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    SENATORE di POL
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    Predefinito Le verità dell'ex premier Palestinese Abu Mazen

    da www.israele.net

    "
    Il settembre nero di Abu Mazen

    16 settembre 2003

    Gran parte del discorso tenuto una decina di giorni fa da Mahmoud Abbas (Abu Mazen) durante una riunione a porte chiuse del Consiglio Legislativo palestinese circa mezz'ora dopo aver consegnato a Yasser Arafat le sue dimissioni da primo ministro, verteva sulla questione del controllo sui servizi di sicurezza palestinesi e sul disarmo di Hamas e Jihad Islamica, le due questioni che hanno angustiato Abu Mazen per tutto il tempo del suo incarico di governo.
    Israele, Stati Uniti e la comunita' internazionale facevano forti pressioni perche' Hamas e Jihad Islamica venissero finalmente contrastate. I paesi occidentali, in particolare, nutrivano enormi aspettative sulla capacita' di Abu Mazen di unificare [come prevede la Road Map] e mettere sotto controllo i vari servizi si sicurezza palestinesi, sottraendoli al controllo di Arafat dal suo quartiere generale Muqata a Ramallah. Ma si trattava di illusioni.
    Abu Mazen riusci' ad assumere il controllo della Forza di Sicurezza Preventiva Palestinese, della polizia civica (la cosiddetta "polizia blu") e dell'apparato di difesa civile. In pratica Abu Mazen e, indirettamente, Israele e Stati Uniti acconsentirono che la maggior parte delle forze armate palestinesi, in particolare la Sicurezza Nazionale, l'Intelligence militare, Forza 17 e i Servizi di Sicurezza Generale, restassero sotto il controllo di Arafat.
    Nel suo discorso in occasione delle dimissioni, Abu Mazen per la prima ha fatto luce su questo tema, mostrando chiaramente l'abisso che c'era fra le aspettative dell'occidente e i suoi veri progressi. E l'ha fatto in modo eccezionalmente franco.
    "Molti dicono che volevo prendere il controllo delle forze di sicurezza, strappandole ad Arafat - ha detto - ma sono menzogne. Non e' accaduto nulla del genere. Io non ho chiesto neanche uno di questi apparati di sicurezza. Quello che ho detto e' che bisogna unificare gli sforzi dei servizi di sicurezza, non i servizi stessi. Tutto cio' che si chiedeva era un coordinamento tra le organizzazioni, niente di piu'. La legge su cui si fonda il governo palestinese afferma che solo gli apparati di sicurezza interna sono sotto il controllo del primo ministro. Tutto cio' che chiedevamo era di coordinare i servizi fra loro. Quando gli americani chiedevano l'unificazione delle forze, noi respingevamo la richiesta. Non sono io che ho accettato all'inizio la Road Map - ha continuato Abu Mazen - Lo fece Saeb Erekat a nome dell'Autorita' Palestinese il 20 dicembre 2002. E la Road Map dice che tutti i servizi devono essere sotto il controllo del primo ministro. Tuttavia noi abbiamo superato l'ostacolo insito in questa contraddizione. La Road Map chiede anche di colpire le organizzazioni [Hamas e Jihad Islamica], e noi abbiamo superato anche questo ostacolo perche' non potevano accettare di cadere in questa trappola e non volevamo una guerra intestina . Arafat controlla tre quarti degli apparati di sicurezza e rifiuta qualunque coordinamento tra loro e il resto dei servizi, che sono sotto il controllo del governo".

