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Discussione: Le epurazioni del CSM

  1. #1
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    Predefinito Le epurazioni del CSM

    Ieri era toccato ad Agostino Cordova oggi invece Il Csm si occupa del 'caso Palermo'. A sollecitare un intervento ''urgente'' sulla situazione che si e' venuta a creare alla Dda del capoluogo siciliano sono stati i togati di sinistra. In arrivo problemi anche per il Procuratore Grasso?

  2. #2
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    Facciamo gli ingenui? Magistratura Democratica cos'è? Giovanni Salvi è fratello di Cesare Salvi o di Silvio Berlusconi?

    E parla pure di malafede...

  3. #3
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    Predefinito Divertitevi a leggere un pò...

    Il pulpito della prima commissione del CSM decide che il procuratoreAgostino Cordova se ne deve andare da Napoli e che, per giunta, non dovràpiù ricoprire posti in uffici di responsabilità. Da un anno in quel tempio sindacal-corporativo svolazzano aggettivicome “insofferente”, “accentratore”, “formalista”, “diffidente”, “incapace”,“burocratico”, “macchinoso”, “insensibile”, “poco interattivo”, insommatutto il lessico delle epurazioni più efferate, sciorinato per una sola persona.Ora siamo all’incompatibilità ambientale e anche funzionale, come adire che il procuratore, distrutto e annichilito, deve farsi piccino picci-no, anzi sparire.Le eccellenze loro non hanno per ora esplicitato se potrà continuare arisiedere sul territorio italiano, né quali ulteriori arti, mestieri, professio-ni gli saranno via via interdetti. Potrà continuare a fumare il sigaro toscano?Lo deciderà il Plenum.E pensare che toghe militanti ed avvocati “democratici” l’avevano invo-cato e ribattezzato “Simon Bolivar”, atteso liberatore del regno di Napoli.Elena Coccia confessò:Abbiamo fatto il diavolo a quattro per avere Cordova …Quando si è trattato di scegliere il nuovo capo dellaProcura dopo l’andata in pensione di Sbordone, avvocati emagistrati insieme abbiamo avuto paura di un ritorno alpassato … Ci voleva un Caselli, una figura incorruttibile,non compromessa con chi ha governato questa città e conla sua imprenditoria che edifica ancora dappertutto. Un procuratore onesto, ma non solo. Occorreva una forza vera Dunque, volevano una toga rossa. Ebbero Cordova che comunista non era.L’avvocatessa “democratica”, travolta dalla foga sovversiva, avevapreso un abbaglio macroscopico: quella vis indubbia e per certi versiterribile era, però, apartitica a tutto campo ed estranea a logiche com-battentistiche. Il procuratore calabrese capì l’equivoco e, tanto per non creare ulte-riori illusioni sul suo rapporto con i colori politici, dichiarò subito: “Iosono daltonico”.La Chiesa Daltonica Il daltonismo in certi ambienti partenopei suona come una parolaccia,cosicché la temeraria espressione fu immediatamente disinnescata, cen-surata e traslitterata in “Io sono cattolico”. Forse per farlo assomigliarealmeno un po’ a Giancarlo Caselli.Costoro pensavano che avrebbe ripetuto a Napoli il manipulitismo auna dimensione, e invece l’imprevedibile inquisitore calabrese siguardò intorno e cominciò a mettere il naso anche nelle cose dellanomenklatura rossa.S’imbatté ad esempio in personaggi del “Rinascimento bassoliniano” iquali facevano un uso invero altomedioevale del telefonino di servizio(quello pagato dai contribuenti partenopei) intrattenendosi, senza badarea spese, con le donnine pre-umaniste delle linee calde, anzi bollenti.Tutto questo con la disoccupazione e il degrado di Napoli. Roba daprenderli a mazzate, altro che Rinascimento.Da allora Cordova spiacque molto.La medesima area politica che – in associazione con altre – tenta dimortificarlo non è nuova alle rese dei conti. Circa due lustri fa dovendocombattere e umiliare Giovanni Falcone, colpevole di pensare con lapropria testa, prescelsero proprio Cordova, l’ariete giusto contro ilmagistrato siciliano.Bocciate Falcone!
