Il vicepremier critica il Senatùr per il no sulla previdenza e per le critiche ad An sui soldi al Sud. Ma la Lega tiene duro: "Lasciamo alto il mirino del fucile"


ROMA - Sulle riforme si procede a tappe forzate. Un minivertice di maggioranza svoltosi prima dell'avvio del Consiglio dei ministri è servito a stabilire che la bozza elaborata dai saggi del Polo a Lorenzago di Cadore, e da ieri nelle mani di Berlusconi, sarà esaminata nel corso di un Consiglio dei ministri appositamente convocato per martedì prossimo. Ma sulle pensioni è scontro fra Bossi e Fini e la mediazione del Cavaliere non è riuscita per ora a riportare la maggioranza sulla linea di galleggiamento. An e Udc continuano a premere per garantire più soldi al Sud, Bossi sospetta che per reperire le risorse si stringa sula previedenza e si erge a difensore dei "soldi del Nord".

Le riforme al via. Al vertice svoltosi prima dell'inizio del Consiglio dei ministri partecipavano, oltre al premier, il vice Gianfranco Fini, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, quello dell'Economia, Giulio Tremonti e uno degli esperti della Casa delle libertà, il leghista Calderoli. "Abbiamo presentato le ultime modifiche apportate al testo di Lorenzago - ha detto Calderoli - in un clima di grande concordia. Credo che vi sia un pieno accordo su quelli che sono i principi fondamentali del progetto".

La Lega sembrerebbe dunque soddisfatta per il colpo di acceleratore impresso al pacchetto al quale, fino all'ultim'ora, sono stati dati dei ritocchi, in particolare per quanto riguarda il semestre bianco entro il quale il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere (a meno che non vi sia un esplicito voto di sfiducia parlamentare o la maggioranza si sfarini), la rielezione - ora possibile - del Capo dello Stato, la limitazione alla legiferazione bicamerale, il ripristino dell'interesse nazionale che dovrà però essere sancito - col blocco della legge - non più dal senato federale ma dal Quirinale. Il progetto sarà il 23 al centro del confronto bipartisan con l'Ulivo.

Sulle pensioni è scontro. Ma se la Lega è soddisfatta, molto meno lo sono An e Udc che vedono da un lato le riforme viaggiare con i ritmi voluti e imposti da Bossi, e nello stesso tempo pensioni e soldi per il Sud bloccati dall'altrettanto veemente nyet del Senatur. Bossi ha chiuso ogni possibilità di ulteriore ritocco alla riforma che sarà contenuta nella delega che sarà approvata - è la tendenza che si va affermando nella maggioranza, con Maroni che condivide - soltanto dopo la finanziaria. E con ciò togliendo ogni possibilità di utilizzare i maggiori risparmi ottenuti sul fronte della spesa previdenziale per irrobustire le risorse pluriennali a favore del Mezzogiorno.

Anche questa mattina Bossi, evidentemente non pago di aver evocato il ribaltone del '95 del Berlusconi, è tornato all'attacco proprio di Confindustria, Udc e Lega."Siamo sul filo del rasoio - ha detto il ministro per le Riforme Istituzionali a Repubblica - ma sulle pensioni non ci sono mediazioni e la rabbia di alcuni rispetto alle mie dichiarazioni di mercoledì sono la prova provata che volevano portare via le pensioni di anzianità. Chi vuole tagliare le pensioni del Nord? La Confindustria, Alleanza Nazionale e l'Udc, ma io guardo il tutto e non abbasso il tiro del fucile".

Nel corso della riunione sulle riforme, raccontano fonti della maggioranza, Fini sarebbe sbottato e avrebbe contestato a Bossi quelle dichiarazioni che sono già state all'origine dell'annullamento del secondo round del vertice di maggioranza su pensioni e finanziaria. Fini si sarebbe mostrato molto irritato per i toni e le parole di Bossi: "Ma cos'é questa storia - chiede brusco al leader del Carroccio - di An all'attacco delle pensioni del Nord?". "Ma no - replica Bossi - guarda che è stata solo una forzatura giornalista della 'Repubblica'. Il titolo dell'intervista non corrisponde al mio pensiero".

A quel punto interviene il rimbrotto garbato di Berlusconi: "Tutto chiarito, ora però stateci attenti, non tutta la stampa c'é amica e magari, vedi oggi le polemiche sulle mie parole su Mussolini, c'é qualcuno che ne approfitta...". L'incidente sembra chiuso.

Ma l'irritazione resta. Lo dimostrano le parole espresse dal portavoce del partito di Via della Scrofa, Mario Landolfi, poco prima del colloquio tra Bossi e Fini: "L' analisi di Bossi sulle pensioni è totalmente sbagliata, nessuno vuole la riforma per fare cassa. Bossi - aggiunge netto - fa della previdenza una questione territoriale in maniera strumentale. Sta facendo di tutto per sostituirsi al sindacato e non credo che questo sia un ruolo che gli competa. La Lega - conclude Landolfi - deve cercare il dialogo, altrimenti non si capisce quale sarebbe la funzione di un partito di governo che invece di governare preferisce rintanarsi dietro gli slogan, in una nicchia di demagogia che non serve a nessuno, neppure al nord".

Alla seconda riunione, quella sulla Finanziaria, partecipano, oltre al premier, Tremonti, Maroni, e Bossi. Nel corso di questo incontro, secondo quanto si apprende, il presidente del Consiglio avrebbe invitato i leader della coalizione ad evitare un 'assalto alla diligenza' in Parlamento per la Finanziaria. Per quanto riguarda le pensioni non ci sarebbero state novità fermo restando, secondo quanto riferito da fonti ministeriali, che questa riforma non dovrà servire a fare cassa.

L'impressione è che non basterà certo questo chiarimento a chiudere definitivamente la partita delle pensioni e della finanziaria. Udc e An restano comunque intenzionate ("Bossi si rassegni", ha tuonato Buttiglione nei giorni scorsi) a sostenere con Tremonti la necessità di riqualificare e allargare la spesa per il Sud. E finora l'unica strada percorribile è quella della previdenza. Anche se sarà probabilmente proprio il condono previdenziale a garantire forse in extremis quelle risorse che mancano a far quadrare quelli che non sono solo conti di bilancio ma conti politici che valgono la sopravvivenza e la compattezza della maggioranza.

(12 SETTEMBRE 2003; ORE 169, ultimo aggiornamento ore 200)