disintegrazione controllata dell’economia mondiale
Estratto dal libro «ONU gioco al massacro» di Franco Adessa, ed. Civiltà

«L’umanità ha la sensazione che sia venuto il momento di chiedere ai potenti del mondo un atto di leadership. Essa vuole che qualcuno (…) si levi al di sopra della mischia e la guidi verso situazioni in cui essa possa orientarsi, dicendole chiaramente qual è il prezzo, il sudore, i sacrifici e, magari, le lacrime e il sangue che essa deve pagare per uscire dal malpasso attuale»
(Aurelio Peccei, ex presidente del «Club di Roma»)

La risposta a questo atto di leadership dei potenti della mondo fu il «Progetto per gli anni ‘80», ovvero «la disintegrazione controllata dell’economia mondiale», lanciato dal Consiglio delle Relazioni Estere (CFR), un’istituzione privata americana di stampo massonico che controllava l’intera amministrazione Carter.
Questo “progetto”, curato dall’ex Segretario di Stato Cyrus Vance, e che ci concluse nel 1979 con la presentazione di ben 30 volumi, venne definito come: «Il più grande singolo sforzo, negli ultimi 55 anni di storia (…). Esso ha lo scopo di definire il modo col quale le tendenze mondiali possano essere convogliate verso un particolare e desiderabile obiettivo futuro». Questi volumi divennero, immeditamente, la “Bibbia” per l’Amministrazione Carter che, in gran parte, era formata da membri della Commissione Trilaterale.
Un anno dopo, con lauti finanziamenti, provenienti dalle Fondazioni Rockefeller, Ford, Mellon e Thyssen, vennero formalmente istituzionalizzate le sessioni per il «Progetto per gli anni ‘80» e creati gruppi di studio per esplorare aree specifiche.
La strategia proposta si articolava nei seguenti obiettivi immediati:

1- Imporre un regime economico, su scala mondiale, di «disintegrazione controllata»;

2- Imporre a tutto il settore in via di sviluppo il «modello cambogiano», o quello «iraniano» per la distruzione delle città;

3- Ripristinare l’antico mondo, stile coloniale, con la dottrina della sovranità limitata;

4- Formare un’alleanza tra la Cina e l’Occidente, per attuare questo piano nei paesi in via di sviluppo

5- Obbligare l’Unione Sovietica a scegliere tra un Trattato di limitazione dello sviluppo scientifico e tecnologico e la guerra termonucleare;

6- Sviluppare «politiche alternative» per raggiungere gli obiettivi strategici;

7- Condurre una politica estera americana con lo scopo di obbligare le altre nazioni a scegliere tra queste «politiche alternative».

Gli obiettivi strategici del «progetto per gli anni ‘80» non originavano dal conflitto tra «capitalismo» e «socialismo», o quello tra Est e Ovest, ma dalla guerra tra Nord e Sud, tra paesi ricchi e quelli poveri!
Così, viene posta la questione da Richard Ullman, uno tra i principali leaders del progetto: «Le relazioni politiche ed economiche tra i paesi ricchi e quelli poveri sembrano rimanere il tema centrale sull’agenda internazionale per un futuro indefinito. Il “Progetto per gli anni ‘80” ha dedicato un’attenzione particolare alle soluzioni possibili e desiderabili per queste relazioni (…)».
Quando Aurelio Peccei ordinò il primo modello del «Club di Roma» fu solo per suscitare “nuove concezioni” e “nuove strategie politiche”. Dopo aver introdotto queste idee col rapporto “I limiti dello sviluppo”, il Club di Roma passò alla fase successiva. Con questa nuova fase, il Club di Roma ottenne il suo secondo obiettivo, quello di far adottare principi maltusiani nella politica dei singoli Stati. Il «Progetto per gli anni ‘80» si collocava in questa fase intermedia di studi scientifici, in attesa di un nuovo studio che chiarisse il vero scopo delle “soluzioni possibili e desiderabili”: il genocidio! e che fosse finalizzato alla creazione di nuove istituzioni, capaci di pianificare questo genocidio su scala mondiale!