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    Indipendentista sardu
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    Predefinito Università di Udine-Minoranze Linguistiche

    Nel sito dell'Università di Udine, ho trovato una scheda che parla dell'attuale situazione delle minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/99. E' chiaro che in questa università l'attenzione data alle minoranze è molto importante, infatti il Friuli/Friul, è, dopo la Sardegna/Sardinnya, la regione più popolata da minoranze non italiane.
    Qui potete entrare a vedere la scheda:

    http://www.uniud.it/cip/min_tutelate_scheda.htm

    E qui vi copio le parti che riguardano ovviamente i FURLANS (che con gli Sloveni e i tedeschi sono le minoranze del Friul), e anche i SARDUS e i CATALA' (che sono le 2 minoranze della Sardinnya):


    SCHEDE SULLE MINORANZE TUTELATE
    DALLA LEGGE 482/1999
    (in collaborazione con Fiorenzo Toso)

    [...]


    Furlan (friulano)


    Tipologia linguistica: indoeuropeo, gruppo neolatino. Secondo una classificazione corrente, il friulano costituisce il ramo orientale di una superiore "unità" idiomatica comprendente anche il ladino dolomitico e il romancio grigionese. Indipendentemente da tale classificazione, sulla quale non tutti gli studiosi concordano, si è soliti quanto meno attribuire alle parlate friulane, a partire dai Saggi Ladini di G.I. Ascoli (1873), una speciale collocazione nel contesto italoromanzo: essa si basa sulle peculiarità foniche, morfologiche e lessicali del friulano, che riflettono vicende storiche originali legate all’autonomia goduta fino al 1420 dalla "Patria del Friuli" sotto l’amministrazione politico-ecclesiastica dei patriarchi di Aquileia. La successiva annessione alla Repubblica di Venezia, e in parte minore all’Austria (1530), impedì un ulteriore sviluppo della specificità culturale friulana, anche se non annullò l’impronta linguistica originale.

    Diffusione in Italia: si parla friulano nella maggior parte del Friuli storico, territorio che, insieme alla provincia di Trieste, costituisce dal 1964 la Regione Autonoma del Friuli-Venezia Giulia. L'area di espressione friulana corrisponde grosso modo alle attuali province di Udine, Gorizia e Pordenone, con una propaggine in provincia di Venezia localizzata in alcuni comuni dell’antico mandamento di Portogruaro, e in particolare di San Michele al Tagliamento (anche a Trieste, oggi completamente venetizzata fatta eccezione per alcuni nuclei slavofoni, si parlava fino al sec. XIX un antico dialetto friulano chiamato tergestino). Occorre tuttavia precisare che a) in gran parte del Goriziano il friulano convive con l’uso dello sloveno, andato incontro a una notevole crescita soprattutto nel corso dell’ultimo secolo; b) che, sempre in provincia di Gorizia, il dialetto di Grado (con l’appendice di Marano Lagunare in provincia di Udine) e il “bisiacco” (parlato nei comuni di Staranzano, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, Fogliano Redipuglia, Sagrado, San Pier d'Isonzo e Turriaco) sono di tipo veneto autoctono; c) che i dialetti friulani parlati in provincia di Pordenone a ridosso della fascia di confine col Veneto assumono un colorito nettamente venetizzante (lo stesso si può dire per le varietà di Erto e Casso, in passato ritenute di parlata ladino-dolomitica); d) che nei principali centri urbani del Friuli sono poi diffusi dialetti di tipo veneto “coloniale”, praticati come varianti di prestigio; e) infine che in due isole linguistiche della Carnia (a Sauris e Timau) si parlano dialetti tedeschi spesso accanto alle varietà friulane contermini.

    Ufficialmente l’ambito territoriale nel quale si praticano tradizionalmente varietà friulane è stato così delimitato dall’Amministrazione regionale.