    Una volta istituita la Procura Nazionale Antimafia, sembrava ovvio –trattandosi di una sua creatura – che a dirigerla, facendole fare il rodaggionecessario, dovesse andare Falcone.La Commissione direttivi del CSM, in sfregio al Guardasigilli e al Direttore Generale di via Arenula, tirò fuori l’asso nella manica:Cordova, appunto.In un profluvio di lodi per Cordova e di apprezzamenti con riserva perFalcone – e spesso le lodi al primo suonano come implicita critica alsecondo – il CSM arrivò a una sorprendente decisione, mirata non tanto onon solo a promuovere Cordova, quanto a umiliare Falcone.Cito dalla relazione della Commissione:Passando quindi alla comparazione fra i due aspiranti conle più significative esperienze e di più collaudate capacità,i dottori Falcone e Cordova, tre membri della Commissionerilevano che, ancorché per carattere schivo e per naturaleriserbo (che non costituiscono certo un demerito) il dott.Cordova non sia universalmente conosciuto come il dott.Falcone, le sue attitudini vanno considerate prevalenti sottodue profili: la capacità di organizzare una risposta com-plessiva nel territorio con mezzi scarsi e di trascinare lestrutture in un impegno totale; le più sperimentate attitudi-ni direttive specifiche di un ufficio giudiziario requirente.Va pur rilevato, infatti, che il dott. Falcone, le cui eccellenticapacità non possono in alcun modo essere sminuite, si èpotuto però valere delle strutture di polizia di una metro-poli, e ha avuto quali collaboratori il dott. Chinnici, ideato-re del pool, il dott. Caponnetto, e colleghi di matura e spe-rimentata personalità. Il dott. Cordova è stato, quale diri-gente dell’ufficio istruzione di Reggio Calabria, il Chinnicidi sé stesso e, quale procuratore di una procura non picco-la ma ad organico mai completo, ha avuto, salvo in due casinon contemporanei, solo uditori giudiziari spesso già ingrave difficoltà al loro arrivo a comprendere il dialetto della zona, per la provenienza da lontanissime aree geografiche.Eppure ha saputo coinvolgerli a tal punto da ottenerne otti-mi risultati: queste sue capacità di trascinatore di una strut-tura, senza che al suo interno si siano mai determinateincomprensioni o conflittualità, costituisce un’altissimagaranzia di funzionamento – al meglio – di un ufficio in cuiil dott. Cordova potrà avere validissimi, numerosi e speri-mentati collaboratori. Sul piano delle capacità direttive, poi,va ricordato che il dott. Cordova ha diretto per cinque annil’ufficio istruzione di Reggio Calabria, per sette è stato pre-sidente di sezione del Tribunale, e per quattro procuratoredi una procura di medie dimensioni. Viceversa il dott.Falcone ha esperienze semidirettive certamente significati-ve per le dimensioni dell’ufficio (Procura della Repubblicadi Palermo), ma protratte per un anno e due mesi soltanto,mentre il breve esercizio di funzioni direttive qualeDirettore Generale non è omogeneo all’ufficio da ricoprire… Va infine rilevato che il dott. Cordova possiede al massi-mo grado estremo equilibrio e grado altissimo di indipen-denza, come dimostrato da una carriera intera vissuta inriservato distacco dall’opinione pubblica e dai mass media,nonostante clamorosi processi contro esponenti politici diogni parte, amministratori o grandi organizzazioni crimi-nose … La Commissione, pertanto, con tre voti a favore deldott. Agostino Cordova, due voti a favore del dott. GiovanniFalcone e un voto a favore del dott. Antonio Loiacono, deli-bera di proporre per la nomina a Procuratore NazionaleAntimafia il dott. Agostino Cordova …Del resto l’ordine di bocciare Giovanni era partito dalle paginedell’“Unità”. E così fu, ineluttabilmente, a eterna demistificazione dellasbandierata indipendenza.Da questo passaggio – anche drammatico, visto l’esito luttuoso delladelegittimazione di Falcone – Cordova fu arruolato momentaneamente, senza colpa e a sua insaputa, nel partito dell’uso alternativo del diritto.La morte di AristoteleCordova, adesso, non piace proprio. È “incompatibile” con il Vesuvio econ Mergellina.No, non è il toscano incollato al labbro e sempre fumigante. È incom-patibile rispetto ad altre toghe – e non solo – che non lo sopportano.Gli altissimi decisori del CSM hanno probabilmente compiuto quantomeno un errore logico, non avendo considerato che se uno è incompatibi-le, ad esempio con il suo vice, allora anche quest’ultimo lo è a sua voltarispetto al capo. Il bisticcio non è retorico. Vuol soltanto significare che il CSM, se aves-se conosciuto Aristotele, avrebbe dovuto aprire non una ma più pratiche,per verificare tutti gli aspetti delle reciproche insofferenze e incompatibi-lità dai rispettivi punti d’osservazione.A non è non-A, ma anche non-A non è A.Ad esempio, gli oltre due milioni di informative ritrovate per caso erimaste nel tempo del tutto illibate, nel senso che nessuno si è curato diesaminarle, sono certamente incompatibili con Cordova.Per cogliere le specularità delle incompatibilità, serve un brano dellasua audizione davanti alla Commissione Antimafia (7 maggio 2002):Inizio brevemente dall’unificazione delle due procure,perché tutti i problemi sono iniziati proprio da quelmomento, cioè dal 1° gennaio 2000. Prima dell’unificazio-ne, infatti, avevamo – tra noti e ignoti – 16.000 fascicoli.Con l’unificazione la ex procura circondariale ce ne portòcirca 700.000. Credo che una cifra simile non sia statariscontrata in nessun’altra procura d’Italia. Da un giornoall’altro abbiamo ricevuto questa enorme eredità, cuiperaltro non ha fatto seguito il rafforzamento degli organi-ci. Anzi, l’organico della procura unificata, anziché esserela somma degli organici delle due procure, è stato ridotto con un’ulteriore riduzione per la creazione del tribunale