    Abu Mazen ha poi spiegato di non essersi opposto di fatto, ma anzi d'aver accettato le direttive di Arafat su questo argomento. E ha chiarito che anche quando Arafat creo' il Consiglio di Sicurezza Nazionale, che avrebbe dovuto fissare la strategia dell'Autorita' Palestinese, egli non vi si oppose.
    Circa la "hudna" (tregua provvisoria e condizionata), annunciata per prevenire un sanguinoso scontro interno palestinese, Abu Mazen ha detto: " Per la prima volta nella storia del popolo palestinese arrivammo a una hudna per difendere noi stessi da una guerra civile, perche' l'alternativa e' la distruzione dell'Autorita' Palestinese e io non voglio distruggerla. Trattammo le organizzazioni [Hamas e Jihad Islamica] come correnti di un'unica societa' palestinese nella quale vi sono islamisti, laici e nazionalisti . Hamas e Jihad erano disposti a seguirci in questo approccio e chiunque vorra' governare dovra' seguire questa strada. Israele e americani non volevano la hudna, ma li abbiamo costretti ad accettarla. Spiegammo loro che non c'e' altra via, sebbene la Road Map che avevamo accettato non lasci spazio ad altro che allo smantellamento e alla distruzione delle cosiddette strutture del terrorismo . Ma superammo anche questo ostacolo, e con esso la minaccia di una guerra civile ".
    Nel suo discorso di dimissioni Abu MAzen ha poi spiegato che la rottura piu grave si ebbe dopo l'attentato del 19 agosto su un autobus di Gerusalemme (21 morti, poi saliti a 23) e con la richiesta al governo palestinese di agire immediatamente contro Hamas e Jihad Islamica. L'attentato lo colse proprio nel momento piu' delicato dei suoi incontri con gli uomini della Jihad Islamica a Gaza. Racconta Abu Mazen: " Fu imbarazzante. Convocai una riunione di gabinetto a Gaza, durante la quale si presero diverse decisioni, in particolare che il governo palestinese necessitava del sostegno di Yasser Arafat per poter agire ". Secondo Abu Mazen, uno dei ministri in quella riunione gli chiese: "Siamo forse un prolungamento dei coloni? Siamo forse l'opposizione alla dirigenza di Arafat?", e continua: "Non c'e' altra possibilita' se non quella di trovare una formula per coordinare gli apparati di sicurezza in modo tale che possano affrontare le organizzazioni sul campo. Non e' logico che i servizi non concordino fra loro su nulla".
    Abu Mazen ha anche raccontato come successivamente abbia convocato a Gaza i capi dei vari servizi per un incontro. "Chiesi loro di ordinare perlomeno un allarme per salvare quello che restava [del cessate il fuoco], ma essi risposero: non possiamo" .
    Secondo Abu Mazen, un'altra decisione fu quella che l'Autorita' Palestinese facesse dei passi concerti sul terreno e che si dovessero sottoporre delle raccomandazioni in questo senso a Yasser Arafat, a Ramallah. Ha raccontato come si fosse incontrato con alte personalita' a Ramallah, ma il risultato di questi contatti fu che "la dirigenza a Ramallah diffuse un dichiarazione, ma era una di quelle dichiarazioni che vengono diffuse periodicamente e che non significano assolutamente nulla".
    Nelle ultime settimane di governo si apri' una crisi di potere grave ed esplicita tra Abu Mazen e Arafat. Per chiarire quanto il suo governo fosse diventato marginale, Abu Mazen ha raccontato un episodio che illustra la sua impotenza di fronte ad Arafat e l'atteggiamento di Arafat verso di lui. Racconta dunque Abu Mazen che, dopo l'attentato a Gerusalemme, Arafat tenne una riunione del Comitato Centrale dell'Olp, un organismo da cui Abu Mazen si era dimesso in una precedente occasione. In quella riunione vennero avanzate due proposte. La proposta di Nabil Sha'ath era che Arafat nella sua qualita' di capo delle forze palestinesi nominasse suo vice il generale Nasser Yussef con l'incarico di coordinare le attivita' di tutte le forze. L'altra proposta era che Yussef venisse nominato ministro degli interni con incarico sulla sicurezza nazionale [rimpiazzando di fatto il ministro Mohammed Dahlan]. "Nabil Sha'ath venne da me e mi presento' le due proposte. Gli dissi che entrambe erano accettabili, senza liti o discussioni. Sha'ath se ne ando'. Dopo quindici minuti mi telefono' per dirmi che Arafat rifiutava e che non era disposto ad accettare condizioni da me. Forse che io avevo posto delle condizioni? Tutto cio' che avevo detto sull'argomento era: mi vanno bene entrambe le proposte. Dopodiche' sono andati avanti a discutere, e ho capito che non c'era accordo fra loro sulla questione".
    Fondamentalmente Abu Mazen ha spiegato, con il senno di poi, come le decisioni venissero prese alla Muqata e dall'Olp, e come solo successivamente lui ne venisse informato. Evidentemente egli stesso aveva preso atto del fatto che il governo non sarebbe durato, ma cerco' ugualmente di rappezzare le cose con Arafat facendo concessioni su temi che in realta', di fatto, gli erano gia' stati sottratti. E cosi' accetto', dice, una serie di diktat che gli vennero notificati a cose fatte dalla commissione che funzionava da collegamento tra lui e Arafat. Uno di questi fu l'esistenza del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che Arafat aveva creato accanto al governo guidato da Abu Mazen, fissando persino il numero dei suoi membri. Il Consiglio, presieduto da Arafat, venne creato allo scopo di dettare la politica di sicurezza ad Abu Mazen e a Dahlan, ma dal discorso di dimissioni di Abu Mazen sembra che non ci fosse bisogno di dettare alunche' e che egli semplicemente ne accettasse le disposizioni: "Non ero presente alle discussioni sul Consiglio, ma mi venne detto che avevano raggiunto un accordo".
