The Holocaust Controversy
Un caso per un dibattito libero
La discussione odierna
Fare domande è un crimine? Se ci si pongono dubbi a proposito dell’Olocausto la cosa migliore per toglierseli non è quella di fare domande? Molte persone e diversi gruppi sono arrabbiati con quelli che pongono domande critiche sull’Olocausto. Questi dubbiosi, che si definiscono Revisionisti, sono spesso diffamati con il termine di “Negazionisti dell’Olocausto”. In ogni altra questione storica la discussione è naturale ma, influenti gruppi di pressione, hanno fatto del caso “Olocausto” un’eccezione. Chiunque dovrebbe essere incoraggiato ad analizzare criticamente la storia dell’Olocausto allo stesso modo di qualunque altro evento storico. Questo non è un punto di vista rivoluzionario. La cultura della critica fu sviluppata migliaia d’anni fa da filosofi greci come Socrate e fu ripresa, secoli fa, durante l’Illuminismo.
La discussione storica
I Revisionisti sono d’accordo con gli storici ufficiali sul fatto che lo Stato Nazionalsocialista Tedesco riservò alla popolazione ebraica un trattamento eccezionalmente crudele. Oltre a considerare gli ebrei all’interno del tradizionale antisemitismo, i nazionalsocialisti li videro come una delle forze influenti che sostenevano il comunismo internazionale. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei furono considerati nemici dello Stato tedesco e potenziali pericoli per lo sforzo bellico proprio come giapponesi, tedeschi ed italiani furono considerati negli USA. Conseguentemente gli ebrei furono privati dei loro diritti, costretti a vivere in ghetti, obbligati al lavoro coatto, privati delle loro proprietà, deportati e maltrattati. Molti di loro perirono tragicamente. Contrariamente agli storici ufficiali i Revisionisti affermano che lo Stato tedesco NON attuò una politica di sterminio nei confronti della popolazione ebraica (e di nessun altro) con camere a gas omicide o con uccisioni arbitrarie o per negligenza. I revisionisti sostengono anche che la cifra di sei milioni d’ebrei morti sia un’esagerazione irresponsabile e che nessuna camera a gas finalizzata alle uccisioni sia esistita in Europa nei campi di concentramento sotto controllo tedesco. Camere a gas a diffusione di fumo, sia stazionarie sia mobili, esisterono come mezzo di disinfezione per il vestiario e l’equipaggiamento per prevenire malattie tra prigionieri di guerra, lavoratori, internati dei campi e personale militare al fronte. E’ molto probabile che questa pratica igienica, essenziale per salvare vite, sia alla base della diffusione del mito delle camere a gas.
I Revisionisti generalmente sostengono che i governi alleati, ed in particolare i sovietici, decisero di proseguire dopo la fine della guerra la loro “black propaganda” sulle atrocità tedesche. Ciò avvenne essenzialmente per tre motivi.
1. Gli Alleati sentirono il bisogno di continuare a giustificare gli enormi sacrifici che imposero durante lo svolgimento di due guerre mondiali. 2. Gli Alleati volevano distogliere l’attenzione, e giustificare, i loro brutali ed efferati crimini contro l’umanità. Solo le atrocità sovietiche causarono la morte di milioni di civili nell’Unione Sovietica ed in tutti i paesi dell’Europa orientale e centrale. I bombardamenti americani e britannici delle città tedesche e giapponesi causarono più di un milione di morti bruciati o sepolti vivi. 3. Gli Alleati avevano bisogno di una giustificazione per il dopo guerra che spiegasse lo smantellamento totale dell’industria tedesca, la politica di sterminio per fame che causò la morte di milioni di civili tedeschi, la rapina dei brevetti tedeschi stimati almeno tre milioni di dollari e l’annessione di gran parte del territorio tedesco da parte di Polonia ed URSS. Questi territori non erano discutibili questioni sui confini ma consistevano nel 20% dell’intero territorio tedesco. Dodici milioni di tedeschi che vivevano in queste regioni furono rapinati delle loro proprietà e brutalmente espulsi. Più di due milioni perirono nella più odiosa opera di pulizia etnica della storia mondiale.
