Agnes: "Sì, PRODI MI CACCIO'" E fecero Telekom Serbia
Mandato da alenu Giovedì, 11 Settembre 2003, 11:49 uur.
ROMA - Dottor Agnes, Romano Prodi sostiene che lei e Ernesto Pascale (all'epoca presidente e amministratore delegato della Stet) foste sostituiti "perché notoriamente avversi al processo di privatizzazione": E' così?
"Prodi - risponde Biagio Agnes - non può certo dare lezioni di privatizzazioni, visti i risultati che ha raggiunto con quella relativa alle tre banche di interesse nazionale: dovevano diventare public company, sono finite in mano a pochi. Ma a parte questo, io sono proprio stanco di sentire queste chiacchiere. Non c'è niente di più falso che sostenere la nostra contrarietà alla privatizzazione della Stet.
E ALLORA PERCHé FOSTE "DIMISSIONATI"?
" Tra me e lui in realtà non c'era mai stato buon sangue."
ESAUTORATI SOLO PER UNA QUESTIONE DI FEELING?
"Alla luce di quello che è successo dopo, un pensierino a Telekom Serbia l'ho fatto evidentemente avevano in programma di fare quell'acquisizione."
E VOI ERAVATE CONTRARI?
"Io quell'operazione non l'avrei mai fatta. Nella maniera più assoluta. Avevamo preso Telecom-Argentina, Telecom-Grecia. ma Telekom Serbia no. E questo si sapeva. Pascale aveva già risposto picche":
QUELLI CHE PRESERO IL VOSTRO POSTO ERANO PIU' VICINI A PRODI?
"Il professor Rossi mi pare che ha spiegato che lui non aveva pieni poteri". (Di più Agnes non dice, ma le cronache di allora descrivevano Tomaso Tommasi di Vignano, successore di Pascale, come un manager vicino a Enrico Micheli, braccio destro di Prodi, ndr)
SEMBRA ABBASTANZA EVIDENTE CHE LEI E PASCALE ERAVATE, DUNQUE, UN OSTACOLO SULLA VIA DI TELEKOM-SERBIA. LA PRIVATIZZAZIONE DELLA COMPAGNIA TELEFONICA ITALIANA, INSOMMA, NON C'ENTRA NIENTE CON IL VOSTRO DIMISSIONAMENTO?
"No. Nessuno ci fece mai un'obiezione del genere. Né sarebbe stato possibile. Quando ci convocarono per chiedere le nostre dimissioni, avevamo già cominciato per procedure per la privatizzazione della Società: avevamo portato la Seat in Borsa, il 45 per cento e oltre della Stet era in mano al mercato. E io e pescale eravamo pronti al passo successivo convinti che il Paese dovesse trarre il massimo possibile dall'operazione. Senza contare che i risultati raggiunti stavano tutti dalla nostra parte: dal '90 al '96 sotto la mia presidenza, si era ottenuto il raddoppio dei ricavi consolidati e nel 1996 si registrava un utile netto di 3 mila miliardi.
SCUSI, MA ALLORA CHE OSA RIDISSERO PER GIUSTIFICARE LA RICHIESTA DI
DIMISSIONI?
"Ci dissero che si era deciso a Palazzo Chigi di affidare la Stet in mani più giovani in vista della privatizzazione. E io mi opposi portando gli argomenti che le ho indicato.
CON CHI PARLO' DI TUTTO QUESTO?
"Fummo chiamati da un giorno all'altro al ministero del Tesoro. Prima andò Pascale, poi io. Con me c'erano il direttore generale Draghi e l'allora ministro del Tesoro Ciampi. Con lui ebbi un colloquio civilissimo. Spiegai le mie ragioni sul perché non intendessi andarmene e Ciampi mi disse: "La capisco, la comprendo"
E CON DRAGHI COME ANDO'?
"Ricordo che di fronte alle mie resistenze, accompagnandomi alla macchina, mi fece un discorso più o eno di questo tenore per convincermi:"Ma perché non si dimette? Pascale l'ha già fatto. Ma lei non è amico di Prodi? E' lui che vuole le sue dimissioni". E ancora: "Ci pensi bene. Pensi a quello che può succedere se resiste. La stampa le polemiche.. E Poi, dottor Agnes, anche lei ha famiglia":
MA LEI NON SI CONVINSE?
"No, perché non capivo la ragione. Non c'era ragione alcuna."
E CHI LE FECE CAMBIARE IDEA?
"Non ci crederà, fu mia moglie. Mi disse "Lascia perdere" E così io e Pascale uscimmo senza prendere una lira".
NEL SENSO?
"Nel senso che dal 1996 in poi a tutti i manager che sono entrati e usciti da Telecom Italia sono stati elargiti fior di quattrini. Noi andammo via senza una lira. Eppure, appena sei mesi prima eravamo stati nominati di nuovo per tre anni. restavano altri due anni e mezzo di mandato per i quali avremmo avuto ben da pretendere. Ma non lo facemmo."
Raffaele Marmo - © Quotidiano Nazionale 10 settembre 2003 p 9


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