    I funghi simbionti,i funghi parassiti e i funghi saprofiti.
    Nei primi vi è un interscambio di sostanze nutritive con la pianta ospite. Si instaura così un rapporto di collaborazione che,a grandi linee,potremmo definire,passatemi il termine,confederale.
    Nei secondi,non v’è interscambio e il fungo ruba all’ospite tutto ciò di cui ha bisogno. Lascio all’immaginazione del lettore definire di quale tipo possa essere il rapporto in questo caso..
    I funghi saprofiti traggono invece il loro nutrimento da sostanze organiche morte.
    Ovviamente la natura non opera a compartimenti stagni; vi sono alcune vie intermedie..
    La più interessante di tutte,a mio parere,riguarda quella in cui un fungo parassita,una volta esaurita la capacità dell’ospite di dargli nutrimento (e,di conseguenza,avendolo ucciso) si trasforma in saprofita e tira a campare cibandosi della sua carcassa.
    Perché questo preambolo? Così.. mi andava di tenere una lezioncina micologica.. eventuali collegamenti col resto del thread sono puramente casuali ed imputabili alla malafede del lettore.

    Venendo all’attualità,all’indomani della celebrazione dei fatti verificatisi all’indomani dell’otto settembre ,mi duole rimarcare il fatto della profonda ignoranza che alberga tra le fila dei corazzieri italici i quali,ligi all’etichetta,incuranti della sacralità del gesto,buttano in acqua una corona di fiori come se stessero gettando fuoribordo il contenuto della pattumiera di un motopeschereccio.
    Allora: anche l’ultimo dei mozzi sul Dio Po e perfino io che mi sento male sul vaporetto in laguna so che se voglio che la corona di fiori cada per il verso giusto non la devo mollare alla cazzo di cane ma devo lanciarla imprimendole un movimento rotatorio.
    Diversamente,si assiste alla scena squisitamente fantozziana della corona che va a sbattere a testa in giù in una spanciata memorabile… Splaff… alla faccia di chi ha fatto la fine del topo sulla corazzata roma e sui due cacciatorpedinieri nel golfo dell’Asinara.
    Ovviamente,per imprimere un movimento rotatorio ad hoc,due carabbinieri sono di troppo; uno basta e avanza. Naturalmente bisogna tirare a sorte per stabilire chi debba stare a casa e rinunciare all’indennità per la trasferta… Direi che con tutto quello che vi tirate giù in più oltre allo stipendio non è poi un grande sacrificio,no..?
    Consiglierei,oltre al manuale “1001 modi per essere un bravo corazziere”,anche l’acquisto del famoso “La legge di Murphy” nel quale gli aspiranti corazzandi potranno trovare utilissime massime quali il Corollario di Jenning alla Legge della gravità selettiva: “Le probabilità che il pane cada sul lato imburrato sono direttamente proporzionali al costo del tappeto”.
    Applicate detta legge alla cerimonia in esame e capirete l’imprescindibile necessità di impossessarvi del tomo in questione…
    Quando La Mardania era un giornale con un minimo di spina dorsale,uscì un’articolo sul numero esorbitante di corazzieri addetti al Quirinale e al suo illustre inquilino. Mi pare che fossero circa ottocento effettivi tolti alla collettività a suon di stipendi farciti di indennità e roba simile.. tutto ciò non ha NULLA a che fare col meraviglioso mondo della micologia…
    Poi c’è uno che dichiara che l’italia comincia a risorgere all’indomani dell’armistizio.. Boh,avrà ragione lui che c’era e,patente alla mano,ha vissuto quei momenti.. Purtroppo e per fortuna io non c’ero e mi tocca accontentarmi del libro di storia di quinta elementare…
    Curioso.. a quanto pare quell’idiota dell’autore sostiene un’altra tesi: la curva iperbolica iniziata alla fine della prima guerra mondiale non si è ancora conclusa; Gli italiani non sono affatto stanchi di rimanere nella cacca fino al collo dell’uniforme: si continuerà a sparacchiare a destra e a manca anche all’indomani della “fine delle ostilità”.. Illuminante,ad esempio,il resoconto che puntualmente ne darà Guareschi con i suoi continui accenni al “Messico d’italia”.. Sta a vedere che lo sport preferito da certi individui è quello di imboccare i vivi con delle vaccate a proposito (o a sproposito?) dei loro antenati morti?
    FUNGHIII… FUNGHI DI STAGIONEEEE.. SOLO FUNGHI ITALIANIIIII……….. VENGHINO SSIORIIIII…
    Dalla Real Casa,ovviamente,solo applausi sperticati. Tralasciamo le ovvietà del sabaudo napoletano autoincoronatosi Aspirante re (con tanto di ex-biscottaia aspirante regina) di un regno mai esistito dopo che il padre aveva chiaramente espresso che il regno in quanto tale moriva con lui,e passiamo ad altre e non meno inutili ovvietà espresse a nostro esclusivo beneficio dall’aspirante Delfino.
    Dice infatti il Prence di Venessia,o villici: “Ciampi ha fatto un bellissimo intervento; lo rispetto perché è un presidente molto aperto… …bla bla bla.. …sono particolarmente attaccato alla storia e sensibile a ciò che accade in italia… Noi Savoia siamo sempre stati vicini al nostro paese: siamo italiani..” ‘MECOJJONI!!!
    Allora: Per i pochi sfortunati che non hanno letto l’ultimo lavoro di Del Boca nonché a beneficio del nobiluomo qua sopra ricordiamo che Umberto I°,poco prima di venire accoppato da Bresci,stipula un’assicurazione sulla vita.
    I Lloyd di Londra,resisi conto di non poter onorare l’enorme premio assicurativo,si presentano da “sciaboletta” il quale,realizzando che a metterli in galera non glie ne verrebbe in tasca nulla,li rimanda in patria con l’incarico di lavorare per lui al fine di onorare il debito. Passano gli anni e le speculazioni alla Borsa di Londra vanno di bene in meglio.. Fino a che il buon Benito,ansioso di rompere il culo a mezza Europa,non ordina di far rientrare i capitali italiani parcheggiati all’estero causa guerra imminente. Tutti. Nessuno escluso… più o meno.. insomma,quasi…
    E fu così che oltre all’inenarrabile serie di porcate fatte alle spalle dei popoli della penisola,oltre ai 18 treni di mercanzia varia fatti uscire di straforo dai reali all’indomani del referendum,oltre a tutto ciò,la monarchia italiana,mentre mandava a crepare i suoi sudditi sulle sabbie di El Alamein e le nevi di Stalingrad al grido di avanti savoia,aveva la faccia tosta di finanziare l’economia di guerra degli alleati. Insomma,le bombette che la RAF & C. si pregiavano di consegnarci a domicilio erano pagate dall’augusto sovrano della Grande Nazione Italiona.
    Ripetiamo per il Delfino,italiano e come i suoi avi vicino al paese: Il padre di tuo nonno,COME MINIMO,avrebbe dovuto essere fucilato alla schiena come traditore della patria.
    Invece gli italos,al solito,spengono il cervello e si fanno infinocchiare dal primo mona che passa,al di là della carica che ricopre,sia istituzionale o meno.. Tutti a Napoli a battere le manine al reuccio.. alla faccia dei morti e dei prigionieri di guerra chiusi nei campi,costretti a cibarsi della carne dei cadaveri dei loro compagni.. Su,da bravi,italos,battetegli le manine,a lui e a quell’altro che,senza corona,fungheggia alla stessa maniera..
    FUNGHIII… FUNGHI DI STAGIONEEE…….



