User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Homo faber fortunae suae
    Data Registrazione
    03 Mar 2003
    Località
    Gussago
    Messaggi
    4,237
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito "Allarme competitività da Brescia" e non lo dice "la padania"

    BRESCIA - Lo scenario è da lacrime e sangue. Ma gli imprenditori bresciani non mollano. Lanciano un grido d'allarme e chiedono una cabina di regia per «fare sistema» e attuare un poker di politiche su risorse umane, formazione, Pmi e sviluppo del territorio. leri il presidente dell'Associazione industriale bresciana, Aldo Bonomi, ha fatto una denuncia precisa: «Se non ci sarà una correzione di rotta Brescia rischia il declino economico». Da oItre 3 anni l'attività industriale arretra. I distretti sono andati in crisi sotto la spinta della concorrenza (e della contraffazione) cinese e alcuni grandi gruppi risultano in sofferenza. L'export rallenta più della media. La cassa integrazione straordinaria 2003 è aumentata del 459 per cento. Cabina di regia. Ma che cosa è successo a Brescia, polo trainante della crescita? Bonomi risponde che alcuni settori resistono, ad esempio «macchinari e impianti, componenti per auto, metallurgia non ferrosa, logistica» e che in effetti, accanto ai comparti in declino, ne esistono altri che stanno emergendo come i business «collegati all'ecologia e all'ambiente con i relativi macchinari». Ma gli imprenditori devono «guardare al futuro», spiega il presidente dell'Aib che indica anche quattro linee di intervento "verticali" sostenute dalla «costituzione di una cabina di regia che abbia un ruolo unificante». «Tocca alla politica bresciana nel suo insieme - dice Bonomi - farsi carico di un obiettivo primario come quello di aiutare le imprese. La cabina di regia deve essere capace di guidare un processo che inverta la tendenza al declino e sia capace di governare la nuova fase dello sviluppo». Un poker di interventi. La prima politica chiesta dagli imprenditori è mettere in campo interventi a favore del "capitale sociale", «cioè il miglioramento delle risorse umane per rendere efficiente un sistema che da sempre ha rappresentato il vantaggio competitivo del modello bresciano». Il secondo versante è rappresentato dalle politiche del lavoro e della formazione. Si tratta di creare le condizioni per conseguire un livello più elevato di conoscenza e professionalilà. Gli interventi del Governo su scuola e mercato del lavoro vanno nella giusta direzione, anche se esistono dispersioni burocratiche e lentezze, come ad esempio nell'attuare la "seconda fase" del part time, specie quello femminile. Il terzo fronte è quello delle Pmi. Qui servono politiche mirate per favorire la crescita dimensionale delle aziende di minori dimensioni attraverso processi di aggregazione. «Purtroppo - sottolinea Bonomi - su questo versante c'è da rilevare che l'esiguità delle risorse pubbliche disponibili non offre sostegni adeguati alle strutture per la ricerca e per gli investimenti delle imprese». Il quarto punto è incentrato sulle politiche del territorio e dell'ambiente. Il rischio da evitare è che vincoli rigidi finiscano per penalizzare la capacità competitiva delle imprese. "Tutelare l'ambiente - denuncia Bonomi - non vuol dire bloccare investimenti strategici, come ad esempio quelli della costruzione di nuove centrali elettriche, salvo poi ricordarsi del problema solo quando ci sono i black-out». Sindaci troppo burocratici. Gli imprenditori devono anche difendersi da un altro rischio: «Ho la sensazione - ha detto ieri Bonomi - che il mondo polilico non abbia ancora una chiara consapevolezza della patata bollente che sta diventando il problema della perdita di competitività, della caduta della produzione e, in definitiva, del rischio di deindustrializzazione. Alcuni sindaci pensano che le aziende siano "mucche da mungere" invece che organismi creatori di ricchezza per tutti». E quindi gli imprenditori risultano impegnati anche per evitare «ulteriori rischi di penalizzazione». Un esempio? «Ricevo - ha concluso Bonomi - segnali allarmanti da imprese che vogliono razionalizzare gli impianti o ampliarsi. Per fortuna ce ne sono ancora, anche se sempre meno numerose. Questi imprenditori incontrano però pesanti intralci a livello dei singoli Comuni, con motivazioni spesso pretestuose».