    Sui negoziati con Israele e il modo in cui furono condotti, nel suo discorso di dimissioni Abu Mazen ha spiegato in modo molto franco che, nonostante i suoi quattro incontri con il primo ministro israeliano Ariel Sharon e i contatti attraverso altri canali, "questi negoziati non sono affar mio e io non vi ho nulla a che fare . Non c'erano differenze d'opinione su questo".
    […] Abu Mazen ha concluso il suo discorso con amarezza, mettendo in ridicolo quella che ha definito la "paranoia" di Arafat. Nel novembre 2002, ha raccontato, quando si stringeva l'assedio ad Arafat e l'esercito israeliano, che aveva distrutto quasi tutti gli edifici della Muqata, sembrava accingersi a colpire l'unico edificio rimasto intero dove si trovava Arafat con i suoi uomini, ad Abu Mazen fu chiesto di capire dagli israeliani cosa intendessero fare e di cercare una via d'uscita. Egli dice d'aver chiamato l'allora ministro della difesa israeliano Binyamin Ben-Eliezer e di avergli chiesto di incontrare Arafat alla Muqata. Ben-Eliezer si prese qualche tempo per rispondere. Nel frattempo, continua Abu Mazen, egli decise di incontrare membri della dirigenza palestinese in un appartamento a Ramallah per vedere come impedire che venisse fatto del danno ad Arafat. Secondo il racconto di Abu Mazen, le persone convenute avanzarono vari suggerimenti e li misero per scritto. "Presi nota di varie idee e, siccome non potevo entrare alla Muqata, le mandai per fax. Per tutta risposta ricevetti un fax dalla Muqata intitolato 'gente abominevole'. Hani al-Hassan [un collaboratore di Arafat che si trovava con lui all'interno dell'edificio] scriveva come se cio' che avevamo fatto fosse stato un tentativo di far cadere Arafat e prendere il suo posto. Pochi giorni dopo alcuni uomini armati fecero fuoco contro l'abitazione di Nabil Amr, allora membro del Consiglio Legislativo, come se egli fosse stato uno dei 'cospiratori' contro il regime palestinese. Ma il giudizio lo dara' la storia".
    Il vero e proprio atto d'accusa di Abu Mazen non si e' fermato qui. Dopo aver ricordato d'aver nominato Nabil Shaat ministro degli esteri, l'ex primo ministro palestinese ha detto d'aver chiesto ad Arafat di affidare a quest'ultimo la responsabilita' delle delegazioni Olp (di fatto ambasciate dell'Autorita' Palestinese), togliendola a Faruk Kaddumi, un dirigente estremista che e' sempre rimasto in esilio perche' contrario alla pace di Oslo. Arafat si e' guardato bene dal farlo. "La vittima di tutto questo e' la diplomazia palestinese - ha accusato Abu Mazen - perche' non si puo' prendere alcuna iniziativa. Vogliamo sapere quale è il nostro mandato. Le ambasciate non sono sotto la nostra responsabilita'. Allora perche' abbiamo un ministro degli esteri? Lo stesso vale per i governatori. Allora a cosa serve il ministro dell'interno? Un ministro non puo' nominare il suo vice senza l'approvazione del presidente. I ministri non hanno alcuna autorita' su chi e' assunto e licenziato. Tutto dipende dal presidente".
    Abu Mazen dice d'aver cercato di portare l'eta' della pensione a 60 anni in modo da svecchiare un apparato ispirato al piu' scandaloso nepotismo: "Possiamo permetterci di far lavorare nello stesso ministero nonno, figlio e nipote quando abbiamo 18mila laureati?", ha chiesto.
    "Abbiamo preso delle decisioni su alcune tasse imposte dall'Autorita' palestinese, per oltre il 15% - ha continuato Abu Mazen - Non so dove vadano a finire questi fondi. Quando ho cercato di cancellare le imposte, mi hanno detto: 'Tu danneggi l'intifada'. Ma cosa c'entrano le tasse con l'intifada?". Si tratta probabilmente di denaro finito nelle tasche di Arafat.
    Abu Mazen e il ministro delle finanze Salem Fayyad hanno cercato di mettere fine alla pratica dei monopoli gestiti da alcuni personaggi di primo piano: "Abbiamo cancellato quello della benzina e il bilancio e' cresciuto di 6 milioni di dollari al mese. Ogni anno sono stati rubati in questo modo 72 milioni di dollari".
    Un altro nodo che Abu Mazen ha provato a sciogliere e' stato quello dei salari della sicurezza. Da anni il denaro, in contanti, viene consegnato ai capi degli apparati che lo distribuiscono sempre in contanti in base alla loro discrezione. Un sistema di corruzione che pone fuori controllo migliaia di agenti e favorisce la nascita di corpi separati. "La questione non e' stata risolta - ha denunciato - e il risultato e' che le persone che ricevono benefici illegali sono ancora in carica".
    Tra i responsabili della situazione, secondo Abu Mazen, figurano anche i mass-media palestinesi: "Tutti i media del mondo hanno dato notizia del mio incontro con Colin Powell - ha ricordato - Solo la nostra tv non ha trasmesso nulla. Ho chiesto spiegazioni e mi e' stato detto che c'erano delle istruzioni", in altre parole una disposizione di Arafat. E quando Abu Mazen si e' recato alla Casa Bianca, ricorda Ha'aretz, la tv palestinese ha preferito trasmettere un film su una danzatrice egiziana .
    "


