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    Thumbs up Europa dei crociati e degli insorgenti

    Don Ugo Carandino (Istituto Mater Boni Consilii)
    Che funzione ha avuto il Cristianesimo nella definizione del concetto d'Europa?
    L'incontro tra i popoli europei e la Fede insegnata dagli Apostoli e dai loro successori (basti pensare a figure come Sant'Ambrogio, San Gregorio, San Colombano, San Patrizio) ha generato quella splendida opera religiosa e umana che è stata l'Europa cristiana. Il Cristianesimo ha saputo valorizzare le capacità umane dei diversi popoli, elevarle al piano sovrannaturale e armonizzarle tra loro. La Cristianità si presentava come un maestoso mosaico dove l'unica Fede serviva da collante ai molteplici particolarismi etnici, linguistici, culturali, sociali. Dall'unico tronco, quello della Religione cattolica, si sono formati i mille rami, che hanno dato vita ai meravigliosi frutti della nostra Civiltà. Popoli uniti nella professione della stessa Fede, ma differenziati nell'organizzazione sociale in base alle legittime e naturali diversità. I vessilli dell'Europa cristiana rappresentavano perfettamente quest'armoniosa differenzazione, mentre le artificiali e ripetitive bandiere degli stati moderni esprimono l'omologazione imposta dal Nuovo Ordine.


    Carlo Magno è stato eletto a simbolo dell'Unione Europea: ritiene che la nozione medioevale d'Impero mostri delle somiglianze con la costituenda federazione europea?

    Non riesco a individuare un nesso tra l'Impero carolingio e l'attuale Unione europea. L'universalismo cristiano, basato sull'autorità imperiale e soprattutto su quella papale, intendeva edificare un ordinamento sociale dove non vi era opposizione tra il bene particolare e il bene comune. Il bene comune abbracciava ma non schiacciava quello particolare, lo valorizzava e non l'umiliava. Come in un corpo umano, ogni comunità rappresentava un membro vitale, che era armonizzato nel suo insieme e finalizzato al bene comune dall'azione che proveniva dal vertice. Il bene del singolo diventava così il bene dell'insieme. L'attuale Unione europea, invece, intende imporre nel nostro continente il modello mondialista, dove il bene comune si identifica con gli interessi delle oligarchie finanziarie che concepiscono l'organizzazione sociale come un immensa catena di montaggio, dove tutto è finalizzato alla produzione e al consumo; in questo contesto il bene particolare delle diverse comunità viene considerato un'ostacolo a questo perverso ingranaggio. Il sistema politico-economico mondialista non può concepire l'esistenza di particolarismi: da qui l'imposizione dello stato unico, della bandiera unica, della moneta unica, della lingua unica e, in un'ottica sincretista, della religione universale.



    Si può affermare che la prima guerra mondiale mirasse a distruggere l'Impero austro-ungarico, nobile esempio di rispetto per le diversità e modello per un'Europa delle regioni che poco piaceva ai governi giacobini dell'Intesa?

    La prima guerra mondiale fu il sanguinoso coronamento dell'aggressione armata che le logge massoniche scatenarono contro l'Europa cristiana a partire dalla Rivoluzione Francese e che provocò la distruzione di un tessuto sociale a misura d'uomo dove, come abbiamo visto, i particolarismi venivano rispettati e salvaguardati. L'Impero asburgico rappresentava, almeno formalmente, le vestigia della Cristianità: sulle ceneri dell'Impero fu costituita la Società delle Nazioni, che rappresentò il primo passo istituzionale verso il Nuovo Ordine Mondiale. A riguardo della prima guerra mondiale non dimentichiamo il genocidio dei 600.000 giovani cattolici che lo Stato massonico italiano strappò dalle proprie famiglie e dalle proprie terre per mandare al macello in nome dei "sacri confini". In questo senso è ripugnante la retorica della storiografia ufficiale che esalta quella carneficina: invece, dovrebbe riconoscere che la guerra del '15-'18 fu l'attuazione, in tutta la sua drammaticità, del totalitarismo anticristiano di matrice liberal-massonica condannato dai Papi nel corso del XIX secolo.