    FRANCO VERGNANO

    fonte il sole 24 ore di mercoledì 17 settembre 2003

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    e adesso sono dazi amari

  3. #3
    Simply...cat!
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Brescia,Lombardia,Padania
    Messaggi
    17,080
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sul Corriere di ieri c'era un articolo che documentava la crisi nell'area di Lumezzane.

  4. #4
    Simply...cat!
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Brescia,Lombardia,Padania
    Messaggi
    17,080
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dal Giornale di Brescia di ieri

    Delocalizzare è la nuova regola
    Tessile in crisi: ora soffrono i grandi gruppi



    BRESCIA

    È la crisi dei grandi gruppi cotonieri (e lanieri). Delle holding che negli anni passati hanno investito centinaia di milioni di euro per aumentare la capacità produttiva, diminuire l’incidenza del costo del lavoro per unità di prodotto, mantenere una leadership storica. Dei gruppi che hanno «inventato» la fabbrica che non si ferma mai: 24 ore al giorno, sette giorni su sette. È la crisi di una industria pesante che ha giocato un ruolo decisivo nello sviluppo della industrializzazione a Brescia. È questo il tessile che si trova a fare i conti con i produttori dei paesi terzi, che oltre ad avere illimitate disponibilità di materia prima possono contare su manodopera a costi irrisori. È per questo che i duemila posti a rischio, che si aggiungono ai mille già persi nel comprensorio bresciano e in quello sebino-camuno, devono fare riflettere. E innescare, subito dopo, una azione di politica industriale mirata: sempre che non si dia per scontato l’esito della partita. La competizione è talmente agguerrita e la rapidità degli interventi vitale che ormai i grandi gruppi non ci pensano due volte a chiudere reparti o intere unità produttive. E, spesso, a trasferire altrove le produzione dismesse nel Bresciano. Sono interi reparti che passano armi e bagagli nell’Europa dell’Est, nel Nord-Africa, in Turchia. L’elenco è lungo e l’incontro convocato venerdì in Associazione Industriale dalla NK di Capriolo è solo il capitolo di una storia che sembra ripetersi. Il caso più eclatante, anche per le dimensioni internazionali, è quello di Marzotto. Il gruppo di Valdagno che ha chiuso all’inizio dell’anno la sede storica di Manerbio mettendo in mobilità 271 addetti, ha comunicato al sindacato la decisione di dismettere la tessitura di Praia Mare e la filatura di Piovene Rocchette per trasferire la produzione nella Repubblica Ceca. La strategia è chiara: si produce dove costa meno, visto che la tecnologia è trasferibile e i livelli qualitativi sono ormai arrivati agli standard europei. Marzotto è il caso più eclatante, ma non il solo. Delle traversie della Olcese diciamo nel pezzo a fianco. Ma a soffrire (e a ridurre gli addetti) sono state la Legnano (in Valle Camonica), la Franzoni di Esine (nella Bergamasca), la Grignasco (ha chiuso la filatura di Bostone di Villanuova). Quando il veronese gruppo Bonazzi ha deciso che le due unità della Bulgari Filati (Castelcovati e Ponte San Marco) non erano più compatibili con il conto economico ha chiuso i battenti, mettendo in mobilità un centinaio di addetti. Ora sul tavolo arriva anche il piano industriale della NK di Capriolo. (lda)


    Aib lancia l’allarme
    Imprese in crisi o sistema in declino?
    Camillo Facchini

