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    Predefinito Liberismo, Se Lo Conosci Lo Eviti

    Per una critica non comunista al pensiero liberal-capitalista



    Liberismo, libero mercato, liberalizzazione... Ormai è diventato un tam-tam quotidiano; tutti ne parlano, tutti aspettano a braccia aperte questa sorta di ricetta miracolosa, questo elisir di lunga vita che dovrebbe ridestare l’economia italiana da un lungo torpore che dura da anni.

    E’ la solita storia che va avanti da sempre, anche se con modalità e canoni differenti: da più di 50 anni si abusa del termine "democrazia", tanto da corrodere la mente dei Popoli per farlo diventare un dogma intoccabile, oggi è il turno dell’espressione "liberalizzare i mercati" che appare più una moda del momento piuttosto che la conseguenza di una reale conoscenza dei suoi presupposti, soprattutto economici.

    Senza dubbio il padre della scuola liberista (o classica) fu Adamo Smith che visse nell’Inghilterra del XVIII sec. Cardine della sua teoria è l’assoluta convinzione che l’operare del singolo, alla ricerca del proprio esclusivo interesse e benessere economico, determini un miglioramento delle condizioni dell’intera collettività. Egli chiama tale meccanismo equilibratore "mano invisibile". Affinchè lo stesso meccanismo possa esplicare al meglio le proprie potenzialità, è necessario che lo Stato si limiti ad assicurare l’ordine interno, la difesa dei confini nazionali da eventuali attacchi esterni, la giustizia, ecc. Punto e basta. Uno Stato, quindi, che non può e non deve intervenire ed interferire nelle faccende economiche. Ma ciò che emerge a chiare lettere dall’interpretazione smithiana è l’acritica fiducia nel ruolo del mercato che sarebbe in grado, da solo, di ripristinare in ogni momento l’equilibrio tra domanda ed offerta. Ciò appare in modo ineluttabile dalla "legge degli sbocchi" di J. B. Say (1767-1882) secondo cui un bene per il sol fatto di esser stato prodotto, genererebbe una domanda di importo equivalente.

    Appare quindi il momento di operare alcune considerazioni. Anzitutto la validità della"mano invisibile" sembra posare su pilastri d’argilla poichè è tutto da dimostrare che nel tentativo di perseguire un beneficio personale, l’individuo possa - sic et simpliciter - aumentare il benessere della collettività. Al contrario, in tal guisa si favorirebbero comportamenti egoistici ed utilitaristici della società che risulterebbe non più guidata da uno spirito di effettiva solidarietà tra gli individui e/o le categorie. Per quanto attiene il ruolo che il mercato debba svolgere, occorre sgombrare il campo da ogni eventuale fraintendimento e sottolineare che esso rappresenta un indispensabile strumento per premiare il rischio d’impresa, l’innovazione, l’abilità, ecc. Ma il mercato nella visione di Smith e degli ultra-liberisti, appare come un’arena in cui prevale una sola legge: l’assenza di leggi! Chi vince è il più ricco, il più spregiudicato, chi si fa meno scrupoli e coloro che soccombono debbono essere rimossi poichè rappresentano un intralcio per il successivo arricchimento.

    Al di là di ogni considerazione di tipo morale (sulla quale ritornerò qualche rigo più avanti), vi è da ricordare che il crollo della Borsa di Wall Street nel ‘29, contribuì a mettere a nudo l’intrinseca vulnerabilità della teoria liberista ed a riassegnare il giusto ruolo allo Stato nelle vicende economiche con l’affacciarsi della Teoria Generale di Keynes. Ciò che appare in netto contrasto con un sentimento comune di "giustizia sociale", è la determinazione del prezzo di tutti i fattori della produzione (terra, capitale, lavoro) in base all’incontro della curva di domanda e di offerta. In tale concezione il lavoro e, dunque l’uomo viene trattato alla stessa stregua di una qualsivoglia merce o materia prima, per cui il salario sarà da fissarsi in corrispondenza di quel valore che assicuri "il livello minimo di sussistenza" intendendosi per tale quello che garantisca al lavoratore nulla più che l’acquisizione dei mezzi necessari per mantenersi in vita ed essere reinserito in un nuovo processo produttivo.

    Tradotto in termini più elementari i liberisti affermano che al lavoratore occorre somministare, come stipendio, quello che gli permetta di comprarsi un pezzo di pane per non essere "colpito da debolezza improvvisa", perchè altrimenti non può più reggersi in piedi per lavorare!

    Come fare per mantenere il più possibile stabile nel tempo tale livello? La risposta ce la fornisce Malthus (1776-1834) - altro bell’esempio di liberista! - per il quale bisognerebbe fare in modo che il tasso di crescita della popolazione non superi quello di produzione di beni. Per far ciò occorrerebbe aumentare il degrado morale e materiale degli strati più poveri della popolazione ed in quest’ottica le carestie e le guerre sarebbero un’ottimo toccasana. Malthus ebbe tredici figli...

