Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Margherita, accuse a «Europa» per le critiche al cardinal Ruini

    «Toni inaccettabili», «parole oltraggiose e anticlericali». Il quotidiano della Margherita Europa è finito sul banco degli imputati dopo un articolo firmato Vladimir, che criticava l’intervento del cardinal Ruini all’assemblea della Cei. Nicola Mancino ha scritto a Rutelli, Arturo Parisi ha contestato duramente il quotidiano e tredici senatori hanno inviato al direttore una lettera di protesta.

    "Corriere della Sera"

  2. #2
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    magari, se posti anche l'articolo...

  3. #3
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    Ti accontento subito caro drugo. Ecco l'articolo oggetto di polemica. Piccola notazione: l'autore ha pensato bene di usare lo pseudonimo "Vladimir". Evidentemente oltre a non avere il coraggio delle proprie idee, l'autore ha guardato anche il suo tornaconto. Chissà che non sia un deputato o senatore che teme di perdere i voti cattolici del proprio collegio... oppure chissà che non sia un illustre personaggio del mondo cattolico progressista?

    Da "Europa" di ieri...


    CHIESA ITALIANA Una rilettura della prolusione al Consiglio permanente della Cei. Chi applaude Ruini e chi invece è deluso
    La montagna ha partorito il topolino: è stato solo un puntiglioso discorso da trenta denari...

