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New York. Un amico è un amico anche quando parla in modo inappropriato. Così la pensa Abraham Foxman, capo dell’organizzazione ebraica Anti-Defamation League (Adl) che, nonostante le polemiche della comunità ebraica italiana, ha deciso di premiare Silvio Berlusconi con il Distinguished Statesman Award. “Avrei preferito che non dicesse nulla – ha dichiarato Foxman – ma quello che ha detto non è tanto grave da far terminare il nostro rapporto d’amicizia”. Secondo il New York Sun la comunità ebraica americana è molto più attenta al progetto politico di Berlusconi che alle parole che ogni tanto gli scappano. Foxman ne parla in modo quasi paternalistico, ammettendo la fragilità del premier italiano nell’esprimersi in modo troppo istintivo, ma allo stesso tempo sottolineando l’importanza dell’appoggio che l’Italia ha dato a Israele e all’America nella lotta contro il terrorismo. Non a caso lo stesso premio è stato ricevuto in passato anche da Giulio Andreotti, Jacques Chirac, e Madeleine Albright: l’Anti-Defamation League non sembra preoccuparsi molto del contesto politico dei leader che premia, quanto piuttosto della determinazione con cui sanno difendere gli interessi di Israele.
Fino all’ultimo si sono sentite voci di dissenso: Franco Modigliani, Paul Samuelson e Robert Solow hanno scritto al New York Times che l’appoggio di Berlusconi a Israele non è sufficiente a giustificare gli strafalcioni storici su Mussolini.
Ma alla lettera dei tre premi Nobel Kenneth Jacobson, direttore dell’Adl, risponde ricordando le scuse di Berlusconi e la loro accettazione da parte degli ebrei italiani.
Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, ha infatti detto di aver superato la polemica e di attendere ora “atti concreti nell’interesse comune”. La festa quindi ci sarà eccome. Nella lista degli invitati alla cena di gala di ieri sera al Plaza Hotel compaiono molti personaggi d’eccezione: il governatore e il sindaco di New York, George Pataki e Michael Bloomberg, Hillary Clinton, Mortimer Zuckerman, editore del Daily News. Ancora in forse Henry Kissinger, che qualcuno vuole atteso anche al Waldorf Astoria per per l’Animal Medical Center Top Dog Gala. Un’accoglienza calorosa che cozza con chi, come Tullia Zevi, continua a considerare questo premio non soltanto inopportuno, ma addirittura offensivo.
Ruolo vitale per l’Onu, attenzione all’Iran
Le scelte filo-atlantiche di Berlusconi, confermate nel colloquio di ieri con Bush e Powell, sono strategiche in questi giorni in cui alla 58° Assemblea generale dell’Onu si discute non solo di Iraq, ma anche di multilateralismo, di legittimità internazionale, di lotta al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Come presidente di turno dell’Unione europea, Berlusconi si è accollato il difficile compito di ricomporre la frattura transatlantica. La passeggiata a Manhattan con Chirac è sembrata un buon primo passo: il presidente francese, oltre ad aver confermato l’appoggio alla presidenza italiana dell’Ue, ha moderato i toni nei confronti della politica americana, anche se nel discorso all’Onu sono tornate le critiche nette all’unilateralismo di Bush.
Nei confronti dell’Eliseo è poi riapparso qualche malumore tra i diplomatici italiani al Palazzo di vetro quando Chirac davanti all’assemblea ha auspicato una riforma del Consiglio di sicurezza con l’accettazione anche della Germania di Schroeder, alleato di Parigi, e del Giappone.
Cioè, Italia esclusa?
Proprio mentre Berlusconi si accingeva a pronunciare un discorso istituzionale, che “ha avuto il benestare di tutti i venticinque paesi europei”, e a richiedere un ruolo vitale dell’Onu nel ripristino della sovranità in Iraq e nel mettere in guardia tutti dalla minacciosa ambizione nucleare iraniana. Difficile, ancora una volta, parlare in nome di una politica unitaria spesso vittima degli interessi nazionali, così cari Oltralpe.
Anche questo è Europa, quella franco-tedesca tanto amata dai passati centrosinistra italiani, governando sottobraccio con l’opposizione di sinistra.
saluti




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