Durante la guerra e ancor più nel dopoguerra le organizzazioni sioniste s’impegnarono tenacemente per la creazione e la diffusione delle storie sull’Olocausto. Il loro scopo era quello di reclutare le simpatie e i sostegni nel mondo per la causa ebraica e, specialmente, per la creazione dello Stato di Israele. Oggi la storia dell’Olocausto, percepita come un crimine di un regime autoritario di destra, svolge un ruolo importante a favore di gruppi internazionalisti della sinistra, le organizzazioni sioniste e le comunità ebraiche. Sono i capi di queste organizzazioni politiche e propagandistiche che continuano a lavorare per sostenere l’ortodossia dell’Olocausto ed il mito delle mostruosità tedesca durante le seconda guerra mondiale. Coloro che denunciano come antisemite le altre opinioni sulla questione vedono in esse qualcosa che, in effetti, non è presente. I Revisionisti non sostengono che le organizzazioni ebraiche abbiano fatto, nella guerra e nel dopoguerra, nulla che i Governi Alleati non avessero già fatto.
Per quelli che ritengono che il processo di Norimberga abbiano evidenziato la verità sui crimini di guerra tedeschi, è un terribile shock che anche il capo della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti, Harlan Fiske Stone, abbia descritto la corte di Norimberga come “un party di alto livello organizzato per il linciaggio dei tedeschi.”
Le fotografie
Tutti noi abbiamo visto “Le Fotografie”. Continuamente. Foto di documentari prese da fotografi inglesi e americani durante la liberazione nei campi tedeschi, specialmente le orribili scene a Dachau, Buchenwald e Bergen-Belsen. Per esempio la foto all’inizio di questo opuscolo. Queste fotografie e filmati sono abitualmente presentati in modo in cui risulti evidente o implicito che le scene mostrate siano il risultato di deliberate politiche tedesche. Le fotografie sono vere ma la loro interpretazione è falsa.
Anche gli storici ufficiali ammettono che non ci sia stata una politica tedesca per uccidere gli internati in nessuno dei campi di concentramento. Negli ultimi mesi della guerra, mentre l’esercito sovietico invadeva la Germania da est, gli aeri britannici ed americani distruggevano tutte le maggiori città tedesche con bombardamenti a tappeto. I trasporti, il sistema di distribuzione del cibo e dei medicinali e i servizi sanitari furono totalmente annientati. Questo era lo scopo di questi raids che rappresentarono la più barbara forma di guerra in Europa dall’invasione dei Mongoli.
Milioni di profughi che fuggivano dall’esercito sovietico si riversarono nella Germania centrale e meridionale. Il risultato di questo tipo di guerra fu la carestia e le epidemie per questo milioni di civili morirono in tutto il paese. I campi di concentramento non furono esenti da questa tragedia generale. I campi ancora sotto il controllo tedesco furono riempiti a dismisura dagli internati evacuati dall’est. Dall’inizio del 1945 questi internati soffrirono di malnutrizione ed epidemie come il tifo ed il colera a cui molti soccombettero. Quando la stampa entrò nei campi con i soldati britannici ed americani trovò il risultato di tutto ciò. Essi presero “Le Fotografie.”
Quando i campi di Buchenwald, Dachau e Bergen-Belsen furono liberati c’erano decine di migliaia di prigionieri relativamente sani. Essi erano nei campi quando “Le Fotografie” furono scattate. Ci sono cinegiornali in cui si vedono gruppi di questi internati che camminano nelle strade dei campi ridendo e chiacchierando. Altre fotografie mostrano internati entusiasti che lanciano i loro cappelli in aria per salutare i loro liberatori. E’ naturale chiedersi perché queste fotografie e film non si vedono mai mentre le altre sono mostrate in centinaia di volte.
Documenti
Si è spesso affermato che esistono “tonnellate” di documenti tedeschi sequestrati che proverebbero il genocidio ebraico. Quando ciò è stato messo in dubbio, tuttavia, solo un pochi documenti sono stati mostrati, la cui autenticità o interpretazione è molto discutibile. Se si insiste per avere visione di una documentazione attendibile, ci viene detto che i tedeschi distrussero tutti i documenti rilevanti per nascondere i loro atti diabolici, o assurdità come quella che i tedeschi usavano un linguaggio in codice, sussurravano ordini verbali, o trasmettevano ordini attraverso un accordo di menti. Nei fatti, tutta la documentazione disponibile e le tracce materiali indicano che non ci sia stato nessun ordine per un uccisione di massa degli ebrei, nessun piano, nessun budget, nessuna arma – e nessuna camera a gas – giacché nessuna autopsia di corpi gassati è mai stata mostrata.
