Sharon è una cavalla di razza argentina. Un'enorme freccia le trappassa la
fronte. Guardi la sua fotografia e pensi: «È un peluche dell'orrore?». No, è
tutto vero. Due ombre di uomo entrate nella sua stalla il 16 maggio a
Bonferraro di Verona hanno massacrato a mazzate il suo compagno di stalla,
Tex. Poi hanno legato Sharon e l'hanno usata come bersaglio per un feroce
tirassegno. Il 18 febbraio nei dintorni di Pomezia una donna ha notato nel
giardino del vicino un setter irlandese che scavava disperatamente
nell'erba. Il cane aveva le zampe insanguinate e non smetteva di ululare. «I
suoi cuccioli erano troppi, così li ho dovuti sotterrare vivi» ha risposto
tranquillo ai carabinieri di Torvaianica il signor Gaetano. Cacciatore e
pensionato. Nel primo filmino porno il pastore tedesco sbava cercando di
liberarsi mentre una donna foderata di pelle nera gli infilza i tacchi a
spillo nella schiena. Nella seconda parte della pellicola è invece un gatto
a essere crocefisso vivo da due uomini nudi. Visibilmente eccitati.
Nell'episodio finale il gruppo di sadomaso preferisce una scimmietta: prima
la brucia qua e là con una sigaretta, poi la scuoia viva. Così le imprese
degli uomini bestie crescono, si raffinano, diventano cinema. Per le torture
inflitte agli animali, per le sevizie, non c'è limite. Non c'è più freno.
Non c'è anima per questa ferocia primordiale e insieme terribilmente
moderna. Cuccioli ingombranti chiusi nelle celle frigorifere (22 gennaio a
Roma), gattini infilzati con forconi (17 febbraio a Pestrino di Verona),
cavalli-scheletri frustati per diletto (17 marzo a Modena), usignoli e
passerotti infilzati e cotti vivi (18 aprile a Pisa), struzzi barbaramente
sgozzati (a Santa Margherita di Codevigo, Udine). E ancora, in una catena
infinita che monta ogni giorno: mille casi di violenza solo nei primi mesi
del 2002. Ovvero almeno 200 animali torturati ogni mese. Un libro
dell'orrore animale esclusivo. Un dossier che la gente della Lav (Lega
antivivisezione) ha presentato al governo chiedendo l'abrogazione e la fine
di quegli inutili articoli 638 (uccisione di animali) e 727 (maltrattamento)
del codice che lasciavano libero chiunque di sacrificare animali indifesi.
Gianluca Felicetti della Lega racconta che era già stato lo stesso governo a
volere un cambiamento della vecchia legge: «Perché fino a oggi chi colpiva e
uccideva animali rischiava solo multe irrisorie: sevizie complete per soli
999 euro. Oggi chiediamo pene severe che arrivano perfino a due anni di
galera». Gli animali da oggetti a esseri senzienti, questo il titolo
dell'incredibile e bollente documento della Lav. Un'illusione? Molti animali
restano nell'immaginario umano suppellettili bestiali, piccoli robot pelosi
capaci di divertire, di consolare, di sorvegliare. Di ubbidire. E proprio
per questo loro abbandono alla fedeltà e all'obbedienza, accendono nell'uomopulsioni terribili. Un'attrazione di morte che può essere un campanello diallarme fatale. Non a caso uno studio firmato dall'associazione animalistaamericana Human society rivela che chi è crudele con gli animali da
adolescente diventa più facilmente criminale da grande: 1.600 episodi di
violenza sugli animali hanno dato risultati inquietanti. Il 31 per cento
delle torture è compiuto da maschi sotto i 18 anni.
Futuri killer? È troppo. Ma uno psichiatra sapiente come Aldo Carotenuto non
lo esclude: «Il mondo è pieno di sadici il cui unico senso della vita è
torturare gli altri. Quando un uomo preferisce seviziare gli animali, però,
ha paura di affrontare un altro uomo. Che si difenderebbe. Per quell'uomo
gli animali sono meglio dei bambini: innocenti, muti e incapaci di denunce».
Così, in un mondo che, come scrive l'americana scrittrice Susan Sontag, «si
nutre di agonie di uomini poveri e di quelle delle povere bestie», gli
animali diventano oggi anche una nuova corsa ai soldi. Agli affari di
sangue. Per prima cosa con i combattimenti dei cani. Potrebbero essere cani
normali quelli della lotta. E invece li riempiono di botte, di cocaina. Li
affamano per giorni. Addestrati e cresciuti per sbranarsi. Dieci, cento,
mille pitbull. Poi li portano nelle masserie del Sud ma anche nei vicoli
smarriti dell'hinterland milanese. Lì i padroni si riuniscono con gli
scommettitori ogni notte. Sempre più numerosi. Sempre più cani. Sempre più
uomini-bestie.