diGiuliano (13 unità poi rientrate, ma è rimasto ridottoanche il personale amministrativo).Comunque, mi sono trovato con 700.000 fascicoli, di cuicirca 200.000 neppure iscritti nel registro delle notizie direato. Ho trovato 2.300.000 seguiti di informativa ammon-ticchiati sul pavimento che nessuno aveva mai visionato.In sostanza gli organi di polizia giudiziaria facevano infor-mative, poi perveniva un seguito (o ulteriori indagini o, incaso di reati perseguiti a querela, remissioni di querela)cosicché nessuno le guardava e venivano ammonticchiatesul pavimento. Senza contare poi gli altri aspetti su cuinessuno ha fatto mai accertamenti: vi erano per esempiooltre 9.000 esecuzioni pendenti di cui diverse prescritte,quindi risalenti a diversi anni prima.Cito alcuni dati a titolo esemplificativo. Nel periodo 1997-1999, nonostante la scadenza dilagante dei termini delleindagini preliminari, in tre anni i pubblici ministeri diquella procura fecero solo 650 richieste di proroga delleindagini, di cui 400 fatte da un solo sostituto. Gli altri 45fecero il resto. In media i pm di quella procura andavanoin udienza 1,7 volte al mese (meno di 2 volte), ovviamenteesclusi i giorni festivi, e tutta la procura ex circondarialenel 1999 presentò 25 impugnazioni: su migliaia di udienze,25 impugnazioni.Im-pugno chiusoEcco, a titolo esemplificativo, alcune sentenze di assoluzione nonimpugnate; scelte, queste, incompatibili con Cordova, il quale pensa chemeritassero l’appello:1) Proscioglimento per difetto di querela di imputato che “al finedi trarne profitto si impossessava di acqua allacciandosi alla con-dotta idrica comunale”, laddove sussistevano nel caso di specie le aggravanti di cui al n. 2 (“mezzo fraudolento”) e 7 (“cose desti-nate a pubblico servizio”) dell’art. 625 c.p., che rendono il reatoperseguibile d’ufficio.2) Furto in supermercati contestato come furto semplice, que-st’ultimo perseguibile a querela, e proscioglimento per mancan-za della stessa. Il furto nei grandi magazzini è aggravato ex art.625 n. 2 (“mezzo fraudolento”) e 7 (“esposizione alla pubblicafede”); o, almeno, da una delle due aggravanti citate. È, quindi,perseguibile d’ufficio.3) Sottrazione di energia elettrica: assoluzione – in presenza dicontatore manomesso e di una differenza notevole tra consumiregistrati e consumi presunti (oltre 30.000 kilowatt in 5 anni) –sulla scorta della considerazione che non è dato sapere comel’ENEL pervenga al computo dei consumi presunti, mentre talecomputo – basato sull’assorbimento di energia medio per annodegli apparecchi con funzionamento elettrico rinvenuti nell’abi-tazione – è spiegato nella informativa e può essere ulteriormen-te spiegato dal verbalizzante.4) Assoluzione perché non è stato escusso il teste principale, ingrado di fornire concreti elementi di responsabilità. Bastavachiedere la rinnovazione parziale del dibattimento.5) Assoluzioni sulla base di plateali ritrattazioni della parte lesa,smentite da circostanze obiettive e non contestate. Occorreva larinnovazione del dibattimento con le contestazioni.6) Assoluzioni con motivazioni palesemente non condivisibili, inrelazione alle quali ci si astenne dal proporre impugnazione per-ché era prossimo il termine di prescrizione del reato, ignorandocosì le diverse conseguenze sul piano degli interessi civili even-tualmente collegati, e ignorando che, comunque, altra è l’asso-luzione per non aver commesso il fatto, altra la dichiarazione diprescrizione.7) Assoluzione per incapacità temporanea di intendere e di vole-re, laddove le risultanze processuali offrivano la prova certa chel’imputato al momento dei fatti era pienamente capace di intendere e di volere.8) Assoluzione di imputato per il reato di cui all’art. 73 d.P.R.309/90, omettendosi di valutare che non trattavasi di possesso di“un solo pezzo” di sostanza stupefacente, ma che erano stati rin-venuti altri quantitativi di hascisc in un portadocumenti all’inter-no della borsa dell’imputato, nonché altro quantitativo di cocai-na nella camera da letto dello stesso.9) Assoluzione ex art. 73 d.P.R. 309/90 “perché il fatto non costi-tuisce reato” di imputato trovato in possesso di 6 bustine conte-nenti eroina e 9 bustine vuote utilizzate per il confezionamentodi dosi di sostanza stupefacente.10) Assoluzione di imputato tratto a giudizio per rispondere deireati ex artt. 477, 482 c.p. in relazione a falsa attestazione di revi-sione di autoveicolo, giacché lo stesso, controllato dalla PoliziaMunicipale alla guida dell’auto in questione, aveva mostrato stu-pore rispetto alla falsità della sua documentazione.11) Derubricazione della contestazione di “tentato omicidio” in“lesioni aggravate dall’arma”, in un caso nel quale l’imputato,facendo uso di un coltello a serramanico, aveva colpito reiterata-mente la vittima all’emitorace sinistro, in regione precordiale eall’ipocondrio destro, con la conseguenza che la prima feritaaveva provocato un ematoma mediastinico anteriore e un signifi-cativo versamento pericardico emorragico, tanto che fu indispen-sabile un urgente intervento chirurgico di sternotomia mediana.Essendo derivata dalle lesioni – come accertato dal consulentetecnico – una malattia di durata superiore a 40 giorni, in ogni casosi trattava di “lesioni gravi” ex art. 583 comma 1° n. 1 c.p., e nongià solo di “lesioni semplici aggravate dall’uso dell’arma”.12) Assoluzione di imputato ex art. 348 c.p. in relazione all’abu-sivo esercizio della professione di odontoiatra, in un caso nelquale presso l’abitazione dello stesso era stata constatata l’esi-stenza di una stanza attrezzata con poltrone, oltre che materiali(siringhe monouso, ablatore plezoclean, anestetico, asciugasali-va ed altro) inutilizzabili per la mera attività di odontotecnico.
