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    Wink Alieni: s'infittisce il mistero dell'Area 51

    Da www.ilnuovo.it

    Forse la base del Nevada, Stati Uniti, costruita sul Groom Lake, più nota come Area 51, custodisce davvero il segreto della vita extraterrestre. Altrimenti non si spiegherebbe perché lo stesso presidente americano Bush abbia chiesto che la zona sia protetta con il più alto livello di sicurezza nazionale. Dal 1995, anno in cui il presidente Clinton ammise per la prima volta l'esistenza dell'area e la incluse tra i siti top-secret, la base è diventata un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per tutti gli appassionati di ufo e marziani.

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  2. #2
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    Predefinito Area 51

    Area 51 è la denominazione di un’immensa area militare di circa 26.000 chilometri quadrati, che si trova nello stato del Nevada, a nord di Las Vegas, in pieno deserto. Sulle normali carte topografiche non viene riportato nulla: quest’area, ufficialmente non esiste. Non vi sono recinzioni di alcun tipo. Solo un cartello segnala l’inizio di questa zona proibita che tuttavia è altamente sorvegliata da “soldati” armati, in abiti neri o in civile con veicoli e velivoli anonimi, senza stemmi né identificazioni. Inoltre sono presenti sofisticate apparecchiature elettroniche di rilevamento e sembrerebbe che nella steppa, sul confine dell’Area, la sorveglianza sia effettuata da soldati specificamente addestrati per muoversi nella steppaglia desertica senza farsi troppo notare, i famosi “Cammo Dudes”.

    L’unico accesso (conosciuto) all’Area 51, apparentemente il più importante, consiste in una strada sterrata che si dirama dalla strada Statale 375, chiamata anche “Extraterrestrial Highway” (autostrada degli Extraterrestri). La strada si incrocia con la pista che conduce, da est, al Groom Lake, passando poco a sud della catena delle Groom Mountains, che impediscono a sguardi indiscreti di vedere cosa succede nell’Area.



    All’interno di questa vasta zona si trovano diverse basi o zone per test militari come, per esempio, il poligono di Tonopah o la base aerea di Nellis (altro punto nevralgico per il Pentagono).
    Fino al 1951 (forse da qui il suo nome?) si trattava essenzialmente di una base di addestramento della Marina. In seguito la Lockhead, insieme alla CIA, la trasformarono in una base sperimentale segreta per effettuare i test sugli aerei spia U2. Qui sono stati testati anche altri velivoli e/o apparecchi militari o relativi prototipi compreso, attorno al 1992, il sofisticatissimo Aurora che raggiunge velocità fino a mach-8.

    A partire dal 1960 i test furono integrati nei “Black Projects", i segreti e poco chiari “progetti neri” condotti dalla CIA (di cui ha anche riferito il discusso John Lear, pilota collaudatore ed ex agente della CIA). Nel 1972, per 18 mesi, vi fu un black-out totale di informazioni circa le attività all’interno della base. Anche il progetto relativo ai dischi volanti era iniziato nel 1960 con i primi tentativi di volo di un paio di scafi alieni, ma ci fu un gravissimo incidente e le operazioni vennero interrotte e riprese solo attorno all’inizio degli anni ottanta.

    Nell’Area 51 trovano posto anche le installazioni sotterranee per i test nucleari per conto del Dipartimento dell'Energia. Nella parte più interna della base si trova un lago ormai asciutto che ha il nome di Groom (Dry) Lake e che forma una zona pianeggiante completamente deserta sulla quale si trova la parte più segreta e controllata di tutta la vasta zona dell’Area 51. Anche in quest’area, di circa 16 chilometri quadrati, sembrerebbero esistere sotterranei a più livelli e, addirittura, collegamenti con numerose altre basi militari e/o governative. Questa zona è anche conosciuta come “Water Town”, “The Ranch” e “Dream Land” (Terra dei sogni), che in seguito identificò l’intera Area 51, per il suo presunto legame con l’ufologia, ma anche dal nome del codice radio della base USAF di Nellis (usato per tenere a distanza voli non autorizzati nella regione).

