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    Predefinito I dati sul pil mascherano la debolezza dell'area euro

    I dati rivelano che la Germania è stata l’economia più colpita tra i Paesi dell’area euro dal ribasso globale ma le economie che stanno soffrendo di più in realtà sono Spagna e Irlanda. Commento di Darren Williams, Senior European Economist di Alliance Bernstein


    a cura di Stefania Basso


    A dispetto dei fondamentali domestici, il ribasso globale ha avuto un forte impatto negativo su tutti i Paesi dell’area euro. La Germania ne è il primo esempio. Se da una parte la Germania non è direttamente esposta alla tipologia di disequilibri che hanno causato le agitazioni in altri Paesi, dall’altra ha comunque registrato la più grande contrazione tra il massimo e il minimo di tutte le maggiori economie dell’area euro. Difatti, il calo del 6,7% della produzione tedesca è maggiore rispetto alla flessione del Regno Unito (pari al 5,6%) e degli Stati Uniti (3,8%), Paesi che sono all’epicentro della crisi finanziaria.

    Il problema della Germania è stata la propria esposizione al commercio internazionale. Secondo la contabilità nazionale, le esportazioni nette hanno causato 5,7 punti percentuali (o l’85%) del declino tra il massimo e il minimo della produzione tedesca. Questo indica due cose. In primo luogo, la Germania dovrebbe trarre beneficio in modo sproporzionato dalla ripresa della crescita globale. In secondo luogo, il pil headline al momento potrebbe non essere una buona guida per le condizioni economiche domestiche in Germania. Questo potrebbe valere anche per altri Paesi.

    Rispetto a un certo numero di Paesi europei e agli USA, la Germania ha sperimentato una recessione moderata tanto nel contesto europeo quanto globale. Inoltre, se ci focalizziamo sulla domanda domestica possiamo osservare quanto duramente la Spagna e l’Irlanda siano state colpite dalla crisi finanziaria tra il 2001 e il 2008, come il debito del settore privato sia salito del 166% in Spagna e del 156% in Irlanda, e solo del 47% invece nel resto dell’area euro.

    Con il loro crollo delle bolle nel mercato immobiliare, la spesa al consumo e l’investimento fisso sono scesi in modo brusco in Spagna e in Irlanda. Di conseguenza, il declino tra il massimo e il minimo della domanda domestica finale è stato pari al 7,8% in Spagna e addirittura del 14,8% in Irlanda, un valore di molto superiore rispetto al calo del 3,3% in Germania.

    Queste flessioni hanno inciso negativamente sul mercato del lavoro. Prima della fase di convergenza dell’euro verso la metà degli anni ’90, la Spagna e l’Irlanda avevano tassi molto elevati di disoccupazione. Ma con le loro economie che hanno beneficiato di un’enorme riduzione dei tassi di interesse, la disoccupazione è scesa notevolmente tra il 1995 e il 2007.

    Da allora, la disoccupazione è aumentata in modo sostenuto. In Spagna, è salita da un minimo pari al 7,9% nel 2007 al 18,9% di oggi, mentre in Irlanda è cresciuta dal 4,3% al 12,5%. Rialzi di questo tipo in un periodo di tempo così breve sono quasi senza precedenti nelle economie sviluppate (l’unico aumento comparabile negli ultimi anni è stato quello di Svezia e Finlandia durante la loro crisi bancaria all’inizio degli anni ’90).

    Alla luce di ciò, non dovrebbe sorprendere che l’inflazione in Spagna e in Irlanda sia scesa più rapidamente rispetto all’area euro in generale. L’inflazione in questo momento è molto contenuta nella maggior parte dei Paesi. Nell’area euro, ad esempio, l’inflazione si attestava a -0,3% a settembre. Ma era ancora più bassa in Spagna (-1,0%) e molto più bassa in Irlanda (-3,0%). Lo stesso schema è evidente anche nell’inflazione core. Ad esclusione dei prezzi volatili di energia e alimentari, l’inflazione irlandese è scesa a un record minimo di -2,2% rispetto a + 0,2% in Spagna e a +1,2% nell’area euro nel complesso.

    Una delle ragioni che hanno consentito lo sviluppo delle bolle immobiliari in Spagna e in Irlanda è che le condizioni monetarie erano troppo espansive tra il 1999 e il 2007. In questo periodo, quando le loro economie erano nel boom, i tassi di interesse di breve termine avevano toccato in media lo 0,3% in Spagna e lo 0,0% in Irlanda. Erano tra i più bassi dell’area euro quando avrebbero dovuto essere tra i più alti.

    Ora, questo processo sta agendo al contrario. Ora che le loro economie stanno crollando e necessitano di politiche monetarie più espansive rispetto al resto dell’area euro, la Spagna e l’Irlanda hanno i tassi di interesse reali più elevati. Utilizzando l’inflazione core, i tassi di interesse reali di breve termine al momento si attestano a +0,8% in Spagna e a un preoccupante +3,2% in Irlanda. Nella maggior parte dei Paesi dell’area euro, i tassi reali a breve termine sono negativi.

    Dunque cosa riserva il futuro per la Spagna e l’Irlanda? Da un punto di vista positivo, la ripresa dell’economia globale per certi versi solleverà tutti i Paesi dell’area euro. Ma con molta probabilità andrà a beneficio di Paesi come la Germania e in misura minore la Francia, più di Spagna e Irlanda. Inoltre, se la BCE dovesse trovarsi costretta ad aumentare i tassi di interesse, i tassi sarebbero ancora più elevati in Spagna e in Irlanda. Anche con il rialzo dell’euro, crediamo che la minaccia di un periodo prolungato di deflazione sia limitata per l’area euro nel complesso. Ma i rischi sono più elevati in alcuni Paesi piuttosto che in altri.

    FondiOnLine.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: I dati sul pil mascherano la debolezza dell'area euro

    Per fortuna l'Italia è in una situazione più simile ala Germania che a Spagna e Irlanda.
    Against all odds

 

 

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