    Dalla Bretagna alla Croazia, da Euskadi all'Irlanda, dal Tirolo alla Scozia, sacerdoti cattolici fedeli alla Tradizione hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta di liberazione dei popoli negati d'Europa; come spiega ciò?

    Per rispondere a questa domanda bisogna disintossicarsi dalla propaganda anticattolica elaborata dagli illuministi e tuttora imposta nelle scuole di ogni ordine e grado dai progressisti e dai catto-comunisti. Secondo questa vulgata la Chiesa si è macchiata di numerosi crimini, in particolare nel negare la libertà ai popoli: nulla di più falso! L'Ordine Cristiano, voluto e difeso dalla Chiesa, riconosceva e garantiva ai differenti popoli della Cristianità le autonomie e le libertà concrete. I municipi, le corporazioni, le confraternite, i diversi corpi intermedi che componevano la società cristiana pre-rivoluzionaria garantivano all'individuo aiuto e protezione. Con la nascita degli stati napoleonici, basati sul centralismo, le libertà concrete non vennero più riconosciute, in nome di una libertà astratta, la falsa libertà frutto dell'utopia rivoluzionaria. Da quel momento i popoli divennero prigionieri del totalitarismo di stato, della statolatria: lo stato che si sostituisce a Dio e come Dio si considera onnipotente, lo stato che vuole occuparsi di ogni aspetto della vita delle persone. Di fronte a questa prevaricazione la Chiesa ha sempre cercato di difendere i popoli: sia con il Magistero papale, che ha esaminato e condannato questo aberrante totalitarismo di stato (basti pensare al "Sillabo" di Pio IX), sia attraverso l'azione pastorale del clero, che spesso si è trovato in prima linea nella legittima e doverosa azione di opposizione alla Rivoluzione. Ricordiamo, ad esempio, i parroci che impugnarono il crocifisso e sostennero gli Insorgenti contro le truppe napoleoniche oppure i frati che incoraggiarono i patrioti borbonici contro gli invasori italiani. E ancora: la splendida figura sacerdotale di don Davide Albertario che, dopo il massacro dei popolani lombardi ad opera del pluridecorato Bava Beccaris, condannò con coraggio questa strage operata dallo stato unitario e per questo motivo fu processato e incarcerato. Il dramma del nostro tempo è che la maggioranza del clero cattolico è salita sul carro della Rivoluzione e benedice lo statalismo centralista giacobino.



    Recentemente il presidente Ciampi ha auspicato un'integrazione europea che si sviluppi sull'esempio del "risorgimento" italiano. Ritiene opportuno considerare gli attuali stati come delle propaggini di una UE che si pone sempre più come "anti-Europa", nemica di ogni autonomia e identità, inerme davanti all'islamizzazione e succube di interessi extracontinentali?

