Chinatown vista nei film è una zona piena di negozi in puro stie orientale, dove i bar sono frequentati per la maggior parte da cinesi e dove i ristoranti hanno come uniche specialità spaghetti di soya o pollo alle mandorle. Per molti di noi Chinatown, è quella di New York, quella colorata e simpatica.
Ma la realtà è un'altra, la nostra Chinatown, non quella dei film, è a Milano e non è così simpatica come sembra in televisione. Almeno a sentire la voce dei cittadini milanesi che ieri sono andati nella zona di via Paolo Sarpi, per firmare la petizione popolare, lanciata dalla Lega Nord meneghina per richiedere l'apertura di un presidio fisso di vigili urbani, la chiusura dei negozi all'ingrosso e maggiori controlli sanitari e fiscali per i negozi della Chinatown
milanese. «Un grande successo - ha affermato il segretario provinciale del Carroccio Matteo Salvini - visto che abbiamo raccolto oltre 5mila firme e abbiamo lasciato ad una trentina di negozianti i moduli per la raccolta. Per dare seguito ad un tale trionfo per la settimana prossima organizzeremo una nuova "gazebata". La gente qui non ce la fa più e la Lega vuole dare delle riposte alle necessità dei cittadini».
E in effetti di cittadini scontenti ce ne sono molti e per tante ragioni: «Vede - dice la signora Marisa -, io abito in piazza Santissima Trinità, proprio dove c'è il parcheggio sotterraneo. Di notte vedo i cinesi che entrano con le carriole vuote ed escono carichi di scatoloni. Usano i box come magazzini, ma non potrebbero. Se si incendia qualcosa...»
Una situazione quella di Paolo Sarpi che sta diventando una polveriera. E la Lega, come sempre, è sul territorio a rispondere alle necessità dei milanesi: «Io ho votato An - confessa una signora - ma sono delusa e non solo sono d'accordo con quello che state facendo, ma vi ringrazio tanto».
Mentre i militanti leghisti raccolgono le firme, passa qualche anziano che sottovoce afferma: «Io firmerei, ma abito qui sopra, non vorrei mi vedessero...». Sembra incredibile che in Padania ci siano delle zone dove la gente ha paura di farsi vedere ferma a un banchetto della Lega, ma purtroppo è così. A un certo punto è arrivato un operatore tv con la sua telecamera. Una signora, dice accigliata alla militante che sta compilando il modulo delle firme: «Per favore signora, mi faccia firmare». Aveva paura di essere vista in Tv da qualche vicino di casa dagli occhi a mandorla, pare assurdo, ma è così. Poi si aprono le polemiche che per persone che vivono giornalmente in una zona di "frontiera" (anche se è nel centro di Milano) sono ormai una brutta compagnia. «Guardi - ha detto un signore - io ho sotto casa un negozio di cinesi. Tutte le notti, a saracinesche chiuse, questi lavorano fino alle tre o le quattro facendo un gran baccano. Ho provato a chiamare i vigili ma mi rispondono sempre che loro non ci possono fare niente. Ma sa...».
Io non so, e così mi in molti altri aggiungono frasi chiarificatrici del tipo: «Le dico solo che vedo i vigili entrare nei negozi dei cinesi a mani vuote e uscire con sacchi pieni di merce...».
Certo è che in molti si sono lamentati del fatto che la polizia cittadina è troppo "benevola" con i furgoni che scaricano per i negozi cinesi occupando passi carrai per molto tempo e per giunta in orari non regolamentari.
«Io sono della Lega - si presenta una signora - e sa cosa mi da fastidio? Guardi quelle insegne: sono in cinese, neanche una parola di italiano. Se penso a tutte le "rotture" che ci hanno dato in molti sulla nostra proposta dei cartelli in milanese...».
Piccoli e grandi problemi che in una zona come Paolo Sarpi si accomunano, certo è che bisogna intervenire per sanare i problemi e la Lega, assieme ai milanesi, è in prima linea.