Realizzata su progetto degli architetti Marco Treves, Mariano Falcini e Vincenzo Micheli, la costruzione della Sinagoga di Firenze fu portata a termine nel 1882. Si tratta di un esempio tra I più significativi di tempio monumentale in cui il ricorso ad uno stile esotico, in questo caso il moresco, è condotto con raro equilibrio e armonia. La pianta dell'edificio, ispirata alla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli, prototipo dell'architettura bizantina, presenta al centro una cupola a tamburo sovrastante un transetto ; volte a botte sono disposte sopra ai quattro bracci uguali che terminano in quattro timpani rotondi. Ai lati del timpano centrale, che sovrasta l'ingresso, si ergono due torrette ottagonali con cupolette a bulbo. Le finestre e gli archi interni ed esterni sono a ferro di cavallo e contribuiscono a conferire un suggestivo effetto moresco. La decorazione dell' interno è eccezionale per l'esuberanza degli ornamenti : le pareti e il soffitto di tutta la Sinagoga sono interamente affrescati con motivi moreschi che richiamano la Sinagoga "del Transito" di Toledo ; notevoli sono anche gli intagli delle decorazioni in legno e in bronzo, le mattonelle e I ricchi mosaici, e le finestre a vetrate policrome. Nella parte absidale vi è l'Aron ha-Codesh (Arca Santa) con colonne in marmo nero e una ricca decorazione dorata a mosaico ; di fronte vi è la Bimà, sopraelevata.
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Le origini della Comunità Ebraica di Firenze
E' possibile che la presenza ebraica di Firenze possa essere fatta risalire fino all'epoca romana, ma è soltanto dal XIV secolo che si hanno i primi documenti sugli ebrei nel territorio della Repubblica fiorentina. Nel 1428 ebbe luogo a Firenze un congresso ebraico con lo scopo di raccogliere fondi da tutte le comunità ebraiche italiane per richiedere la protezione del Papa contro i moti antisemitici scatenati dalle prediche di alcuni frati. Se pure nel 1396 i Priori della Repubblica erano stati autorizzati ad ammettere gli ebrei a Firenze, fu solo dal 1430 che un primo nucleo ebraico fu ufficialmente chiamato dalla Repubblica fiorentina a stabilirsi nella città, per esercitare il prestito su pegno, e I magistrati fiorentini a stabilirsi nella città, per esercitare il prestito su pegno, e I magistrati fiorentini che scrissero la legge non si vergognarono di confessare che questa misura si era resa indispensabile per sollevare I poveri dall'usura praticata dai cristiani. Agli ebrei che giunsero nella città furono garantiti diritti e privilegi che consentirono loro, nonostante l'ostilità del clero, una tranquilla esistenza per molti anni. Ma le lotte tra le fazioni in cui si divideva la città, sostenitori e nemici della famiglia dei Medici, si ripercossero sulla vita della comunità ebraica, così gli ebrei furono varie volte espulsi e riammessi nella città a seconda che prevalesse rispettivamente gli avversari o I fautori della Casata dei Medici.
Dopo che era stato approvato un decreto di espulsione che scadeva nell'aprile del 1497, in occasione della spedizione in Italia di Carlo VIII gli ebrei fiorentini ottennero, dietro un prestito senza interesse a favore della Repubblica fiorentina, di poter rimanere nella città.
Nel 1551 il duca Cosimo I de'Medici, su consiglio di Jacob Abravanel, un ebreo vissuto prima a Napoli poi a Ferrara, pubblicò un'estesa carta di privilegi (indirizzata a "Greci, Turchi, Mori, Hebrei, Aggiurni, Armeni et Persiani"), con la quale si garantivano concessioni e privilegi commerciali per tutti gli Orientali che si fossero stabiliti nel territorio dello Stato : in pratica l'invito fu accolto da numerosi ebrei levantini e cominciò così a costituirsi a Firenze un primo nucleo di ebrei sefarditi. Nel 1571, Cosimo I, divenuto Granduca di Toscana, accettando una ingiunzione del Papa, stabilì la creazione di un "ghetto" per gli ebrei in una zona dell'attuale Centro storico tra via Roma, piazza della Repubblica, via Brunelleschi e via de'Pecori. All'interno del "ghetto" gli ebrei avevano una loro propria vita religiosa, sociale e culturale : avevano due sinagoghe, una macelleria casher, il forno, il bagno rituale e numerose istituzioni di assistenza e di beneficenza. Gli ebrei eleggevano un consiglio di 18 membri tra I quali, a turno, venivano nominati tre "Massari" che avevano il potere supremo nella Comunità.
Per tutte le questioni legali, contratti, liti, matrimoni e divorzi funzionava il tribunale rabbinico e le sue decisioni erano accettate dall'autorità civile. Anche per I reati penali, eccetto che per quelli comportanti la pena capitale, gli ebrei godevano di uno statuto particolare : non erano infatti sottoposti al giudizio dei normali magistrati ma esclusivamente a quello degli "Otto di Guardia e Balia", la suprema magistratura della Repubblica.
Nonostante la segregazione del "ghetto" gli ebrei a Firenze trovarono da parte delle autorità e del popolo una tolleranza singolare : nel 1629 furono estesi alla Comunità di Firenze ulteriori privilegi che erano già stati concessi nel 1593 alle Comunità di Pisa e di Livorno ; anche il passaggio del Granduca dalla famiglia dei Medici a quella dei Lorena (1738) non modificò le condizioni di vita degli ebrei fiorentini, cosicché, quando Napoleone conquistò la Toscana e portò l'emancipazione civile agli ebrei di Firenze la loro condizione, contrariamente a quanto accadeva in altri paesi europei, non migliorò che in piccola parte. Fu comunque penoso per gli ebrei, al momento della Restaurazione (1815), tornare ad essere chiusi nel "ghetto" che fu definitivamente aperto solo nel 1848.