    Il cosiddetto risorgimento in realtà fu un seppellimento: il seppellimento dell'identità religiosa e civile dei popoli che componevano gli Stati preunitari. Le popolazione furono estranee al processo di unificazione e, in numerosi casi, insorsero per difendere l'ordinamento precedente. L'attuale rilettura del risorgimento sta giustamente mettendo in luce la resistenza delle popolazioni meridionali, ma non dimentichiamo che in ogni stato ci furono dei movimenti di opposizione. Nella Roma papalina, ad esempio, pur mancando un'insurrezione armata contro gli invasori (che venivano chiamati ironicamente "brecciaioli"), vi fu un vasto movimento di disobbedienza civile. Furono rarissimi i casi di ufficiali pontifici che accettarono di passare all'esercito italiano e la maggioranza dei dipendenti dell'amministrazione papalina preferì la miseria pur di non tradire il Papa-Re e di servire i nuovi padroni: i posti vacanti furono presi dagli amministratori del governo unitario e nacque così la "Roma ladrona", non più la Città Santa del Cattolicesimo ma la capitale di uno stato massonico in mano alla borghesia liberale, che si era arricchita nei decenni precedenti con gli espropri dei beni ecclesiastici.
    Ora, con l'attuale unificazione europea, assistiamo al seppellimento dei popoli dell'intero continente. La Comunità europea è una delle principali minacce alla sopravvivenza dell'Europa cristiana. Questa "comunità europea" non è né comunità, né europea. Non è comunità, in quanto non è l'espressione dei vincoli di fede, di sangue e di cultura dei popoli europei; non è europea in quanto è governata da poteri apolidi che non rispettano la storia dell'Europa e, come dimostra la questione della Turchia, neppure la sua geografia! Questa mostruosità che sta nascendo negli uffici dei burocrati di Bruxelles, privata dell'anima cristiana, ammorbata dall'ideologia giacobina e predisposta alla religione musulmana, non è l'Europa: è l'anti-Europa, è la pianificazione sistematica dell'avversione religiosa e ideologica all'Europa cristiana, all'Europa dei popoli cristiani, alla Regalità di Cristo.



    Angela Pellicciari, in seguito ad una serie di studi, ha concluso che i fatti precedenti all'unificazione italiana vadano letti come una "guerra civile fra cattolici e massoni": ritiene valida questa definizione?

    Ritengo che la definizione della professoressa Pellicciari sia l'unica che esprima compiutamente la vera natura delle vicende risorgimentali. Del resto il fine principale del risorgimento era quello di privare il Papa del potere temporale, in quanto i settari erano convinti che senza di esso anche il potere spirituale sarebbe stato abbattuto. I libri di scuola non parlano delle ripetute violenze inflitte dal governo unitario alla Chiesa: persecuzioni fisiche contro i sacerdoti, esilio dei vescovi, oltraggi nei confronti delle consacrate, profanazioni delle chiese, soppressione degli ordini religiosi, confische dei beni ecclesiastici e, soprattutto, le continue offese a Pio IX, definito dal massone Garibaldi "un metro cubo di letame". Durante la traslazione della salma dell'ultimo Papa-Re dal Vaticano al Verano, la teppaglia massonica tentò persino di gettare il feretro nelle acque del Tevere. Come si vede, i veri briganti in quel periodo furono i fautori dell'unità, per nulla "patrioti" bensì collaborazionisti del potere massonico internazionale, principalmente anglosassone, che odiava il Papato e di conseguenza le istituzioni e le popolazioni cattoliche degli stati preunitari. Quindi il risorgimento fu veramente una guerra civile tra i figli della Chiesa e gli affiliati alle logge: da una parte il vessillo della Croce, dall'altra parte le bandiere tricolori.
    Non solo: il concetto di guerra civile tra cattolici e massoni si deve applicare anche alla maggioranza dei conflitti scoppiati nell'800 in Europa e in America. Non dimentichiamo, a questo proposito, l'aggressione massonica agli stati cattolici dell'America Latina, attraverso le diverse rivoluzioni volute dalle logge che causarono un numero elevato di vittime. Vorrei ricordare in particolare la figura di Garcia Moreno, presidente dell'Equador, assassinato all'uscita di una chiesa, proprio perché non intendeva consegnare il suo popolo al potere massonico. Qualche decennio più tardi, negli anni '20 del XX secolo, furono i contadini messicani, che combattevano in nome di Cristo Re e per questo furono chiamati Cristeros, a essere massacrati dal governo massonico, in combutta con i "fratelli" degli Stati Uniti.



    Certe direttive della commissione di Bruxelles sulla abolizione della domenica come giorno festivo o certe disposizioni dello stato italiano sull'esposizione forzata del tricolore ricordano molto le imposizioni subite dai popoli europei dalla Francia giacobina e dagli stati fantoccio a lei dipendenti: è un paragone eccessivo?

