CARO FINI AN SIA MENO FRU-FRU

di GIANO ACCAME

VENERDÌ e sabato, otto anni dopo la trasformazione del Msi in Alleanza nazionale, tornano a Fiuggi le "componenti" (eufemismo per non dir "correnti"), che con una punta di giustificata presunzione si autodefiniscono "le Destre pensanti". A rappresentare chi pensa in An ci sono tre buone riviste: "Area", diretta da Marcello de Angelis per la "Destra sociale"; "Charta minuta", diretta da Adolfo Urso, vice ministro (ma in realtà è un vero ministro) del Commercio Estero, per la corrente liberista di "Nuova Alleanza"; e il bimestrale d'impronta conservatrice "Percorsi", diretto da Gennaro Malgieri, che dirige anche il quotidiano ufficiale di An "Secolo d'Italia". Da questi tre laboratori politici si diffondono e maturano idee fra i quadri di An. Compito importante per una destra che, riposte nell'archivio della storia le nostalgie fasciste, stenta a darsi una chiara identità. Gianfranco Fini parla bene, è forbito, ma non dice molto, preferendo orientarsi, per navigare a vista, sulle rassegne stampa del mattino: di lì giorno per giorno si lascia suggerire cosa il suo immaginario elettorato desidera sentirgli dire a "Porta a porta". Tirar fuori da queste nebbioline un volto più marcato, linee programmatiche coerenti, è impresa non facile, ambiziosa, e deve basarsi su una forza di consensi, che - mettendosi d'accordo - a Fiuggi ci sarebbe. Le componenti di Destra sociale, guidata da Gianni Alemanno (ministro dell'Agricoltura) e dal Governatore del Lazio Francesco Storace, e di Nuova Alleanza, raccolta intorno a Urso e al ministro per l'Ambiente Altero Matteoli, contano infatti nel partito ciascuna su un seguito, che sommato avrebbe consistenza superiore alla corrente per ora maggioritaria di "Destra protagonista", capeggiata dal ministro per le Comunicazioni Maurizio Gasparri e dal capogruppo parlamentare di An Ignazio La Russa, la cui linea è piuttosto pragmatista, ossia pratica, volta alla gestione del potere: controllo di federazioni e candidature, assegnazione degli incarichi.
Le premesse per contare - quando esistono - agevolano incontri tra idee che, in partenza, sembrerebbero all'opposto. Il filocapitalista Urso coltiva amicizie tra la destra americana, mentre la destra sociale critica l'avventurismo di George W. Bush in Medio Oriente; e con Francesco Storace si preoccupa di «uscire dal vicolo cieco dell'incomunicabilità col sindacato» proprio nel momento in cui il centrodestra rischia di ripetere sulle pensioni l'errore compiuto, dice ancora Storace, «con la sbornia legata all'abolizione dell'articolo 18». Persino i rapporti di Stefano Cetica, segretario generale del sindacato Ugl, con i vecchi amici di An sono tesi. Eppure dei ponti tra le correnti sono stati già lanciati. Alemanno su "Area" ha ricordato che alla vigilia della prima Fiuggi, nel 1995, proprio Urso s'appellò all'indispensabile apporto dei "sociali" sostenendo: Questa destra moderna che dobbiamo costruire deve avere un'anima sociale e popolare, come il gollismo francese e come tutte le destre europee continentali deve ispirarsi al modello "renano" dell'"economia sociale di mercato"». A sua volta anche Urso, pur molto più prudente, ha echeggiato sulla stessa rivista l'insoddisfazione che dovrebbe portare a una "fase due" dell'azione di governo con un'influenza più incisiva della destra. Urso non si è spinto a chiedere a Fini, come ha fatto Alemanno: «Caro Gianfranco, cosa vuoi fare "da grande"? Da grande non nel senso anagrafico (ormai i cinquant'anni li ha compiuti pure lui), ma nel senso politico…». Ma sa benissimo - se non proprio con chi si va a mettere, perché la prossima Fiuggi può esaurirsi anche solo in un confronto - con chi va a discutere. La destra sociale, vicina alla base, sente serpeggiare lo scontento nell'elettorato. Per chi abbia fiuto politico la situazione è preoccupante. Non a caso spuntano in An i sostenitori della lista unica di centrodestra, che, con l'eutanasia d'una tradizione attivistica divenuta ingombrante, nasconderebbe il fallimento elettorale della generazione che l'ha svuotata nei fatali compromessi del governo. Forse non è nemmeno per caso se a Fiuggi si raccoglieranno gli esponenti di An (sociali o liberisti) che nei compiti di governo si sono fatti stimare, benvolere, mentre resta fuori il ministro che si è spavaldamente esposto al record delle critiche.

Il Tempo, mercoledì 24 settembre 2003