Comunicato n. 38/03 del 13.09.2003

20 settembre 1870: l¹eroismo dei vinti e la viltà dei vincitori
«In città i cappellani furono impegnati tutta la notte a confessare gli
uomini che si preparavano serenamente a una morte che credevano pressochè
inevitabile, poiché tutti prevedevano una resistenza a oltranza contro
nemici sei volte superiori, in una lotta che sarebbe iniziata sulle mura e
proseguita casa per casa. (?) Nel corso delle prime Messe, celebrate prima
dell¹alba in vari punti sotto le mura, ufficiali e soldati ricevettero la
santa Comunione. (?)
La bandiera bianca non fu rispettata dagli Italiani, né sulla breccia, né a
Porta Pia. Sulla breccia il nemico avanzò, sparando su uomini indifesi, che
avevano deposto le armi. (?) Anche a Porta Pia gli Italiani avanzarono
sparando e, appena entrati, uccisero due Zuavi, che, come tutti gli altri,
erano appoggiati ai propri Remington. Un ufficiale dei bersaglieri fece
fuoco contro il tenente Van der Kerckhove, ferendolo al collo di striscio.
Un altro ufficiale, pistola in mano, aggredì il capitano de Coussin e gli
strappò le medaglie di Castefidardo e Mentana dal petto. I soldati, seguendo
l¹esempio degli ufficiali, inveirono contro i prigionieri (?)
Mentre la resistenza cessava a Porta Pia, la bandiera bianca veniva issata
su tutta la linea del fronte. Essa fu rispettata da Ferrero e Angioletti, ma
per un¹altra mezz¹ora, dopo che la bandiera bianca era stata issata sulle
mura di Trastevere, e tutti cannoni nemici tacevano, Bixio continuò il
bombardamento. Non c¹era nulla di nuovo in questa prassi dell¹esercito
italiano, giacché ad Ancona, nel 1860, Cialdini e Fanti avevano continuato a
sparare molte ore sulla bandiera bianca. (?)
Secondo le leggi di guerra, durante i negoziati della resa, entrambe le
parti erano obbligate a mantenere le posizioni raggiunte; le truppe
italiane, però, infischiandosene di ogni legge o regolamento, entrarono in
città, nonostante le rimostranze degli ufficiali degli Zuavi. Le compagnie
egli Zuavi al Pincio, a Porta Salaria, alla breccia e a Porta Pia, furono
circondate, fatte prigioniere disarmate. (?). Gli Italiani penetrarono in
città da diverse posizioni, ovunque accompagnati da una torma di teppisti,
accorsa da tutte le parti d¹Italia per irridere e maltrattare i prigionieri,
nonché approfittare dei disordini che sicuramente sarebbero seguiti alla
presa di Roma. Il comportamento dei Romani nei confronti degli Zuavi
prigionieri fu molto diverso da quello degli invasori e dei loro seguaci.
(?) Non si udì una sola parola di offesa o di disprezzo, ma, al contrario,
si udirono parole di simpatia e di incoraggiamento (?). Per completare
³l¹unità d¹Italia² restava solo la farsa dell¹ennesimo plebiscito.
Con le truppe italiane erano entrati in città quattro o cinquemila civili,
tra uomini e donne, che, autoproclamandosi ³esuli romani², avevano seguito
la marcia degl¹invasori. (?).³Roma², scriveva La Nazione, giornale liberale
di Firenze, ³è stata consegnata res nullius a tutti i promotori di disordini
e di agitazioni, a tutti gli approfittatori politici di professione, a
coloro che amano pescare nel torbido, ai bighelloni di cento città
italiane². ³Si potrebbe pensare², aggiungeva il giornale, ³che il governo
voglia fare di Roma il ricettacolo della feccia di tutta Italia². A questa
schiera di indesiderati immigrati si unì il gruppetto di ultrà liberali che
si trovava a Roma, e la massa vilipese le truppe pontificie a Porta Pia, al
Pincio, a Piazza Colonna, assalì i preti e insultò i soldati, ferendone
diversi, e addirittura uccise tre squadriglieri. I Romani si tenevano
lontano da questa marmaglia, e non presero parte alcuna alle loro gesta.
[I caduti pontifici furono] in tutto 16 morti e 53 feriti. In questa somma
non sono compresi i soldati isolati che furono assassinati dalla teppa
garibaldina le sere del 20 e 21 settembre (?).³Modesti e coraggiosi²
scriveva il 26 settembre la Soluzione, un giornale liberale di Napoli,
³fecero brillare il proprio dovere da eroi. La difesa di Roma fu coraggiosa
e brillante. Erano decisi a morire fino all¹ultimo uomo in difesa delle
mura, se il Santo Padre non avesse ordinato loro di arrendersi²; e
aggiungeva che, da questo, ³la gente giudicherà la barbarie, l¹infamia e la
viltà di coloro che li inseguirono dopo l¹ingresso delle nostre truppe,
dando loro la caccia come a dei lupi².»
(Patrick Keyes O¹Clery [volontario pontificio irlandese], La Rivoluzione
italiana. Come fu fatta l¹unità della nazione, ed. Ares, Milano 2000, pagg.
707-716).
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SABATO 20 SETTEMBRE 2003 ALLE ORE 17,30
ALL'ORATORIO SAN GREGORIO MAGNO IN VIA MOLINI N. 8 A RIMINI
SARÀ CELEBRATA UNA S. MESSA IN SUFFRAGIO
DEI SOLDATI PONTIFICI CADUTI NELLA DIFESA DEL PAPA RE PIO IX.
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