    Ritorniamo al discorso della divinizzazione dello stato: lo stato può tutto, lo stato decide tutto, la stato fa tutto. In nome della laicità si impone questa nuova religione dello stato, alla quale anche la Religione rivelata da Dio deve piegarsi. E così un manipolo di anonimi burocrati, in nome del super-stato antieuropeo si permettono di emanare disposizioni di questo genere e di imporle con prepotenza a interi popoli. Il despotismo pseudoeuropeista decide a tavolino come devono vivere i popoli europei, cosa devono mangiare, come devono vestire, cosa devono scegliere, chi devono votare. Gli usi, le consuetudini, le tradizioni e la Religione non incidono nelle decisioni di questi "illuminati" e, nei loro progetti, non devono più incidere nella nostra vita: con una semplice normativa si intendono così cancellare secoli di storia. Adeguarsi prontamente alle norme comunitarie significa accettare passivamente le decisioni delle lobby massoniche che detengono il potere. Questo stato deificato ha inoltre le sue liturgie: da qui la propaganda per suscitare il culto popolare ai simboli del potere laicista, come la bandiera e all'inno nazionale, scimmiottando così la ritualità della Religione.



    La resistenza Vandeana, le insorgenze Padano-Alpine contro Napoleone e la ribellione carlista per i Fueros della Navarra possono rappresentare un modello per quegli autonomisti europei che devono quotidianamente fare i conti con i regimi centralisti cui sono sottoposti e con un'unione che di questi sintetizza gli aspetti peggiori?

    L'epopea delle Insogenze antigiacobine e antinapoleoniche, che rappresentò il più importante movimento popolare europeo degli ultimi secoli, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che intendono opporsi all'omologazione mondialista. Gli Insorgenti furono mossi principalmente da due fattori: la volontà di difendere la Religione cattolica, combattuta dalla Rivoluzione, e di salvaguardare le libertà garantite dalla società tradizionale e negate dal potere centralista. E' importante conservare lo spirito che animò le Insorgenze per vivificare una nuova insorgenza antimondialista e permettere così di creare una continuità ideale tra gli uomini liberi di ieri e di oggi, alla luce dell'insegnamento evangelico: "la Verità vi rende liberi". Tutti coloro che non intendono rinunciare alla propria legittima indipendenza e non vogliono rassegnarsi a vivere come sudditi del Nuovo Ordine, potranno trovare nelle Insorgenze un salutare incoraggiamento. Dallo studio delle diverse e numerose Insorgenze emerge la determinazione dei nostri avi, la consapevolezza di dover salvaguardare un patrimonio frutto di secoli di sacrifici e di dedizione, la volontà di impedire che un forestiero indesiderato, in nome di principi non condivisi, sovvertisse la vita sociale, lo scandalo nel vedere l'empietà sostituirsi al timor di Dio. E poi vi erano quelle brutte coccarde e quelle brutte bandiere, composte da pezzi di stoffa di tre colori diversi, che venivano imposte ovunqueS I vandeani, invece delle coccarde tricolorate, cucirono sui loro vestiti il Sacro Cuore di Gesù, mentre nelle nostre città e nelle nostre vallate gli Insorgenti cucirono gli scapolari con le immagini sacre e le coccarde con i colori dei diversi stati. Chi oggi esalta le origini del tricolore dovrebbe piuttosto chiedere scusa per le migliaia di donne e di uomini (tra cui numerosi sacerdoti) che, nel corso delle Insorgenze, furono trucidati dai rivoluzionari all'ombra di quella bandiera.



    Ritiene che il diffondersi un po' in tutta Europa, di movimenti politici indipendentisti ed etno-federalisti, come di associazioni localiste per la tutela delle lingue minoritarie, rappresenti l'inizio di una reazione a questo stato di cose?

