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  1. #1
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    Predefinito E' Morta Leni Riefenstahl

    BERLINO - Leni Riefenstahl e' morta: secondo quanto reso noto dall'edizione online del settimanale Bunte, la controversa regista di Hitler e' deceduta ieri sera nella sua casa a Poecking sul lago Starnbergersee, in Baviera. La regista dei film sulle Olimpiadi di Berlino del '36 e del congresso del partito nazista a Norimberga aveva 101 anni. ''Il suo cuore si e' semplicemente fermato'', ha confermato il suo compagno Horst Kettner.
    Ancora non si sa quando si terranno le esequie. Qualche settimana fa era stato reso noto dal suo entourage che la regista non si era ancora ripresa da una operazione e che aveva trascorso a letto il suo 101/mo compleanno.
    Ansa 09/09/2003 12:51

  2. #2
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    Si deve mantenere vivo il ricordo.

  3. #3
    suum cuique
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    peccato che per continuare a essere riconosciuta anche lei abbia rinnegato il suo passato...

    ricordiamo comunque con affetto la regista del grandioso

    Triumph des Willens











  4. #4
    Paul Atreides
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    Ai Mani di Leni Riefenstahl

  5. #5
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    Predefinito Muore Leni Riefenstahl, la regista che immortalò il Terzo Reich

    Se n’è andata una delle figure più controverse del cinema mondiale: Leni Riefenstahl, la regista tedesca prediletta da Hitler è morta lunedì notte a 101 anni. Immortalò il Terzo Reich come nessun'altro in opere come Il trionfo della volontà e Olimpia. Dopo la caduta del nazismo e la sua conseguente uscita di scena, ritrovò la notorietà grazie agli studi fotografici sull’etnia Nouba.


    La notizia del decesso è stata data dal sito internet della rivista Bunte: la Riefenstahl è morta nella sua casa di Poecking, cittadina bavarese situata nei pressi del lago di Starnberger, a sud di Monaco. Accanto le erano il compagno di lunga data, Horst Kettner, e l'assistente personale Gisela Jahn. «Si è addormentata quietamente nel proprio letto - ha riferito Kettner - Il suo cuore ha semplicemente cessato di battere». Riefenstahl, che aveva compiuto 101 anni appena il 22 agosto, si stava riprendendo dai postumi di un'operazione chirurgica per cancro.

    Leni Riefenstahl, vero nome Helen Berta Amalic, era nata nel 1902 a Berlino da una famiglia della media borghesia, con il padre commerciante di impianti per il riscaldamento domestico. Dopo aver frequentato una scuola di balletto, aveva brevemente intrapreso la carriera di danzatrice, interrotta subito da un grave incidente, dopo il quale decise di dedicarsi al cinema.

    Notata da un produttore, fu scritturata per una decina di film ed esordì come attrice nel '26 in La montagna sacra di Arnold Fanck. Recitò ancora, anche in opere realistiche dedicate all'alpinismo, facendosi immortalare come scalatrice. Di una bellezza tipica dell'epoca, caparbia, volitiva e ambiziosa, decise ben presto di passare dietro alla macchina da presa e nel '32 diresse il primo lungometraggio, La bella maledetta, che le attirò l'attenzione di Hitler. Misticismo, eroismo e culto di bellezza che emanavano dal film colpirono il dittatore nazista, che comprese subito che le immagini potevano essere molto importanti per la sua propaganda e capì che la suggestione che Riefenstahl sapeva evocare poteva essere utile per entusiasmare non solo i tedeschi, ma anche chi frequentava i cinema in Francia, Inghilterra e in altri Paesi.

    Riefenstahl raggiunse la celebrità nel 1934, quando con il film Il trionfo della volontà, dedicato al congresso del partito nazista di Norimberga, offrì al regime nazista uno strumento propagandistico di un'efficacia ineguagliata. Olympia il film sui giochi olimpici di Berlino del 1936, commisionatole da Hitler, è considerato un capolavoro del cinema (fu premiato all'epoca a Venezia e anche a Parigi): il culto della bellezza del corpo umano, che doveva dimostrare la superiorità della razza ariana , raggiunge un livello quasi mistico, grazie anche alla tecnica rivoluzionaria adottata dall'artista, che per prima impiegò una macchina da presa che seguiva su un binario i movimenti degli atleti in corsa.

