Dal sito www.gazzettadelsud.it
FINO A QUANDO RIUSCIREMO A FERMARE FRANKENSTEIN?
di Massimo Fini
La possibilità di un trapianto di testa, che il chirurgo americano Robert White si dichiara già in grado di praticare, ha suscitato un coro di reazioni, tutte negative. Ma è certo che a questa mostruosità si arriverà, con buona pace dei vari Comitati di bioetica. Come mi disse una volta Edoardo Amaldi, che se ne intendeva perché è uno dei padri della bomba atomica: «L'uomo, se può fare tecnicamente una cosa, prima o poi la fa». L'errore è stato schiudere la porta dei trapianti e non ci si può stupire e scandalizzare se adesso viene spalancata fino alle sue possibilità più estreme. Si obbietta che il trapianto di testa incide sull'identità. Si obbietta che il cervello si troverebbe a mandare impulsi e ordini a un corpo che non è suo e che non può riconoscere come suo. E per questo, si dice che il trapianto di testa è eticamente inaccettabile. Ma in realtà ciò avviene, sia pur parzialmente, in ogni trapianto. Quando una persona riceve i reni o il fegato o i polmoni o il cuore di un'altra, rinuncia a una parte della propria identità, così come la sua biologia e la sua storia l'han fatta, e assume quella del donante (questo è il motivo per cui, come abbiamo ricordato in un articolo di qualche giorno fa apparso su altre testate, la ragazzina inglese malata di cuore si oppose al trapianto: «Preferisco essere io morta, che un'altra persona viva»). Il cervello non riconosce e non può riconoscere come suoi i polmoni o il cuore trapiantati così come non riconoscerebbe come suo un intero corpo. La differenza è quantitativa e non qualitativa. Del resto siamo già arrivati a trapianti multipli, quadrupli (rene, fegato, polmoni e cuore), quello del capo non sarebbe, e non sarà, che l'ultimo passo. Eticamente inammissibile non è il trapianto di cervello ma il trapianto in sé. Se si accetta quello di rene si finisce inevitabilmente a quello del cervello. Si avvera quindi il mito di Frankenstein. Dobbiamo prepararci a laboratori in cui dei moribondi, considerati morti dalla scienza, ma vivi per la natura (perché quando un cuore batte e il sangue pulsa nelle vene un uomo è vivo checché ne dicano i medici che si sono eletti a padroni della vita e della morte), verranno decapitati in modo che sul loro tronco sanguinante sia innestata una testa. Del resto è già stato ipotizzato di ottenere, attraverso la clonazione, dei replicanti, tipo Blade Runner, i quali serviranno da serbatoi di pezzi di ricambio per i loro “originali”. L'uomo moderno si arroga il diritto di manipolare la vita e la morte, di decidere chi è vivo e chi è morto, chi deve vivere e chi deve morire, chi può essere fatto a pezzi e chi invece riplasmato e ricostruito. Ma la cosa più spaventosa non è nemmeno il museo degli orrori che scienza e tecnologia medica oggi ci offrono, ma il fatto che tutto questo affannarsi a manipolare la vita e a prolungarla a tutti i costi dice che l'uomo moderno non è più in grado di accettare un evento comunque ineludibile come la morte. E vive male chi ha paura della morte. «Muore mille volte chi ha paura della morte» dice Epicuro dall'alto di una saggezza che il mondo moderno, dominato da una follia tecnologica al fondo necrofora, ha stolidamente perduto. Per orrore della morte noi ci stiamo costruendo una vita di orrori.




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