Testimoni oculari
Durante i processi medievali alle streghe molti testimoni oculari sostennero di aver visto streghe e diavoli a cavallo di scope. Siccome molte di queste dichiarazioni furono fatte autonomamente e senza pressioni, fu ritenuto evidente che le storie dovessero essere vere. Prove concrete non furono mai prodotte. “ La pubblica conoscenza”, un’espressione coniata in quel periodo, e le attese sociali formarono la base per quelle accuse, non certo la verità.
Oggi noi dobbiamo far fronte alla stessa “pubblica conoscenza”, prodotta da 60 anni di propaganda mass-mediatica a senso unico, ed ad un massiccia pressione sociale e talvolta legale per renderci conformi a certe opinioni. Per sostenere le loro teorie gli antirevisionisti dipendono in gran parte esclusivamente dai resoconti dei “testimoni oculari” prodotti in quest’atmosfera avvelenata.
Durante i processi per i crimini di guerra molti “testimoni oculari” asserirono che i tedeschi fabbricavano sapone con il grasso umano e paralumi con la pelle umana. I pubblici ministeri produssero anche prove per sostenere quelle dichiarazioni. Per decenni eminenti docenti di prestigiose università del mondo avallarono queste storie, portandoci a credere che esse fossero “irrefutabilmente vere”. Ma, col tempo, molte di queste storie sono divenute insostenibili; nel 1990 Yehuda Bauer, direttore del dipartimento di studi sull’Olocausto dell’Università ebraica di Tel Aviv, ammise: “I Nazisti non hanno mai fabbricato sapone con gli ebrei…” (Jerusalem Post, Int. Ed., 5 Maggio 1990, pag. 6).
A Bruno Baum, vecchio internato comunista, fu consentito di vantarsi nell’estate del 1945 su di un giornale sovietico: “L’intera propaganda che partì su Auschwitz all’estero fu iniziata da noi (internati comunisti tedeschi) con l’aiuto dei compagni polacchi.” (Deutsche Volkszeitung giornale sovietico nella Germania dell’est occupata, 31 luglio 1945). Perciò non è una sorpresa apprendere che, durante molti processi in Germania, emerse che le testimonianze dei testimoni dell’Europa orientale erano orchestrate dalle autorità comuniste.
Gli unici due testimoni le cui dichiarazioni furono controllate in modo accurato dovettero ammettere nel 1985 che le loro deposizioni non erano vere: Arnold Friedman confessò di non aver mai fatto l’esperienza di ciò che aveva asserito e Rudolf Vrba ammise di aver usato licenze poetiche per “abbellire” le sue dichiarazioni. Vrba è uno dei più famosi testimoni di Auschwitz.
Inoltre alla richiesta se tutte le sue asserzioni fatte su Auschwitz nel famoso film Shoa fossero vere Vrba replicò: “Io non lo so. Io ero solo un attore ed ho recitato la mia parte.” E disse questo con un sorriso sardonico rivolto all’amico ebreo Georg Klein (G. Klein, Pietà, Stockholm, pag. 141).
Durante e dopo la guerra ci furono “testimoni oculari” per gasazioni di massa a Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau ed altri campi tenuti dai tedeschi. Oggi praticamente tutti gli studiosi noti ritengono queste testimonianze false.
Gli storici ufficiali, tuttavia, sostengono ancora che gasazioni di massa sono avvenute in molti campi in Polonia. La prova per questa asserzione è, in realtà, qualitativamente non diversa dalle false testimonianze e dalle prove per le supposte gasazioni di massa nei campi in Germania. In merito alle confessioni dei tedeschi nei processi sui crimini di guerra, è oggi ben documentato che molte furono ottenute attraverso la coercizione, l’intimidazione ed anche le torture fisiche proprio come durante i processi alle streghe nel Medioevo.
