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VIVISETTORI: I MIGLIORI AMICI DELLE CAVIE?
Un'iniziativa da bloccare
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[...] E' scontato che esistono numerosi animali, per lo più sottoposti a sperimentazione meno cruenta, che possono e hanno il diritto ( e noi il dovere ) ad una vita il più possibile serena dopo aver superato comunque situazioni "disagevoli". Esiste invece una categoria di animali per i quali è prevista la soppressione, alla fine dell'esperimento, per effettuare necroscopie e ulteriori esami. Esiste un'altra categoria di animali che, una volta terminata una sperimentazione estremamente cruenta, debbono essere risvegliate per poche o più ore o giorni, in quanto ritenuto essenziale ai fini del buon esito della sperimentazione. Questi sono gli animali per i quali mi sono posto quel dubbio. Da ormai 25 mi occupo di malattie degli animali e specialmente di anestesia e terapia del dolore. Agli inizi della mia carriera ho anche frequentato un laboratorio dove si facevano sperimentazioni cruente sulle scimmie. Non dimenticherò mai i loro sguardi e la loro percezione ed elaborazione di quanto accaduto, nei giorni successivi alla sperimentazione. Fausto Orazi, persona colta e di grande sensibilità, afferma che il dolore, negli animali, è solo una condizione del presente e l'elaborazione dello stesso è completamente diversa dall'uomo. Non sono d'accordo. E' scontato che il cervello umano ha una capacità di elaborazione diversa da quella del cane o del gatto ( con i primati cominciamo ad essere molto vicini ), ma vi posso garantire che la memoria del dolore è elaborata a livello corticale anche nei roditori. Che poi sia piuttosto un riflesso pavloviano o una raffinata rielaborazione talamocorticale è importante certo, ma non toglie che gli animali conservino il ricordo di traumi, specie quando questi sono drammatici e devastanti. Ho visto delle scimmie "piangere"e, se non parlavano, posso giurare che nei loro sguardi c'era solo la voglia di abbandonarsi ad un sonno ristoratore. Quello eterno. Anche l'istinto di conservazione cede di fronte alle esperienze più terrificanti. Chi può affermare che quel gatto che ha subito la trapanazione del cranio e l'infissione degli elettrodi nell'ipotalamo per 1 mese (con realtive scariche elettriche ) non abbia lo sguardo spento e stia tutto il giorno fermo nel suo trasportino perche' un feroce mal di testa è divenuto martellante, insopportabile, continuo ? Quali incubi e mostri genera il buio o la luce o la vista del bianco ? Io, che faccio questo mestiere da 25 anni, non sono in grado di affermarlo con assoluta certezza e nel dubbio che quella vita, già insopportabilmente devastata, continui a soffrire le pene dell'inferno senza poterlo comunicare, scelgo per lui la dolce morte, il sonno ristoratore che ho visto implorare da quelle scimmie. L'animalismo estremista mi spaventa come tutti gli "ismi", Ho ancora la fotografia di un gatto con un carcino spinocellulare che una signora " animalista " ha voluto morisse di morte naturale. Gli ultimi giorni, il cancro aveva creato una voragine nelle ossa della mascella e dell'orbita. L'occhio era pendulo, attaccato nel vuoto al nervo oftalmico. Se lo si guardava controluce si vedeva "di là". Non ho idea del dolore che i nervi lesionati gli provocassero. Rispetto le opinioni di tutti, ma se questo è animalismo lo combatterò
sempre con la stessa fermezza con cui combatto la sperimentazione animale.
Oscar Grazioli
veterinario e giornalista del quotidiano "Libero"




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