La commissione ha iniziato l'esame dei documenti svizzeri
Deputati dell'Ulivo e del Polo danno una prima valutazione
Telekom: "Nelle carte di Marini
non ci sono nomi di politici"
Per il capogruppo di An, Giuseppe Consolo, occorre più tempo per valutare le 1.800 pagine contenute nei faldoni
ROMA - La Commissione Telekom Serbia ha iniziato la consultazione delle carte arrivate dalla Svizzera. Cinque faldoni per un totale di circa 1.800 pagine che, a detta di Igor Marini, conterrebbero la prova della presunta tangente versata a politici italiani nel corso dell'acquisto di Telekom Serbia da parte di Telecom Italia.
Secondo i capigruppo dell'opposizione, Michele Lauria (Margherita), Giovanni Kessler (Ds) e Giovanni Russo Spena (Prc), nelle carte al vaglio non ci sarebbero nomi di politici. E la stessa valutazione è stata fornita da Enrico Nan di Forza Italia
"Da un primo esame - dichiara Lauria - si evince che dalle carte sequestrate presso l'ufficio fallimenti di Lugano non risultano nè direttamente nè indirettamente nomi di politici, come era largamente prevedibile". Secondo il capogruppo della Margherita si tratta di "documentazione già abbastanza nota" e che riguarda società di Marini. "Sono cose già pubblicate dai giornali, non vedo alcuna novità". "Non ci sono nomi riferibili ad alcun politico - ha confermato anche Kessler - e non c'è nessun riferimento a Telekom Serbia. C'è invece un pacco di carte interessanti ma per i giudici di Torino che stanno indagando su una banda di riciclatori e truffatori".
"Ci sono fotocopie di carte d'identità e passaporti - ha detto il capogruppo dei Ds - tutti di Marini, Paoletti e del notaio Boscaro". Sempre a quanto riferito da Kessler la documentazione pervenuta dalla Svizzera è tutta quella che era stata sequestrata e mostrata a Marini. Ma non solo. Vi sarebbero più carte "di quelle che Marini era andato a richiedere". Inoltre, ha voluto precisare ancora Kessler, "non ci sono riferimenti a dirigenti della Telekom".
Anche secondo il vicepresidente del gruppo di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena, le carte di Igor Marini non forniranno elementi nuovi sulla vicenda. Pur riservandosi di consultare più approfonditamente la documentazione, Spena afferma che nei documenti non c'è nessun nome di politico e nessun elemento che conduca all'esistenza di tangenti. "Mi pare che con l'arrivo in commissione delle fantomatiche carte, che non mi sembra contengano le rivelazioni esplosive che le destre si attendevano, la commissione possa entrare rapidamente nella fase finale dei suoi lavori" ha detto Spena.
Anche per Enrico Nan, vice presidente della commissione Telekom Serbia e capogruppo di Fi all'interno dell'organo parlamentare, non c'è nessun nome di politico anche se la documentazione va valutata con attenzione. "Le carte - precisa - servivano per capire se c'erano riscontri alle dichiarazioni di Marini. Non era pensabile che ci fossero nomi di politici. Ci aspettavamo quello che ci è arrivato e niente altro. Comunque sono elementi importanti su cui occorre lavorare".
"In queste carte non c'è assolutamente nulla che possa ricordare Telekom Serbia" ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, Guido Calvi. "Siamo di fronte al crollo di un tentativo di speculazione mediatica - sostiene il senatore - per tutto il mese di agosto abbiamo inseguito Marini e le sue carte, in cui aveva detto avremmo trovato le prove. E invece non c'è nulla che attenga ad una eventuale elargizione di tangenti in relazione a Telekom Serbia".
