Cari amici,
il Kommissario Kalderoli conferma che il conte Marini ha raccontato un sacco di palle. Chi l'avrebbe mai detto, anche Pollastro di Cossato ci è rimasto di sasso.
Nelle famose carte svizzere non si trova niente. Ma proprio niente contro i nostri nemici del PresidenteBerlusconi.
La conclusione che ne trae il Kalderoli rasenta l'ovvio: Aigor è stato manovrato dai nemici del PresidenteBerlusconi per screditare la destra. Il burattino potrebbe essere proprio Fassino, che fa tanto la verginella.
Parole che il Comandante Brunik condivide pienamente, anche a rischio di un autogol, se le prospettive indicate dal Kalderoli si rivelassero corrette.
Occorre pertanto scavare su Marini, sul suo strano avvocato Randazzo, sui documenti anonimi che sono stati mandati in kommissione, sui motivi che hanno indotto il Marini a "presentarsi spontaneamente" ai Carabinieri per dichiarare la sua truffa da 50 milioni di dollari, sui motivi che hanno indotto tal Zagami a rilasciare al Giornale (per la precisione al Comandante Guzzanti) un'intervista da cui risultava la notizia (ora ufficialmente smentita grazie alle carte svizzere) che il pagamento di Telekom sarebbe avvenuta in contatni nascosti in sacchi di juta.
Amici, qua bisogna scavare, approfondire. Ma grazie al cielo abbiamo una commissione parlamentare già bell'e che pronta, con tanto di mandato prorogato a furor di popolo, per cui possiamo già guadagnare parecchio tempo.
Buon lavoro, Presidente Trantino. Vediamo di non insabbiare nulla, eh? Dai che stavolta lo incastriamo, il Fassino, il famoso mandante di Marini. Fusse che fusse la vorta'bbona.
La Padagnia 13 settembre 2003
TELEKOM-SERBIA / CALDEROLI: RICOSTRUITO L'ITER DI UN VERSAMENTO
«Nelle carte c'è una traccia. Il burattino di Marini si trova a sinistra»
MAURO BOTTARELLI
Finalmente i membri della Commissione d'inchiesta Telekom Serbia hanno potuto compiere un primo, rapido esame delle 1800 pagine di documenti giunte dalla Svizzera e indicate da Marini come la prova del pagamento di tangenti ad esponenti politici italiani nell'ambito dell'acquisizione del 29% delle telecomunicazioni jugoslave. Immediate le reazione, spesso scomposte, da entrambi gli schieramenti: la sinistra ha preventivamente dichiarato che all'interno delle carte non vi è alcun nome né riscontro e che quindi quelle di Marini sono unicamente calunnie di cui dovrà rispondere insieme a chi le ha diffuse e amplificate. Dal centrodestra, invece, molte voci si sono alzate in difesa aprioristica degli incartamenti e del ruolo del supertestimone. Molto importante, invece, è stata la formalizzazione della trasferta che la Commissione terrà dal 25 settembre al 3 ottobre a Belgrado per interrogare alcuni personaggi di spicco della politica jugoslava durante il regime di Milosevic tra cui Vesna Pesic, esponente dell'opposizione democratica; Borka Vucic, ex responsabile della filiale di Cipro della Beogradska Bank; Boris Tavic, ministro delle Comunicazioni serbo nel 2001; Radmila Andjelkovic, presidente del Ministero della PTT all'epoca dei fatti; Mladjan Dinkic, ex governatore della banca jugoslava; Tanko Djiunic, viceministro serbo all'epoca dei fatti e Maria Raseta Vucosavljevic, ministro delle Comunicazioni serbo nel 2002.
«Sempre cautela su Igor Marini, sempre dubbi su questo personaggio. Non ho mai ritenuto giusto né edificante l'atteggiamento di alcuni colleghi della Commissione in base al quale il presunto super-teste sarebbe stata la chiave del nostro lavoro. Lui parla e va bene, il nostro lavoro è fare verifiche e riscontri. Io, nel mio piccolo, ieri ho guardato le carte e - contrariamente a quanto dichiarato da altri commissari - qualcosa di interessante penso di averlo trovato dentro quei faldoni».
Senatore Calderoli, vuol dire che allora nelle 1800 pagine giunte da Lugano c'è la prova della tangente Telekom?
