User Tag List

Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 58
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    27 Sep 2002
    Messaggi
    92
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito il manifesto a favore della libertà d'iniziativa e contro il protezionismo

    Il Terzo Mondo è soffocato dal protezionismo dei paesi ricchi ed egoisti (l'Unione europea dei burocrati di Bruxelles e delle quote-latte, in particolare). Bene stanno quindi facendo il Brasile, l'India, la Cina e il Messico a chiedere la fine dei sussidi all'agricoltura europea e di quelle barriere che impediscono ai loro prodotti di venire in Europa, ponendo le basi per quella povertà che li condanna alla fame e li spinge a venire in massa in Occidente.

    Oggi, finalmente, qualcuno ha cominciato a rompere il silenzio anche da noi, denunciando l'immoralità e l'irrazionalità delle dogane e dello statalismo.
    Ecco il testo del manifesto "No al protezionismo", che ha già raccolto moltissime adesioni.





    NO AL PROTEZIONISMO!

    Un manifesto promosso dall'Istituto Bruno Leoni


    La consapevolezza dell'inefficienza e dell'ingiustizia delle tariffe
    doganali è al cuore della stessa teoria economica, sin dai tempi di Adam Smith. Tuttavia, nonostante vi sia chi parla di "pensiero unico liberale" e di miti ideologici sul cui tronco s'innesterebbe l'avventura della globalizzazione, viviamo ancora in un mondo di barriere e tariffe.

    L'Unione Europea, in particolare, nata come area comune di libero scambio, oggi impone 15000 dazi contro prodotti di varia provenienza. Una serie di misure economiche che, nel Terzo mondo - secondo le stime di un recente report del Centre for the New Europe - costano la vita a 6,600 persone ogni giorno. Che significa 275 persone all'ora. Un uomo ogni tredici secondi, da qualche parte nel mondo, muore a causa di troppo protezionismo e troppo poca globalizzazione.

    Se l'Africa potesse intensificare la sua quota di interscambio mondiale di appena l'un per cento, ciò le frutterebbe 70 miliardi di euro in più l'anno. Il che basterebbe per trascinare 128 milioni di persone fuori dalla povertà.

    Ciononostante, in prossimità dell'importante riunione della World Trade Organization a Cancun (Messico), in Italia si sono udite soltanto voci schierate a favore di una limitazione degli scambi - attraverso vari strumenti. Si è immaginato, come stratagemma per rafforzare la nostra competitività, l'istituzione di nuove tariffe in funzione anti-asiatica.
    Anziché fare pressione sul governo cinese perché elimini le barriere all' entrata, che sbarrano il cammino ai nostri prodotti, si vorrebbe seguirne il modello: aprendo la strada a una "guerra di tariffe" che potrebbe precluderci il più grande mercato del mondo.

    Come intellettuali, come imprenditori, come politici, ma soprattutto come persone, diciamo "no" a una politica che mette a rischio la vita dei nostri simili, oltre a proibire a consumatori italiani di beneficiare di buoni prodotti a basso prezzo.

    Il libero scambio è la premessa della pace: il Novecento ha dimostrato cosa succeda quando gli si antepongono questo o quell'egoismo nazionale. Il nostro auspicio è che la storia non sia destinata a ripetersi.

    Istituto Bruno Leoni,
    in collaborazione con Centre for the New Europe
    e Comitato Globalia



    Primi firmatari:

    Luigi Amicone (direttore di Tempi), Dario Antiseri (LUISS Roma), Simone Baldelli (Giovani di Forza Italia), Marco Bassani (Università di Milano), Luisella Battaglia (Università di Genova), Sergio Belardinelli (Università di Bologna), don Bruno Bordignon, Romano Bracalini (giornalista), Rino Cammilleri (giornalista), Aldo Canovari (editore), Cinzia Caporale (Università di Siena), Fausto Carioti(giornalista), Rodolfo Casadei (giornalista), Riccardo Cascioli(giornalista), Maurizio Cassano (imprenditore), Alessandro Cecchi Paone (giornalista), Franco Cellino (imprenditore), Alejandro A. Chafuen Rismondo (Atlas Economic Research Foundation), Enrico Colombatto (Università di Torino), Dino Cofrancesco (Università di Genova), Giovanni Cofrancesco (Università di Genova), Mauro Cresti (Università di Siena), Raimondo Cubeddu (Università di Pisa), Bruno Dapei (imprenditore), Benedetto Della Vedova(europarlamentare radicale), Alessandro De Nicola (presidente della Adam Smith Society), Fabrizio D'Esposito (giornalista), Sergio Dosio (Unione Industriale di Torino), Tim Evans (Centre for the New Europe), Leonardo Facco (editore), Renato Farina(giornalista), Vittorio Feltri (direttore di Libero), Roberto Festa(Università di Trieste), Angelo Fiori (Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma), Franco Forlin (imprenditore), Diego Gabutti(giornalista), Antonio Gaspari (giornalista), padre Piero Gheddo, Lord Harris of High Cross, Nicola Iannello (giornalista), Lorenzo Imbasciati (imprenditore), Lorenzo Infantino (LUISS Roma), Sergio Leali (imprenditore), Leonard Liggio (George Mason University), Carlo Lottieri (Università di Siena), Vittorio Macioce (giornalista), Antonio Martino (ministro della Difesa), Vittorio Menesini(Università di Perugia), Bruno Mezzetti (Università politecnica delle Marche), Alberto Mingardi (Centre for the New Europe), Diego Minonzio (giornalista), Stefano Monti Bragadin (Università di Genova), Giovanni Orsina (Università "La Sapienza", Roma), Andrea Orsini (deputato di Forza Italia), Guglielmo Piombini(saggista), Antonio Polito (direttore de Il Riformista), Raffaele Prodomo (Università della Calabria), Giuseppe Quarto(imprenditore), Giorgio Rebuffa (Università di Genova), Renato Angelo Ricci (presidente onorario Società Italiana di Fisica), Sergio Ricossa (Università di Torino), Robi Ronza (giornalista), Giambattista Rosa (dirigente d'impresa), Cesare Romit (presidente Associazione Italia-Cina), Florindo Rubbettino (editore), Francesco Sala (Università di Milano), Pascal Salin(Université Paris Dauphine), Corrado Sforza Fogliani (presidente Confedilizia), Angelo Spena (Università di Verona), Carlo Stagnaro(Istituto Bruno Leoni), Roberta Tatafiore (giornalista), Adriano Teso (imprenditore), Luigi Tessera Chiesa (imprenditore), Tito Tettamanti (imprenditore), Giorgio Troi (Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione), Alessandro Vitale (Università di Milano), Paolo Zanetto (Globalia), Luigi Zingales (University of Chicago).


    E' possibile aderire via email ([email protected]), per fax (02-700429814), o telefonicamente (328-4453502).

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    a mia insaputa
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Casa mia
    Messaggi
    2,342
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    “L'ECONOMIA NON E' CAPACE DI AUTOREGOLARSI: LA POLITICA DEVE INTERVENIRE, E NECESSARIO.”

    Una delle ultime volte che la politica,quella capace di autoregolarsi,è intervenuta,abbiamo avuto una Padania produttrice con sbocco “protezionistico” nel sud del paese.
    ..Con i risultati che tutti sappiamo.