    BRESCIA



    Siamo ancora «D’incolto costume e laboriosa tempra», come titola il libro di Marcello Zane che era andato a capire le ragioni per cui a Brescia c’erano tanto lavoro e altrettanto benessere e successo imprenditoriale? Oppure, con la perdita di competitività, è incominciato il declino industriale di Brescia e la conseguente secolarizzazione dell’economia? Aldo Bonomi, presidente di Aib, non ha dubbi e risponde «gli imprenditori bresciani hanno ancora fame», anche se non è più l’appetito atavico del Dopoguerra, quello degli anni in cui il mercato chiedeva e l’impresa vendeva: è voglia di far bene, di investire, innovare, di fare correre le aziende che, se vanno bene, ha ricordato Bonomi, valgono, altrimenti non valgono niente. Ma il momento per l’industria bresciana è difficile, molto difficile: la produzione industriale non cresce, anzi, rispetto al primo semestre 2002, è scesa dell’1,7% e le previsioni del 2003 immaginano un calo di un altro punto che rappresenterebbe quindi il terzo anno di flessione dopo il 2001 (meno 2,7%) e il 2002 (meno 3,9%); la cassa integrazione straordinaria è salita del 459%; le esportazioni - da sempre straordinario «atout» dell’industria bresciana - crescono ad un tasso inferiore a quelli regionale e nazionale. Dov’è finita allora la «laboriosa tempra»? Indebolita dalle malie dei capital gain o dall’interesse per il mattone e la redditività di molte compravendite? Se i capital gain sono un ricordo di stagioni che faticano a ripresentarsi «il mattone - risponde Aldo Bonomi - non basta ad aiutare i bilanci delle imprese» per le quali gli imprenditori bresciani domandano un sistema, una «cabina di regia» dentro la quale stiano pubblico e privato. Ma Brescia chiede anche alla politica maggiore «efficacia della rappresentanza degli interessi locali in ambito nazionale e internazionale», come dire che se la Cina manda qui i rubinetti (copiati) con un tasso di piombo sette volte più alto di quelli prodotti in Italia, qualcuno in dogana dovrebbe dire «alt» a quei prodotti fuorilegge. L’industria sollecita «un governo che governi», domanda «leggi innovative e di riforma del paese», invita l’opposizione «a controllare e stimolare i bisogni». Basta liti sulla giustizia, quindi, che è un problema importante ma non è il solo problema; le imprese vogliono che si passi dalla stagione delle polemiche a quella delle riforme, dei progetti, delle realizzazioni, della tutela degli interessi generali «perchè - ricorda il presidente di Aib - per questo siamo andati alle urne e per questo abbiamo scelto i nostri rappresentanti di governo e di opposizione».


    Le rilevazioni del Centro studi di Aib sul preoccupante calo bresciano
    L’industria torna al 1995
    Le quantità del secondo trimestre ricalcano quelle di 8 anni fa




    BRESCIA

    Allarme rosso: il linguaggio è militare, ma i problemi sono industriali. Fatto cento per i valori di produzione del 1995, quelli del secondo trimestre di quest’anno sono pressoché identici. Per le imprese bresciane sono lontane le stagioni in cui la produzione dell’industria presentava l’indice 110 (secondo trimestre del 2000) o un altrettanto soddisfacente 108 (quarto trimestre dello stesso anno) prima di iniziare, nel settembre del 2001 (le Twin Towers hanno solo anticipato gli scandali finanziari Usa e le bolle dei mercati azionari che continuano a condizionare le economie), una discesa che non si è ancora fermata. Scende la produzione, scende l’export, salgono le preoccupazioni dell’impresa per la quale se a Brescia non ci sarà una decisa correzione di rotta, se continuerà a mancare una seria politica industriale. Il rischio, insomma, è il declino industriale ed economico. Aib lancia l’allarme con la convinzione che - a Roma come a Brescia - la politica non abbia la piena consapevolezza di una situazione i cui effetti potrebbero esser la scomparsa di interi settori produttivi (dal tessile al casalingo) e il ridimensionamento di altri comparti, chiamati a confrontarsi con le importazioni dall’Asia, ma anche dall’Europa Centroorientale. Gli effetti della crisi, che si trascina ormai da tre anni, non vanno interpretati a breve termine: quali potranno esser le conseguenze del protrarsi di questa situazione nel medio lungo periodo? Quali rimedi possono esser portati e quali interventi la politica e le imprese possono proporre. Aib ha quattro proposte: chiede politiche a favore del «capitale sociale», non inteso come azionariato, ma come patrimonio bresciano, ovvero per migliorare le risorse umane e rendere efficiente un sistema di uomini e donne che ha sempre rappresentato il vantaggio competitivo dell’industria bresciana; sollecita politiche del lavoro e della formazione (per migliorare le conoscenze di chi lavora); propone strategie di sviluppo per le piccole e medie imprese (per una crescita delle dimensioni attraverso l’aggregazione); suggerisce infine politiche del territorio e dell’ambiente, anche se tutelare l’ambiente non vuol dire bloccare investimenti strategici come le nuove centrali elettriche.

  5. #5
    Socialcapitalista
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
    Messaggi
    89,493
    Mentioned
    336 Post(s)
    Tagged
    30 Thread(s)

    Predefinito
























 

 

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226