«No, non ho detto questo, ripeto che ci vuole calma e lucidità assoluta in questa vicenda. Partiamo dall'inizio. Dalla Svizzera ci hanno mandato documenti sequestrati sulla base dei reati contestati al Marini: sono cinque faldoni, ma pensi che un centinaio pagine sono ripetute identiche almeno in quattro di essi e appaiono del tutto prive di interesse per il fatto specifico. Io ieri le ho guardate tutte ma sono tante, ripeto: c'è una montagna di materiale che va approfondito per evitare giudizi assolutori o accusatori frettolosi e aprioristici».
Quindi...
«Quindi posso dire che una cosa però io l'ho trovata: c'è una traccia in cui è riferito di un versamento bancario su uno specifico conto corrente di una specifica banca non italiana che è riconducibile a un'operazione ricostruita dal Marini e che lui dice essere l'iter di una tangente. E' tutto da valutare, ripeto, ma lì sopra c'è un numero di conto e il nome di una banca: sono dati concreti finalmente, per la prima volta una certezza. E guardando ai numeri e alla traccia, sembrano proprio quelli di cui ci ha parlato più volte il super-testimone».
Una quasi svolta...
»Sì ma questa è come una strada di montagna. Per ogni svolta positiva, una negativa è dietro l'angolo: questa volta Marini potrebbe dimostrare di aver detto la verità - e sarebbe determinante - ma nel corso dell'interrogatorio che abbiamo tenuto nel carcere di Torino è acclarato che mi abbia mentito. Avevo visto un documento che portava la sua firma in calce e ad una mia domanda al riguardo si è contraddetto: questo può voler dire tutto e niente, certo, ma implica - per onestà intellettuale - cautela massima. Una cosa posso dire con quasi certezza: mi sembra che quello che emerge dai documenti che ho visionato sia un giro di riciclaggio di alto livello, come mi pare abbia pensato anche la Procura svizzera che ha fermato e interrogato più di una volta il Marini».
Non si fida proprio di questo Marini...
«Sia chiaro che non è una questione personale, io mi baso sui fatti. Ho riveduto lo stenografico di un suo vecchio interrogatorio nel corso del quale dichiarò senza condizionali: "Dentro gli scatoloni troverete tutto". Ad oggi questa evidenza così plateale e immediata non si è verificata, inutile girare attorno alle cose. Io dico soltanto che è una fesseria aver considerato - come qualcuno, ma non tutti, ha fatto - Marini come testimone assoluto, aprioristicamente credibile e decisivo. Non lo so ma ho una strana sensazione, tutta politica...».
Quale, senatore?
«Che questa situazione sia una gigantesca bolla di sapone o che, almeno, rischi di diventare tale se la Commissione farà ancora riferimento pedissequo al Marini e alle sue dichiarazioni: noi dobbiamo seguire tutte le piste, proseguire sulla strada intrapresa non dimenticando il dato fondamentale dell'intera vicenda, cioé le acclarate responsabilità politiche del governo dell'Ulivo e dei manager pubblici dell'epoca. Ho il tremendo sospetto che questa realtà, che non necessita di testimoni né gole profonde per essere dimostrata, venga strumentalmente coperta, sviata e travisata dalle tortuose ricostruzioni di operazioni in stile spy-story. Magari si scopre che sono tutte vere ma ad oggi sono solo tutte da riscontrare. Forse il famoso burattinaio evocato da Fassino non si trova a Palazzo Chigi, ma è persona che utilizza Marini per creare una cortina fumogena ad hoc: paradossalmente, per quanto riguarda l' accertamento delle responsabilità politiche, Marini è più strumentale alla sinistra che al centrodestra, ne sono certo».
Quindi una traccia, ma nulla più: bisognerà attendere ancora...
«Certamente bisogna attendere perché il nostro lavoro impone calma, precisione e cautela. Una cosa però è emersa in Commissione, ma non dalle carte del Marini e nemmeno dal dialogo tra noi commissari. Qualcuno a San Macuto ieri ha parlato a chiare lettere e senza il minimo stupore di sovrafatturazioni per altre operazioni commerciali con la Serbia che presupponevano il ritorno per altri canali del sovrafatturato in Italia. A casa mia si chiamano tangenti: e le assicuro che questa voce non partiva da un commesso di passaggio».




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