Auschwitz
Nel 1990 l’Auschwitz State Museum riesaminò la vecchia contabilità propagandistica dei quattro milioni di esseri umani uccisi abbassandola ad un milione – basandola non su fatti ma su stime! Nel 1994, un ricercatore francese ridusse ulteriormente quel numero portandolo a meno di 700.000, e nel 2002, un altro studioso ufficiale dell’Olocausto abbassò ulteriormente il numero dei morti ad Auschwitz valutantolo 500.000 – numero ancora basato non su fatti ma su “stime”.
Il Museo di Auschwitz espone muchi di capelli, scarpe, occhiali, etc. ma mai la prova dell’origine di questi oggetti o del destino dei loro passati possessori. Queste esposizioni sono effettivamente propagandistiche ma non possono essere considerate storicamente significative.
In un intervista registrata le autorità del Museo di Auschwitz ammettono che la camera a gas mostrata ai turisti è una “ricostruzione” ancora una volta non basata su fatti, ma su non verificate dichiarazioni di testimoni oculari. Ma la guida turistica del Museo, tuttavia, sostiene che tutto quello che viene mostrato ai visitatori è autentico…
Alcuni degli studiosi ufficiali dichiarano che i forni crematori di Auschwitz fossero usati come camere a gas e siano stati “assolutamente centrali” nella “geografia delle atrocità”, altri storici ufficiali sostengono che le uccisioni di massa non avvennero in quei crematori ma altrove. I Revisionisti, come sempre, pretendono certezze non congetture o stime.
Perdite della popolazione ebraica durante la Seconda Guerra Mondiale
Solo due monografie sono state scritte ad oggi sulla questione di quanti ebrei persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale. La prima è un libro revisionista che ritiene che i morti furono circa 300.000. La seconda i cui autori sono un gruppo di storici ufficiali sostiene che gli ebrei morti furono circa sei milioni. Mentre il libro revisionista prende in considerazione i cambiamenti demografici della popolazione ebraica in tutti i paesi, il libro degli storici ufficiali è compilato facendo la semplice sottrazione tra il numero degli ebrei che vivevano in Europa qualche anno dopo la guerra e quello degli ebrei che vivevano in Europa parecchi anni prima della guerra. Si ignora che la popolazione ebraica in America, Israele ed altri paesi fuori dall’Europa è cresciuta di circa sei milioni in quel lasso di tempo a causa del nuovo Esodo.. Così, quelli che avevano lasciato l’Europa sono stati semplicemente dichiarati vittime dell’Olocausto.
Il genocidio nascosto
Quelli che sostengono la storia dell’Olocausto lamentano che “il mondo intero” fu indifferente al genocidio che avvenne nell’Europa occupata dai tedeschi. Essi argomentano che ciò fu dovuto a qualche grande carenza morale nella natura dell’uomo occidentale, o che la gente non comprese l’enormità di quanto stava accadendo. E’ vero che il mondo rimase indifferente.
E’ certo che se ci fossero state “fabbriche omicide” in Polonia che avessero sterminato milioni di civili, la Croce Rossa, il Papa, le agenzia umanitarie, i governi alleati, i governi neutrali, eminenti figure quali Roosevelt, Truman, Churcill, Eisenhower, e molti altri al corrente di ciò, avrebbero fatto spesso chiare dichiarazioni in proposito ed espresso la loro condanna. Essi non lo fecero! I sostenitori dell’Olocausto ammettono che in quel periodo solo un piccolo gruppo di individui credevano alla storia dello sterminio – e molti di loro erano in contatto con agenzie di propaganda ebraiche o comuniste. La crescita delle storie sull’Olocausto si deve interpretare più come il successo di una campagna di pubbliche relazioni che altro.
Wiston Churchill scrisse la sua opera in sei volumi The Second World War senza menzionare un programma di uccisioni di massa o un genocidio. Nel suo libro Crusade in Europe anche Dwight D. Eisenhower omise di menzionare le camere a gas. Le armi usate per uccidere milioni di ebrei erano così senza importanza per non meritarsi almeno un fuggevole accenno? Era il nostro futuro presidente così insensibile verso gli ebrei ?