    Alcuni decenni fa il filosofo cattolico Marcel De Corte scrisse il libro "L'intelligenza in pericolo di morte". L'imposizione del pensiero unico rappresenta effettivamente una minaccia mortale per le coscienze dei nostri contemporanei. E' importante liberarsi da questa ragnatela e creare degli spazi vitali, per riprendere coscienza di appartenere a popoli che sono stati protagonisti della loro storia e non, come succede oggi, sudditi inebetiti di un potere apolide. Ritrovare le radici, sottolineare le legittime differenze, ricercare le rispettive tradizioni, tutelare le doverose autonomie, ridare forza all'identità nata dal rapporto tra un popolo e un territorio, rappresentano un segno di vitalità e di rinascita. Ovviamente questi aspetti devono ritrovare l'elemento fondamentale che li ha elevati a un livello superiore, non limitandosi a un'ottica esclusivamente antropologica. Sulle bandiere della tradizione europea, sulle guglie degli edifici sacri e soprattutto nelle coscienze delle popolazioni vi era la Croce: la Croce rappresenta ciò che animava l'Europa, e il corpo muore se perde ciò che lo vivifica. L'auspicio che formulo è che il fermento rappresentato dai diversi movimenti localisti, come quello padanista, e l'azione culturale di riviste come la vostra, porti alla secessione delle coscienze dal sistema mondialista, che è un sistema essenzialmente anticattolico. Indipendentemente dai risultati che si possono conseguire a breve termine, è importante consolidare dei focolari di restistenza antimondialista, capaci di salvaguardare e trasmettere l'amore per la Civiltà cristiana che ha sublimato le nostre piccole Patrie.

    La quasi totalità dei più alti esponenti della politica e della cultura ufficiale, si sono in più occasione espressi favorevolmente sull'entrata della Turchia nell'Unione Europea e riguardo la necessità di trovare un livello di "convivenza" fra le comunità padano-alpine e gli immigrati mussulmani: come vede tali prospettive?
    L'intera Europa si prepara a vivere la tragica situazione che ha sconvolto il Libano cristiano e che sta cancellando la presenza cristiana nel Kossovo. Infatti, non è possibile una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani: chi crede il contrario mostra di non conoscere l'autentica natura dell'islamismo o di conoscerla fin troppo beneS Mi riferisco alle organizzazioni mondialiste che favoriscono l'arrivo e l'insediamento delle comunità islamiche in Europa, con il preciso intento di disgregare ulteriormente il tessuto cristiano del continente, soffocando con la preponderanza maomettana quello che rimane della Cristianità, già duramente provata dall'azione corrosiva del modello liberal-consumistico americano. L'insanabile differenza tra il Cristianesimo e l'Islam sta nell'origine talmudica di quest'ultimo, che traspare nell'avversione verso il dogma trinitario e la negazione della divinità di Cristo. La società cristiana si basa su queste due verità di fede, mentre le società talmudiche e coraniche si basano sul rifiuto pertinace degli stessi dogmi: ecco perché queste società provocano la persecuzione fisica dei cristiani o comunque una condizione di inferiorità sociale. La dottrina religiosa incide profondamente nell'ordinamento sociale che genera: chi ha avversione per il Dio Trino inevitabilmente avrà avversione anche per i suoi fedeli, e questa avversione non sarà solamente individuale ma troverà ampi risvolti nella legislazione e nella vita sociale. Quindi l'ingresso della Turchia nella Comunità europea consoliderà il potenziale pericolo costituito dalle comunità islamiche già presenti in Europa.