    Comuni della provincia di Udine
    Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna, Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buia, Buttrio, Camino al Tagliamento, Campoformido, Campolongo al Torre, Carlino, Cassacco, Castions di Strada, Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano, Chiopris-Viscone, Chiusaforte, Cividale, Codroipo, Colloredo di Monte Albano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano, Dogna, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria nel Friuli, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Gemona del Friuli, Gonars, Latisana, Lauco, Lestizza, Lignano Sabbiadoro, Ligosullo, Magnano in Riviera, Majano, Manzano, Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano, Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella, Palmanova, Paluzza, Pasian di Sotto, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco, Preone, Prepotto, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Roiale, Remanzacco, Resiutta, Rigolato, Rive d’Arcano, Rivignano, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, San Vito di Fagagna, Sauris, Sedegliano, Socchieve, Sutrio, Talmassons, Tapogliano, Tarcento, Tarvisio, Tavagnacco, Teor, Terzo d’Aquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo Carnico, Treppo Grande, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco e Zuglio.

    Comuni della Provincia di Gorizia
    Capriva del Friuli, Cormons, Dolegna del Collio, Farra d'Isonzo; Gorizia, Gradisca d'Isonzo, Mariano del Friuli, Medea, Moraro, Mossa, Romans d'Isonzo, San Lorenzo Isontino, Villesse (si noti che Capriva del Friuli, Gradisca d'Isonzo, San Lorenzo Isontino, Medea, Mossa hanno anche affermato il loro status di centri di espressione slovena).

    Comuni della Provincia di Pordenone
    Andreis, Arba, Arzene, Aviano, Barcis, Budoia, Casarsa della Delizia, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Claut, Clauzetto, Cordenons, Cordovado, Fanna, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Morsano al Tagliamento, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Pordenone, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Valvasone, Vito D'Asio, Vivaro, Zoppola.

    Considerazioni generali: il friulano dispone storicamente di una koinè letteraria basata sulla sottovarietà centrale (udinese), che ha acquisito col tempo anche funzioni di lingua veicolare in un’area più vasta di quella originaria. Su questo "friulano comune" si appuntano in particolare i progetti di normalizzazione e formalizzazione di una lingua friulana sopradialettale, che dispone da alcuni anni di uno standard ortografico riconosciuto per legge dall’Amministrazione Provinciale di Udine. Sui problemi di normalizzazione e standardizzazione del friulano è in corso attualmente un serrato dibattito che coinvolge le istituzioni culturali, politiche e accademiche della regione.

    Consistenza numerica: secondo stime di massima (la più recente è quella desumibile dalla Ricerca sulla condizione sociolinguistica del friulano, curata da Linda Picco e coordinata da Raimondo Strassoldo), in rapporto a un bacino potenziale calcolato in 715.000 abitanti, il friulano è effettivamente praticato dal 57,2% della popolazione residente, e cioè da circa 430.000 parlanti.

    Status: in base alle normative di legge, il friulano è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano. Lo statuto della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e successivi provvedimenti legislativi a carattere regionale - in particolare la Legge 15/1996 -, hanno progressivamente allargato le prospettive di una valorizzazione del friulano ai diversi livelli della pratica didattica e della prassi amministrativa, senza sfociare peraltro, in assenza fino ad oggi di un inquadramento nazionale della problematica, in forme di bilinguismo e di coufficialità con l’italiano.

    Utilizzo pubblico: si limita essenzialmente, per ora, alla toponomastica e alla traduzione di atti ufficiali dei singoli comuni e delle province; ciò avviene però senza sistematicità, anche a causa del riproporsi dei problemi legati alle esigenze di salvaguardia delle sottovarietà dialettali locali rispetto all’affermarsi della koinè. L’uso di quest’ultima viene promosso in particolare dalle amministrazioni pubbliche e dalla Chiesa cattolica, molto attiva sul fronte della tutela dell’identità linguistica regionale: sotto questo aspetto, va ricordato che il friulano è l’unica varietà regionale o minoritaria italiana a disporre di una traduzione integrale della Bibbia.