    Mutatis mutandis, trasliamo questi principi ai giorni nostri: quando si suggerisce di liberalizzare il mercato del lavoro, significa forse voler pagare uno stipendio da fame a fronte di un orario di lavoro che ricorda alcune pratiche schiaviste di sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Quando dal "covo di usurai" e di plutocrati di Bruxelles o dal Fondo Monetario Internazionale (pardon, Fondo Usuraio Internazionale), si "suggerisce" (per tenere calmi i mercati) di varare riforme strutturali (cioè permanenti) in tema pensionistico-previdenziale, ci vogliono forse dire che l’assistenza agli anziani ed alle fasce più deboli della popolazione è un "lusso" che il sistema liberista non può permettersi? Ci stiamo forse incamminando verso un modello di "involuzione" socio-economico di tipo amerikano tanto caro a certe lobbies di circoncisi in cui un individuo assume un valore solo se produce, distribuisce e consuma?

    Non dimentichiamoci che le ricette pseudo-miracolistiche di stampo liberista applicate (ma sarebbe meglio dire imposte dal Fondo Monetario Internazionale) all’America Latina, ai paesi dell’Europa dell’Est, all’Africa sub-sahariana, hanno comportato l’acquisto a prezzi stracciati di minerali preziosi da parte delle multinazionali, caduta della produzione nazionale, aumento vertiginoso della disoccupazione ed abolizione di ogni garanzia sociale per i più deboli come i bambini. Le politiche di matrice liberista non esitano un solo istante a deturpare interi paesaggi o distruggere foreste per sfruttare giacimenti minerari, costruire ville di lusso o far passare un’autostrada. Il tutto in nome del dio-denaro e del profitto fine a sè stesso. La liberalizzazione e la "sacralizzazione" del liberismo sta comportando la possibilità di poter spostare in tempo reale flussi immensi di denaro da un’area all’altra del mondo semplicemente pigiando dei tasti, impoverendo e gettando sul lastrico intereri popoli ed arricchendo uomini (?) senza scrupoli come lo speculatore George Soros.

    L’acritica fiducia in mercati scevri da qualsiasi controllo statale, a questo punto, non dovrebbe far inorridire certi "borghesucci perbenisti" di fronte all’esistenza di un mercato della droga o delle videocassette porno. Per quale motivo scandalizzarsi se esiste una domanda di tali beni proveniente dal mercato? D’altronde il perseguimento del benessere del singolo non comporta automaticamente il benessere della società? L’ha detto Smith, c’è da fidarsi. Allora forza liberisti! Filmate le vostre mogli e le vostre figlie in atteggiamenti equivoci e rivendete le videocassette sul mercato; producete e spacciate droga, non importa se leggera o pesante, tanto il mercato "tira". Il vostro personale arricchimento si trasformerà in sollievo per tutti noi e darete un duro colpo alla disoccupazione.

    Che sciocchi a non averci pensato prima...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Predefinito Re: Liberismo, Se Lo Conosci Lo Eviti

    Originally posted by Der Wehrwolf
    L’ha detto Smith, c’è da fidarsi. Allora forza liberisti!
    ...producete e spacciate droga, non importa se leggera o pesante, tanto il mercato "tira". Il vostro personale arricchimento si trasformerà in sollievo per tutti noi e darete un duro colpo alla disoccupazione.

    Che sciocchi a non averci pensato prima...
    Bellissima e ineccepibile riflessione su quel male ideologico che è il liberismo, Wehrwolf.
    Perchè di null'altro che di cieco fanatismo ideologico si tratta, niente di più, niente di meno.
    Purtroppo sono ancora in tanti a credere a simili fandonie.
    La Lega rappresenta il movimento delle molteplici liberazioni, liberazione in primo luogo dalle sovrastrutture delle ideologie, qualunque esse siano, comunismi, fascismi, e, soprattutto oggi l'oppio dei popoli più pericoloso perchè più (finora, ma ancora per poco!) vincente: il mito appunto del liberalismo-liberismo-libertarismo come sinonimo di progresso e felicità.

    Non si accorgono, i nostri fanatici amici liberisti, che il tipo di società costruita su questi presupposti sta cominciando a crollarci addosso nel modo più rovinoso e irreparabile?
    E no, non si tratta della solita ciclica crisi di adattamento tipica delle fasi storiche intermedie. Qui siamo arrivati proprio alla frutta.

    La Fine della Storia.
    Stop.

    Comunque ai liberisti, vorrei dare un consiglio da amica: la droga, quella pesante, oltre che produrla e venderla assecondando le sacre leggi dell'offerta e della domanda nel meraviglioso mercato globale che ci renderà tutti più felici e contenti, la droga pesante cercate di farne anche amplissimo e liberalissimo consumo personale, in modo che delle provvidenziali overdosi provvedano a liberarci quanto prima della vostra molesta presenza...
    Quanto prima, quanto meglio!

  3. #3
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    Fatelo sapere anche al liberista Pagliarini...

  4. #4
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    Predefinito

    Originally posted by Herr Mann
    Fatelo sapere anche al liberista Pagliarini...
    Anche Pagliarini ha fatto il suo tempo.Così come le sue idee.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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