dal Sole24ore
" Il Sole 24 ore del 11/12/2002
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Azienda Italia / L'Istat conferma le anticipazioni sul Pil nel terzo trimestre: +0,3% congiunturale, +0,5% annuo
La ripresa accenna i primi passi
Ritrovano slancio gli investimenti e l'export - La crescita globale resta pero' più bassa rispetto agli altri Paesi
Elio Pagnotta
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ROMA - Si profilano i primi spiragli di ripresa, però l'economia italiana marcia nel complesso ancora con il freno tirato e nel terzo trimestre di quest'anno - come anticipato dalle stime preliminari Istat - si deve accontentare di un'espansione dello 0,5% su base annua. L'Italia quindi si avvia a chiudere il 2002 con una crescita del Pil attorno al mezzo punto percentuale. L'aumento congiunturale del prodotto interno lordo neI terzo trimestre del 2002 non e' andato oltre lo 0,3% nonostante tre giornate lavorative in più, mentre su base annua la crescita si è limitata a un timido +0,5% con una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre 2001).
Qualche segnale di risveglio si sta palesando: gli investimenti tornano a crescere dopo un anno di risultati negativi, più vivaci gli scambi con l'estero, con un buon risveglio congiunturale delle esportazioni. Continua a perdere terreno l'agricoltura e l'industria manifesta deboli sintomi di recupero rispetto al secondo trimestre. I servizi però non crescono piu' come era avvenuto nei trimestri precedenti.
Il risultato del terzo trimestre 2002, di conseguenza, lascia l'Italia nel gruppo di coda della graduatoria della crescita dei Paesi industrializzati. L'aumento del Pil su base annua è molto lontano dal 3,2% fatto registrare dagli Stati Uniti. Ma anche Gran Bretagna (+1,8%) e Giappone (+1,5%) sembrano irraggiungibili. Solamente Francia (+0,8%) e soprattutto Germania (+0,4%) tengono ritmi allineati a quello del nostro paese. Sotto il profilo congiunturale, tuttavia, il dato italiano (+0,3%) è molto meno distaccato da quelli degli altri partners, considerato che rispetto al secondo trimestre del 2002 la crescita ha raggiunto un massimo dell'1% negli Stati Uniti e dello 8% nel Regno Unito, ma si è progressivamente affievolita fino allo 0,3% in Germania e allo 0,2% in Francia.
I dati del terzo trimestre del 2002 mettono ancora una volta in evidenza la situazione dei consumi, alle prese con una fase di stallo di lungo periodo, più lunga del previsto, però qualcosa comincia a muoversi. Su base annua si verifica infatti un aumento dell'1% per i consumi in complesso (+0,5% rispetto al secondo trimestre 2002), con le famiglie ancora più prudenti (+0,9% tendenziale). Una flessione dell'1,8% per i consumi di beni durevoli, mentre per i beni non durevoli il calo si riduce allo 0,4%; un incremento dell'1,2% si registra invece per gli acquisti di servizi. Le incertezze sul futuro dell'inflazione e dell'economia internazionale (e i venti di guerra che non cessano di spirare da più parti del pianeta) non hanno certo contribuito a miglliorare la situazione) e la calma quasi piatta delle retribuzioni (addirittura in lieve calo in termini reali) ha fatto il resto, inducendo le famiglie ad un atteggiamento molto prudente sul fronte dei consumi, soprattutto quelli più impegnativi.Vanno un po' meglio gli investimenti, che dopo quattro trimestri consecutivi di calo aumentano del 2,8% rispetto al trimestre precedente (+0,3% su base annua). Una tendenza che sembra generale e ha coinvolto con diversa intensità tanto gli investimenti in macchinari (+3,9%) che in mezzi di trasporto (+6%), lasciando in ombra solamente le costruzioni (+0,7%). Abbastanza in forma gli scambi con l'estero, con le esportazioni che - anch'esse dopo quattro trimestri consecutivi in diminuzione - salgono del 4,1% rispetto al terzo trimestre del 2001 (+3,2% nei confronti del trimestre precedente). Avanzano anche le importazioni, che guadagnano il 5,2% su base annua (+2,9% sul secondo trimestre 2002). Sempre nel terzo trimestre del 2002, infine, il valore aggiunto è aumentato a livello congiunturale dello 0,3%, con un buon aumento nell'industria (+0,7%) e nei servizi (+0,2%). Variazione negativa nell'agricoltura (-0,7%). Su base annua, il valore aggiunto aumenta dello 0,3% e questo esclusivamente grazie al contributo dei servizi (+0,9%), mentre industria (-0,5%) e agricoltura (-2,5%) chiudono in rosso. "
Saluti liberali




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