Indagine sul sistema cifrato che decise la seconda guerra mondiale
Un libro di storia che si legge come un romanzo, con attenzione ai risvolti umani
Delle donne, ama dire: «Mi piacciono così tanto che vorrei essere una donna anch'io». Hans Thilo Schmidt, un uomo la cui vicenda personale finirà per pesare sull'andamento della guerra, sfoga questa sua passione mostrando una particolare propensione per le cameriere. La moglie non gradisce e si difende come può, ricorrendo ad un personale di servizio al di sopra di ogni tentazione. Ma gli esiti appaiono disastrosi: le donne, precisa infatti l'interessato, «più sono brutte e più mi sono grate per le mie attenzioni». Non è dunque il caso, questa la conclusione, di deluderle. Siamo a Berlino, all'inizio degli anni Trenta e Hans Thilo Schmidt, che lavora all'Ufficio Cifra dell'esercito, capisce in breve tempo che la passione per le donne si traduce inevitabilmente in passione per il denaro necessario a coltivarla. Decide perciò di operare un tradimento di altra e più impegnativa natura: offrire allo spionaggio francese, ovviamente dietro largo compenso, informazioni su "Enigma", il sistema di cifratura di cui si servono i militari.
Il tradimento ha inizio nel 1931 e si interrompe solo in piena guerra, nel 1943, quando Schmidt, finito nelle mani della Gestapo, si uccide con il cianuro. Le sue informazioni danno un importante contributo alla lunga e difficile lotta dello spionaggio per svelare i segreti di Enigma e quindi alla sconfitta della Germania hitleriana. Ma l'aver cominciato a fornire informazioni prima dell'avvento al potere del nazionalsocialismo e soprattutto l'essersi mosso per motivi non propriamente nobili, ci fa capire che qui non siamo in presenza di un autentico eroe.
Lo si può considerare, tutt'al più, "un eroe imperfetto". Così lo definisce Hugh Sebag Montefiore, autore di un libro ("Il Codice Enigma"), pubblicato in Inghilterra nel 2000 e comparso ora in traduzione italiana presso Il Saggiatore. L'argomento non è nuovo, ma quest'opera può vantare, tra gli altri meriti, quello di aver operato un'indagine a tutto campo. La decifrazione di Enigma aveva richiesto infatti interventi in diversi settori: si erano mosse, come abbiamo visto, le spie, ma anche gruppi di matematici, polacchi ed inglesi in particolare, ed infine i militari. Quando scoppia la guerra, sono questi ultimi a cercare di impadronirsi materialmente di documenti e di macchine cifranti, rischiando, e talora perdendo, la vita.
Hugh Sebag Montefiore ha esaminato con cura le fonti, comprese alcune fino ad ora non disponibili, ha incontrato testimoni diretti o indiretti ed ha approfondito il problema anche da un punto di vista tecnico, spiegando con molta cura il funzionamento di codici e macchine. Ma ha saputo raccontare il tutto con un'esposizione di grande efficacia, capace di armonizzare la vivacità di un'inchiesta giornalistica con un una documentazione scientificamente valida. Equilibrati e convincenti anche i giudizi sul ruolo della vicenda nelle sorti della guerra: gli Alleati non l'hanno vinta per questo, ma "anche" per questo.
"Il Codice Enigma" è dunque un libro di storia, che, soprattutto in alcuni capitoli, si legge come un romanzo. Complice, naturalmente, la vicenda in sé, tipica di una "spy story", inframmezzata da descrizioni di eventi bellici drammatici e da pagine dedicate al più tranquillo ma non meno impegnativo lavoro degli scienziati. Il libro ricostruisce il complesso intreccio di questi eventi, passando continuamente da un piano all'altro. Mostrando cioè come le conseguenze della cattura di un sommergibile e dei suoi cifrari potessero combinarsi con l'intuizione geniale di uno scienziato e con le rivelazioni di una spia. Ma non basta, perché i misteri di Enigma non sarebbero stati rivelati senza il concorso di altri fattori, come alcuni errori dei tedeschi ed una dose massiccia di fortuna.
Va sottolineata inoltre l'attenzione riservata ai risvolti umani. Dei protagonisti, si disegna un profilo psicologico accurato. Come succede con la spia tedesca di cui si diceva in apertura, ed anche, sempre a titolo di esempio, con Alan Turing, uno scienziato inglese tanto geniale quanto eccentrico (gira in bicicletta indossando una maschera antigas per difendersi dal polline), che darà un contributo decisivo alla scoperta dei segreti di Enigma e che prenderà parte, nel dopoguerra, alla realizzazione di uno dei primi computer. Ma il libro non trascura la folla dei comprimari, come quando tratteggia le condizioni di vita, così difficili da apparire oggi insopportabili, in cui operano quotidianamente quei sommergibilisti tedeschi che danno agli Alleati molto filo da torcere e che si tengono in contatto con le loro basi grazie ad Enigma.
Il libro ricorda anche la cifratura Enigma utilizzata dalla marina italiana. Ed è proprio per averne forzato il codice, che gli inglesi sorprendono a Capo Matapan la nostra flotta. Quasi senza subire perdite, mettono fuori combattimento tre incrociatori e due cacciatorpediniere. Oltre duemila marinai italiani perdono la vita in quello che in un primo momento appare uno scontro "fatale", determinato da una serie di circostanze fortuite. Le premesse vanno cercate invece negli studi operati dai crittografi inglesi a migliaia di chilometri di distanza, nella quiete di una tenuta, Bletcheley Park, che, per un'altra singolare coincidenza, aveva fatto parte, in tempi lontani, del patrimonio di famiglia dell'autore di questo libro.
Emanuele Luciani
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Hugh Sebag Montefiore, «Il Codice Enigma», Il Saggiatore, pp. 475, euro 20,00
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ccultare il fatto che specie nella nostra Marina si annidava