    Shalom!!!!

  2. #2
    SENATORE di POL
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    da www.israele.net

    " Rimuovere gli ostacoli per arrivare alla pace

    16 settembre 2003

    "Non vi potra' essere pace finche' i terroristi manterranno la loro capacita' di seminare distruzione". Lo ha dichiarato lunedi' il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom parlando con la stampa estera. L'Autorita' Palestinese, ha spiegato il ministro, deve prendere finalmente la decisione strategica di disarmare e smantellare le strutture del terrore.
    Shalom ha ribadito che Arafat costituisce un ostacolo alla pace, ma ha anche spiegato che la recente decisione del governo di Gerusalemme di "rimuovere questo ostacolo" non comporta il mandato di agire immediatamente. Shalom ha detto d'essere in contatto con altri ministri degli esteri in tutto il mondo e che prende in seria considerazione le loro opinioni sulla questione. Rispondendo alla domanda di un giornalista, il ministro degli esteri israeliano ha messo in chiaro che l'opzione di uccidere Arafat non e' la posizione politica del governo d'Israele.
    Shalom ha specificato che il neo primo ministro palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) sara' giudicato sulla base delle sue azioni, delle sue prese di posizione, dei ministri che nominera' nel governo e delle politiche che perseguira'. Se Abu Ala si rivelera' niente di piu' che un esecutore degli ordini di Arafat, ha specificato Shalom, allora ci troveremo di fronte agli stessi identici problemi del passato. Se invece sapra' essere indipendente e usera' tutte le risorse a sua disposizione per combattere il terrorismo, allora trovera' in Israele un interlocutore disponibile. Tuttavia, secondo Shalom, Abu Ala "sembra meno indicato di Abu Mazen, perche' sa bene che tutto il suo potere dipende da Arafat".
    Il ministro Shalom ha anche ricordato i crescenti legami fra Israele, Unione Europea e mondo arabo e ha detto che Israele intende sviluppare ulteriormente tali relazioni.

