Crolla la popolarità di Berlusconi
I suoi sondaggi riservati lo inchiodano. Ora fa monitorare i «polisti» in tv
NEW YORK "Ragazzi, qui bisogna
fare qualcosa. Farsi venire
un'idea". Silvio Berlusconi già
"tradito" dai media, costretto a
fare i conti con l'opposizione
che, guarda un po', si oppone.
Ma innanzitutto con la sua
ormai evidente incapacità di
governare il Paese e i partiti
della sua coalizione che, non
appena lui si allontana per andare
ad interpretare il ruolo dello
statista a New York, ne approfittano
per farsi i fatti propri,
come sta accadendo in queste
ore sulla legge Gasparri.
Tempi bui per il premier
che sta verificando nero su bianco,
percentuale dietro percentuale,
tabella su tabella, che la
sua popolarità sta avendo colpi
notevoli.
Costanti. Quasi "irreversibili"
è costretto ad ammettere" se
non ci mettiamo riparo.
I sondaggi.
Il punto dolente sono i sondaggi.
Stanno lì, sulla sua scrivania
e su quella dei suoi più
diretti collaboratori e ricordare
che anche i grandi amori possono
finire. Tutti negativi. Quelli
sulla tenuta della coalizione,
quelli sulla credibilità del governo
e, quel che è peggio, quelli
sulla sua popolarità.
L'uomo del miracolo non
piace più neanche a gran parte
di quelli che fino a poco tempo
fa erano disposti a dargli fiducia
assoluta. Il grande comunicatore
non riesce più a comunicare.
Le idee vendute come pentole
o tappeti non affascinano
più gli italiani. Il rischio di ridursi
solo ad una macchietta
nella sigla di una delle trasmissioni
di successo della sua rete
ammiraglia sta diventando forte.
A fargli compagnia rischia
di restarci solo Apicella.
Lo dicono i sondaggi. I suoi.
Non quelli "strumentali" degli
avversari politici. I numeri sono
lì a dimostrarlo. Freddi e
inesorabili. La conseguenza di
tanti errori commessi che il premier
si ostina a difendere come
strategia politica di livello. Dell'
impopolarità delle leggi su misura,
fatte per sé e per i suoi,
che fanno sentire la gente comune
ancora più lontana dal Palazzo.
E dalle ville. Dell'irritazione
che coglie chi paga le tasse
e rispetta le leggi davanti ad
ipotesi di condono che premiano
solo i furbi, la categoria più
coccolata dal presidente del
Consiglio.
La politica come affare sta
mostrando di fare acqua. Con
il rischio che le falle non è detto
che possano essere tutte riparate
prima che la nave cada a
fondo anzitempo.
I numeri sono là. La grande
passione del premier, i sondaggi,
gli sta dando la misura dell'
abbandono. La festa è finita.
Accompagnati dal segno meno,
a dimostrare la caduta verticale
dell'audience del grande
show "Silvio Bellusconi for president"
che dopo due anni di
repliche rischia molto di più di
qualche posto vuoto in platea.
"Ragazzi, qui bisogna fare
qualcosa". Ed ecco l'idea per
contrastare i sondaggi di popolarità
in caduta libera. Commissionare
altri sondaggi. O
meglio, monitorare la presenza
dei politici in tv. Capire chi sa
parlare, spiegare, affascinare il
pubblico e chi, invece, non buca
il video. Dalla società incaricata
dello studio verrà fornita
una relazione quotidiana a Palazzo
Chigi in base alla quale si
deciderà chi dovrà essere buttato
giù dalla torre e chi può restare
alla destra del padre.
L'analisi comportamentale è
stata affidata al service editoriale
Vestina, guidato da Giorgio
Dell'Arti sulla falsariga di
quanto già accade negli Stati
Uniti. "Non un servizio politico
ma giornalistico" precisa il
direttore del progetto che definisce
pilota e che lui ha intenzione
di offrire "ad altri soggetti
istituzionali".
Il segnale di questa iniziativa
è comunque, preoccupante.
Per Berlusconi, innanzitutto.
Non era lui che riusciva a
riconoscere tra mille chi poteva
stragli al fianco? Qualcosa non
ha funzionato.
E i numeri, inesorabili, sono
lì a ricordarglielo.




Rispondi Citando