Qualche volta, prima di cominciare, fanno il cabaret della morte: gli
sbattono nella gabbia tre o quattro bastardini per farli sbranare dal
campione tutti insieme. Qualcun'altra il combattente è un puma. Oppure un
maiale o un cinghiale. Poi, lotta fino alla morte. Se qualcuno sopravvive
viene seppellito vivo. Un combattimento tira su 25-30 mila euro.
Un cane costa quattro, sei anche otto. Il giro d'affari in Italia, diventata
la piazza più forte del mondo, fabbrica 775 milioni di euro. «Nel prezzo
sono comprese sevizie e torture agli animali» dice Ciro Troiano autore del
rapporto Zoomafia della Lav. Che ha visto l'orrore con i suoi occhi.
«A Palermo ho trovato due cuccioli quasi ciechi in un garage. Uno di loro
aveva una zampa legata alla finestra, una tecnica per rendere le zampe più
resistenti ai morsi. Altre volte, per allenarli, si buttano i cuccioli
dentro una buca con tre o quattro gatti infuriati, altre volte ancora si
rubano cani di privati per farne delle belve». Come Gerry. «Era un cane
mansueto. Lo hanno trasformato in una fiera da bisca. I carabinieri di
Firenze me lo hanno restituito dentro un sacco. A pezzi»: aveva un bel
cercare la signora Clelia Mazzetto il suo pitbull. Nei canili i pittbul non
si trovano. Se succede vengono «adottati» al volo. A proposito: un capitolo
del documento racconta di canili e di come alcuni, privati, sono diventati
vere calamite di denaro facile. Sulla pelle dei cani randagi che, in barba
alle campagne e agli appelli, sono ancora 816 mila. Il trucco c'è. E si
vede. Per ogni animale il canile prende dal comune un gettone che va da uno
a 4 euro al giorno: business grasso.
Soprattutto quando il denaro non si usa per custodire i cani. Ma per
regalargli la ferocia più raffinata e astuta: affamarli e sfinirli,
continuando a tenerli in vita. Ostaggi della propria fame.
«Ero in Puglia» racconta la sceneggiatrice Renata Sechi. «Sono arrivata per
caso in un canile e non dimenticherò più. Nelle gabbie, ombre di animali
irriconoscibili, forse cani, stracci pelosi o animali primordiali consumati.
Ho allungato la mano a un cucciolo sdraiato. Era morto con gli occhi aperti.
Un altro giaceva per terra martoriato da mosche che lo divoravano vivo. Una
lupetta stava rinchiusa con i suoi cuccioli che le succhiavano via l'ultimo
barlume di vita: sembrava uno scheletro di legno. Ho chiamato la polizia».
Il canile era quello di Alessano a Lecce. Nell'aprile scorso i carabinieri
del Nas di Taranto lo hanno sottoposto a sequestro. Naturalmente il Comune
di Alessano e altri 12 vicini pagavano al padrone del canile la sua mazzetta
animale.
Alla fine sulla sofferenza dei trovatelli è cresciuto un giro d'affari laido
e inimmaginabile che, sempre secondo il rapporto Zoomafia, nel 2001 sfiora i
100 milioni di euro. Di canili in Italia ne hanno chiusi parecchi. Non solo
nel Sud. Anche in Toscana, proprio accanto a Firenze. Dove a Terranuova 220
cani randagi sono stati trovati in condizioni penose. Sette animali in un
recinto di pochi metri e, nel freezer, un micio morto. Chissà come. Cani
miracolati, questi. Ma gli altri? Quanti canili privati in Italia allevano
ombre affamate per riempire di soldi le tasche dei loro padroni?
«Centinaia» risponde Elisa D'Alessio specialista di randagismo. «Ma nessuno
si muove. Nessuno parla; paura. Per questo abbiamo raccolto 200 mila firme
per applicare la circolare che propone di affidare i canili solo alle
associazioni. Perché chi dirige un canile non offra solo vantaggi di
economicità, ma anche garanzie di protezione per gli animali». Un obiettivo
ancora lontano. I canili crescono con i randagi. A poco sono serviti gli
appelli e le campagne: gli abbandoni crescono con una previsione di 100 mila
cani e 50 mila gatti all'anno. Abbandonati dal popolo dei vacanzieri, ma
soprattutto dai cacciatori. Con un record: l'Emilia dove gli abbandoni
arrivano a 102 mila.