    Inoltre, i soggetti le cui radiografie dentali erano state a lorovolta rinvenute nell’abitazione dell’odontotecnico non furono ingrado di precisare, in dibattimento, le ragioni per le quali aves-sero lasciato colà detti accertamenti diagnostici.13) Assoluzione di imputato tratto a giudizio per rispondere deireati ex artt. 589 c.p. e 10, 70 e 77 d.P.R. 164/1956 in tema di “omi-cidio colposo di dipendente derivante dalla omessa predisposi-zione di idonee misure di protezione in un cantiere di lavoro”,sulla base della considerazione che le risultanze processuali nonavrebbero offerto la piena prova della riconducibilità delle con-dotte colpose all’imputato stesso, essendosi ritenuto non provatoche l’imputato fosse socio della società datrice di lavoro oresponsabile del cantiere, ma un omonimo. Una semplice istrut-toria dibattimentale ex art. 507 c.p.p. avrebbe potuto chiarire chetrattavasi del figlio del titolare della società, e avrebbe potutoaccertare la sua qualità di responsabile del cantiere.Le toghe di SeattleD’altro canto il procuratore di Napoli è certamente incompatibile rispet-to ad alcuni colleghi napoletani: non è un sindacalista militante (anzi li haproprio salutati, tirandosi fuori dal baccano della ANM); non partecipa allemanifestazioni di piazza, neanche ai cortei dei no-global (dei quali, peraltro,non esalta il vandalismo e la capacità di cambiare i connotati alle città); dalsuo computer, inoltre, non è mai partita posta elettronica con argomenta-zioni e lessico simili a quello brigatista. D’altra parte non ha neppure unfiglio minorenne al quale attribuire le intemperanze via internet.Cambiando il punto di osservazione si potrebbe ben dire che troppi aNapoli sono incompatibili con Cordova. I camorristi lo sono certamente.Chi non è incompatibile passa i guai suoi, com’è capitato al pm CristinaRibera, la quale, avendo inserito nella richiesta d’arresto del viceprefettoEnnio Blasco “stralci di conversazioni telefoniche fra il Blasco e magistra-ti della procura di Napoli”, avrebbe così contribuito “a determinare, adopera della stampa locale, campagne tendenziose e diffamatorie, con discredito e perdita di prestigio dell’Ordine Giudiziario”.La Ribera, in verità, ha la colpa di non aver aderito alle crociate controCordova.Per il resto, è il contenuto di quelle telefonate che discredita e fa per-dere prestigio, illustrando quanto giudici, prefetti e quant’altre autoritàvincitrici di pubblico concorso non si elevino affatto dai comportamentipiù esecrati dell’italiano-medio. Il telefono amicoDecreto di intercettazione 653/01, utenza … in uso aBlasco Ennio, viceprefetto di Napoli.Telefonata n. 17, ore 162, in entrata.MARMO[Procuratore aggiunto presso la Procura delTribunale di Napoli, già pubblico ministero nel processoTortora]: Pronto? Pronto Blasco?BLASCO: Chi è?MARMO: Marmo… BLASCO: Presidente, buon giorno.MARMO: Presidente, come stai?BLASCO: Beh, discretamente.MARMO: Buon giorno, buona sera, ora si è fatta sera. Senti tumi vuoi aiutare a vivere tranquillo in questo ufficio?BLASCO: Sì, come no.MARMO: Allora io ho una sostituta aggressiva.BLASCO: Una?MARMO: Una collega, molto brava ma aggressiva, con me econ il marito, il quale marito ha problemi a via BernardoTanucci per una contravvenzione, ma vuole sapere solodelle notizie, non vuole una raccomandazione, però vuoleessere ricevuto.BLASCO: Sì, e quando?MARMO: Domani mattinaBLASCO: Domani mattina a che ora?MARMO: Ora ti passo Graziella …omete [Arlomede], così sichiama la collega, le dici il fatto, così quando ti sei impe-gnato con lei, lei è sicura che sto parlando veramente conuna persona e non faccio finta di telefonare. BLASCO: Non ci sono problemi.MARMO: Va bene? Ti ringrazio, ciao.BLASCO: Figurati, ciao.ARLOMEDE: Pronto.BLASCO: Dottoressa, buonasera.ARLOMEDE: Buonasera, dottore. Senta, noi abbiamo un proble-ma. Sono arrivate un po’ di quelle cartelle esattoriali pazzeper contravvenzioni del ‘90-’91, evidentemente prescritte.BLASCO: Su questo non c’è dubbio alcuno, dobbiamo farericorso.ARLOMEDE: Mi dicevano che c’è un ufficio a via BernardoTanucci, presso il quale senza fare ricorso al Giudice diPace, avveniva la constatazione dell’avvenuta prescrizionee cancellano dal ruolo. BLASCO: Si può percorrere anche questa strada, però sevogliamo essere sicuri, nel senso che se lei domani matti-na mi può far ottenere questa documentazione… ARLOMEDE: Sì, può venire mio marito.BLASCO: Perfetto, io sto a via Nuova Poggioreale, traversaSan Lazzaro.ARLOMEDE: Aspetti che me lo scrivo.BLASCO: Esattamente vicino alla vostra Procura.ARLOMEDE: Alla Prefettura?BLASCO: Alla Procura, via Nuova Poggioreale, traversa SanLazzaro.ARLOMEDE: Via Nuova Poggioreale, traversa San Lazzaro.BLASCO: Verso che ora può venire suo marito?ARLOMEDE: Se lei mi dice alle 9.30, sarà alle 9.30 lì.
