Mucca pazza, morta la ragazza siciliana
E’ la prima vittima italiana. Ammalata dal 2001, era in coma da 8 mesi dopo il viaggio della speranza a Londra
ROMA - È morta ieri, la ragazza siciliana affetta dal morbo della Mucca Pazza. L’unico caso in Italia. Aveva 27 anni, gli ultimi due per lei sono stati un calvario. È morta nel primo pomeriggio, a Milano, all’Istituto neurologico «Carlo Besta», dov’era seguita da mesi dall’ équipe del professor Orso Bugiani. Centro all’avanguardia nella lotta contro le encefaliti più gravi e le malattie da prioni. Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare. Già oggi, forse, verrà eseguita l’autopsia. «Poveretta, la sua è stata un’agonia lunghissima, in coma dalla fine del 2002 - racconta al telefono, dalla sua casa di Palermo, Federico Piccoli, un altro professore che ha cercato di salvarla -. L’ultima volta che la vidi fu l’estate scorsa, le feci i complimenti per la sua laurea, ma già allora stava molto male». «Ci si sente perdenti, in un momento come questo - commenta Piccoli, direttore della cattedra di Neurologia dell’Università di Palermo -. Fa male pensare che oggi non siamo ancora in grado di fare niente di fronte alla variante umana della Bse. L’unica cosa possibile è mantenere alta la guardia, continuare la guerra alla macellazione clandestina, tenere lontana la carne infetta dalle nostre tavole».
Già, la carne infetta. La ragazza di Menfi (Agrigento) mangiò sull’isola la carne di manzo contaminata. Resta questa, infatti, la più probabile spiegazione del contagio avvenuto. Quando la cosa avvenne, però, è impossibile stabilirlo. Il periodo d’incubazione del morbo varia da 5 a 20 anni.
Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, appresa la notizia, si è detto «profondamente addolorato e vicino alla famiglia». Il ministro ha voluto ricordare il colloquio telefonico avuto con la giovane durante la malattia: «Ne apprezzai il coraggio, la voglia di vivere e il suo grande impegno nel frequentare l’università, nonostante tutto».
Per evitare allarmismi e psicosi, Sirchia ha comunque precisato che il caso della giovane siciliana «rimane l’unico in Italia», dovuto probabilmente a carne importata. «I controlli continuano e i test di positività sui bovini per la Bse sono in diminuzione», ha concluso il ministro. Segno che la carne è sicura. Intanto, però, il bilancio delle vittime nel mondo della variante della malattia di Creutzfeldt Jakob si aggrava: alla fine del 2002 erano state 115 solo nel Regno Unito; altre 5 in Francia; una negli Stati Uniti e una adesso anche in Italia. Nel nostro Paese dal gennaio 2001, quando iniziarono i test sui bovini e venne scoperto il primo caso di Bse a Pontevico, nel Bresciano, sono state eseguite oltre 1 milione di analisi: 104 i casi riscontrati di positività, l’ultimo tre giorni fa a Reggio Emilia.
«Una cosa è certa - ragiona il professor Piccoli - la giovane si ammalò nel settembre 2001 e nel 1996 in Sicilia c’erano in giro tante mucche malate, nutrite con le farine animali. Mucche inglesi, finite poi nei macelli clandestini. Milioni di bistecche a rischio che sono state mangiate da tanta gente». «Purtroppo - sospira il professore - dal dicembre 2001 quando le venne diagnosticata la malattia, il peggioramento delle condizioni fisiche e psichiche della ragazza è stato lento e inesorabile. Neppure il viaggio a Londra nel febbraio 2002, neppure quel farmaco sperimentale, la chinacrina, è servito a salvarla. Sapevamo che sarebbe finita così».
Fabrizio Caccia
Corriere della Sera 7 08 03




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