    (Ha'aretz, 15.09.03)
    "


    Shalom!!!

  3. #3
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    e pensare che allo sputacchiatore hanno dato il nobel per la pace! (certo che hanno dato il nobel anche a dario fo, quindi non c'è molto da stupirsi)

  4. #4
    SENATORE di POL
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    da www.israele.net

    " Shalom: "Appoggiare Arafat contraddice gli sforzi di pace"

    23 settembre 2003

    "Dieci anni sono passati da quando Arafat promise solennemente di porre fine al conflitto con Israele in modo pacifico. Da allora, 1.126 israeliani sono stati uccisi in piu' di 19.000 aggressioni terroristiche, tra cui 102 attentati esplosivi suicidi". Lo ha detto il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom parlando lunedi' davanti a una ventina di capi di stato presenti alla Conferenza internazionale dell'Onu sull'anti-terrorismo. "In proporzione, sarebbe come se il terrorismo avesse ucciso 56.000 persone negli Stati Uniti - ha aggiunto Shalom - Questo massacro deve cessare".
    Denunciando la recente risoluzione (non vincolante) con cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ingiunto a Israele di ritirare la minaccia di rimuovere Yasser Arafat, il ministro degli esteri israeliano ha sottolineato che "sostenere Arafat e' un atteggiamento che contraddice tutti gli sforzi di pace in Medio Oriente e la stessa battaglia mondiale contro il terrorismo. Anziche' unirsi nella difesa di Arafat, la comunita' internazionale dovrebbe unirsi nel sostenere l'interesse dei palestinesi di porre fine al terrorismo e di cooperare con Israele per costruire un futuro migliore".
    Israele in ogni caso ha liquidato la risoluzione come totalmente irrilevante. "Non e' il caso di agitarsi per ogni risoluzione dell'Assemblea dell'Onu - ha commentato domenica il primo ministro israeliano Ariel Sharon - L'Assemblea Generale non e' un organismo dove alberghi molta amicizia per Israele, ne' un atteggiamento equilibrato".

    (Jerusalem Post, 22.09.03)
    "

    Shalom!!!!

  5. #5
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    da www.giornale.it

    " Vita in Palestina sotto Arafat

    “Da noi palestinesi non si puo' mandare nessuno in pensione. Dove c'e' un altro posto al mondo dove uno e suo figlio e suo nipote e il bis nipote lavorano per lo stesso ministero. Mentre noi abbiamo ogni anno 18000 nuovi laureati che non trovano nessuno sbocco lavorativo.Tutte le volte che ho cercato di sollevare questo punto sono stato accusato di tradimento."
    Lo scrive Mahmud Abbas, ex primo ministro palestinese, in una pubblicazione semiclandestina e anonima che viene distribuite in questi giorni nei territori dell’Autorità nazionale palestinese.
    Lo rivela il sito israeliano ww.debka.co.il. Il volumentto di oche pagine contgiene alcune verità su quanto sta avvenendo otto il dominio di Yasser Arafat.
    " C'e' una cosa che si chiama : Comando palestinese unificato, - prosegue Abbas - presieduto da Arafat. Non voglio dire chi viene e chi partecipa alle riunioni di quest'organo.Ma quelli che lo fanno hanno deciso di appropriarsi del 15% del salario di ogni dipendente dell' autorita' palestinese, e questi sono piu' di 150 000. Cosi' quelli seduti al tavolo rubano al popolo 72 milioni di dollari ogni anno,e cosi' si sono fatti i monopoli della benzina, delle sigarette, del cemento,della carta e della farina. E' lecito chiedersi perche' requisiscono questi soldi e in favore di chi o cosa vanno ?
    " Voi dite che io sono una spia e un traditore.Posso sopportare queste accuse perche' so che sono false. Ma rispondetemi: Perche' l'unico aeroporto palestinese non appartiene all' autorita' palestinese ma all' Olp? Perche' il porto di Gaza non appartiene all' autorita' palestinese ma all ' Olp? Perche' Arafat pretende che i ministri palestinesi non possano avere nessuna autorita' sui loro subalterni? In quale altro posto al mondo esiste una situazione del genere?”.
    26 Set 2003
    "


    Shalom!!!

 

 

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