    Educazione: l’utilizzo didattico del friulano non è stato ancora organizzato a livello istituzionale, ma, soprattutto a partire dagli anni Settanta, le iniziative a carattere privato, per impulso di gruppi di richiedenti, si sono moltiplicate in tutta la regione. Il friulano - prevalentemente nella varietà di koinè - dispone di buoni strumenti didattici, e la formazione di insegnanti specializzati è portata avanti da istituzioni culturali di vario livello, e specialmente dalla Società Filologica Friulana. In particolare la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, intervenendo attivamente nella politica linguistica con la Legge 15/1996, aveva assegnato all'Osservatorio Regionale della Lingua e della Cultura Friulane il coordinamento di tutte le iniziative di competenza regionale finalizzate alla tutela e alla promozione del friulano; tuttavia, secondo quanto stabilisce l'art. 44 della Legge Finanziaria regionale 2001, a partire dal primo gennaio 2002 l'Osservatorio verrebbe sostituito nelle sue funzioni e competenze da un Istituto regionale per la tutela e la valorizzazione della lingua e della cultura friulane.
    Di rilievo è il ruolo svolto dall’Università degli Studi di Udine la cui stessa istituzione (Legge 8 agosto 1977, n. 546, art. 26) è stata finalizzata al "rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli". Per quanto riguarda la didattica, presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere sono stati accesi gli insegnamenti di Lingua e Letteratura friulana e di Lingua e letteratura ladina (quest'ultimo impartito anche a Trieste); inoltre il Corso di laurea per Traduttori ed Interpreti (sede Gorizia) prevede un curriculum orientato verso la specializzazione in lingua friulana. Nel settore della formazione post-laurea è stato istituito un curriculum in Ladinistica e plurilinguismo all’interno del dottorato in Ladinistica, plurilinguismo e letterature comparate. Quanto infine alla ricerca scientifica, essa è demandata al Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli, istituito per "promuovere, svolgere e coordinare attività di ricerca per lo studio della lingua, della storia, della cultura, della società, dell'economia e dell'arte del Friuli e comunità di origine friulana all'estero" e al Centro Internazionale sul Plurilinguismo, particolarmente attento a correlare le problematiche legate allo studio e alla valorizzazione della realtà linguistica regionale con una prospettiva di ordine generale.

    Media: la letteratura in friulano, le cui prime attestazioni risalgono al sec. XIV, ha conosciuto un particolare sviluppo nell’ultimo secolo, con la comparsa di poeti e prosatori di notevole livello artistico; questa fase è coincisa con una crescita della produzione pubblicistica in friulano, che può contare su diverse testate a periodicità mensile, semestrale e annuale, nelle quali trovano spazio soprattutto temi di carattere culturale, linguistico e storico. Il friulano viene utilizzato in diverse trasmissioni radiofoniche, per lo più a carattere privato, e più occasionalmente in trasmissioni televi

    [...]


    Català (catalano)


    Tipologia linguistica: indoeuropeo, neolatino. Il catalano è diffuso anzitutto nella Catalogna spagnola, nelle Isole Baleari, in parte dell’Aragona, nel Principato di Andorra, nel Roussillon francese e nella Comunità Valenciana: qui assume la denominazione di valenciano e dispone di uno standard basato sulla varietà locale. Lingua di antiche tradizioni letterarie e culturali, il catalano conobbe una renaixensa ("rinascimento") ottocentesca, ed è attualmente, dopo la difficile fase del regime franchista, lingua coufficiale dello stato spagnolo, dotata di prerogative e di forme di utilizzo pubblico che ne fanno uno degli idiomi minoritari più vitali e meglio tutelati in Europa.

    Diffusione in Italia: il catalano è parlato nella città di Alghero (L’Alguer), sulla costa nord-occidentale della Sardegna, in provincia di Sassari. La presenza di quest’isola linguistica risale al 1353, anno in cui la città, fino ad allora colonia genovese, fu conquistata dall’ammiraglio Bernat de Cabrera e ripopolata (soprattutto a partire dal 1372) da elementi originari della Catalogna, delle Baleari e del Regno di València. L’uso del catalano prosperò nei secoli della dominazione aragonese e poi spagnola sulla Sardegna, favorito anche da intensi traffici commerciali con la madrepatria e dal particolare statuto della città, che costituì a lungo una sorta di corpo separato rispetto al retroterra.