    Ci sarebbe un discreto articolo di Riccardo Viale a proposito del WTO e del protezionismo su La Stampa di oggi.
    Purtroppo quei protezionisti dell’informazione non me lo lasciano tirar giù se non dopo essermi abbonato al giornale on-line

    Da notare poi che i maggiori beneficiari di eventuali misure di “tutela” saranno soprattutto le grandi lobbyes non certo le piccole aziende,quelle più naturalmente portate a fare impresa e a giocarsela col coltello tra i denti invece che con la bustarella giusta nel palazzo giusto..
    Ma ai gazebisti basta che ci sia un gazebo imbandierato per stendere un velo di purezza su qualsiasi porcata..
    E’ un po’ come se ad un’itaglia una e indivisibile venisse contrapposta,previa gazebata,una Padania altrettanto una e indivisibile.
    E non venitemi a ribattere su questo concetto perché,onestamente,comincio ad aver paura solo a pensare a cosa ne potrebbe uscire..
    Ci resta solo da sperare che il grande “B” sicuro dell’inutilità della manovra,si sia limitato a tirarla fuori solo per mantenersi a galla in vista di Venezia…
    Il che equivale a sperare che il vertice fidi sempre e comunque nella perenne incapacità cerebrale del militante onesto..
    C’è poco da stare allegri,sotto al gazebo.



    Se vedòm!
    Se vedòm!

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    27 Sep 2002
    Messaggi
    92
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: il manifesto a favore della libertà d'iniziativa e contro il protezionismo

    In origine postato da Alberto
    Caro amico,

    sia l'iper statalismo che l'iper liberismo (professato dal 99,9% dei firmatari del "manifesto") hanno provocato e stanno ancora oggi provocando danni enormi all'economia del pianeta. Danni sia alle economie "ricche", a causa dello statalismo e danni alle economie povere, a causa dell'iper liberismo.

    L'ECONOMIA NON E' CAPACE DI AUTOREGOLARSI: LA POLITICA DEVE INTERVENIRE, E NECESSARIO.

    La tua (vostra) posizione è anarco-liberalista. Le vostre ricette sono utopiche, fumose e partono dal presupposto che l'essere umano deve essere talmente libero.... da annullarsi nella moltitudine...

    Proporre nuove forme di dazi doganali invece significa salvaguardare interi settori della NOSTRA economia, ad esempio quella TESSILE.

    Certo, mi sembra che ti stiano più a cuore le ALTRE economie. E' un problema di amor proprio... Allora muoriamo di fame tutti insieme appassionatamente........!!! Se l'economia europea, già in forte crisi, crolla grazie alle invasioni commerciali che voi sostenete, come diavolo potete parlare di progresso armonico su scala planetaria??? Finiremo per INVERTIRCI di ruolo? L'Africa sarà supersviluppata e l'Europa povera? Fantapolitica.

    Saluti ad Agnoletto, Casarini e i loro amici Prodi, Amato & C.

    Alberto da Bresä

    Ogni uomo ha il diritto naturale di commerciale con chi vuole, e non capisco perché un bresciano dovrebbe comprare camicie di bassa qualità e alto prezzo fatte a Napoli (!) invece che a basso prezzo e buona qualità fatte a Hong Kong...
    Il protezionismo è l'aggressione esercitata dagli imprenditori incapaci, che vogliono vendere la loro roba anche quando fa schifo e nessuno la vuole.
    Le imprese sane, infatti, non chiedono protezione: chiedono "basta tasse, basta Roma", basta 626, basta statalismo, basta burocrazia, basta soldi al Sud, ecc.

    Cose che la Lega chiedeva prima di diventare un partito schierato a difesa dei parassiti.
    Scommetto che c'è chi pensa, con questa politica contro il Terzo Mondo, di andare a prendere voti pure al Sud.

    Quanto all'ultra-liberalismo... c'è forse un eccesso nel chiedere di non essere schiavi? di non essere tassati da De Mite e Berlusconi? è estremistico non voler continuare a prenderlo in quel posto per fare gli interessi delle imprese protette?

    La schiavitù, questa è la verità, corrompe l'anima e porta a negare che quella rete nera di fronte agli occhi non è un disegno, ma sono le sbarre della prigione.


    Foedus


    PS
    in questi giorni sulla "Padania" ho letto perfino interventi a difesa dell'industria ITALIANA... che schifo!