    BLASCO: Guardi io dalle 8.30-9.00 in poi, presumibilmentefino a mezzogiorno e mezzo, sono in ufficio, ma ad ognibuon conto se lei si annota il recapito del mio cellulare… ARLOMEDE: Certo, dica.BLASCO: 033 …ARLOMEDE: Perché io domani ho un problema in ufficio e poi-ché mio marito è un ansioso mi sta mettendo in croce. BLASCO: Ma non si preoccupi. Il cognome di suo marito?ARLOMEDE: Boccassini.BLASCO: È parente di Ilda Boccassini?ARLOMEDE: Sì, è il fratello.BLASCO: Ah, è il fratello di Ilda Boccassini, va bene. ConoscoIlda.ARLOMEDE: La conosce?BLASCO: Sì perché poi mia cognata Anna…ARLOMEDE: Ah, la conosco benissimo: siamo stati insieme adIschia spesso. Il mondo è piccolissimo dottore.BLASCO: È piccolissimo, ho sentito Boccassini, mi sono ricor-dato.ARLOMEDE: Allora, se lei conosce la pignoleria della famiglia,mi può solo compatire.BLASCO: Sì, posso sicuramente produrre ottima testimonian-za nel caso lei voglia far valere le sue ragioni e diritti.ARLOMEDE: La posso citare quale teste.BLASCO: Quando vuole. Allora senta, domani mattina, quandovuole, il cognome m’è molto noto, dice che ha un appunta-mento con me. Non v’è dubbio alcuno, dalle 9.30 in poi, maad ogni buon fine, per caso, per avventura mi debba muove-re, ma non credo, si fa precedere mezz’ora prima da…ARLOMEDE: Da una telefonata.BLASCO: Sul portatile, il mio portatile. È sempre acceso.ARLOMEDE: Sì, perfetto. La ringrazio moltissimo.BLASCO: Non ho fatto nulla, arrivederla. ARLOMEDE: Grazie, buona sera.
    Telefonata n. 351, ore 10:20, in entrata.BLASCO: Pronto?BOCCASSINI: Ciao Ennio, sono Marcello Boccassini. Sei occu-pato?BLASCO: No. Dunque Marcello, dovresti telefonare, aspettache ti dò il numero al signor Antonio Di Vicino che si staoccupando della vicenda, gli dai quella busta dove c’eranoquei provvedimenti al Comune di Napoli.BOCCASSINI: Antonio, come si chiama Antonio?BLASCO: Di Vicino, ti debbo dare il numero.BOCCASSINI: Sai perché Ennio, perché due scadono il 5 aprileper quanto riguarda il termine di impugnazione, però mipare che si può avere il certificato di avvenuta prescrizione.BLASCO: Aspetta un secondo solo.BOCCASSINI: No, mi sto un po’ preoccupando altrimenti nonposso fare più niente, hai capito!BLASCO: Aspetta un momento solo che devo trovare “DiVicino”, allora 033 … allora gli telefoni… le carte.BOCCASSINI: Lui ti ha accennato qualche cosa?BLASCO: No, non mi ha accennato nulla, però mi ha detto chevoleva parlami e purtroppo, dammi il tuo recapito perchého perduto il tuo recapito.BOCCASSINI: Sì, 03…BLASCO: Allora ho evitato di telefonare a Diego Marmo persaperlo, perché poi me ne sono scordato. Allora 03…BOCCASSINI: 03 …BLASCO: Perfetto, in maniera tale che adesso conosco il tuonumero e ho la possibilità in te. Allora telefona ad AntonioDi Vicino e poi eventualmente mi fai sapere.BOCCASSINI: Va bene, grazie Ennio.BLASCO: Un abbraccio. Ciao.In un’altra telefonata lo stesso viceprefetto ed altro interlocutore si salutano con espressioni tipo “Brutto ricchione” o, in riferimento a un magistrato donna,sprofondano nel gallismo da bar: “… così quella ti telefona, dal momento cheè anche una ragazza graziosa, può darsi che nasce qualcosa …”.Processo per eresiaSì, è un processo per eresia, perché Cordova è il primo magistrato ita-liano che abbia posto al CSM un quesito insolito e devastante, avendodomandato se i magistrati che si fossero qualificati politicamente, o fosse-ro stati da altri qualificati senza una loro smentita, dovessero astenersiqualora chiamati a indagare o a giudicare su persone appartenenti allastessa area politica (o partitica) o a quelle contrapposte.Questo, unito al delitto d’aver aver assimilato le correnti togate allapartitocrazia, costituisce la sua grande devianza. Altro che burocrati-smo accentratore.Gli avvocati potrebbero certamente muovere una serie di critiche moti-vate, e così alcuni dei suoi indagati, ma i colleghi in realtà non gli rimpro-verano se non di essere davvero autonomo, indipendente, quindi incon-trollabile e pericoloso per il successo delle resistenze sul Piave.Io stesso avrei un mio cahier de doléance da sottoporre al procuratore,come ad esempio l’inchiesta calabrese sulla massoneria, finita in nulla.Ma non è per queste cose che il CSM lo vuole distruggere.Del resto, se dovessimo valutare i fallimenti di altri procuratori dellarepubblica, più protetti e più venerati, quante incompatibilità si dovrebbe-ro sanzionare sulle spalle di Giancarlo Caselli, dopo il disastro dei proce-dimenti – Andreotti per tutti – da lui avviati in Sicilia?Quali sarebbero le colpe di Cordova?Ha insabbiato qualche procedimento? No, mai.Ha favorito qualcuno, usando due pesi e due misure? No, mai.S’è messo a sproloquiare ogni giorno, come altri procuratori degli anniNovanta? No, mai.Ha evocato cataclismi e un suo conseguente ingresso a palazzo Chigi?No, mai.È poco presente, indolente, accidioso? No, anzi.