    Considerazioni generali: a livello tipologico, l’algherese viene considerato una sottovarietà del gruppo dialettale orientale del catalano, dotata di alcuni caratteri arcaici e variamente esposta a un consistente influsso lessicale sia sardo che italiano: esso non ne ha tuttavia snaturato le caratteristiche originarie. In seno al movimento di tutela e valorizzazione della parlata locale, vi è una forte tendenza all’espunzione delle peculiarità più spiccatamente vernacolari, nel tentativo di attuare un raccordo (soprattutto nell’uso scritto e a livello didattico) con il "tetto" linguistico rappresentato dallo standard in uso nella Catalogna spagnola. Il catalano di Alghero ha espresso negli ultimi decenni segnali importanti di vitalità nella pratica letteraria.

    Consistenza numerica: su una popolazione complessiva di circa 40.000 abitanti, le persone che parlano catalano sono stimate (in eccesso) circa 20.000, tutte bilingui. Ad Alghero è diffuso anche il sardo, parlato principalmente da immigrati recenti.

    Status: in base alle normative di legge, il catalano è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano e dalla Regione Autonoma della Sardegna. Tale riconoscimento non si è ancora concretizzato, tuttavia, in forme di tutela e valorizzazione direttamente promosse dalle autorità centrali e regionali.

    Utilizzo pubblico: al momento attuale il catalano non trova utilizzo nella pubblica amministrazione; è stato tuttavia adottato il bilinguismo nella toponomastica cittadina.

    Educazione: ad Alghero non esiste un regolare insegnamento di lingua catalana, ma esperimenti pilota, al di fuori degli orari normali di lezione, si tengono ormai da tempo a livello di scuole secondarie e di scuole primarie. Le associazioni di cultura locale promuovono corsi di catalano per adulti. In Italia, la lingua e la letteratura catalana vengono insegnate a livello universitario con riferimento alla tradizione culturale della Catalogna spagnola.

    Media: Radio e periodici locali fanno spesso uso del catalano accanto all’italiano; il bimestrale "L’Alguer" è redatto interamente in catalano.

    [...]


    Sardu (sardo)


    Tipologia linguistica: indoeuropeo, neolatino. La distanza tipologica (e in particolare gli aspetti arcaici della latinità insulare) rispetto all’italiano e alle altre lingue romanze, fanno tradizionalmente considerare i dialetti sardi come un gruppo a sé stante nel sistema degli idiomi neolatini. Il sistema delle varietà sarde presenta notevoli differenze al suo interno: l’area centrale, logudorese e nuorese, è quella che offre le caratteristiche più spiccate di originalità, ma il legame con il tipo dialettale meridionale, o campidanese, resta comunque forte. Diversa è la situazione di due gruppi dialettali parlati nella parte settentrionale della Sardegna, il gallurese e il sassarese: essi riflettono condizioni più simili all’area còrsa e al toscano, e si considerano il frutto di un consistente influsso continentale risalente al periodo del predominio pisano e genovese (secc. XII-XIV, per il sassarese), o di una massiccia immigrazione proveniente dalla Corsica (per il gallurese): la toponomastica e la documentazione storica rivelano che in passato le condizioni dell’area settentrionale erano tipologicamente affini a quelle del logudorese. In particolare, è di tipo schiettamente còrso, con fortissimi influssi liguri, il dialetto parlato sull’isola della Maddalena.

    Diffusione: i dialetti sardi e quelli ad essi collegati coprono l’intero territorio dell’isola, con l’eccezione della città di Alghero, di lingua catalana, e delle comunità tabarchine di Carloforte e Calasetta. L’insularità contribuisce naturalmente a definire lo spazio linguistico sardo ben al di là delle tipologie e delle suddivisioni interne: malgrado le loro peculiarità e il raccordo con gruppi dialettali esterni, anche il gallurese e il sassarese vengono considerati parte integrante del patrimonio linguistico sardo, al quale sono del resto accomunati da fattori di relativa omogeneità culturale che trovano riscontro soprattutto nel lessico.