    Sembra che nove apparecchi alieni, caduti accidentalmente sulla Terra oppure abbattuti, siano stati recuperati da corpi speciali dell’Esercito USA e trasportati all’interno dell’Area 51. Questi sarebbero custoditi in una base ricavata all’interno della montagna, poco distante dal Groom Lake, ai margini del Papoose Lake, in una zona denominata Area S4. Qui dovrebbero essere custoditi anche i corpi degli occupanti dei velivoli alieni.
    Queste informazioni sono principalmente tratte da personaggi rivelatori (soprattutto due: John Lear e Bob Lazar), che in ufologia sono importanti come per la giustizia lo sono i pentiti.
    Dalle loro rivelazioni sembra infatti che qui si svolgano esperimenti scientifici e militari, di retro-ingegneria (capire dal prodotto finito i principi di funzionamento) su apparecchi di provenienza aliena.

    Numerose persone, appassionate della materia ufologica, ma anche semplici curiosi, appostati ai margini della base (a moltissimi chilometri di distanza), vicino alla famosa cassetta postale nera che segna la strada di accesso alla base, hanno potuto assistere diverse volte alle evoluzioni (presunti test di volo) di questi apparecchi. Tra il Groom Lake e S4, principalmente sulla “Immigrant Valley” sono state infatti viste strane luci notturne, muoversi molto velocemente e compiere evoluzioni impossibili per apparecchi civili pilotati da uomini come, per esempio, virate a 90 gradi dopo variazioni di quota imponenti in poche frazioni di secondo.

    Dal sito www.csu.ch/Pagina_50.htm


  3. #3
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    Predefinito

    Area 51 è una sezione del poligono nucleare ed aeronautico di Nellis, una vasta zona militare che inizia circa 150 km a nord-nord-ovest della città di Las Vegas, nella parte centromeridionale del Nevada. Più esattamente, Area 51 è posta ai margini del lago prosciugato di Groom Lake, ed è nota a chi vi lavora con altri appellativi e nomignoli, quali Dreamland («terra di sogno», che è - o sarebbe stato - il codice di chiamata radio della base di Nellis), Watertown («città d'acqua») o anche The Ranch(«La Fattoria») e Skunkworks («Officine Sporche»).

    Una pista di decollo lunga circa 4500 m. attraversa il Groom Lake.
    Nell'ambito del grande complesso di Nellis, nell'aeroporto di Tonopah, all'angolo nord-occidentale del poligono, sono dislocati due squadroni del 37° Stormo Tattico dell'USAF, dotati di sofisticatissimi cacciabombardieri F-117A Nighthawk a bassa rilevabilità radar.
    Il complesso di Nellis, le cui multiformi attività cominciarono nel 1954, avrebbe visto solo in un secondo tempo la costruzione di Area 51, una serie di installazioni in larga parte sotterranee, che sarebbero state gestite dalla CIA fino al 1972, quando passarono all'Air Force Systems Command. Fu qui che furono sviluppati i ricognitori strategici U-2 e SR-71 Blackbird, e dove oggi si lavorerebbe al famigerato ricognitore ipersonico «Aurora», le cui incredibili caratteristiche di volo (velocità fino a Mach 6) sono state oggetto di dicerie anche in ambito ufologico.

    L'ingresso principale verso Area 51 è segnato da una strada sterrata che si stacca dalla statale 375 nella contea di Lincoln, all'altezza di una grande cassetta per la posta di colore nero, e che poi interseca la pista che conduce da est al Groom Lake, non senza passare prima poco a sud della catena delle Groom Mountains, una serie di alture che corrono quasi parallele alla statale 375 e che, di fatto, impediscono la visione a distanza di Area 51.



    Anzi, per valutare meglio il grado di segretezza della zona, si pensi che ai primi del 1984 l'USAF sequestrò illegalmente 89.600 acri di suolo pubblico compresi nella catena montuosa, proprio per limitare l'osservazione agli appassionati. L'USAF ha poi ammesso l'illegalità del sequestro, ma il Congresso ha infine votato per approvare l'azione dei militari.
    35 km più a nord della «cassetta postale nera» (ora di colore bianco) si trova il desolato paesino di Rachel, il cui unico ritrovo pubblico, la birreria «Little A’le'inn», é spesso frequentato da chi lavora nel complesso di Nellis. Un punto d'informazione su cui avremo modo di tornare.



    Le dicerie ufologiche su Area 51 circolano ormai da molti anni. Bisogna riconoscere che esse preesistevano alle dichiarazioni choc del fisico Bob Lazar, che hanno fatto diventare la questione un argomento di interesse anche per un grande pubblico. È su queste voci, racconti semi-anonimi, testimonianze sussurrate, che si è appunto innestata la «rivelazione» di Lazar, e, sulla scia di essa, una gran quantità di storie assurde e ben oltre il limite del credibile. Vediamo di ricostruire il quadro sin dall'inizio.