    E allora che c’è, a parte l’aver indagato a 360 gradi, finanche sullanomenklatura rossa?E perché nessuno spende mezza parola sul fatto che il procuratore hainferto colpi durissimi alla camorra? C’è che è molto esigente, vorrebbe rigore, impegno, sudore, e fa senti-re in giro la sua volontà di controllare la “produttività” dell’ufficio: auto-nomi e indipendenti sì, magari per fare meglio e di più, non per gingillar-si, tradendo le attese dei cittadini. È vero, ha un carattere duro, spigoloso, non conciliante, ma non è que-sto il problema, visto che lo sapevano fin dal 1993.Sarebbe da maramaldi citare le decine di giudizi encomiastici ver-balizzati a palazzo dei Marescialli – spesso accademia di adulazionireciproche pronte a essere rimangiate – proprio sulle sue capacitàorganizzative:… mole enorme e esponenziale complessità del lavoroespletato dalla procura della Repubblica di Napoli sotto ladiuturna attività di direzione, impulso e coordinamento …Il dott. Cordova … ha condotto la procura a un’efficienzaorganizzativa mai raggiunta in passato … indubbia qualitàper l’esercizio di funzioni direttive anche di primissimolivello (6 dicembre 2000).Il CSM è fatto così: dall’arte adulatoria – la più pacchiana – può passa-re facilmente all’atto d’accusa.Ecco il modello archetipico degli addebiti:Roma, li 20.12.2002CSM – Prima Commissione Referente n. 11/RR/2001Al dott. Agostino Cordova Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di NAPOLIQuesta Commissione, nella seduta del 19 dicembre 2002, hadeliberato di aprire nei Suoi confronti la procedura di trasfe-rimento d’ufficio … per aver tenuto comportamenti lesivi delprestigio, dell’autorevolezza e delle funzioni di procuratoredella Repubblica … e contrari ai doveri di ufficio imposti dal-l’ordinamento giudiziario. … Inoltre da tali comportamentisono risultati gravi e ripetuti conflitti con i magistratidell’Ufficio e con le istituzioni giudiziarie del distretto, conl’effetto di determinare un’incompatibilità con la sede diNapoli e con le funzioni di procuratore della Repubblica.1. Ella ha rivelato inadeguate capacità di direzione e diorganizzazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, emerse particolarmente a seguito del-l’unificazione degli uffici di procura:1.1. ha realizzato un’impostazione eccessivamente forma-le e macchinosa dell’attività dell’Ufficio, concretizzatasi:nell’instaurazione di un rapporto con i magistratidell’Ufficio fondato prevalentemente su note e rispostescritte; nella adozione di un ingente numero di circolari edi ordini di servizio; nella predisposizione di penetranticontrolli di natura prettamente formale sull’attività delpubblico ministero. Di conseguenza i magistratidell’Ufficio sono stati gravati dell’osservanza di una com-plessa e mutevole normativa interna, dell’esecuzione dinumerosi e onerosi adempimenti, e dell’osservanza di pre-scrizioni suscettibili anche di interpretazioni tali da impor-re ai magistrati comportamenti inesigibili a causa dellemodalità organizzative previste;1.2. ha realizzato un assetto organizzativo dal quale sonoscaturiti rilevanti sperequazioni nei carichi effettivi dilavoro dei singoli magistrati, nonché nel lavoro delle singole sezioni;1.3. non ha adottato – fino all’emanazione dell’o.d.s. n.28/2002 del 14 marzo 2002 – moduli organizzatori adegua-ti alla gestione delle sopravvenienze e, segnatamente, deiprocedimenti suscettibili di rapida definizione, determi-nando così, anche alla luce dell’ingente numero di proce-dimenti pendenti presso la ex procura circondariale almomento dell’unificazione, un ulteriore rilevante aggraviodel carico di lavoro dei sostituti;1.4. ha introdotto un farraginoso meccanismo finalizzatoall’impugnazione delle sentenze che, seppur motivato dal-l’esigenza reale e obiettivamente esistente di sviluppare talesettore di attività del suo ufficio, generava da un lato disper-sione di attività e di energie dei magistrati, e dall’altro sotto-poneva l’attività di alcuni procuratori aggiunti al controllo dialtri procuratori aggiunti o addirittura di sostituti.2. Ha attuato una direzione dell’Ufficio fortemente accen-trata, riducendo il ruolo dei procuratori aggiunti a un’atti-vità meramente formalistica, essendo preposti in largamisura all’espletamento di attività amministrative e dicarattere routinario – come, ad esempio, l’apposizione diun enorme numero di “visti” – e ad altre attività di scarsorilievo, anziché ai precipui compiti di impulso e coordina-mento dell’attività dei sostituti.Tale impostazione si rivelava sintomatica di una spiccatatendenza formalistica e accentratrice nei rapporti internidi ufficio, incompatibile con le dimensioni dell’ufficio stes-so, con le esigenze di agilità e speditezza della sua azione,e con ripercussioni negative sull’efficienza della attivitàinterna e dell’azione esterna … La situazione sopra deli-neata determinava anche uno stato di forte disagio tra imagistrati della Procura di Napoli e l’assoluta mancanza di coesione tra gli stessi, così pregiudicando la necessariaserenità nella vita dell’Ufficio e l’efficace espletamentodell’attività inquirente, e in