  4. #4
    Globalization Is Freedom
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    2,486
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mi pare che La Padania, ultimamente, sia divenuto un giornale davvero surreale. Critica la Cina perchè è troppo poco comunista, e pretende più comunismo da Roma: che, ormai, non è più ladrona ma guardata con reverenza e rispetto.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  5. #5
    a mia insaputa
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Casa mia
    Messaggi
    2,342
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    INVECE DI DIFENDERE PRODUZIONI A BASSO COSTO SAREBBE UTILE SPINGERE LE AZIENDE A PUNTARE SULL’ALTA TECNOLOGIA
    Meno dazi e barriere, ma più aiuti alle imprese


    OGGIGIORNO una vacca americana incassa 2 dollari di sussidi al giorno quando il reddito medio di un africano non arriva a tanto». Questo paradosso denunciato dai Paesi africani è esemplificativo dei molti problemi che si trova ad affrontare il vertice della Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio) in via di svolgimento in questi giorni a Cancun. Il commercio internazionale oggigiorno si trova più imbrigliato di quello dell’inizio del secolo scorso. Stati Uniti, Europa e Giappone sono prigionieri delle varie lobbies agricole ed industriali che vedono nella libertà di commercio un pericolo alle loro rendite di posizione. I sussidi agricoli nel Nord del mondo hanno toccato 311 miliardi di dollari, sei volte più degli aiuti ai Paesi poveri. I Paesi ricchi applicano tariffe alle importazioni di beni dai Paesi poveri quattro o cinque volte superiori a quelle fra di loro. Queste tariffe costano 27 milioni di posti di lavoro solo nel settore tessile. Per ogni posto di lavoro salvato nei Paesi industrializzati ne vengono persi 35 nei Paesi del Terzo Mondo. Se questi dati sono emblematici ancora più perversa è la logica protezionistica che ne è alla base. Le tariffe sono basse sulle materie grezze e crescono progressivamente con lo sviluppo del manufatto. Ciò ha portato molti Paesi a bloccare i processi di industrializzazione ed a limitare l’esportazione soltanto a poche materie grezze come i semi di cacao per il Ghana e la Costa d’Avorio o il cotone grezzo per il Mali ed il Burkina Faso. Questo comportamento dei governi occidentali non fa che impoverire i Paesi del Terzo Mondo oltre che le tasche dei suoi cittadini, sia per il costo dei sussidi, sia per quello derivante dai prezzi mantenuti artificialmente alti dalle barriere tariffarie. D’altra parte in questo gioco a somma negativa anche i Paesi poveri fanno la loro parte. Le barriere tariffarie nel commercio fra Paesi poveri sono ancora più alte da quattro a otto volte di quelle applicate dai governi occidentali. Ciò è particolarmente grave se si pensa che ben il 70 per cento del commercio di quei Paesi avviene tra loro. A Doha, capitale del Qatar, nel novembre 2001 i negoziati multilaterali avevano messo in luce la gravità dei problemi e le possibili vie d’uscita. Un recente studio della Banca Mondiale ha valutato come alcune misure di riduzione tariffaria nei Paesi ricchi e poveri proposte a Doha accrescerebbe entro il 2015 il reddito globale di 520 miliardi di dollari di cui ben due terzi andrebbero ai Paesi del Terzo Mondo. Ciò significherebbe far uscire dallo stato di povertà ben 140 milioni di persone. Cancun avrebbe dovuto rappresentare un reale passo in avanti in questa direzione. La sua preparazione però sembra non alimentare molte speranze. Nei Paesi ricchi vi è il desiderio non troppo nascosto di abbandonare il modello dei negoziati multilaterali. Le pressioni interne delle lobbies agricole ed industriali sembrano più addomesticabili con una politica di negoziati bilaterali in cui individuare delle misure ad hoc adatte per ogni singolo caso. Ciò significherebbe il fallimento della Wto con conseguenze devastanti in molti altri settori come la politica degli investimenti, del lavoro, della tutela della proprietà intellettuale, eccetera eccetera. I segnali positivi che sono emersi negli ultimi mesi come l’accordo per l’importazione a basso costo di farmaci per combattere alcune piaghe come l’Aids nei Paesi in via di sviluppo o la proposta di Stati Uniti ed Europa per liberalizzare il commercio agricolo sembrano più artifizi retorici che reali passi in avanti. I Paesi occidentali e l’Italia fra essi devono cominciare a considerare seriamente cosa pesa di più sul piatto della bilancia dell’interesse pubblico. Ad esempio, è meglio liberalizzare l’importazione di pomodori dai Paesi in via di sviluppo o essere costretti ad importare clandestini che vengono utilizzati nella raccolta dei pomodori nostrani? In definitiva è preferibile cercare di rafforzare il sistema produttivo e la capacità commerciale dei Paesi poveri, andando contro gli interessi delle nostre lobbies o proteggere le nostre produzioni ad alto costo stimolando l’immigrazione selvaggia e il disagio sociale derivante? La risposta a questa domanda introduce un altro problema cruciale. Per quanto tempo il nostro Paese potrà ancora essere competitivo in produzioni a basso valore aggiunto e bassa tecnologia senza creare degli steccati protezionistici discutibili quanto aleatori verso le produzioni a basso costo dei Paesi in via di sviluppo? Non sarebbe meglio elaborare misure di incentivazione fiscale e finanziaria per aiutare il sistema delle nostre imprese, piccole e medie, a diversificare la produzione verso settori a più alta tecnologia e maggior valore aggiunto? presidente Fondazione Rosselli



