Rinascita
L'Iraq? Un cimitero per gli americani
Maurizio Messina
Proseguono con successo le azioni della guerriglia patriottica irachena e l'
esercito invasore continua ad allungare, giorno dopo giorno, l'elenco delle
sue vittime nel paese arabo aggredito e occupato.
Un altro invasore americano è stato infatti giustiziato dal fronte
patriottico e altri due sono rimasti feriti in un attacco a colpi di armi da
fuoco leggere, compiuto durante tra mercoledì e giovedì contro un centro
operativo tattico Usa situato a nord-est di Baghdad.
Secondo il portavoce delle forze di occupazione, Nicole Thompson, le vittime
appartenevano tutte alla IV Divisione di Fanteria, cui è affidata la sporca
missione di catturare vivo o morto il presidente iracheno Saddam Hussein.
In queste due settimane diciotto sono stati i militari invasori uccisi.
Continua ade ssere smentita così la roboante dichiarazione del 1 maggio ,
quando George W. Bush proclamò ufficialmente "concluso" il conflitto
anti-Saddam.
Due, inoltre i segnali politici di ulteriore indebolimento del regime di
occupazione atlantico.
Sia le dichiarazioni, ieri, di Ibrahim Al Jafari, il primo presidente
"fantoccio" nominato a rotazione del Consiglio dei collaborazionisti
insediato dalle truppe atlantiche, secondo il quale "restano delicati i
rapporti politici interni all'Iraq", una nientaffatto denuncia del ruolo di
Ahmed Chalabi, il bancarottiere da vent'anni operativo negli Usa che
Rumsfeld in persona ha imposto quale "garante" del "nuovo corso" nell'Iraq
occupato e che fra trenta giorni sostituirà lo stesso al Jafari.
E sia la polemica per l'addio del "governatore" insediato dagli occupanti
alleati a Bassora, il danese Ole Woehlers Olsen. Di religione musulmana, già
ambasciatore a Damasco, Olsen era l'unico governatore regionale non
americano nell'Iraq occupato. Al suo posto è in arrivo il diplomatico
britannico Sir Hillary Synott, attuale alto commissario di Londra per il
Pakistan (l'uomo cioè che ha tessuto i "magnanimi rapporti" tra Blair e il
dittatore Musharraf), atteso a giorni a Bassora. Passato quasi in silenzio
sulla stampa, l'avvicendamento di Olsen è la conseguenza di mesi di tensioni
con i militari americani, anche se il laconico comunicato del ministero
degli Esteri di Copenaghen parla solo di "modifiche strutturali e
sovraccarico di lavoro". Non c'è stato mai un buon feeling tra questo danese
sensibile ai bisogni della popolazione sciita (maggioranza nel sud dell'
Iraq) e i vertici degli occupanti americani e britannici. I soldati di
Londra hanno la responsabilità della regione sud e da loro dipendono adesso
anche i 2.850 militari italiani che in quest'area hanno la base e il porto
di attracco. Sarà quindi ora a tutti gli effetti Londra l'interlocutore di
Roma per l'Iraq. Con quel che ne consegue: un più diretto vassallaggio
italiano alla politica della City di Londra.
Nuova stoccata agli Usa dall'ex capo ispettore.
Attesa per lo scontro all'Onu. Domani le celebrazioni dell'11 settembre
Blix: «Iraq disarmato da dieci anni»
Nei corridoi del Palazzo di vetro le diplomazie affilano i coltelli in
attesa dello scontro in Consiglio di sicurezza per stabilire chi e come
terrà le redini del dopoguerra iracheno. Gli Stati Uniti giocano a carte
scoperte. Hanno bisogno di due cose: dollari e soldati. Gli europei sono
divisi in due, ma per il momento tiene la linea franco-tedesca, nessun
appoggio agli Usa se questi ultimi non condivideranno il comando con gli
alleati e, soprattutto, con l'Onu. Aznar e Berlusconi fanno i portatori
d'acqua di Washington, mediano con i russi e si compiacciono del vincolo
atlantico. Senza però riuscire ad influenzare Parigi e Berlino, desiderose
di prendersi una rivincita con la Casa Bianca.
Il Presidente Bush, in attesa di rigenerarsi nel bagno patriottico delle
celebrazioni dell'11 settembre, ha chiamato a rapporto la "colomba" Powell,
l'uomo meno impresentabile quando si tratta di negoziare. Poi è tornato a
frequentare i luoghi più amati: dio, terrorismo, guerra infinita, discorsi
alla Nazione dalle portaerei. La crociata continua malgrado le cose in prima
linea vadano male, questo in sintesi il messaggio presidenziale.
La crociata continua, ma anche in ambiti meno epici del fronte di guerra.
All'Onu, per esempio, sarà lotta a colpi di cavilli e paragrafi, veti e
controveti. Non proprio una passeggiata per un'amministrazione repubblicana
che ha ripetutamente dileggiato le Nazioni Unite, teorizzandone l'inutilità.
Troppi ostacoli, troppi livori, troppi finti alleati. Uno dei più coriacei,
anche se oggi in pensione, è Hans Blix, l'ispettore Blix, che ieri ha
riaffondato il coltello nella piaga: «Non posso fare a meno di notare che
sulle armi di distruzione di massa Saddam Hussein potrebbe aver detto la
verità. Probabilmente il dossier che le autorità di Bagdad ci avevano
consegnato lo scorso sette dicembre era credibile e preciso», ha dichiarato
lo svedese alla rete statunitense "Cnn". Blix ha poi ricordato come a
quattro mesi dalla caduta del regime, con il territorio occupato dagli
angloamericani, e con ridde di esperti che setacciano i siti ritenuti
sospetti, dei presunti arsenali di sterminio non si sia vista traccia:
nessuna pistola fumante, nessun ritrovamento in grado di giustificare a
posteriori l'intervento militare. L'unica cosa che continua a fumare nel
Golfo sono i fucili. Degli alleati come dei fedelissimi di Saddam: anche
ieri il bollettino contava una vittima tra le truppe Usa. Un marine mentre
era alla guida di un autocisterna è saltato su una mina alla periferia nord
della capitale. Altri cinque "Gi" sono invece rimasti feriti nella solita
Falluja. Secondo la Cnn turca a Ibril, nel nord del paese un'autobomba è
esplosa davanti a un ufficio utilizzato dai soldati statunitensi causando un
numero imprecisato di feriti, tra cui alcune guardie curde e alcuni bambini.
Materia di riflessione per i consiglieri di Bush. Colombe e falchi. Se le
prime si preparano alla disputa giuridica con gli alleati. I secondi
studiano le diverse alternative per agevolare il lavoro nel "teatro delle
operazioni". Rumsfeld, di ritorno dal Golfo e dopo aver tastato il polso (e
i malumori) delle truppe, sembra avere le idee chiare.
Le ultime veline informano che al Pentagono hanno proiettato «a fini
didattici» il film di Gillo Pontecorvo "La Battaglia di Algeri": pare che le
efferate tecniche «anti-kamikaze» impiegate dai parà francesi abbiano
impressionato i collaboratori del responsabile della Difesa, che hanno
imposto corsi d'aggiornamento a tutto lo staff.
Daniele Zaccaria




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