Ferrara accusava Taorminadi lanciare dei messaggi trasversali... segnali recepiti molto bene... tant'è vero che ha potuto dire che aveva scherzato...
Leggere per credere..., dal Foglio di oggi
Il caso Taormina
Con questi metodi e persone la destra di governo ha il futuro alle spalle ...
Invece di lasciare l’avvocato Carlo Taormina, ineffabile e prezioso com’è, al suo lavoro legale, lo hanno fatto e disfatto parlamentare e sottosegretario all’Interno, poi supercommissario alla Telekom Serbia. Un giorno Taormina ce l’ha con Cesare Previti, e gli dà di delinquente per rivalità elettorali. Il giorno dopo diventa il suo avvocato difensore.
Un giorno vuole arrestare tutti, il giorno dopo si fa campione del garantismo. Un giorno si occupa di Cogne, il giorno dopo straparla su Ciampi. Questo valente ex capitano della Finanza, promosso statista nel contesto un po’ disordinato della Casa delle Libertà e dei divieti, ora si dimette da deputato dopo un’inchiesta di Repubblica che ritrae un sottobosco di piccoli conti Igor, con l’avvocato in un’apparente funzione centrale o quanto meno di raccordo.
Le sue dichiarazioni sono pazzotiche e insieme furbe, ammiccanti e messaggiose, trasversali e incomprensibili al vulgo, di cui noi commentatori militanti facciamo parte. Dice che ha danneggiato la sua parte politica, la maggioranza di governo e Forza Italia: se anche scherzasse, gli crediamo, perché è da tempo che lo pensiamo e lo scriviamo, senza scherzare. Ma in che senso e perché ora è lui a dirlo?
Che significa la sua ironica ammissione di essere il burattinaio?
A chi parla Taormina, e per conto di chi?
Boh! Forse, nel caso migliore, vuole smentire con gesti a effetto l’inchiesta dei redivivi D’Avanzo&Bonini, i due che non erano riusciti a insabbiare lo scandalo di sinistra da loro stessi incautamente denunciato, e indagato dagli Enzo Trantino con metodi politici ortodossi e imbarazzanti per l’establishment degli onesti; i due che ora vanno in brodo di giuggiole, perché la trasformazione di un’inchiesta politico-parlamentare in un immondezzaio nutrito dal peggiore sottobosco è precisamente quello che gli risulta utile.
Scompare nell’oscura vicenda delle calunnie personali malamente abborracciate il prezzo incongruo pagato per un affare da brividi, scompaiono i dinieghi pelosi e i “non sapevo” pronunciati da leader di sinistra che non hanno convinto nemmeno i loro Giampaolo Pansa, scompaiono le precise responsabilità della politica estera di Lamberto Dini, scompare la lunga teoria delle birichinate ben protette di una coalizione ulivista che rivendica per sé una strana aura di impunità a Roma e a Bruxelles.
Finché userà quei toni, quelle persone e quelle partiture giornalistiche di serie B al posto della politica, la destra di governo e il suo capo si devono scordare anche solo la possibilità di attingere l’efficacia, e devono rassegnarsi a un futuro dietro le loro spalle. Abbiamo difeso e difendiamo Berlusconi e la sua funzione storica nel decennio del giustizialismo codino all’italiana. Ma constatiamo con molto disappunto che gli riescono solo battaglie esistenziali, buone per lui e per il paese, per le quali abbiamo dato e daremo una mano.
Ma quando si diventa istituzionalmente immuni, e si comincia a riequilibrare il rapporto malato tra giustizia e politica, c’è un solo dovere: governare con coraggio, autorevolezza e fantasia. C’è il dovere di stare nelle istituzioni, stipulare compromessi e dare battaglia sempre e solo sulle cose serie, guadagnandosi non l’urlo dei tifosi, che cambia a ogni cambio di vento, ma il rispetto della comunità politica.
C’è il dovere di bonificare casa propria, liquidare il partito degli avvocati e degli araldi compiacenti, costruire un nuovo inizio in nome di interessi e idee che riguardino anche gli altri, i cittadini del paese che si governa. Per ora non si vede niente di tutto questo, non sventola più una sola bandiera per cui battersi, e il tempo fugge, se non è già scappato.
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Al cantar l'uccello...
B.




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