    Dopo la guerra, la regista fu completamente emarginata: dal 1945 in poi non ha più girato un film, se si eccettuano i documentari etnografici e quelli sulla fauna ittica.

    Un nuovo momento di celebrità, infatti, arrivò per la Riefenstahl molti decenni dopo, grazie al suo libro di fotografie sui Nuba, una tribù del Sudan meridionale. Da allora e fino a un paio d'anni fa non ha mai cessato di girare documentari immergendosi nelle acque dell'Oceano Indiano. La sua ultima pellicola è Impressioni sottacqua, con la musica dell'italiano Giorgio Moroder.

    In tutte le numerose interviste rilasciate, anche negli ultimi anni, la Riefenstahl ha sempre negato di essere mai stata nazista e non ha mai voluto ammettere alcuna colpa per aver fornito ad Hitler con le sue opere cinematografiche un così potente strumento di propaganda. Ha sempre sostenuto che la politica la annoiava e che Hitler la affascinava per la forza di volontà che emanava e per il carattere teatrale e monumentale delle sue manifestazioni che spesso sembravano dei giganteschi spettacoli quasi surreali.

    Parlando qualche anno fa del suo film Il trionfo della volontà, la regista accusò i suoi critici: «Mi vogliono distruggere per quei sei giorni della mia vita impiegati per le riprese. Quando rivedo il film mi vengono i brividi lungo la schiena e vorrei tanto non averlo mai fatto. Anche per questo non consento che esso venga proiettato in Germania». Recentemente era stata di nuovo accusata da alcuni Rom, sopravvissuti allo sterminio, di averli usati come comparse del suo film Tiefland, girato nel 1942, dopo essere stati prelevati da un campo di concentramento, nel quale erano stati di nuovo ricondotti alla fine delle riprese. «Oggi si vorrebbe che io dicessi di aver saputo dell'esistenza dei lager - dichiarò la Riefenstahl - ma io non ne sapevo nulla». Ma l'opinione pubblica tedesca non le ha mai creduto e non l'ha mai perdonata.

    Red
    09.09.2003 da l'Unità

  6. #6
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    MI Trovai a vedere un suo film per via di un seminario di cinema e storiografia. Non fu trattata male dal professore, che era un compagno, né da molti altri.
    MI piacque molto.
    Vi feci una nota sopra, come era uso nel corso, e non dimentico le belle immagini.
    "

  7. #7
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  8. #8
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    l'immagine di una perfezione femminile ariana rara ahimè in questi tempi crepuscolari...

    onore e gloria a Leni, la più grande regista della storia del cine

  9. #9
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    Predefinito da Il Mattino

    Leni Riefenstahl Il Mattino 10 09 03
    addio alla regista
    dei film di Hitler