    “Il cimitero è stato adeguato alle esigenze dell’Unione Europea: l’hanno arricchito di un bel cancello di ferro battuto sorretto da gagliardi pilastri di pietra e il viale centrale,a un certo punto,si allarga per far posto a una grande vasca rotonda di pietra,sul bordo della quale si levano tre colonne che portano incise queste parole: “UNSERE VERPFLICHTUNG FRIEDEN-EUER OPFER”
    -Cosa significano?-domanda Albertino.
    -“CONTROLLATEVI NEL PARLARE: NON FATE CAPIRE A QUESTI POVERETTI CHE IL LORO SACRIFICIO E’ STATO VANO E CHE IL MONDO FA SCHIFO PEGGIO DI PRIMA. LASCIATELI RIPOSARE TRANQUILLI NELL’ILLUSIONE D’AVER INSEGNATO UN PO’ DI SAGGEZZA AGLI UOMINI”.
    -Dice proprio così?
    -Non so: penso io così e,per me,va bene.
    Pare che vada bene anche a lui: non lo convince il fatto che,in un cimitero così vasto,ci siano così poche croci. Gli spiego che i grandi rettangoli verdi che vede tutt’attorno non sono,come potrebbe sembrare,semplici vivai di pini,ma tumuli.
    -Sotto il manto delle giovani piante,ci sono fosse comuni e qui giacciono,buttati alla rinfusa come sacchi di stracci,i corpi di quelli che sono morti in comitiva,falciati dal tifo petecchiale o dal piombo.
    […]
    Riesco a individuare il punto in cui era sistemata la prigione: un buco scavato nella terra.
    Albertino vorrebbe dei particolari ma non gli do retta: tutto seppellito,tutto franato nel buco dove era la prigione. Inutile scavare per portare alla luce vecchie,disgustose cianfrusaglie.
    La prima qualità del cittadino dell’Unione Europea deve essere una gagliarda mancanza di memoria”.