particolare:2.1. si sono determinate le condizioni per l’affermarsi ditendenze alla trattazione burocratica dell’attività inquiren-te, a discapito di approcci alla gestione del ruolo orientatiall’approfondimento dei temi di indagine e al confrontoprofessionale tra i magistrati finalizzato al miglior funzio-namento dell’Ufficio;2.2. di fatto sono state integralmente attribuite a responsa-bilità dei sostituti le difficoltà organizzative della gestionedel rilevante carico di lavoro;2.3. i poteri di vigilanza attribuiti al procuratore dellaRepubblica, anche in relazione alle molteplici incombenzesopra indicate, sono stati esercitati in maniera formalistica,per la moltiplicazione di iniziative finalizzate alla censura,così da determinare il diffondersi, tra un numero considere-vole di magistrati dell’Ufficio, della preoccupazione di esse-re costantemente esposti a tali iniziative censorie, preoccu-pazione gravemente pregiudizievole dei rapporti di fiducia edi collaborazione che devono intercorrere tra il procuratoredella Repubblica e i magistrati dell’Ufficio. Si è inoltre deter-minato il diffondersi, tra i magistrati dell’Ufficio, dellapreoccupazione che l’esercizio dei poteri di vigilanza sud-detto fosse di fatto condizionato da fattori esterni ai presup-posti di tale potere, quali l’avere espresso opinioni ovverosvolto osservazioni critiche, anche in sede di procedimentotabellare, sulla conduzione dell’Ufficio;2.4. in occasione di procedimenti di particolare rilievoteneva condotte improprie rispetto ai suoi doveri di procu-ratore della Repubblica, in un caso inviando al procurato-re generale una nota urgente con la quale esprimeva “per-plessità in relazione al contesto elettorale” circa l’esecu-zione di una misura interdittiva nei confronti di un candidato alle elezioni; in un altro (c.d. “dei Prefetti”) delegan-do il visto su richieste di misure cautelari ad aggiuntodiverso da quello tabellarmente previsto.3. Ella assumeva atteggiamenti di insofferenza e di delegit-timazione nei confronti delle procedure previste dalle cir-colari consiliari in tema di formazione dei criteri e del pro-gramma organizzatorio degli uffici di Procura, nonchédelle istituzioni giudiziarie del distretto preposte alla valu-tazione del suo operato: atteggiamenti pregiudizievolidella funzione e dell’immagine di trasparenza ed impar-zialità di tali procedure e di tali istituzioni. In particolare.1. in una memoria in data 1.6.1999, successiva alle riunioniche precedettero l’ordine di servizio n. 52199 del 5.7.1999:a) con riferimento alla indicazione della dott.ssaSanseverino, quale affidataria per la raccolta di firme delleosservazioni di alcuni sostituti, successivamente deposita-te in data 26.5.1999, parlava testualmente di “ignota pro-manazione e provenienza” di tale documento, espressionesintomatica di formale chiusura e di pregiudiziale, quantoingiustificata, diffidenza verso una iniziativa di alcunimagistrati del Suo Ufficio che pur si muoveva nei corretticanali istituzionali;b) qualificava l’interpello rivolto ai magistrati al fine diconoscere l’eventuale gradimento nell’assegnazione auna delle sezioni di indagine non come atto di una cor-retta procedura per la migliore allocazione delle risorse,ma quale “propria e personale manifestazione di traspa-renza e disponibilità”, espressione che sviliva il significa-to della partecipazione dei magistrati alle scelte organiz-zative dell’ufficio;c) qualificava le osservazioni critiche rivolte dai magistra-ti del Suo ufficio alle determinazioni in tema di composi-zione quantitativa delle singole sezioni quale tentativo di condizionare la composizione numerica delle sezioni “perassicurare equilibri interni”; espressione, questa, sia sinto-matica di una diffidenza di fondo rispetto a una iniziativache – come detto – si muoveva nel rispetto di prerogativetabellari, sia di per sé chiaramente allusiva a presunte eindimostrate ragioni di potere interno all’Ufficio poste abase dell’iniziativa stessa;3.2. in occasione del parere del Consiglio Giudiziario diNapoli relativo alla sua domanda per la nomina aProcuratore Nazionale Antimafia – parere dal contenutoampiamente positivo che, tuttavia, recepiva uno dei profi-li critici contenuti nel rapporto informativo del procurato-re generale di Napoli in data 18 novembre 2000 e, segna-tamente, quello concernente l’eccessiva burocratizzazio-ne della Procura di Napoli – Ella inviava al presidentedella Corte di Appello di Napoli una serie di note ingiusti-ficatamente lesive dell’immagine di trasparenza e impar-zialità del Consiglio Giudiziario. Trasmetteva copia di taliatti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sullamafia e, richiesto dal procuratore generale di conosceregli atti inviati a tale ultimo Organo, li inviava in una bustachiusa allegata a una missiva, nella quale rimetteva aldestinatario la decisione – e le conseguenti responsabilità– circa l’apertura della busta, così violando i doveri dileale cooperazione tra Uffici.4. Ella dimostrava scarsa sensibilità istituzionale nonfacendosi carico – ovvero totalmente ignorandolo – del-l’orientamento espresso dal CSM in