L'età dell'Emancipazione
Da allora gli ebrei parteciparono con entusiasmo ai moti risorgimentali e ed alle guerre per l'Indipendenza d'Italia. Alla fine dell'Ottocento gli edifici del vecchio "ghetto" furono rasi al suolo ed oggi al loro posto si trovano alcune tra le strade più eleganti del centro di Firenze; del vecchio "ghetto" non rimangono oggi che poche fotografie.
Ottenuta finalmente la parità di diritti con i loro concittadini cristiani, gli ebrei si dedicarono a tutte le professioni e a tutte le attività, contribuendo, nonostante la loro scarsa entità numerica, allo sviluppo culturale ed economico della città.
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La costruzione della nuova Sinagoga si rese necessaria all'indomani dell'apertura, e poi della demolizione, del vecchio "ghetto" di Firenze, ed in effetti dal 1842 l'Università Israelitica si propose l'erezione di un tempio che fosse adatto all'importanza della Comunità nell'ambito cittadino. La raccolta dei fondi fu iniziata da un lascito della famiglia Montebarocci di 5000 ducati e per molti anni si continuò a promuovere la sottoscrizione e a studiare progetti per l'ubicazione e la tipologia della Sinagoga.
L'occasione per realizzare finalmente le aspirazione della Comunità si presentò nel 1872, con il lascito del Cavalier David Levi, che era stato presidente della Università Israelitica, e che volle così rendere possibile la costruzione di un "Tempio monumentale, degno di Firenze".
Fu quindi bandito un concorso che fu vinto dal progetto degli architetti Treves, Falcini e Micheli e nel 1874 si cominciò a costruire la monumentale Sinagoga di via Farini, in una zona, a quel tempo, in rapida espansione, alla periferia della città. La costruzione richiese otto anni di assiduo lavoro di esperti operai e abilissimi artigiani e finalmente il 24 ottobre 1882 ebbe luogo l'inaugurazione che fu tenuta in forma molto solenne alla presenza di personalità del mondo ebraico e delle massime autorità civili. Era allora Rabbino Maggiore David Jacob Maroni.
Seguirono alcuni decenni in cui la Comunità di Firenze crebbe in importanza fino a diventare il centro dell'ebraismo italiano: nel 1899 venne fondato per iniziativa del Rabbino Shemuel Zvi Margulies il collegio Rabbinico mentre si cominciarono a pubblicare una serie di giornali e riviste e veniva iniziata una cospicua attività editoriale ebraica.
Dal fascismo ai giorni nostri
La presa del potere da parte del fascismo e la Seconda Guerra Mondiale colpirono duramente gli ebrei fiorentini : quasi ogni famiglia ebraica di Firenze serba oggi il ricorddo di un parente ucciso dai nazifascisti perché partigiano o deportato nei campi di concentramento ; tra questi vi fu anche il Rabbino Capo, il medico Nathan Cassuto.
Dopo la Guerrra si cominciò faticosamente a ricostruire, anche fisicamente, la Comunità : la Sinagoga stessa, nonostante fosse un monumento di grande pregio artistico era stata seriamente danneggiata dai nazifascisti che nell'agosto del 1944 avevano fatto brillare alcune mine all'interno dell'edificio procurando il crollo delle colonne e di parte delle gallerie. Parte del tesoro della Sinagoga, trafugato dai nazifascisti e trasportato nel Nord della penisola fu fortunosamente recuperato. I lavori di restauro riportarono l'edificio al primitivo splendore.
Nel 1957-59 fu possibile costrire un moderno edificio per la Casa di Riposo per le persone anziane ; nel 1964 fu inaugurato un nuovo immobile dove si trovano l'asilo e le scuole elementari, intitolate al Rabbino Nathan Cassuto.
Un nuovo triste evento si verificò nel 1966, quando per l'alluvione dell'Arno una grande quantità d'acqua , mista a fango e a nafta, penetrò nella Sinagoga raggiungendo l'altezza di due metri e danneggiando gli arredi, gli affreschi murari, i libri della biblioteca storica e soprattutto novanta Serfarim (Rotoli della Legge) di cui alcuni molto antichi. Anche con l'aiuto di contributi da altre Comunità furono immediatamente intraprese iniziative di restauro e di riparazione.
La Comunità Ebraica di Firenze comprende oggi circa 1200 persone ed ha una scuola, oraganizzazioni giovanili, un Centro di Cultura ebraica, un club sportivo, una Casa di Riposo , un Museo Ebraico e sezioni locali del Bené Berith e della ADEI-WIZO.
Il Museo Ebraico di Firenze
Al primo piano della Sinagoga è stato recentemente allestito (1981) il Museo Ebraico di Firenze, una esposizione storico-artistica che ripercorre in una rapida carrellata i momenti più importanti della storia degli ebrei a Firenze e presenta gli esempi più significativi di arredi orafi e tessili che costituiscono il partirmonio artistico della Comunità. In primo luogo vengono mostrati preziosi arredi cerimoniali utilizzati nei momenti salienti della vita familiare, quindi antichi oggetti inerenti alla celebrazione delle principali feste ebraiche , infine, gli argenti e le stoffe più rare usate per adornare il Sefer.
Il Museo è stato fondato dagli "Amici del Museo Ebraico di Firenze", una associazione senza fini di lucro che ha oggi lo scopo di contribuire al mantenimento dell'esposizione e ad incrementare la racccolta del materiale storico-artistico.
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