...."cosa" di Prodi? Riuscirà il vostro eroe a scendere in campo?
Roma. Alcuni mesi fa, dalle pagine del Foglio, Michele Salvati lanciò la sua proposta di Partito democratico.
Pian pianino, non proprio speditamente, il dibattito si è avviato, fino all’odierna discussione sul Partito riformista.
E dunque, meglio democratico o meglio riformista? “A me, per una serie di ragioni che è inutile spiegare qui, piace più Partito democratico, ma non è poi così importante”, dice Salvati. “Quello che importa è che si faccia un partito tra quelli che ci stanno. Essenziali Margherita, Ds e Sdi, la presenza delle principali correnti del riformismo italiano. Poi, più sono e meglio è”.
Sulla prima pagina del Corriere della Sera, giorni fa, il professor Salvati ha ammesso di avere un incubo. Detto brutalmente, che da tante chiacchiere venga fuori niente. Detto da lui, con garbo: “Mi piacerebbe un po’ più di entusiasmo”, e tanto sul tema della lista unica per le europee, quanto “sullo sbocco verso una nuova formazione politica che faccia da dirimpettaia a Forza Italia”.
Se poi si chiede a Salvati se per caso non ci sia un po’ troppo politicismo nella discussione in corso, lui sbotta in unarisata: “Dire che c’è un po’ di politicismo è molto inglese, un notevole understatement…”.
Non le viene il sospetto, professore, che questa faccenda della lista possa essere una scusa per non arrivare al dunque, cioè al partito unico? “Siccome è difficile far digerire la prospettiva di un partito unico dei riformisti, si adotta una strategia in due tempi. Anche Prodi e i suoi, anche quelli che nei Ds condividono la proposta, dicono: lista unitaria.
Unitaria e non unica, perché ciò presumerebbe l’intero Ulivo. Si dice: è già tanto difficile fare solo la lista…”.
E qui l’incubo. “Il mio timore è che a questa lista non si arrivi col necessario grado di entusiasmo, di coinvolgimento, come fu nel ’96”. Un po’ di inerzia in giro? “C’è questo timore. Insomma, i due tempi possono andare bene – anche per sfuggire alla possibile minaccia del due più due che fa tre, che incombe sul proporzionale – ma datevi un po’ di entusiasmo!
Che poi, sarebbe semplicemente un po’ di entusiasmo su una visione dell’Europa, dato che si tratta di elezioni europee.
Sennò sarà difficile non cadere, poi, nell’alternativa tra Blair e Aznar, tra Schroeder e Chirac.
Facciamo la solita terza via?”.
Dice Salvati: l’invocato entusiasmo “non l’ho visto nel ceto politico, quello che ha accesso ai giornali”, ma che meglio va “nel mio piccolo, ho incontrato molte persone, quelli che stavano nei comitati per Prodi come nel mio vecchio comitato elettorale, che mi hanno detto: se c’è questo progetto, siamo disposti a partecipare. Non vale molto come affermazione, ma certo nel 1996 c’era un entusiasmo che nel 2001 non c’è stato”.
A proposito…
E’ certo, Salvati, che Prodi sia il candidato giusto, “perché ha l’immagine di chi rappresenta l’unità ed è finito trombato proprio dai partiti nel ’98. La sua grande legittimazione è questa, il suo grande titolo. Prodi può essere sostenuto, è veramente la carta buona, ed è l’ultima volta che il centrosinistra la può spendere. Non la sprechi”.Ma non si rischia di fare un partito che, o democratico o riformista, alla fine rischia di essere solo prodiano? “Ah, ma questo non lo vedo come un rischio, piuttosto come un merito. Questo è davvero l’ultimo dei miei problemi. Faccio l’esempio di Forza Italia. Qualcuno dubita del fatto che il partito sia berlusconiano?
Al contrario, il mio problema è: cosa succederà in Forza Italia quando non ci sarà più Berlusconi? Detto questo, il partito prodiano non è un rischio.
Quando non ci sarà più Prodi ci sarà un ceto politico mischiato, con i soliti odi e le solite lame di coltello, come in tutti i partiti e in tutte le famiglie. E comunque, di sicuro non sarà a quel punto l’ultima trasformazione del Pci-Pds-Ds, e il suo capo non sarà un ex della Fgci”.
A proposito: quelli dei Ds, secondo Salvati, ci credono davvero? Il professore annuisce.
Annuisce e precisa: “Credo che Fassino voglia spendersi sul serio su questa cosa. D’Alema, che è persona intelligente, ci crede per intelligenza. Come molti tra i migliori dei Ds”.
E la resistenza dei democristiani della Margherita? Quella se l’aspettava? Salvati annuisce ancora. “I popolari sono tosti. E sono, per molti aspetti, più pericolosi di quelli che fanno resistenza nei Ds, più motivati politicamente.
Spiego: per calcolo, come si diceva, Massimo D’Alema può anche sostenere Romano Prodi. Ma, sempre per calcolo, è quasi inimmaginabile che Ciriaco De Mita e Nicola Mancino possano sostenere Prodi, o almeno è difficile.
Spero comunque di sì: sarebbe importante se ci fossero anche loro”. Importante, ma possibile? “Spero che discenda sopra tutti loro lo spirito di una vera competizione con Berlusconi”.
C’è un altro aspetto non secondario, professore. Nel suo saggio sul Foglio, lei poneva il problema di una nuova classe dirigente per il nuovo partito, anzi escludeva da subito Massimo D’Alema e Franco Marini... “Ma lo stesso discorso lo facevo anche rispetto al mio amico Giuliano Amato, non solo per D’Alema e Marini che conosco molto meno. Lo sostenevo perché non dovrebbero esserci uomini per tutte le stagioni. Loro si sono spesi per un progetto politico che è fallito. Coerenza vorrebbe che…”.
Intanto D’Alema non solo non si è fatto da parte, ma praticamente si è messo, in compagnia di Prodi, alla testa del progetto. Non è un po’ sorpreso, professore? “Non del tutto”. E cosa ne pensa?
“D’Alema è uno che dà del cretino a tutti quanti. Salvo poi, se gli argomenti gli sembrano giusti, e naturalmente dopo essersi sfogato bene, farli suoi. E’ realmente un totus politicus”.
Resta comunque aperto il problema della classe dirigente del nuovo partito, se ci sarà. “Per il momento è quella lì. Si mischieranno in qualche modo con pezzi della Margherita e dello Sdi. E in maniera tale che, alla fine le carte saranno molto mischiate.
Anche perché, il leader della faccenda sarà Prodi, e stavolta sarà un profeta armato, non disarmato come nel ’96. L’uomo dal punto di vista organizzativo non è l’ultimo degli ingenui”.
E quando prenderà forma, l’auspicato partito? “Faccio molta fatica rispondere. Dipende molto dal percorso, se sarà a due tempi o a un tempo”. I due tempi sembrano inevitabili... Anche al professor Salvati appaiono tali. “Certo, se gli stessi politici più entusiasti del progetto, da Parisi a Enrico Morando, per fare due nomi, lo dicono…E il primo tempo sarà quello europeo, su quale idea di Europa abbiamo, poi vedremo se c’è o no il partito”. E come lo vedremo? “Sopra il 30 per cento va tutto bene”.
Il Foglio
saluti




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