relazione ad alcuniSuoi provvedimenti, che pur avrebbe dovuto assumererilievo per l’assetto organizzativo dell’Ufficio da Elladiretto. In particolare:4.1. dopo avere emanato l’ordine di servizio n. 39/2001 del2.4.2001, con il quale veniva istituito un “ufficio impugnazioni” senza rispettare la procedura prevista dalla circola-re del CSM in data 24 dicembre 1999, lo rendeva esecutivocon l’ordine di servizio n. 59 del 3.6.2001 nonostante ladelibera del CSM dell’ 11.4.2001 con la quale si statuivache anche il programma organizzativo dell’Ufficio dovevaessere sottoposto alla procedura sopra menzionata;4.2. nel corso di un’audizione pubblica dinanzi allaCommissione Parlamentare Antimafia in data 7 maggio 2002rendeva dichiarazioni circa vicende concernenti alcuni magi-strati della Procura della Repubblica di Napoli, già oggetto diSue segnalazioni agli organi competenti, di cui Ella afferma-va di ignorare l’esito, nonostante da mesi – almeno per quan-to riguarda il CSM e relativamente alle segnalazioni nei con-fronti dei dottori Borrelli e Cantone – Le fossero stati comu-nicati i provvedimenti di reiezione delle Sue richieste di inse-rimento nei fascicoli personali dei carteggi intercorsi con imedesimi e contenenti note di biasimo.5. Per effetto dell’impostazione da Ella data alla organizza-zione e alla conduzione dell’Ufficio (che ha evidenziatouna scarsa capacità di interagire con i magistrati dell’uffi-cio e con le istituzioni giudiziarie) veniva a crearsi unasituazione di forte contrasto all’interno della Procura dellaRepubblica di Napoli.In tale contesto Ella affermava (anche in interviste giorna-listiche) l’esistenza, all’interno del Suo ufficio, di un’oppo-sizione nei Suoi confronti, generata da motivazioni di natu-ra politica o “associativa” contrastanti con la Sua totaleindipendenza, attribuendo così un indebito carattereextragiurisdizionale all’attività di molti magistrati del Suoufficio, con una conseguente valutazione di non imparzia-lità. In tale contesto Ella rilasciava un’ampia intervista indata 21 novembre 2001 al quotidiano “Il Giornale” pro-spettando una chiave di lettura del disagio di gran parte dei magistrati del Suo ufficio come ascrivibile esclusiva-mente a motivazioni ideologiche o politiche o legate all’ap-partenenza a determinate correnti associative, e non inve-ce a una naturale dialettica interna di ufficio attivatamediante canali strettamente istituzionali; fatto, questo,che contribuiva a generare e alimentare ulteriore discre-dito alla credibilità e all’immagine di imparzialità dellaProcura della Repubblica di Napoli …Da notare, tanto per farsi quattro risate sulla attendibilità del CSM, chelo schema organizzativo di Cordova – il procuratore con “inadeguatecapacità di direzione e di organizzazione” – non solo venne lodato dalConsiglio, ma venne indicato alle varie procure d’Italia come modello distrategia e di metodo.Il soviet a palazzo di giustiziaDal CSM non mi aspetto mai e poi mai nulla che abbia rigore logico,obbiettività, sensatezza e positività. Poco tempo fa i grandi decisori hanno mandato assolto un pm che com-mise la quisquilia di tenere una persona dietro le sbarre per oltre un mesesenza la convalida del gip. Quella sorta di sequestro di persona non è stato sanzionato neppurecon un buffetto. In ultimo, poi, da vera illegale e anticostituzionale Terza Camera, que-sto CSM si è permesso di censurare il presidente del Consiglio. Ed è vera-mente deprimente per le nostre istituzioni che il premier – chiunque essosia – sia chiamato, per così dire, a rispondere non alla Camera o al Senato,ma a un organo amministrativo.D’altro canto quando l’ANM, un sindacato di categoria, viene ricevutoal Quirinale, mentre tale privilegio non è ampliato ai sindacati dei fornaie dei postini, vuol dire che la Costituzione materiale corre lontana erischiamo tutti di perderla di vista. Mi sembra grave, infine, che all’interno della Casa delle Libertà non si sia fin qui registrata una reazione adeguata al caso Cordova.Verrebbe da dire, parafrasando Georges Clémenceau, che la politicagiudiziaria è faccenda troppo delicata per lasciarla gestire a quanti nellaCasa delle Libertà – e non sono pochi – non possiedono l’occhio per coglie-re la valenza politica delle cose giuridico-amministrative.Infatti, al di là del giudizio che ognuno è libero di dare su Cordova, laposta in gioco va ben al di là della vicenda personale: si tratta di impedi-re che i palazzi di giustizia del nostro paese siano resi non solo di fatto,ma anche di diritto, tali e quali le redazione dei giornali degli anniSettanta, con tanto di comitato di redazione autorizzato a cambiare i tito-li, a censurare le notizie, a intimidire i dissenzienti e, soprattutto, a deci-dere chi deve dirigere la testata.Il “c.d.r.” di procura o di tribunale va soffocato in culla, perché non sipuò far passare il regime assembleare: c’è poco da scherzare con i soviet.Non si può, dunque, lasciar correre e disinteressarsi della sorte di Agostino Cordova.

    da
    Il Giusto Processo
    Le ragioni di Agostino Cordova
    Pagina 23

 

 

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