    Giovannino Guareschi.
    Ritorno alla base.




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  2. #2
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    Ma allora ho sbagliato thread: era qui che dovevo postare l'articolo di Massimo Fini. Lo faccio? Lo faccio!
    _____________________

    Mercoledì, 10 Settembre 2003




    8 SETTEMBRE
    COME UNA SCONFITTA DIVENTA UN ORGOGLIO NAZIONALE
    di MASSIMO FINI

    Il tentativo di Carlo Azeglio Ciampi, coadiuvato da un non so quanto convinto Marcello Pera, di fare dell'otto settembre il simbolo della "rigenerazione nazionale" e del "riscatto del popolo italiano", più che arduo mi sembra impossibile.
    L'8 settembre vennero al contrario al pettine non solo i nostri errori, ma anche tutte le debolezze del nostro carattere nazionale, l'incapacità di sentirsi popolo, il cinismo, l'opportunismo, la furbizia, che vincenti, individualmente, nei periodi di normalità e di pace, aprono le porte alla tragedia collettiva nei momenti decisivi, quando non c'è più spazio per la cialtroneria e non si può contare sulla notoria benevolenza degli altri popoli nei nostri confronti.

    L'8 settembre è, e resta, la giornata della vergogna nazionale. Tradimmo due volte l'alleato tedesco con cui eravamo scesi in guerra contando sul cinico calcolo di Mussolini di sederci, con poca spesa, alla mensa del vincitore ("ci bastano poche centinaia di morti per sederci al tavolo della pace") e al quale, dopo la liquidazione del dittatore, avevamo assicurato la nostra lealtà. L'otto settembre smascherò questo comportamento ignobile e infantile.

    L'alleato era Hitler, è vero, ma il popolo italiano doveva pensarci prima, quando per ignavia, opportunismo, ignoranza, menefreghismo, aprì le porte al Fascismo, quando, negli anni Trenta, gli diede il suo entusiastico consenso, quando accettò, senza muovere orecchia, le ripugnanti (oltre che ridicole, poiché in Italia di puro non c'è niente, tantomeno la razza) leggi antisemite, quando entrammo in guerra.
    Il Re e Badoglio fuggirono ignominiosamente, imbarcandosi in un turbinio di suppellettili a Pescara, lasciando l'esercito senza ordini e in balia di se stesso, confermando e ribadendo così una tradizione di vigliaccheria della nostra classe dirigente che al momento del dunque trova sempre tutte le scuse per non assumersi le proprie responsabilità, tradizione che parte dalla disfatta di Caporetto (si leggano in proposito le memorabili pagine di Curzio Malaparte ne "La rivolta dei santi maledetti") passa, appunto, per la fuga del Re e dei dignitari, per Mussolini che, dopo tante parole sulla "bella morte" che mandarono al massacro i ragazzi di Salò, scappa travestito da soldato tedesco e prosegue nel dopoguerra con le lettere dell'Aldo Moro prigioniero e del Bettino Craxi latitante.

    In pochi giorni intere armate italiane furono disarmate e fatte prigioniere dai tedeschi senza colpo ferire. E non bastano gli eroici episodi di resistenza, a Roma, a Cefalonia, a Piombino, per riscattare un intero popolo e i suoi governanti. Anzi quegli episodi, insieme agli altri eroismi individuali che ci furono durante la guerra, confermano che non siamo un popolo e fanno piangere lacrime di rabbia per quei sacrifici inutili, compiuti in nome di valori in cui tutti dicevano di credere ma non credevano, secondo la prassi della "doppia morale" tipica nostra e della classe dirigente in special modo, che è tutt'ora in grande spolvero.

    Così come la Resistenza ha rappresentato il riscatto morale di quelle poche decine di migliaia di uomini e di donne che vi parteciparono (mentre il 25 aprile del 1945 gli italiani divennero tutti antifascisti da tutti fascisti che erano stati), ma fu un episodio del tutto marginale in quella grandiosa e tragica epopea che è stata la seconda guerra mondiale. L'Italia non ce la siamo liberata noi, l'hanno liberata gli angloamericani e i canadesi e i sudafricani razzisti e gli indiani e i marocchini. E abbiamo usato disinvoltamente e cinicamente la Resistenza per far finta, ai nostri occhi, di aver vinto una guerra che avevamo invece perso nel più ignominioso dei modi e ne abbiamo approfittato per non fare i conti con noi stessi, giusta la sciagurata definizione di Croce secondo il quale il Fascismo era stata solo "una parentesi".