    di VLADIMIR


    Ma si, diciamoci la verità: c’e’ cascata tutta la stampa, compresa quella di sinistra. Sabato le agenzie di stampa, annunziando la riunione del comitato permanente della Conferenza Episcopale, avevano acceso una speranza, evidentemente, molto generalizzata. “Grande attesa” titolavano i flash di agenzia lasciando intendere (i mormorii preventivi di L’Avvenire e della Sir docebant) che la vera stangata episcopale a Berlusconi era in dirittura d’arrivo. E ieri tutti gli organi di stampa hanno commentato il preteso “severo monito” che il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Camillo Ruini, avrebbe rivolto ai governanti del nostro Paese. Secondo il quotidiano La Repubblica, persino Berlusconi avrebbe alzato alti lai, promettendo il solito ghe pensi mi al rientro dai fasti newyorkesi, visto che il contenuto della relazione ruiniana gli sarebbe stato anticipato in tempo utile. Se il fatto e’ vero e se lo sfrondiamo del bizantinismo con il quale e’ stato confezionato e fatto trapelare, la notizia, probabilmente, e’ tutta qui: le pretese bacchettate del presidente dei vescovi italiani erano state concordate in anticipo con il destinatario del “severo monito”.
    Evidentemente, tenere un vescovo ausiliare come cappellano della corte berluscon-casinista e scrittore di discorsi deve pur presentare qualche vantaggio. E poi, in un mondo, come quello politico italiano, dove tutto ormai fa spettacolo, perché negare a Ruini e ai suoi eletti la propria parte di commedia? Riletto con calma, e senza le mediazioni dei titoli di lancio, il discorso del presidente della Conferenza Episcopale sembra fatto apposta per non spaventare neanche i più impressionabili. E quindi atteniamoci ai fatti: lunedì pomeriggio, more solito, nella sede della Conferenza Episcopale, la montagna ha partorito il topolino. Il cardinale Camillo Ruini, presidente dei vescovi italiani, non ha certamente perso l’occasione di continuare a non rivelarci alcun pensiero. E ha cosi’ aggiunto un altro dei suoi cerchiobbotistici ragionamenti alla cartellina dell’aedo incaricato di pubblicare il terzo volume delle prolusioni e delle relazioni che da tredici anni infligge ai suoi confratelli. Di positivo c’e’ solo il fatto che, in perfetta sintonia con il suo personaggio, neanche questa volta sua eminenza il vicario di Roma ha scombinato le carte a quegli storici che, prima o poi, ci spiegheranno i tredici anni di deserto che la Provvidenza sta in- fliggendo a un episcopato che, in tempi recenti, aveva persino avuto il coraggio di troppo sognare con i vari Pellegrino, Ballestrero, Caporello...
    Quello di lunedì pomeriggio e’ stato un puntiglioso discorso da trenta denari. Ruini non ha dubbi: bravo a Berlusconi per l’indultino del due agosto, grazie al Cavaliere per i soldi dati agli oratori e alla scuola privata, complimenti per la storica svolta inferta alla situazione amministrativa dei professori di religione, pace fatta anche (nonostante le sue carenze etiche) sulla legge sulla procreazione medicalmente assistita. Davanti a questi risultati titanici, i vescovi si facciano forza: un momento decisivo li attende. Devono infatti, nell’ordine e senza discutere, farsi piacere: la cosiddetta “legge Biagi”, la “riforma delle pensioni” (e i sindacati, per carità, facciano attenzione: niente «chiusure aprioristiche. Così le eventuali modifiche potranno essere percepite dai cittadini nel loro reale significato e non provocheranno una situazione di allarme sociale e una reazione di rigetto, che rischierebbero di vanificare anche gli effetti positivi che potrebbero derivare dalle modifiche stesse»: un chiaro esempio di profezia), i tagli alla sanità, i deficit del settore delle infrastrutture, le inadempienze sulla difesa del territorio («purtroppo insidiato anche dalla malvagità e dal cinismo di coloro che provocano incendi dolosi per fini di lucro» e non da quelli che fanno le sanatorie), gli scarsi investimenti a favore delle famiglie, il riassetto del sistema radiotelevisivo (capace di «indirizzare invece i progressi tecnologici al miglioramento qualitativo dei programmi – in particolare sotto il profilo etico – e all’incremento del pluralismo»).
    E per continuare a non impressionare nessuno, il Presidente della Conferenza Episcopale, e’ stato gentile anche al momento delle critiche.
    La Lega, Bossi e gli anatemi leghisti sulla palude curiale del papa-re di Roma? «Dichiarazioni intermittenti di esponenti di una forza politica che partecipa alle responsabilità di Governo». E se poi, udite udite, ci si riferisce alle accuse di speculazione che il senatùr e i suoi rivolgono, a giorni alterni, alle attività caritative della Chiesa a favore degli immigrati, Sua Eminenza liquida tutto con «il persistere di atteggiamenti scarsamente responsabili ». Lo avete notato? Bossi, reagendo a cosi’ severi rimproveri, ha ieri dichiarato: «bisogna che il cardinale Ruini dica al suo braccio destro che e’ di Lodi di raddrizzare il tiro». Di Lodi e’ monsignor Rino Fisichella e chissà da chi lo ha saputo il Bossi che il tiro nasceva intenzionalmente storto e pure fuori mira.
    In questa compagnia di buontemponi il presidente dei vescovi italiani deve trovarsi veramente bene, visto che in loro ha riposto almeno una certezza. L’Unione Europea il suo Parlamento «appaiono inclini ad intervenire in ambiti, come la regolamentazione dei comportamenti etico-sociali» anche in materia «di rapporti non coniugali, anche tra persone dello stesso sesso, conferendo loro gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali e abolendo in particolare ogni discriminazione degli omosessuali in materia di diritto al matrimonio e all’adozione di minori»? Leggetevi le ultime sparate bossiane sull’Europa e avrete la glossa esatta del principio ruiniano circa «l’autonomia e le competenze delle singole Nazioni, sulla base delle loro proprie storie e culture».
    Morale della vicenda: ormai lo sappiamo, nel 2001 l’Italia non si e’ risvegliata Berslusconiana per inc a n t a - mento. Ma l’Italia del futuro ha diritto di sognare, tra le tante cose, anche una Chiesa non più cosi’ scollegata dalla realtà profonda del Paese. Come l’esperienza di Enrico Gasbarra ha insegnato a Roma, Ruini e i suoi ammiratori possono anche credere di vivere su Marte. L’importante e’ di non dare troppo credito al bluff che stanno tentando di inserire in una cultura politica cattolica che, radicata profondamente nelle forze vive del nostro Paese, sta anch’essa cercando affannosamente autori e attori. Ed e’ fatale crederlo: prima o poi, anche i cattolici italiani avranno i pastori che meritano di avere.

  4. #4
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    Predefinito La rabbia degli ex popolari...

    Una lettera di tredici senatori della Margherita. La risposta di “Europa”
    Noi e il mondo cattolico


    Caro direttore, con vero disagio oggi abbiamo letto su Europa l’articolo, a firma Vladimir, che concerne la relazione del cardinal Ruini all’assemblea della Cei.
    Crediamo che il contenuto e il tono dell’articolo siano veramente oltraggiosi e per nulla condivisibili e rischiano di incrinare quel rapporto che molti di noi hanno vissuto e stanno fecondamente vivendo con il mondo cattolico e con la gerarchia.
    A chi serve questo attacco? Certamente non alla Margherita, né al giornale. In questo modo Europa, ospitando questo articolo, non si qualifica come quotidiano serio e informato e soprattutto come utile strumento alla politica del nostro partito, che crediamo non abbia tra i suoi obiettivi quello di instaurare una conflittualità permanente con i vertici della Cei. Al contrario deve esprimere con autorevolezza anche il pensiero e la voce dei cattolici impegnati in politica. Riteniamo pertanto necessario ribadire il nostro profondo dissenso e separare le nostre responsabilità da quelle di Europa e per questo porremo con serietà e fermezza la questione nel gruppo parlamentare e nelle opportune sedi di partito.
    I senatori della Margherita Emanuela Baio Dossi, Stefano Bastianoni, Tino Bedin, Renato Cambursano, Pierluigi Castellani, Mario Cavallaro, Tommaso Coletti, Bruno Dettori, Ettore Liguori, Nicola Mancino, Alberto Monticone, Patrizia Toia, Donato Veraldi.

