Amati, non fare lo gnorri.
Quella che ti ho indicato e' la DIREZIONE verso la quale si muovono pressoche' tutti i grossi gruppi industriali.
Non sono tutti terzisti perche' lo stanno diventando.
In quanto al "Made in Italy" o altre denominazioni mi sorprendi (o fai lo gnorri ancora).
Non sai forse che basta acquistare un cosideetto "semilavorato" dal Terzo Mondo, dargli la "benedizione" e magari aggiungerci un bottone per acquisire il marchietto?
In quanto al "prodotto complicato" il discorso e' risibile.
I chipset dei computer sono un prodotto estremamente complesso eppure sono tra i prodotti piu' terziarizzati e diffusi.
Perche' non e' un problema di "quanto sia complicato il prodotto", ma di come viene prodotto.
Una linea di produzione automobilistica e' forse una catena semplice? Eppure si stanno terziarizzando anche quelle.
Insisti sulla "segmentazione" e bla bla bla.
Ti ripeto che non sono piu' cose che attengono al sistema produttivo ma alle sovrastrutture che gestiscono il marketing.
Se lo vuoi ignorare fa pure, ed e' inutile che mi dici che su determinate produzioni occorre un "livello di educazione" maggiore e che il medesimo porta maggiori stipendi.
Era vero dieci anni fa, ora non piu'.
Perche' l'ottimizzazione delle catene produttive, l'innovazione e la filosofia che caratterizza le "nuove fabbriche" sono sempre meno basate su "capacita' intellettive" che invece vengono richieste nelle "basi decisionali" in occidente (e molto limitatamente in termini numerici) ma su processi standardizzati, ben definiti e replicabili al di la' di "know-how" autonomo della forza lavoro.
Poi ancora me la meni con la segmentazione, eccetera eccetera.
Ti rispiego per l'ennesima volta che la medesima attualmente si gestisce in una maniera abbastanza chiara.
Ovvero utilizzando strutture piccole e flessibili, che permettono una "riconversione" (cosi' la chiamano) molto rapida, in altri termini quando una catena produttiva risulta non piu' conveniente si "molla" la struttura produttiva (piccola e nel Terzo Mondo e quindi facile a disfarsi) e se ne crea un altra.
Poi insisti che non c'e una visione unica bla bla bla.
So bene che non sono tutti terzisti ma lo stanno diventando e lo diventeranno. Se poi fai il cieco e il sordo fai pure, ma e' inutile che mi parli di "processi individuali e aziendali forzosi", e' un discorso fumoso e inutile.
E' la tua legge del mercato "globale" che lo impone, con una differenza importante.
Che il cosiddetto "sogno americano" e' morto.
Ovvero che NON e' praticamente piu' possibile per un azienda che produca qualcosa diventare da zero un colosso.
Perche' in primis tutti gli spazi di mercato sono pressoche' saturi, e addirrittura si sta andando verso la direzione dell'"abbreviazione" del ciclo di vita del prodotto per salvaguardare la produzione (e la vendita), si va addirittura alla creazione artefatta di bisogni indotti per cercare di vendere qualcosa, ma sopratutto perche' non c'e PIU' una reale possibilita' da parte di un qualunque operatore di poter svilupparsi in condizioni ideali.
Anche perche' competere su un mercato globale significa dover investire capitali colossali in termini di marketing, sviluppo della rete commerciale e quant'altro.
I "piccoli" o si sottomettono alla grosse strutture (vedi franchising o appunto terzisti) oppure muoiono.
Io non nego affatto che tu ti possa trovare in una condizione in questo momento favorevole. Quello che vorrei che capissi che la tua realta' e' "contingente e provvisoria" e che non e' AFFATTO il riferimento sulla "direzione" verso la quale si muove l'economia e la gestione del fenomeno denominato "globalizzazione".
Lasciamo perdere poi i riferimenti al WTO che in realta' altri non e' che il "guardiano dello status quo" e il vero nemico dello sviluppo.
Perche' se tu forse non lo avessi capito, in Oriente si sono sviluppati attraverso una politica di INCENTIVI statali alle PROPRIE aziende, con una politica di gestione delle infrastrutture, addirittura con il protezionismo e tutta una serie di cose che con i "grossi gruppi" esterni, al di la' delle facilitazioni agli investimenti LEGATI a sviluppo di know-how locale, aveva BEN POCO a che fare.
Saluti
Luca Loi




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