Esempi di propaganda
Durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, cioè tra gli anni 1916 e la fine degli anni venti, la maggior parte delle organizzazioni ebraiche americane sostennero che sei milioni di ebrei (!) avessero sofferto terribili vessazioni nell’Europa dell’Est. In quel contesto si sostenne che l’ebraismo dell’est Europa avrebbe dovuto affrontare un Olocausto se non avesse ricevuto massicci aiuti finanziari. Con questa propaganda si raccolsero milioni di dollari negli Stati Uniti che alla fine servirono in massima parte per finanziare la rivoluzione bolscevica in Russia.
Il 22 Marzo 1916, cioè durante la Prima Guerra Mondiale, il giornale inglese The Daily Telegraph pubblicò un articolo che sosteneva falsamente che i tedeschi avessero sterminato 700.000 serbi nelle camere a gas. Il 25 Maggio 1942, cioè durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stesso giornale asserì che i tedeschi avessero sterminato 700.000 ebrei nelle camere a gas in Polonia.
Come possiamo affermare che la seconda storia sia vera se sappiamo che la prima è una menzogna? Nel 1944, il Governo britannico chiese ai media del paese ed alle chiese di aiutarlo a diffondere la propaganda antitedesca, che era già pronta e pubblica da qualche tempo, per distrarre la pubblica opinione dalle atrocità che sarebbero state commesse dai sovietici all’inizio dell’invasione della Germania. In una sua circolare il Governo britannico espresse il suo rincrescimento, dopo lo smascheramento delle menzogne della propaganda della Prima Guerra Mondiale, per il clima creato e affermò che si sarebbero dovuti sostenere grandi sforzi per superare la situazione.
Political Correctness e Revisionismo
Molta gente è sbalordita quando per la prima volta ascolta gli argomenti dei Revisionisti sull’Olocausto. I ragionamenti appaiono sensati ma “Com’è possibile?” Il mondo intero crede alla storia dell’Olocausto. Non è plausibile che una così enorme cospirazione finalizzata alla soppressione della verità possa aver funzionato per più di mezzo secolo.
Per capire ciò è stato effettivamente possibile c’è bisogno di riflettere sull’ortodossia intellettuale e politica nell’Europa medievale, o nella Germania nazionalsocialista o nei paesi del blocco comunista. In tutte queste società la grande maggioranza degli studiosi furono inglobati dalla cultura politica esistente. Coinvolti nell’ideologia prevalente e nella sua interpretazione della realtà, questi studiosi ed intellettuali sentirono come loro diritto, ed anche loro dovere, proteggere ogni aspetto di quell’ideologia. Essi lo fecero reprimendo i “diabolici” dissidenti che sostenevano idee “oltraggiose” o “pericolose”. Ogni studioso, in quella società, divenne “Polizia del Pensiero”.
Nella nostra stessa società, nel dibattito sulla correttezza politica, ci sono persone che deliberatamente cercano di svilire la discussione. Essi sostengono che non esistono problemi reali a proposito della libertà di parola nella nostra società, e che quei limiti imposti dalla “Political Correctness” sono poche leggi che servono a difendere le minoranze da ciò che potrebbe offendere i loro sentimenti. C’è, naturalmente, un aspetto del problema più serio e profondo. Nella società americana oggi c’è un ampio spettro di idee e di punti di vista che i mass-media non consentono di discutere apertamente. Anche fatti ovvi e realtà, quando sono politicamente inaccettabili, sono negati e soppressi. Si può apprendere molto sulla psicologia ed i metodi della Polizia del Pensiero osservando le loro reazioni quando uno solo dei loro tabù viene violato e il Revisionismo sull’Olocausto accede al pubblico dibattito.
Per prima cosa essi esprimono lo scandalo perché a queste idee “oltraggiose” e “pericolose” sia stata concessa pubblica espressione. Essi rifiutano di rispondere o dibattere queste idee sostenendo che questo darebbe legittimità al Revisionismo. Poi passano alle ignobili attacchi personali contro gli eretici revisionisti chiamandoli “seminatori d’odio”, “negazionisti”, “antisemiti”, “razzisti”, “terroristi”, o “neonazisti” suggerendo anche che essi possano essere potenziali assassini di massa. Accusano pubblicamente i Revisionisti di mentire, ma non consentono ai dissidenti di ascoltare le accuse specifiche mosse contro di loro per impedirgli di fronteggiare gli accusatori e rispondere alle calunnie.