    Nel 1980, un giornalista ed ufologo di Cincinnati (Ohio), Dave L. Dobbs, ricevette una lettera da un radiotecnico di nome Mike Hunt. Egli, fra i primissimi, fu tra coloro che associarono le attività di Area 51 agli UFO. Nelle sue testimonianze, Hunt sosteneva di aver lavorato laggiù nei primi anni '60 per conto della Commissione Atomica Statunitense, e di aver appreso che un UFO vi sarebbe stato trasportato dalla base aerea di Edwards, in California. Hunt avrebbe visto contenitori con il timbro «Project Red Light», uno dei supposti progetti governativi segreti americani sugli UFO, su cui circolano da anni testimonianze di seconda mano, diffuse - per esempio - da un ufologo filo-contattista texano, Wendelle Stevens. Secondo le sue fonti il «Project Red Light» avrebbe incluso lo studio della propulsione di almeno tre UFO catturati e di due alieni. Stevens ha anche riferito di un incontro con un vero e proprio UFO fatto nel '77 nel cielo della vicina base di Tonopah da un pilota militare, e l'avvistamento sulla zona, nel '78, di un grande sigaro grigio accompagnato da due elicotteri militari.
    Hunt, inoltre, avrebbe visto al suolo un disco di color opaco del diametro di 6-9 m, e avrebbe più volte constatato che le frequenze radio della base erano come «ammutolite» per cause a lui misteriose. Un operatore radar che lavorava in una torre di controllo al limite nord del poligono di Tonopah, invece, ricevette spesso l'ordine di ignorare gli oggetti volanti non identificati che osservava sugli schermi.

    In tempi più recenti certe voci sono giunte persino dalle riviste specializzate in questioni militari. Nel 1988, un ufficiale dell'USAF ha dichiarato al giornalista aeronautico James Goodall che quanto si stava realizzando nell'Area 51 «sfidava ogni descrizione». Goodall ha reso note anche dicerie secondo cui si trattava di tecnologie basate su campi di forza, su tentativi di controllare la gravitazione e di veri e propri «dischi volanti».
    Nel febbraio dello stesso anno, Jim Shults, caporedattore della rivista militare Gung-Ho riferi' di una Alien Technology Unit attiva ad Area 51, e due piloti militari che vi avevano lavorato confermarono la sperimentazione di velivoli «incredibili».
    Nell'ottobre del'90, infine, la notissima Aviation Week & Space Technology riferì le osservazioni di misteriosi triangoli silenziosi fatte da piloti su Nevada e California, e di quelle di un altro strano velivolo più rumoroso e seguito da una densa scia di fumo. Si ammettevano poi avvistamenti, in quelle zone, di «aerei» dall'aspetto ancora più insolito, che facevano pensare a forme di propulsione «esotica». In seguito, l'autore dell'artitolo, Bill Scott, ha precisato di pensare a motori antigravitazionali montati su velivoli in grado di spostarsi da 25 km/h fino a velocità supersoniche.
    Certo è che le misure di sicurezza intorno al complesso di Nellis sono formidabili: sensori di movimento, laser, pattuglie reclutate fra i ranghi dei Berretti Verdi e degli incursori dei SEAL della Marina e addestrate dalle unità di élite della Delta Force, etc. E certo i grattacapi non devono mancare.