    Le battaglie che hanno visto gli Europei difendersi da aggressioni islamiche, da Poitiers alla battaglia di Vienna, si sono svolte indubbiamente sotto le insegne crociate; ritiene che vi siano affinità fra la spada di Giovanni da Rho e gli scud di Bush?
    Colgo l'occasione di questa domanda per dissociarmi da tutti quei ecclesiastici che, a iniziare da Giovanni Paolo II, hanno chiesto perdono per le Crociate. Le Crociate furono la provvidenziale espressione religiosa e militare della Cristianità, una Cristianità che non aveva paura di confrontarsi con i suoi nemici. Ora, la Civiltà cristiana negli ultimi duecento anni è stata attaccata da quelle forze che oggi rappresentano il potere mondialista e che hanno negli USA il loro braccio armato. Quindi non ritengo che i marines americani siano gli eredi dei Crociati: sono piuttosto gli eredi delle truppe napoleoniche che realizzarono la scristianizzazione della società con la forza delle baionette. E' importante capire che il totalitarismo mondialista (e quindi americano) e il totalitarismo islamico sono entrambi nemici della nostra Civiltà. La tragedia dei Balcani mostra eloquentemente come mondialisti e islamici abbiano in comune l'avversione per la Civiltà cristiana. E oggi sono gli Usa a premere per far entrare la Turchia nella comunità europea. Mi permetta una provocazione: sarebbe necessario visitare i laboratori mondialisti dove si preparano queste armi di distruzione di massa della Civiltà cristiana, poiché l'immigrazione l¹invasione incontrollata di musulmani in Europa è come una bomba micidiale che, quando scoppierà, provocherà una tragedia su scala continentale. Anche in Terra Santa i due schieramenti si trovano concordi quando si tratta di contrastare le comunità cristiane: ad esempio il governo di Sharon sta favorendo la richiesta di un gruppo fondamentalista islamico per costruire una moschea davanti alla Basilica di Nazareth.

    Una domanda che, dopo le sue dichiarazioni coraggiose non è possibile evitare: che opinione ha di Karol Woytila?
    Mi riconosco nella posizione teologica che considera Giovanni Paolo II "papa" solamente materialmente (materialiter) ma non formalmente (formaliter), cioè eletto validamente dal conclave ma non rivestito dell'autorità suprema per governare, insegnare e santificare la Chiesa, poichè aderisce agli errori del concilio Vaticano II. Chiunque può capire che un autentico Papa non potrebbe, come ha fatto Woytila, sostenere che cristiani e musulmani adorano lo stesso Dio e persino baciare il Corano. Un vero Papa non potrebbe organizzare le giornate ecumeniche di Assisi, che aprono la porta all'indifferentismo religioso e che vanno nella stessa direzione del relativismo massonico. La posizione teologica che ritiene la Sede Apostolica formalmente vacante permette di conservare la Fede cattolica e l'amore per la Chiesa senza accettare gli errori e gli scandali degli ultimi decenni, poiché dimostra che questi errori non sono il frutto della Chiesa, bensì di modernisti, non rivestiti dell'autorità, presenti nella Chiesa stessa. La tentazione di molti cattolici, scandalizzati da Giovanni Paolo II, è di abbandonare la Chiesa: sarebbe un gravissimo errore. Non bisogna abbandonare la Chiesa, bensì le chiese dove si insegna l'errore e dove si celebrano dei riti che fanno perdere la Fede. Se si capisce il problema dell'Autorità suprema, si ritrova la fiducia nella Chiesa e la fierezza di essere cattolici, senza dover ricorrere a dei vertiginosi quanto inutili acrobatismi per conciliare l'inconciliabile, cioè l'insegnamento papale sino a Pio XII con gli errori dei suoi successori materiali. La rivista "Sodalitium", edita a Verrua Savoia, in Piemonte, da anni studia questi problemi alla luce del magistero petrino e della teologia tomista.