    Riccardo Viale.
    La Stampa 13-09-2003




    Se vedòm!
    Se vedòm!

  6. #6
    Veneto
    Data Registrazione
    01 May 2002
    Località
    Veneto
    Messaggi
    1,508
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: il manifesto a favore della libertà d'iniziativa e contro il protezionismo

    In origine postato da foedus
    Ogni uomo ha il diritto naturale di commerciale con chi vuole, e non capisco perché un bresciano dovrebbe comprare camicie di bassa qualità e alto prezzo fatte a Napoli (!) invece che a basso prezzo e buona qualità fatte a Hong Kong...
    Il protezionismo è l'aggressione esercitata dagli imprenditori incapaci, che vogliono vendere la loro roba anche quando fa schifo e nessuno la vuole.
    Le imprese sane, infatti, non chiedono protezione: chiedono "basta tasse, basta Roma", basta 626, basta statalismo, basta burocrazia, basta soldi al Sud, ecc.

    Cose che la Lega chiedeva prima di diventare un partito schierato a difesa dei parassiti.
    Scommetto che c'è chi pensa, con questa politica contro il Terzo Mondo, di andare a prendere voti pure al Sud.

    Quanto all'ultra-liberalismo... c'è forse un eccesso nel chiedere di non essere schiavi? di non essere tassati da De Mite e Berlusconi? è estremistico non voler continuare a prenderlo in quel posto per fare gli interessi delle imprese protette?

    La schiavitù, questa è la verità, corrompe l'anima e porta a negare che quella rete nera di fronte agli occhi non è un disegno, ma sono le sbarre della prigione.


    Foedus


    PS
    in questi giorni sulla "Padania" ho letto perfino interventi a difesa dell'industria ITALIANA... che schifo!

    LA PRAVDANIA vorrai dire.Un giornalaccio finanziato con i soldi di roma, in quanto quotidiano di partito.

  7. #7
    Registered User
    Data Registrazione
    27 Sep 2002
    Messaggi
    92
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Alberto
    La Cina è la sintesi tra il comunismo e il liberismo più degerati. Personalmente questa deregulation economica mi schifa come quella etico-religiosa (coppie gay, ecc. ecc.)
    Punto.

    Sul "Roma ladrona" non ti rispondo: lascio parlare i fascisti di Storace e i veltroniani............... Come vedi la Lega dà fastidio, eccome...!!!!!!!!!!!!!!!