I Revisionisti sono spesso accusati di essere gente piena di odio che promuove una dottrina odiosa. Ma il Revisionismo è solamente un processo di studio non una dottrina o un ideologia. Se i sostenitori dell’Olocausto volessero veramente svelare l’odio, dovrebbero riesaminare le loro stesse dottrine, e guardarsi intensamente nello specchio.
Chiunque inviti un Revisionista a parlare in pubblico è accusato personalmente di essere insensibile. Quando i Revisionisti possono parlare in pubblico sono sistematicamente ridotti al silenzio e minacciati. Librerie e magazzini devono affrontare intimidazioni se decidono di commercializzare materiale di revisionismo sull’Olocausto. Tutto questo succede mentre la maggioranza delle biblioteche, dei media, dei docenti delle università restano silenziosi consentendo agli attivisti politici di determinare ciò che può detto dai media e letto nelle biblioteche.
Ancora, la Polizia del Pensiero cerca di distruggere i trasgressori dal punto di vista professionale e finanziario andandolo a “prendere” sul posto di lavoro o tramando azioni legali nei suoi confronti. Quando si afferma, in modo menzognero, che le tesi revisioniste si sono dimostrate false durante un processo, bisogna sapere che i tribunali non entrano mai in merito a specifiche questioni di studio; Possono solamente imporre dei dogmi.
Alla fine, la Polizia del Pensiero inevitabilmente “raddrizzerà” quei segmenti dell’università o dei media che per una volta avessero dato spazio pubblico ai Revisionisti.
Qualcuno degli amministratori accademici sostiene che i rettori delle università dovrebbero sbarazzare i campus dalle idee che sarebbero per loro distruttive. Questo è un evidente invito alla tirannia. Significa che ogni gruppo militante con “truppe pronte alla scopo” può espellere dalle università le idee che vengono osteggiate ed imporre la sua stessa ortodossia. Vili amministratori trovano molto più facile e salutare espellere dalle università le idee controverse piuttosto che fronteggiare una ciurma di militanti urlanti. Ma il dovere di questi amministratori è quello di assicurare che le nostre università rimangano un posto dove sia possibile esporre liberamente le proprie idee. Quando le idee sono causa di rotture, sono coloro che provocano le rotture che devono essere sottomessi, non le idee.
Conclusioni
L’influenza del Revisionismo sull’Olocausto cresce costantemente qui e all’estero. Negli Stati Uniti il Revisionismo fu lanciato all’inizio del 1977 con la pubblicazione del libro The Hoax of the Twentieth Century di Arthur R. Butz. Il Professor Butz insegna ingegneria elettrica e scienze informatiche alla Nothwestern University a Evanston in Illinois.
Coloro sostengono le tesi del Revisionismo rappresentano un ampio spettro di opinioni filosofiche e politiche. Essi non sono certamente i mascalzoni, mentitori, e demoni che gli anti-Revisionisti tentano di dipingere. Il fatto è che non esistono demoni nel mondo reale. La gente tira fuori il peggio di sé quando inizia a vedere nei suoi avversari un incarnazione del diavolo e inizia a demonizzarli. Sono sufficientemente preparati per far danno ai loro oppositori. La logica dei loro argomenti è quella che si può fare di tutto contro i demoni. Non dobbiamo consentire che questa logica prevalga.
Chiunque desideri verificare la veridicità di quanto esposto qui sopra può visitare la nostra vasta banca dati su Internet all’indirizzo
www.vho.org e scaricare i diversi saggi e i libri inerenti agli argomenti trattati incluse molti riferimenti a documenti originali, ricerche accademiche e molto altro. In alternativa si può ordinare gratuitamente un saggio al seguente indirizzo:
Castle Hill Publishers
PO Box 118
Hastings, TN34 3ZQ
UK
Fax: ++44 8701 387263
Http: www.vho.org
E-mail: chporder@vho.org




Rispondi Citando