    Come mai è così radicalmente cambiato l'atteggiamento del clero verso la società europea: ieri promotore di crociate contro l'islam e insorgenze anticentraliste, oggi, nella quasi totalità, complice del processo di islamizzazione e nemici di ogni riscoperta identitaria che non riguardi il terzo mondo?
    Il concilio Vaticano II ha rappresentato una frattura radicale con l'insegnamento della Chiesa Cattolica: i documenti conciliari sono impregnati dello spirito liberale, progressista, modernista. Fin dal 1907 il papa San Pio X, con l'enciclica "Pascendi" denunciò l'adesione di una parte del clero all'eresia modernista, un'eresia che ha potuto imporsi grazie alle macchinazioni dei suoi adepti durante i lavori conciliari. Il Modernismo ha cambiato il volto della Chiesa in quanto ha sovvertito la dottrina, ha rivoluzionato la liturgia, ha sconvolto la pastorale, ha soffocato lo spirito missionario. I modernisti, sulla scia del progressismo laico, condannano buona parte della storia della Chiesa per esaltare invece tutto ciò è estraneo alla dottrina cattolica e alla cultura europea, a iniziare dalla religione musulmana. Qualche tempo fa le Edizioni Paoline in una collana di spiritualità, tra gli scritti di santi come Sant'Ambrogio e San Francesco, hanno inserito le "parole di Maometto". Come potrebbero questi ecclesiastici contrastare l'avanzata della religione di Maometto? Possiamo affermare che i sacerdoti e i fedeli che accettano il concilio e seguono il "magistero" di Giovanni Paolo II sono privati delle armi spirituali e dottrinali per combattere l'Islamismo e il Mondialismo. Come dicevo prima, è fondamentale saper cogliere la differenza tra i cattolici fedeli all'autentica dottrina insegnata infallibilmente da tutti i Papi sino a Pio XII e quei cattolici che aderiscono agli errori del Modernismo, in quanto la Religione ha poi dei risvolti fondamentali per la società. La Fede cattolica di San Pio V ha fermato l'Islam a Lepanto, l'ecumenismo di Woytila favorisce la diffusione dei musulmani in Europa. Quindi chi intende difendere l'identità del proprio popolo non può prescindere dalla questione religiosa.

    Diversi parroci modernisti sono arrivati a cedere le proprie Chiese per la celebrazione del culto islamico; è un caso che gli ecumenisti, tanto preoccupati ai diritti- o presunti tali- di queste nuove comunità, siano invece così ostili alle rivendicazioni autonomiste e culturali della propria gente?
    Ricordo ai lettori che questi apostoli della tolleranza e dell'integrazione multireligiosa e multirazzale, quando sono confrontati con i cattolici difensori della Tradizione della Chiesa, assumono dei singolari atteggiamenti di intolleranza e di discriminazione. Negli ultimi decenni, ad esempio, in numerose occasioni le volontà testamentarie di sacerdoti e di fedeli che chiedevano la celebrazione dei funerali con il rito tradizionale della Messa, sono state disattese da queste "colombe" dell'accoglienza indiscriminata, che blaterano tolleranza nei confronti dei maomettani e praticano una ferrea intolleranza verso i cattolici non decattolicizzati. Queste persone si permettono di concedere le chiese, o comunque degli edifici appartenenti alla Chiesa, alle comunità musulmane per le preghiere rituali: ma quelle chiese, che non sono di proprietà dei singoli preti, sono il frutto dei sacrifici dei nostri Padri che le hanno edificate animati dalla Fede e desiderosi di adorare pubblicamente Gesù Cristo, non Allah! Chiese, peraltro, costruite per la sacralità del culto divino e non per liturgie carnevalesche, celebrate attorno ai tavoli luterani che, con la riforma liturgica, hanno sostituito gli altari cattolici. In questa ottica è naturale che il clero ecumenista si dissoci da quei movimenti che auspicano un atteggiamento diverso nei confronti della criminalità veicolata dall'immigrazione selvaggia e nei confronti della penetrazione islamica. Il clero di Giovanni Paolo II chiede perdono per la battaglia di Lepanto, mentre il clero antimodernista supplica il Cielo di poter ottenere altre vittorie esaltanti e benedette come quella di Lepanto.

    Come piemontese e difensore della Tradizione, che opinione ha del tricolore italiano e della bandiera della UE?
    Come piemontese la mia bandiera è il Drapò e come sacerdote cattolico è quella bianco-gialla del Papa-Re. Quelle che Lei ha indicato mi sono completamente estranee.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    EUROPA CRISTIANA!
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    Der Wehrwolf

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