    Padania Libera

    Alberto da Bresä


    La Lega è ormai il partito dei terroni del Nord, dei comunisti di destra, di quelli che hanno meno voglia di lavorare dei cinesi, di quelli che vogliono vivere di protezione pubblica e sussidi, e sognano di poter fregare il prossimo facendo i soldi senza concorrenti...
    La Lega, insomma, è un vero partito italiano, che difende le tasse, l'Inps (vedi Maroni), la 626, il finanziamento pubblico ai partiti, la Rai di Stato, ecc. La Lega è il partito che a Cancun ha il proprio portavoce nel ministro Alemanno, altro comunista di destra che difende i nostri agricoltori fancazzisti contro la volontà dei poveracci del Terzo Mondo, che vorrebbero vendere i loro prodotti da noi.
    (Risultato? Impedendo al grano, alle castagne e al cotone dell'Africa e dell'Asia di venire da noi, si impedisce a quella gente di crescere a casa loro e li spinge a venire tutti da noi.
    Un vero genio, il Bossi! non c'è che dire...)

    La Lega è un vero imbroglio. Per fortuna durerà poco e finalmente, a quel punto, ci sarà lo spazio per una forza veramente nordista e secessionista, libertaria, anti-sistema e filo-capitalista: che esprima la voglia di lavorare della nostra gente e non il parassitismo di chi non sa neppure cosa sia il lavoro.

    F

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Frà Dolcino
    faccio mio il grappino datomi da Nanths.......

    evitiamo il piu possibile (anche se ammetto mi divertirebbe molto)polemiche con i disadattati...





    facciamo così..magari lasciamo UN SOLO thread dove diamo la wild card ai fenomeni di turno, così ci divertiamo un po' tutti...

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    9,909
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Desidero rispondere a qualche commento che non mi trova d' accordo:

    1. Nel terzo Mondo e' impossibile contare i disoccupati, dato che non esiste nessun tipo di sussidio e la maggioranza della popolazione lavora in nero. Pertanto per i lavoratori di quei Paesi e' assolutamente irrilevante, se la loro merce si esporta o no (so che sembra assurdo, ma e' vero). Non e' irrilevante, invece, per chi li sfrutta e poi manda i soldi a Miami. Comunque non sono soldi che vanno al Popolo.

    2. Per chi ha scritto che la Lega e' degenerata perche' ama l' INPS: kosa metteresti al suo posto? L' INPS, sai, non e' robaccia terrona, ma una delle poche Istituzioni che rendono la repubblica italiana simile ai suoi partners in Europa e non ai baluba con la sveglia al collo.

    3. Da quanto ho capito, la questione dei dazi riguarda soprattutto i generi manifatturieri, non le materie prime alimentari, che comunque l' EU non importa che in minima parte dal Terzo Mondo. Inoltre, chi nel Terzo Mondo ha voglia di lavorare la terra, resta li' a lavorarla. 3/4 della fertilissima terra brasiliana (non parlo dell' Amazzonia) e' incolta perche' lavorare la terra e' faticoso: meglio andare a vegetare, farsi mantenere dal parente scemo, vendere cassette e CD pirati per strada stando nelle favelas. Se poi rubano un po' per arrotondare, beh, sono cose che succedono. Quando anche questi si stufano di venir derubati dai loro amici e parenti, allora emigrano. Quindi chi viene da noi e' in maggioranza un favelado o simili, mai un contadino.

    4. Se vi interessa, il dazio medio che il Brasile impone sui prodotti europei (medicinali e cosmetici) e' complessivamente del 24% (3 diverse imposte), quello del Venezuela l' 11%. Cosa succeda in Asia, non lo so. Pertanto, non ci trovo nulla di male se c'e' un po' di reciprocita'.
    Come sarei contentissimo che ci fosse anche con i visti merikani.

    Saluti

  10. #10
    Ridendo castigo mores
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    9,515
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Mitteleuropeo
    Desidero rispondere a qualche commento che non mi trova d' accordo:


    Saluti
    brillante e chiaro .. e se tu fossi un leghista militante ti prenderesti per questo le palate collettive tirate all' alberto...

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226