    Considerazioni generali: la questione linguistica è strettamente associata, in Sardegna, all’insorgere di un movimento a carattere regionalistico e nazionalistico che raccoglie l’eredità del "sardismo" culturale ottocentesco, legato alla valorizzazione della specificità isolana quale retaggio storico delle antiche tradizioni autonome dei Giudicati e del Regnum Sardiniae. Il regionalismo politico sardo si sviluppa soprattutto dopo la prima guerra mondiale negli ambienti del reducismo (Partito Sardo d’Azione), e coglie un parziale successo con la promulgazione dello statuto di autonomia regionale (1948), ma assume caratteri di rivendicazione etnica soprattutto a partire dagli anni Settanta, quando il problema della tutela e valorizzazione della specificità linguistica diventa uno dei punti nodali dei programmi autonomisti. Il concetto di "lingua sarda", peraltro, è legato alle caratteristiche strutturali comuni di un sistema dialettale a sé stante nel contesto romanzo, e non alla presenza di un "tetto" linguistico unificante: il problema di uno standard si ripropone a più riprese nella storia linguistica isolana, ma ancora oggi è lontano da una soluzione soddisfacente. Malgrado il maggiore prestigio goduto in passato dal logudorese, esso non è riuscito a diffondersi come varietà "illustre" a livello parlato; inoltre, anche a voler escludere il tipo settentrionale (sassarese e gallurese), le differenze tra logudorese, nuorese e campidanese - le varietà che maggiormente riflettono la specificità linguistica sarda - rimangono così pronunziate, che risulta assai problematico approdare a una koinè uniforme. Si prospetta quindi la necessità di una tutela e valorizzazione di diverse "lingue" all’interno della specificità linguistica sarda.

    Consistenza numerica: su una popolazione complessiva di circa 1.600.000 abitanti, si calcola che il sardo sia parlato o inteso da almeno un milione di persone. Ad esse si aggiungono le comunità di emigrati in Italia e all’estero, che mantengono spesso a livello familiare la pratica dei dialetti sardi e ne promuovono in vario modo la vivacità culturale. Non esistono dati sulla consistenza numerica dei locutori delle singole varietà sarde.

    Status: in base alle normative di legge, il sardo è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; la legislazione regionale prevede già da alcuni anni la tutela e la valorizzazione del sardo in condizioni di coufficialità accanto all’italiano, ma tali normative incontrano difficoltà
    di attuazione soprattutto per i problemi legati alla definizione di uno standard. Non appare risolutiva la recente controversa proposta dell'Amministrazione regionale di far valere come modello sovralocale di lingua scritta la cosiddetta Limba Sarda Unificada, lontana dall'incontrare
    unanimi consensi per il fatto di riflettere, salvo varianti di dettaglio, la macrovarietà logudorese.


    Utilizzo pubblico: negli ultimi anni le iniziative per un sempre più incisivo utilizzo delle varietà sarde all’interno della pubblica amministrazione si sono moltiplicate, soprattutto a livello locale, pur senza rappresentare una prassi generalizzata; discreta visibilità sta acquisendo l’utilizzo del sardo nella toponomastica.

    Educazione: La didattica in sardo è praticata a livello sperimentale in diverse scuole dell’isola, ma senza alcuna sistematicità. Negli ultimi anni, sotto il controllo della Regione Autonoma (in particolare attraverso l’attività dell’Osservatorio regionale per la cultura e le lingua sarda) e per impulso delle Università sarde, sono state avviate diverse iniziative per la formazione di un corpo docente di e in lingua sarda: dopo l'esperienza pionieristica della Scuola di specializzazione di studi sardi si segnalano in atto le attivazioni di master tra cui quelli in Lingua e letteratura sarde, Plurilinguismo e multiculturalismo in Sardegna, Didattica del sardo.