E, guarda caso, vicino a Reggio Emilia stava anche l'allevamento Morini,
quello che ha spedito un camion intero con 56 cuccioli di beagle ad Amburgo.
Dritti alla tortura.
Cioè alla vivisezione. I cagnini comprati dal giornale Dolomiten di Bolzano
aspettano una casa. Ma soprattutto aspettano padroni i 100 cani che
abitavano l'allevamento che sarà chiuso entro settembre. Padroni veri, non
miserabili pronti a disfarsene davanti ai primi viaggi al sole. «L'ho visto
con i miei occhi. Ha caricato il cucciolone trovatello di sei mesi che aveva
raccolto a Natale per far giocare i figli» racconta Felice Dusi di Piacenza,
parlando di un suo vicino. «È tornato dopo mezz'ora senza cane e poi è
partito con la famiglia per il mare. Dopo due giorni ho sentito mugolii
strani davanti al loro cancello. Poi più nulla. La mattina una vicina ha
trovato il cane davanti a casa che aspettava i padroni. Non aveva più la
pianta delle zampe. Aveva percorso 80 chilometri per ritornare dal padrone
che lo aveva tradito».
Una storia che evoca la voce di una grande scrittrice scomparsa, Anna Maria
Ortese, che gli animali li amava davvero: «Chi tortura gli animali paga già
nella sua miseria. Sono contro la debolezza umana e a favore della forza che
le povere bestie ci dimostrano tutti i giorni perdonandoci».
Ma ci perdoneranno mai i miliardi di animali che uccidiamo tutti gli anni
per mangiarli dopo averli imprigionati? È scomodo ricordarlo ma il 99 per
cento degli animali da cui abbiamo uova, latte e carne è chiuso in campi di
concentramento. Si chiamano allevamenti intensivi. Conigli immobilizzati
dentro sbarre di ferro, capre che hanno libera tra le grate solo la testa,
agnelli letteralmente costretti dentro griglie di ferro.
Ma lo sanno gli italiani che una scrofa incinta è rinchiusa in una gabbia di
gestazione, immobile, senza neppure lo spazio per sdraiarsi? Che anche i
suoi piccoli verranno ammassati in recinti-galere e che alcuni si mangeranno
l'uno con l'altro? Non lo sanno. Perché il 94 per cento degli italiani ha
risposto, in un sondaggio della People Swg, di essere ignaro e di ritenere
inaccettabile l'uso di queste prigionie animali. Persone che rifiutano anche
l'agonia dei 40 milioni di galline ovaiole che sopravvivono senza piume, in
gabbie grandi come un foglio di carta. Col becco segato a metà.
Ma un successo vero è arrivato. Dal 2004 il decreto legge numero 146
proibirà la produzione di foie gras italiano. Questa preziosità del palato
si ottiene ingozzando oche e anatre prigioniere in gabbie di 25 centimetri,
sparandogli nel gozzo otto volte al giorno 400 grammi di mais con un tubo
metallico. «Solo i maschi producono un fegato di gran qualità» racconta
Felicetti. «Per cui le anatre femmine vengono eliminate a milioni in
macchine frantumatrici o soffocate dentro sacchi». Ancora un dettaglio:
l'uccisione delle oche da foie gras invece avviene con bagni in acqua dove
passa la corrente elettrica, prima di essere sgozzate. Infine per la prima
volta il rapporto dedica una gran parte alla cosiddetta zoocriminalità
minorile. Dramma nel dramma, folle scuola di crudeltà. Sono centinaia i
bambini usati per raccogliere scommesse, per accudire e seviziare gli
animali dei boss, per fare da staffetta ai bracconieri. Piccoli affacciati a
un mondo di violenza e di corruzione, addestrati solo alla scuola spietata
della strada. Bambini contro animali. Bambini contro se stessi. Non tutti.
«Anche noi facciamo i nostri combattimenti. Ma al contrario»: Pino
Scarcella, anima e motore di Plutolandia, a Peschiera Borromeo (Milano), non
si arrende. «Il nostro non è un canile: vuole essere un giardino dove i cani
ospiti sono liberi. Tutti insieme. Dove i bambini possano crescere e curarsi
con gli animali. È un progetto d'amore osteggiato da un sindaco che non ci
capisce. Ma vinceremo». Speriamo.