  5. #5
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    Predefinito La replica di Europa....

    Con la stessa franchezza usata dai firmatari della lettera non nascondiamo tutto il nostro stupore per alcune affermazioni che riteniamo infondate e ingiuste. Intanto nella premessa: Europa è un giornale che vive della sua autonomia. Rispettiamo ovviamente il dissenso e naturalmente è del tutto legittimo criticare o non condividere il contenuto di un articolo: sono le opinioni di lettori, e per questo hanno valore. Ciò che non possiamo accettare, invece, è confondere la responsabilità politica e del partito con quella di chi fa il giornale.
    Per questo l’annuncio di una richiesta di “separazione” di responsabilità appare incomprensibile, perché questa separazione è nei fatti, nell’atto di nascita stesso di Europa, che è e vuole essere non un quotidiano di partito ma un vero giornale d’area.
    Ma la lettera pone un problema ulteriore: il rapporto del giornale con il mondo cattolico. Basterebbe aver seguito con un po’ d’attenzione i primi mesi di vita di Europa per verificare come molte voci autorevoli del mondo cattolico abbiano collaborato e collaborino attivamente con questo giornale.
    Personalità di primo piano della politica (alcuni anche tra i firmatari della lettera), dei mondi associativi, del giornalismo. Del resto basta leggere il contestato articolo di Vladimir per accorgersi che lo stesso autore è espressione, seria e informata, di quel mondo che conosce molto da vicino. Così come, nella stessa pagina, ospitavamo la riflessione di Angelo Bertani, collaboratore fisso di Europa e firma di punta del cattolicesimo democratico.
    Il problema vero, allora, è che esiste una grande parte di quello che impropriamente viene chiamato mondo cattolico – perché si tratta di una realtà complessa, articolata, plurale – che non si ritrova o non si riconosce nell’“ufficialità”. Non ha spazio su altri giornali. E invece ha molte cose da dire, molti giudizi da dare. Anche rispetto alle cosiddette gerarchie (e anche qui, generalizzare è sbagliato), quando si ritenga doveroso esprimere un dissenso.
    Europa ritiene non solo giusto, ma necessario aprire le sue pagine anche a queste voci, anch’esse espressioni del “mondo cattolico”. Con grande libertà. Del resto questa libertà è iscritta dentro il codice genetico del cattolicesimo democratico.
    Una libertà che serve a tutti. Ai cattolici, ai laici, alla democrazia italiana. Per questo su questi temi è aperto il dibattito sulle nostre pagine.

  6. #6
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    Predefinito Qualche considerazione sulla risposta di "Europa"

    Il direttore di Europa nella sua risposta fa impallidire, in quanto a cerchiobottismo, il cardinale Ruini del ritratto di Vladimir.
    Sostanzialmente alza la bandiera dell'autonomia del giornale rispetto al partito, ma sono altrettanto sicuro che il suo giornale attinge volentieri dalle casse di partito della Margherita e magari usufruisce anche di qualche finanziamento pubblico grazie a deputati e senatori della margherita. Forse anche per questo Mancino e compagni si sono arrabbiati. Un consiglio agli amici senatori della margherita: perchè non chiudete i rubinetti al giornaletto "Europa"? Continueranno a fare i gradassi? Non credo, perchè è difficile fare i gradassi senza i vostri soldi.
    Il direttore poi sproloquia sulla libertà di parola e di pensiero. D'accordo, ma non credo che se il buon Vladimir si fosse firmato il Cardinale Ruini avrebbe ordinato di bruciarlo sul rogo...
    credo però che il nostro amico Vladimir ha paura di perdere qualche voto cattolico, che come si sa è sempre utile...
    Uniamo allora questa ipotesi a questa frase che il direttore di Europa si lascia scappare (volontariamente? altro scaricabarile?):
    Del resto basta leggere il contestato articolo di Vladimir per accorgersi che lo stesso autore è espressione, seria e informata, di quel mondo che conosce molto da vicino.

    Secondo me esce un ritratto ben preciso....


 

 

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