    Media: la letteratura in lingua sarda affonda le sue radici nella tradizione medievale dei condaghes, documenti a carattere amministrativo con i quali si formalizzò un precoce utilizzo pubblico della varietà logudorese. Maggiore continuità assunse l’uso letterario del sardo dal sec. XVI ai giorni nostri. Oggi l’espressione scritta in sardo è ampia e tocca spesso vertici interessanti sotto l’aspetto artistico, ma a tale fioritura non corrisponde un’analoga vivacità nell’ambito dei media: esistono alcune pubblicazioni monolingui o bilingui, ma di diffusione limitata soprattutto ai circoli culturali e militanti; trasmissioni radiofoniche di emittenti locali fanno talvolta uso del sardo, ma manca completamente una presenza della lingua minoritaria nell’ambito televisivo.

    [...]

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  2. #2
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    Caro Cristianu,

    ho letto con molto interesse il tuo contributo. Come prima impressione, mi sembra che noi siamo meglio tutelati legalmente con il Furlan che voi con il Sardo, forse merito, anche se non piu' di moda, di Alessandra Guerra.

    Sulla questione della diffusione del Furlan, nelle mie numerose scorribande in Friul e visitando i miei parenti, mi sto rendendo conto che il Furlan sta cedendo il posto in maniera travolgente ad una cosa bastarda, tra Veneto e itagliano, e che a parlare la Marilenghe (che io stesso a 47 anni conosco male) sono rimasti solo i vecchi ed i montanari (a parte qualcuno che la usa per propaganda, tipo proprietari di mobilifici).

    Insomma, con tristezza devo ammettere che il Furlan e' meglio tutelato dalle leggi rromane che dai diretti interessati.

    Lo stesso dicasi del tedesco di Sauris, Timau, Pontebba e Tarvisio (e di quello delle comunita' nascoste di Gorizia e Trieste, che lo parlano solo nelle stesse condizioni in cui sotto il fascismo si ascoltava radio Londra). Ormai si tratta di un fenomeno folkloristico, che parlano veramente solo pochissimi (in pubblico).
    Per questo sono spiegabili reazioni tipo quelle di Michele, che mi dà dello scemo quando riferisco quello che si nasconde dietro il paravento della Trieste "caralquore di tutti gli itagliani"

    Forse per voi sardi e' l' inverso: voi la vostra lingua la parlate senza complessi, ma i rromani non vi riconoscono!

    Mandi! (come si dice in Sardinnya?)

  3. #3
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    Non mi stancherò mai di ripetere che neppure la legge più favorevole del mondo potrà mai mantenere artificiosamente in vita una lingua se non c'è la reale volontà di valorizzarla da parte dei suoi parlanti, che certo non può limitarsi ad una parlata annacquatissima usata soltanto a tavola, ma deve essere espressa da un uso dell'idioma a tutti i livelli e privo di qualsiasi complesso...

    Siccome io sono uno che adora le azioni e detesta le chiacchiere con tutte le sue forze, nei prossimi messaggi mi sforzerò di scrivere in friulano... è una promessa!

    Salûts e vive la lenghe furlane!

    Michele.

    P.S.: Mandi in sardegnûl s'al dìs "A mezus bider".

  4. #4
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    Mitteleuropeo, in realtà dal 1999 i SARDI sono tutelati dalle leggi italiane allo stesso livello dei FRIULANI così come degli TEDESCHI ALTOATESINI o dei FRANCOFONI VALDOSTANI. Prima del 1999 solo gli Altoatesini e i Francofoni erano invece tutelati, mentre Sardi, Friulani e tutte le altre minoranze virtualmente non esistevano...
    Questa scheda penso sia di un anno e due fa, quindi già secondo me non è più appieno rappresentativa.

    Comunque è vero che tra le minoranze riconosciute solo da 4 anni (tra cui i FRIULANI, i SARDI, i LADINI, gli OCCITANI...) quella friulana è quella politicamente più compattae praticamente più compatta: infatti è diffusa in un'area relativamente ristretta, e per questo da decenni è disponibile uno "Standard di Lingua Friulana" accettato da tutte le comunità. A questa "modernità formale" però si contrappone il fatto che il FRIUL è una zona "mitteleuropea" dove cioè si incontrano varie culture, e ciò, come hai appena detto, sta provocando, nonostante le leggi e l'organizzazione propizia, l'inesorabile inutilizzo presso i giovani della Lingua Friulana, a favore per esempio della Lingua Italiana o del Dialetto Veneto.