Per Alleanza Nazionale, invece, occorre più tempo per valutare il contenuto delle carte. Secondo Giuseppe Consolo, capogruppo di An in Commissione Telekom Serbia, non è possibile dire al momento che non ci sono nomi di politici: "Nessuno può aver letto tutte le carte - ha risposto ai giornalisti che gli riferivano delle dichiarazioni degli esponenti dell'opposizione - nemmeno un computer". Consolo ribadisce che la Commissione sta lavorando "con grande speditezza" ed esclude che vi sia stato un cambiamento di rotta: "Abbiamo sempre valutato esclusivamente l'aspetto politici della vicenda".
E dopo il primo vaglio delle carte, iniziano le polemiche.
"Adesso la destra chieda scusa a Prodi, Dini, Fassino, Rutelli, Mastella, Veltroni, dopo giorni e giorni di accuse basate sul niente", ha detto Renzo Lusetti, componente della Margherita della commissione Telekom Serbia. Sulla stessa linea anche Franco Monaco, vicepresidente dei deputati della Margherita: "Se, come sembra dal primo esame, nelle carte del faccendiere Marini non c'è niente di niente, qualcuno, e non solo lui, deve pagare". Mentre secondo il vice presidente dei senatori azzurri e capogruppo di Forza Italia in commissione Telekom Serbia, Giampiero Cantoni, la responsabilità politica dell'Ulivo sulla vicenda rimane sempre la stessa. "La sinistra - ha dichiarato - con le sue consuete tecniche di depistaggio mediatico, solleva polveroni per coprire lo scandalo consumato dal Governo Prodi".
(12 settembre 2003)
da www.repubblica.it
12.09.2003
Telekom, arrivano le carte dalla Svizzera e deludono la destra: non c'è alcun nome
di red
Le carte sono arrivate ma non c’è nulla. Come era prevedibile. Si sta parlando delle 180 pagine, giunte dalla Svizzera e che – almeno nella prima versione che lui stesso ha poi corretto – avrebbero dovuto contenere i riscontri alle accuse di Marini ai leader del centrosinistra. Ma le cose, pare, stiano diversamente. «Non ci sono nomi di politici nelle carte», hanno detto Michele Lauria e Giovanni Kessler, commissari rispettivamente della Margherita e dei Ds nella commissione parlamentare d'inchiesta. Insomma, si tratta di documentazione abbastanza nota. «Ci sono scambi di lettere riguardo a negoziazione di titoli con i nomi che tutti conosciamo. Ma non sono – ha precisato Lauria - nomi di politici. Le carte dovranno essere esaminate con calma perché si tratta di transazioni bancarie, fotocopie di passaporti, ma ripeto sono cose già abbastanza note e già pubblicate dai quotidiani».
Ancora più nel dettaglio, per usare le parole del commissario dei diesse, Kessler: «Sono carte che potrebbero interessare i giudici di Torino che stanno indagando su un gruppo di faccendieri e di riciclatori. Ma lì, non ci sono riferimenti a dirigenti della Telekom».
E così, mentre in gravissimo imbarazzo i dirigenti della destra non rilasciano dichiarazioni («Non è possibile dire granché al momento», è il laconico commento di Giuseppe Consolo, capogruppo di An in Commissione), ritorna d’attualità la domanda sulla funzione della commissione. Domanda che si pone esplicitamente Russo Spena, anche lui commissario. «Gradualmente -ha spiegato l'esponente del Prc- vi è stato uno spostamento netto di ottica da parte della maggioranza in commissione che dapprima è stata usata come un maglio contro l'opposizione per dire che ci sono state mazzette e corruzione. Poi, quando si è visto invece che questo aspetto non c'era e che la credibilità di testi e faccendieri era minima, come le carte che stiamo vedendo dimostrano, anche l'oggetto dell'indagine si è spostato ed è diventato la responsabilità politica del governo italiano nei confronti di Slobodan Milosevic. Mi sembra quindi che siamo arrivati alla conclusione e che questa commissione debba terminare i suoi lavori».
da www.unita.it




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Vuoldi dire che priori non c'era niente da trovare.
enso servirà un lavoro profondo