    Il fascismo non è stata "una parentesi", è una costante della nostra storia. Il fascismo è una categoria dello spirito e gli italiani sono, sono rimasti (come ciascuno può ogni giorno vedere) profondamente intimamente fascisti (l'antifascismo del dopoguerra non fu il contrario del fascismo ma, con la sua intolleranza ideologica e il suo opportunismo, fu semplicemente un fascismo di segno contrario).

    Su queste cose bisognerebbe oggi ragionare invece di spargere a piene mani e a piene pagine quella retorica che il preveggente Alberto Savinio di "Sorte dell'Europa" individuava già nel 1943, proprio nei giorni che vanno dal 25 luglio all'8 settembre, come il vizio capitale, matrice di tutti gli altri, degli italiani. Ma certamente nemmeno Savinio poteva immaginare che si sarebbe arrivati al punto, finora mai toccato, di trasformare la vergogna dell'otto settembre in una giornata dell'"orgoglio nazionale".

    Massimo Fini

  3. #3
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    Dice bene,Fini.. ma a mio parere dice e non dice allo stesso tempo.
    L’Autiere di Livorno,adulto e vaccinato già a quel tempo,non può non conoscere i fatti.
    E nemmeno può pretendere che i suoi rappresentati facciano finta di niente in nome di chissà quale unità nazzzionale.
    Invece,forte della propria missione “indivisibilizzatrice” si scopre profeta dell’itaglianità a tutti i costi,alla faccia di chi in quegli anni ci ha lasciato le penne.
    Ma si sa: Se è Berluka che spara cazzate sul Benito si rischia una crisi dell’intero sistema solare..
    Se invece l’araldo della TV deficiente lo fa uno che proprio per il tipo di carica che ricopre dovrebbe misurare al millimetro i propri interventi allora va tutto bene. ..e si scrive una nuova e sempre gloriosa pagina di unità tricolore..
    Ora: O l’otto settembre è stato un trauma di tale portata per il nostro eroe da fargli perdere il lume della ragione per tutti gli anni a venire (e allora non c’è poi tanto da dormire sonni tranquilli,da parte nostra),oppure mente di proposito fidando del fatto che un popolo farlocco come quello italico,senza una memoria storica e inebetito dalla retorica sparsa a pieni polmoni dalle sirene televisive,possa (e voglia) bersi di tutto.
    Ne risulta che i vari “Fini” sparpagliati per lo stivale,una volta tratte le debite conseguenze dell’insano gesto,oltre a limitarsi a stigmatizzare il fatto dovrebbero attivarsi al fine dell’eliminazione (istituzionale) di tali figuri.
    1 Perché se non si sentono italiani dovrebbero subodorare una certa presa per il culo.
    2 Perché se italiani si sentono hanno quantomeno il dovere morale di pretendere per sé stessi dei rappresentanti non dico capaci,ma per lo meno sinceri.
    Ed in questo articolo,purtroppo,non si vede l’ombra di un minimo di amor proprio nemmeno da parte di Fini.
    Si spera nel prossimo.





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    In origine postato da Gatto rognoso
    Dice bene,Fini.. ma a mio parere dice e non dice allo stesso tempo.
    L’Autiere di Livorno,adulto e vaccinato già a quel tempo,non può non conoscere i fatti.
    E nemmeno può pretendere che i suoi rappresentati facciano finta di niente in nome di chissà quale unità nazzzionale.
    Invece,forte della propria missione “indivisibilizzatrice” si scopre profeta dell’itaglianità a tutti i costi,alla faccia di chi in quegli anni ci ha lasciato le penne.
    Ma si sa: Se è Berluka che spara cazzate sul Benito si rischia una crisi dell’intero sistema solare..
    Se invece l’araldo della TV deficiente lo fa uno che proprio per il tipo di carica che ricopre dovrebbe misurare al millimetro i propri interventi allora va tutto bene. ..e si scrive una nuova e sempre gloriosa pagina di unità tricolore..
    Ora: O l’otto settembre è stato un trauma di tale portata per il nostro eroe da fargli perdere il lume della ragione per tutti gli anni a venire (e allora non c’è poi tanto da dormire sonni tranquilli,da parte nostra),oppure mente di proposito fidando del fatto che un popolo farlocco come quello italico,senza una memoria storica e inebetito dalla retorica sparsa a pieni polmoni dalle sirene televisive,possa (e voglia) bersi di tutto.
    Ne risulta che i vari “Fini” sparpagliati per lo stivale,una volta tratte le debite conseguenze dell’insano gesto,oltre a limitarsi a stigmatizzare il fatto dovrebbero attivarsi al fine dell’eliminazione (istituzionale) di tali figuri.
    1 Perché se non si sentono italiani dovrebbero subodorare una certa presa per il culo.
    2 Perché se italiani si sentono hanno quantomeno il dovere morale di pretendere per sé stessi dei rappresentanti non dico capaci,ma per lo meno sinceri.
    Ed in questo articolo,purtroppo,non si vede l’ombra di un minimo di amor proprio nemmeno da parte di Fini.
    Si spera nel prossimo.