    La Lingua Sarda è invece una lingua quantomai vitale, tant'è che oltre a essere la lingua principale nei piccoli comuni, l'attuale inizio della transizione verso il bilinguismo SARDO/ITALIANO è accolta favorevolmente dall'80% degli abitanti dei grandi centri, dove ormai il sardo lo parlano solo gli anziani o le famiglie trasferitesi da poco.
    Questa vitalità però, oltre ad avere il vantaggio di supportare teoricamente la futura espansione della Lingua Sarda, ha il difetto di ostacolare in qualche modo la creazione di uno "Standard Unico". Infatti a differenza del Friul-friulano, che è molto ristretto, la Sardinnya-sarda (diversa da quella catalana, corsa o ligure) è molto vasta, tanto vasta da poter addirittura contenere DUE LINGUE SARDE e non una sola: il LOGUDORESU (parlato nel sud della prov.di Sassari, e in quasi tutta la prov.di Nùoro) e il CAMPIDANESU (parlato in tutta la pro.di Cagliari, di Oristano e nell'estremo sud della prov.di Nùoro).
    Queste lingue sono molto simili, infatti sono due varianti della stessa lingua, ma gli abitanti di ognuna delle due aree linguistiche si rifiuta di abbandonare la propria variante in favore dell'altra. Ciò si rispecchia anche nella politica dell'isola: la prov.di Nùoro/Nùgoro è diventata paladina del Logudorese e la prov.di Cagliari/Castedhu fa lo stesso per il Campidanese.
    Siccome in sempre più comuni il bilinguismo lo si sta iniziando ad attuare, e siccome ognuno usa una di queste due varianti, probabilmente in Sardinnya il bilinguismo SARDO/ITALIANO non si avvarrà di un unico SARDO, ma asseconda della zona di 2 sardi...
    Questi problemi stanno rallentando di molto il processo di bilinguismo perfetto, per cui la Sardinnya ambisce ad essere all'avanguardia come il Südtirol o la Catalunya...

    Segnalo che a Cagliari/Castedhu, da poco (forse due anni), esiste la "Laurea in Lingua, Cultura e Letteratura sarda", che ovviamente vuole formare laureati in sardo, come ogni lingua che si rispetti!

    Cristianu

  5. #5
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    Originally posted by Michele64
    Non mi stancherò mai di ripetere che neppure la legge più favorevole del mondo potrà mai mantenere artificiosamente in vita una lingua se non c'è la reale volontà di valorizzarla da parte dei suoi parlanti, che certo non può limitarsi ad una parlata annacquatissima usata soltanto a tavola, ma deve essere espressa da un uso dell'idioma a tutti i livelli e privo di qualsiasi complesso...

    Siccome io sono uno che adora le azioni e detesta le chiacchiere con tutte le sue forze, nei prossimi messaggi mi sforzerò di scrivere in friulano... è una promessa!

    Salûts e vive la lenghe furlane!

    Michele.

    P.S.: Mandi in sardegnûl s'al dìs "A mezus bider".
    Ecco per esempio A mezus bider è in sardo-logudorese, in sardo-campidanese di solito si dice A si biri mellyu.


  6. #6
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    Infatti... ma l'esistenza di più varianti a mio parere non deve affliggere noi sardi, in quanto costituisce un ulteriore segno di ricchezza e rappresenta una situazione che si ritrova in molti altri idiomi...

    Tra l'altro, si è già dato il caso di lingue che riescono benissimo ad esprimersi a tutti i livelli con le diverse varianti: restando vicino al Friuli, si può citare il ladino, che presenta almeno sei versioni, tutte adeguatamente valorizzate nel bellissimo settimanale "La Usc Di Ladins", al quale il sottoscritto ha l'onore di essere abbonato...

    P.S.: Come potete vedere, ho inserito il mio primo post in friulano (chiedo scusa per gli inevitabili errori, ma l'importante è incominciare).