    Dopo la clamorosa (e ambigua) uscita di Bob Lazar, l'Area 51 è diventata, a torto o a ragione, uno degli argomenti più affascinanti per i nuovi appassionati di UFO, che anzi sembrano spesso fare - erroneamente - di questioni del genere la stessa ragion d'essere dell'ufologia. Del resto, le novità non sono affatto mancate.
    Nel 1991, ad esempio, un ex ufficiale di marina inglese riferì alla rivista di ufologia «Awareness» che nel 1984-85, quando era membro dei commandos delle SBS, insieme ad altri tre ufficiali delle forze armate britanniche, fu inviato in quella che i militari USA chiamerebbero Dreamland o Sandcastle («Castello di Sabbia») e non Area 51, dove sarebbero stati ammessi solo perché in ambito NATO avevano accesso ad un livello di riservatezza assai elevato, I'EATS («Executive Atomic Top Secret»). Intorno a quei grandi tunnel sotterranei le difese erano eccezionali. Le riveliamo per la prima volta al pubblico italiano: oltre a sensori laser, a mine antiuomo con guida laser-satellitare e a 16 elicotteri UH-60A Blackhawk con squadre di 8 Berretti Verdi e feroci cani da combattimento, ci sono anche telecamere a periscopio dotate di potenti sensori termici e lenti all'infrarosso usate su sommergibili nucleari. Trasmettitori a microonde circondano la zona di fasci che, se interrotti da qualcuno che vi passi attraverso, fanno scattare l'allarme a Dreamland. Due elicotteri «Jetranger» della Polizia di Contea sono il primo monito ai curiosi che si allontanino dalle vie principali per avvicinarsi al perimetro di Dreamland. Un satellite geostazionario con telecamere a fortissima capacita' di zoomata tiene sotto controllo l'intera regione dallo spazio, e può far detonare le mine antiuomo con segnali a microonde, in modo da convincere eventuali intrusi che nella zona sono in corso esercitazioni di artiglieria, e costringerli a fare marcia indietro.
    Il comandante della base è un generale a due stelle. Il giorno della loro partenza, Jock e gli altri ebbero modo di passare attraverso inaspettati hangar sotterranei («una metropoli»). In questa occasione, uscendo da essi, l'analista navale, il capitano dei parà e l'ufficiale del 22° Reggimento SAS (i commandos della RAF) avrebbero visto uno stranissimo velivolo passare a bassa quota su di loro. Furono ricondotti nell'hangar dal militare dell'USAF che li scortava e due colonnelli, in tono intimidatorio, li ammonirono che avevano visto «il volo di prova di un nuovo velivolo».

    Ma le indiscrezioni proseguono. A fine novembre '95, l'ufologo Roberto Pinotti ha visitato le zone intorno ad Area 51. Norio Hayakawa, appassionato studioso della faccenda, gli ha fornito foto «pirata» della base. A Rachel, alla birreria «Little A’le'inn», Pinotti ha incontrato il proprietario Joe Travis. Attraverso di lui, ha intervistato la testimone del passaggio a bassa quota di un «fuso grigio» sulla zona. La donna fu poi interrogata sul suo avvistamento da personale di servizio di Area 51. Pochi giorni dopo, in un congresso ufologico svoltosi a Mesquite, presso Las Vegas, Pinotti ha conosciuto due persone che dicono di aver lavorato ad Area 51: il tecnico Chuck Clark, ma soprattutto un certo Bill Uhouse (é uno pseudonimo) che ha sostenuto di aver operato nella base come ingegnere, e che lì gli alieni sarebbero stati ospiti anche come «istruttori tecnici»...

    Ai primi del '95 si era avuta, forse, una svolta. Una denuncia alle autorità federali contro il Dipartimento della Difesa e I'USAF é stata presentata da Helen Frost, vedova di uno degli impiegati civili della base - morto avvelenato per aver respirato miasmi provenienti da un pozzo in cui si bruciavano solventi speciali - e da altri 39 tecnici, che avrebbero sofferto danni più lievi per l'esposizione a materiali nocivi.

    Frattanto, la giornalista aeronautica Susan Crabtrea ha pubblicato Black Eagles, un libro dettagliatissimo in cui ricostruisce la storia degli avvistamenti UFO nella zona e li mette in relazione con le sperimentazioni di aerei militari che furono di volta in volta all'avanguardia, dalle «ali volanti» degli anni '40, ai reattori dipinti tutti in nero, ai velivoli a forma di piatto, agli U-2 ed SR-71, fino agli F-117A e agli ipersonici «Aurora», che, ormai in avanzato collaudo, sarebbero in grado di volare a 8.000 km/h e fino a 100 km di quota.

    Ma, comunque sia, quello di Area 51 è un mito che ormai dilaga. Una riprova? Il 1° febbraio '96, su pressioni della Commissione Statale per il Turismo, lo stato del Nevada ha furbescamente ribattezzato la statale 375, che corre lungo l'Area 51, Extraterrestrial Highway, «Autostrada Extraterrestre», seminandola di enormi cartelli.

    Fonte: Il giornale dei misteri - n°302 - Corrado Tedeschi Editore



 

 

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