    Valerio Caprara
    Alle proteste degli ebrei americani contro il film che Jodie Foster si preparava a fare su di lei, si aggiunsero quelle di certi critici nostrani, già scandalizzati dall'omaggio tributatole qualche anno fa dal Comune di Roma. Del resto il cappio che ha serrato la carriera di Leni Riefenstahl, scomparsa ieri a centouno anni suonati, è stato sempre lo stesso: il posto che la storia e la storia del cinema le hanno dato, quello di «regista ufficiale del nazismo», e il trattamento duramente critico che la facile storiografia pubblicistica le ha riservato. Per chi ha avuto la fortuna d'incontrarla di persona, è stato però inevitabile guardarla con occhi diversi: una donna straordinaria, a suo tempo colpevole di cecità politico-civile, innamorata com'era del proprio poliedrico talento e disinteressata a capire che cosa stava succedendo attorno a ciò che la cinepresa inquadrava così magistralmente. Ma senza una colpa oggettiva, se non quella di aver dato corso alle sue grandi passioni e a quel culto della bellezza che, con una banale equazione, è diventato nel tempo uno dei principali (burocratici) capi d'accusa nei suoi confronti.
    Arrestata nel '45, rimase internata in vari campi alleati fino al '48, ma dovette subire inchieste e processi fino alla fine del '52 quando fu dichiarata ufficialmente «non perseguibile»: peraltro, mentre vinceva i processi che la vedevano imputata o smentiva ogni accusa che riguardasse gli anni del nazismo, non ha mai rinnegato un fotogramma dei suoi film. Certo la ex danzatrice e attrice, la bella donna corteggiata da Goebbels e ammirata da Hitler diventò regista credendoci profondamente, imparando i segreti tecnici del mestiere, praticandolo in tutte le fasi realizzative, dalle riprese al montaggio e alla sonorizzazione, volendo insomma diventare responsabile sino in fondo delle sue immagini. Interprete affascinante (fu definita una «dea delle rupi» neoclassica) della serie alpina del regista-pigmalione Luis Trenker, piacque subito ai tedeschi, che ne coglievano il coté populistico e patriottico, ma anche a cineasti del calibro di Chaplin, Douglas Fairbanks, von Sternberg o Carl Mayer che la sollecitarono al grande passo.
    La Riefenstahl gira, così, il suo primo film da regista e l'ultimo di cui è anche attrice nel '32: «Das Blaue Licht», che la vede in un ruolo di fata dell'alta montagna, tra giovani che si sfracellano negli abissi, notti di luna piena e le luci arcane delle grotte rivestite da cristalli bluastri. Hitler vuole subito conoscerla e nasce l'amicizia a cui si deve l'incarico di filmare, nel '33, il primo congresso del partito nazionalsocialista dopo la presa del potere. «Der Sieg des Glaubens» è andato perduto, ma è universalmente noto quello che fu realizzato due anni più tardi per il nuovo congresso del partito ormai avvinto allo Stato, «Il trionfo della volontà». Con i suoi operatori e le sue cineprese collocati nei punti cruciali della città di Norimberga, la Riefenstahl costruisce letteralmente un'architettura della visione, una sinfonia audiovisiva monumentale e retorica, ma nello stesso tempo incredibilmente esaustiva e moderna.
    Nel '38 «Olimpia» rappresenta il vertice di questa reinvenzione poetica, l'apoteosi forse totalitaria e maniacale, ma in un certo senso logica e pura del regista artefice: cinquanta operatori si posizionano negli stadi di Berlino, prendono possesso delle torrette e delle piattaforme volute da Leni; le cineprese vengono sguinzagliate ovunque, legate alle selle dei cavalli, sul corpo dei maratoneti, tuffate nelle piscine insieme ai nuotatori, issate in cielo con dei palloni aerostatici; ogni sera la regista/demiurgo convoca gli operatori, distribuisce gli incarichi, organizza gli esperimenti di obiettivi, filtri, zoom mai usati prima, stila il programma del giorno successivo. Al servizio di un'Olimpiade che coincide con l'esaltazione del Reich, Leni mette, in realtà, le più aggressive teorie dell'avanguardia (da Dziga Vertov a Abel Gance), i più arditi sogni d'identificazione fra immagine-tempo e immagine-movimento. Un apparato culturale che nazista non era, e infatti sopravvisse al nazismo: carburante di un capolavoro sul cinema, sulle sue possibilità e sul suo massimo spreco simbolico. Una donna non classificabile in quanto indomabile, e viceversa: non a caso, si è inventata altri mestieri e altre patrie, da fotografa della tribù dei Nuba a cacciatrice dei misteri subacquei. Jonas Mekas lo ha capito meglio dei soliti ipocriti chierici: «Se siete un idealista, nelle sue foto vedrete l'idealismo; se siete un classicista, vedrete un'ode al classicismo; se siete un nazista, ci vedrete il nazismo».

  10. #10
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito

    Il modo migliore per rendere omaggio a questa grande regista - documentarista, è quello di sdoganarla dal cerchio ristretto della politica d'area di destra e ribaltare i suoi capolavori e le sue sperimentazioni filmiche come un dono innegabile per l'estetica cinematografica del terzo millennio in faccia a tutti. Anche di quelli che l'hanno perseguitata per tutti questi anni.
    Ne abbiamo parlato ovviamente anche nel forum dell'Arte di pol.
    Vi invito ad arrichhirne il thread con le vs considerazioni.
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=66088

    Un saluto

 

 
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