  7. #7
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    Effettivamente esistono sia paesi monolingue che paesi bilingue che presentano più varianti ufficiali sparse nel territorio.
    Per esempio in Norvegia la lingua ufficiale è il Norvegese ma questo non è lo stesso su tutto il territorio nazionale: infatti nel sud è ufficiale la variante Bokmal e nel nord la variante Landsmal.
    Un esempio di regione bilingue con più varianti è quello dei Paesi Catalani in Spagna. Le regioni della Spagna in cui vige il bilinguismo Spagnolo/Catalano sono la Catalunya, parte dell'Aragon, la Comunidad Valenciana e le Islas Baleares. Il Catalano usato però non è esattamente ovunque lo stesso: infatti in Catalunya e Aragon si usa la variante settentrionale, nelle Baleares la variante orientale (che è poi circa quella che si usa nella nostra amata Alghero/L'Alguèr) e nella Comunidad Valenciana la variante meridionale.
    Come noto il Catalano è, nonostante la sua triripartizione, la lingua minoritaria più viva d'Europa, usata anche nelle Università e in ogni contesto, a volte è più forte del Castellano... non vedo perchè il Sardo quindi non possa avere due varianti, peraltro abbastanza simili anche se abbastanza diverse, che (come del resto già ora si sta facendo) siano ufficiali l'una nella Sardinnya-sardofona del Nord e l'altra nel Sud!

    Nel forum Sardegna-Sardinnya i "Campidanesus" e i "Logudoresos" comunicano normalmente, usando ognuno i suoi vocaboli e le sue consuetudini fonetiche... penso infatti che dall'esterno non si riesca a capire che in realtà in quel forum vengono usate due "varianti" diverse, ma pare piuttosto che tutti parlino la stessa Lingua!

    Cristianu

    P.S.Mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa di simile anche per il forum FVG ma a quanto pare i friulanofoni in pol sono più unici che rari!

  8. #8
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    ... e anche quando un po' di Friulano lo parlano, spesso non lo sanno scrivere, come il sottoscritto

  9. #9
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    Beh, è il momento buono per imparare a farlo, direi...

  10. #10
    Indipendentista sardu
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    Originally posted by Mitteleuropeo
    ... e anche quando un po' di Friulano lo parlano, spesso non lo sanno scrivere, come il sottoscritto
    Beh guarda, questo potrebbe essere un problema facile da superare.
    Anche noi sardi spesso "non sappiamo come scrivere il sardo", e, osservando i "sardofoni" presenti nei forum di pol (che scrivono in sardo o nel forum regionale o nei forum indipendentisti, non nel principale perchè ho constatato che qualunque cosa si dica si viene sempre censurati se non c'è anche la traduzione ) ho notato che coloro che scrivono in sardo sono essenzialmente di tre tipi:

    *quelli che scrivono semplicemente come si pronuncia
    es: "Nonno Chiccu, in Sardegna, ha due capre nere e dieci maiali" si pronuncia "Iaiu Chiccu, in Sardigna, tenniada duasa cabrasa nieddasa e dexi broccusu" (la X lo sanno tutti che si pronuncia come la J francese e non si può scrivere in altro modo, anche i toponimi ufficiali in Sardegna contengono la X)

    *quelli che scrivono con grafia italiana usando però alcune regole grafiche tradizionalmente usate in Sardegna da sempre:
    es: [B]"Iaiu Chiccu, in Sardigna, tenniat duas cabras nieddas e dexi porcus"

    *quelli che usano la GRAFIA SARDA AUTONOMA, che è quella usata per l'insegnamento del sardo all'Università di Cagliari e nei comuni campidanesi dove si sta già avviando il bilinguismo, ed è stata teorizzata da molti anni da vari studiosi di lingua sarda.
    es: "Yayu Kiccu, in Sardinnya, tenniat duas cabras nieddas e dexi porcus"

    E poi ci sono quelli che fanno un po' e un po', o quelli, come me, che tentano di scrivere in sardo, ma è meglio che si diano all'ippica!

    Cristianu

 

 
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