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    Lungi da me l'intenzione di incensare chicchessia, però devi ammettere che, con quello che passa oggi il convento della stampa, Massimo Fini è ancora uno dei pochi che, quando scrive, talvolta pizzica e smaschera gli stronzi in modo abbastanza lucido (anche se non sempre io sono d'accordo con tutto ciò che scrive). Non dimenticare poi che lui deve anche tener presente che scrive per "Il Gazzettino", un giornale la cui linea politica non è mai stata in sintonia con la Lega, specie quando questa era padana (nel senso di secessionista).
    Vorrei poi sapere se tu mi puoi gentilmente indicare un giornale per padani, quali io ti conosco e mi conosco
    Sono certo che non mi manderai ad acquistare il giornale di via Bellerio: se non è padano quello che era nato apposta per esserlo... Beh, insomma, ci dobbiamo arrangiare. Siamo oramai adulti. O no?
    Ciao Gatto intelligente.

  5. #5
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    Cool RAIXE VENETE ?

    se no,non avrei idea...

    Piuttosto:


    “In tutte le città italiane la guerra fascista combattuta accanto a Hitler (1940-43) viene ricordata insieme al suo opposto,la guerra antifascista combattuta contro Hitler (1943-45): le lapidi alla memoria dei soldati morti nelle campagne dei Balcani o dispersi in Russia stanno fianco a fianco con quelle dedicate ai partigiani caduti e alle vittime dei lager. Gianni Oliva parte da questa osservazione per interrogarsi sulle ragioni per cui il nostro paese non ha fatto i conti con il proprio passato.
    La Resistenza ha avuto come protagonista la parte migliore degli italiani ed è stata la palestra che ha formato politicamente la nuova classe dirigente. Ma non è stata l’esperienza di tutti gli italiani,sia perché non ha coinvolto l’intero territorio nazionale,sia perché ha convissuto con una realtà di segno opposto (il collaborazionismo della RSI) e con vaste “zone grigie” di attendismo.
    Ciò significa che l’antifascismo resistenziale,che pur costituisce il fondamento della democrazia repubblicana,non basta a trasformare l’italia uscita dal secondo conflitto mondiale in un paese vincitore,né ad assolverla dalle responsabilità della guerra fascista. L’esperienza antifascista maturata dopo l’8 settembre 1943 ha coinvolto solo una minoranza che ha consentito alla maggioranza di sentirsi assolta dalle proprie responsabilità. In questo consiste,secondo Oliva,l’alibi della Resistenza.
    Per il Pci di Togliatti,la lotta di liberazione rappresentava una sorta di legittimazione storica che permetteva a un partito rivoluzionario di trasformarsi in partito di massa. Per le forze moderate,la lotta di liberazione,interpretata come riscatto di tutta la nazione,significava attribuire la responsabilità della guerra unicamente al fascismo e “normalizzare” la nuova italia postbellica facendo transitare dal Ventennio alla Repubblica la vecchia classe dirigente.
    In altre parole,sostiene l’autore in questo saggio coraggioso e controcorrente,la Resistenza e i suoi valori non sono stati il punto d’avvio di una “nuova” italia capace di fondare il futuro sulla consapevolezza del passato,ma l’alibi per una generale autoassoluzione che ci ha impedito di domandarci fino in fondo come e perché l’italia è stata fascista sino all’estate 1943”.


    GIANNI OLIVA
    L’ALIBI DELLA RESISTENZA
    Ovvero come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.
    Mondadori pp. 120 € 12

    Nuovo nuovo. Prima edizione Settembre 2003.
    Neanche a farlo apposta..
    In mancanza di giornali decenti “accontentiamoci” dei libri.
    Invito che rivolgerei volentieri anche al “presidente antifascista” per un sano distacco dal parassitismo storico/demagogico.



    “Il che è bello e istruttivo”.
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