Avete dato un occhiata al concorso di Miss Italia di quest'anno?
Quest'anno nessuna delle Miss aiuta le vecchiette ad attraversare la strada o almeno non lo racconta. Causa audience in calo Miss Italia si adegua e licenzia le ragazze della porta accanto, quelle di sempre, quelle che l'anno scorso accanto a Fabrizio Frizzi ripetevano in coro di fare volontariato e di frequentare l'oratorio.
Devono essere belle, solo belle e più aggressive. E così ecco che Virginia Lolli, angelica bionda nel 2000 (si piazzò sesta), adesso è in versione dark e rischia di vincere. Mentre Octaviana Squaiella, 18 anni a domanda cretina (preferisci sposare un uomo bello e povero o brutto e ricco) risponde con malizia "brutto e ricco". Naturalmente.
Eccole le nuove Miss di Mirigliani, inedite nel tubo catodico quanto tristemente reali nella vita di tutti i giorni. Via anche i vestiti virginali, quest'anno le ragazze sfilano con quello che indossano in discoteca e che comprende tanga in vista fuori dai pantaloni, pance scoperte, gonne inguinali, reggiseni gonfiabili. I costumi interi più scosciati, i piercing non devono essere più fatti sparire e anche i tatuaggi sono i benvenuti in questa nuova fiera della bellezza, anno zero. E così la giuria scopre che le candidate al titolo invece della danza praticano la boxe, invece di Pongo il dalmata della carica dei 101, adorano i pit bull, loro compagni di gioco. Preferiscono Vasco Rossi a Gigi D'Alessio. Ma soprattutto parlano di sesso. Come Alissa De Fina che arrivata in finale ha abbandonato la fascia per promuovere il suo nuovo libro " Deep Dark", ovvero "esperienze precoci di una ragazzina di quattordici anni".
E poi ci si chiede come mai l'uomo italiano sia in crisi e con esso matrimoni e natalità. siamo di fronte alla caduta del gusto, della decenza, ad una perdita del senso dell'estetica collettiva che premia la dissolutezza e la disintegrazione della società.
Caro Felix, le tue teorie su chi ci si dovrebbe sposare per la difesa della razza, con analisi anatomiche e stime craniali sono con tutto il rispetto tristemente anacronistiche. La società ormai è a pezzi.
Non solo uomo e donna celtica sono ridotti in minor numero a causa dell'ibridazione, del meticciamento, degli aborti e della scarsa natalità, ma quelli presenti si ritrovano con il cervello completamente lavato dal consumismo e dal cinismo più agnostico. Chi vive in città come Torino (come il sottoscritto) sa di cosa parlo, siamo dei sopravvissuti, pari agli indiani degli Stati Uniti quando erano già stati ghettizzati nelle riserve ed erano stati distrutti dall'alcoll "l'acqua di fuoco" la chiamavano.
Predicare la ricerca impossibile del principe azzurro e della principessa rosa in un mondo distrutto dai nemici del vecchio ordine universale è come invocare di chiudere le stalle dove i buoi sono già invece tutti scappati. Ogniuno per se, Dio per tutti. Ogniuno cerchi la felicità nella persona che il destino gli ha fatto incontrare, meridionale, cinese o padana che sia, senza ricercare l'impossibile. L'Europa aveva avuto la sua chance, negli anni 40 si sognava la costituzione di un continente di genti autodeterminate e composto di popoli a compartimenti stagni. Questa chance è stata gettata alle ortiche e le frontiere sono state aperte al libero mercato e agli interessi lobbystici di avidi manipolatori di coscienze e di denaro. Oggi la società è distrutta, messa in crisi da un universalismo agnostico, liberistico, massonico; dove tutti siamo uguali a parole, ma dove è il denaro che ci rende differenti, alla faccia di qualsiasi ragionamento meritocratico, sia esso di tipo razziale, intellettuale, o altro che sia. Ed a questo universalismo ignobile possiamo solo più rispondere con l'universalismo di Cristo. L'unico vero universalismo, quello dove è solo agli occhi di Dio che siamo tutti uguali e non agli occhi di una carta dei diritti internazionali dettata dagli interessi massonici e dalla dittatura di una maggioranza relativa alla quale le hanno lavato il cervello e la quale ha stabilito invece regole dove alcuni alla faccia delle tante belle parole è invero più uguale degli altri.
Un caro saluto Nebbia


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