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Discussione: Il caso....

  1. #1
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    Predefinito Il caso....

    ....Taormina

    Invece di lasciare l’avvocato Carlo Taormina, ineffabile e prezioso com’è, al suo lavoro legale, lo hanno fatto e disfatto parlamentare e sottosegretario all’Interno, poi supercommissario alla Telekom Serbia.
    Un giorno Taormina ce l’ha con Cesare Previti, e gli dà di delinquente per rivalità elettorali.
    Il giorno dopo diventa il suo avvocato difensore.
    Un giorno vuole arrestare tutti, il giorno dopo si fa campione del garantismo.
    Un giorno si occupa di Cogne, il giorno dopo straparla su Ciampi.

    Questo valente ex capitano della Finanza, promosso statista nel contesto un po’ disordinato della Casa delle Libertà e dei divieti, ora si dimette da deputato dopo un’inchiesta di Repubblica che ritrae un sottobosco di piccoli conti Igor, con l’avvocato in un’apparente funzione centrale o quanto meno di raccordo.
    Le sue dichiarazioni sono pazzotiche e insieme furbe, ammiccanti e messaggiose, trasversali e incomprensibili al vulgo, di cui noi commentatori militanti facciamo parte.
    Dice che ha danneggiato la sua parte politica, la maggioranza di governo e Forza Italia: se anche scherzasse, gli crediamo, perché è da tempo che lo pensiamo e lo scriviamo, senza scherzare.
    Ma in che senso e perché ora è lui a dirlo?
    Che significa la sua ironica ammissione di essere il burattinaio?
    A chi parla Taormina, e per conto di chi? Boh!
    Forse, nel caso migliore, vuole smentire con gesti a effetto l’inchiesta dei redivivi D’Avanzo&Bonini, i due che non erano riusciti a insabbiare lo scandalo di sinistra da loro stessi incautamente denunciato, e indagato dagli Enzo Trantino con metodi politici ortodossi e imbarazzanti per l’establishment degli onesti; i due che ora vanno in brodo di giuggiole, perché la trasformazione di un’inchiesta politico-parlamentare in un immondezzaio nutrito dal peggiore sottobosco è precisamente quello che gli risulta utile.

    Scompare nell’oscura vicenda delle calunnie personali malamente abborracciate il prezzo incongruo pagato per un affare da brividi, scompaiono i dinieghi pelosi e i “non sapevo” pronunciati da leader di sinistra che non hanno convinto nemmeno i loro Giampaolo Pansa, scompaiono le precise responsabilità della politica estera di Lamberto Dini, scompare la lunga teoria delle birichinate ben protette di una coalizione ulivista che rivendica per sé una strana aura di impunità a Roma e a Bruxelles.
    Finché userà quei toni, quelle persone e quelle partiture giornalistiche di serie B al posto della politica, la destra di governo e il suo capo si devono scordare anche solo la possibilità di attingere l’efficacia, e devono rassegnarsi a un futuro dietro le loro spalle.
    Abbiamo difeso e difendiamo Berlusconi e la sua funzione storica nel decennio del giustizialismo codino all’italiana.
    Ma constatiamo con molto disappunto che gli riescono solo battaglie esistenziali, buone per lui e per il paese, per le quali abbiamo dato e daremo una mano.
    Ma quando si diventa istituzionalmente immuni, e si comincia a riequilibrare il rapporto malato tra giustizia e politica, c’è un solo dovere: governare con coraggio, autorevolezza e fantasia.
    C’è il dovere di stare nelle istituzioni, stipulare compromessi e dare battaglia sempre e solo sulle cose serie, guadagnandosi non l’urlo dei tifosi, che cambia a ogni cambio di vento, ma il rispetto della comunità politica.
    C’è il dovere di bonificare casa propria, liquidare il partito degli avvocati e degli araldi compiacenti, costruire un nuovo inizio in nome di interessi e idee che riguardino anche gli altri, i cittadini del paese che si governa.
    Per ora non si vede niente di tutto questo, non sventola più una sola bandiera per cui battersi, e il tempo fugge, se non è già scappato.


    il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Taormina il...

    ...pazzo?

    Roma. Carlo Taormina si è ridimesso. Si è dimesso da parlamentare di Forza Italia, e dunque da membro della commissione d’inchiesta sulla Telekom Serbia, come si era dimesso, nel dicembre del 2001, da sottosegretario all’Interno.
    Si è dimesso dopo aver letto il reportage di ieri della Repubblica, nel quale si raccontavano i fitti rapporti di Taormina (come avvocato) con alcuni dei testimoni sentiti anche da Taormina (come parlamentare) nei lavori della commissione.
    Testimoni dalle vite oscure, fumose, inquinate dalle inchieste a loro carico, dai rapporti trasversali e poco chiari.

    In mattinata, Taormina ha dichiarato, riservandosi toni straordinariamente oscillanti fra l’ironia, l’autodifesa e la minaccia, che “Repubblica ha ragione, mi autodenuncio, sono io il burattinaio”. “Se hanno detto il falso mi dovranno pagare”, ha poi detto, riferendosi a Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, i giornalisti di Repubblica, lasciando soltanto intuire che forse il falso lo
    hanno detto. “Credo di aver procurato un grave danno alla maggioranza”, ha concluso, lasciando intuire, forse, che la vicenda non è comunque del tutto chiara.
    Se ne va lasciando in sospeso l’ultima promessa, formulata venti giorni fa: “Ho delle carte su Telecom in Brasile che aprirebbero un caso più grande di quello serbo”.

    Tirano sospiri di sollievo non soltanto a sinistra.
    Nel dicembre del 2001, Taormina fu convinto a mollare il sottosegretariato all’Interno dopo essersi lasciato andare a uno degli orgasmi oratori che lo hanno recentemente reso celebre. Chiese il carcere per i magistrati milanesi che indagavano sulla Sme: “Sono stati commessi reati gravissimi. Si va in galera per molto meno”.
    Nei giorni precedenti aveva illustrato il suo programma politico: “Esagero se chiedo a Berlusconi di sorreggere il ministro Castelli se un giorno mandasse a casa quei venti magistrati che hanno infestato l’Italia?”. O meglio: “Si cominci a mettere in fila i nomi dei magistrati che hanno sbagliato a Milano, a Palermo, a Roma e Perugia e siano immediatamente processati”.
    Infine: “Io punto a liberare il paese da queste escrescenze”.
    Sessantatré anni, professore di procedura penale all’Università di Tor Vergata, capitano della Guardia di finanza, in quanto docente alla Scuola superiore di polizia tributaria, Taormina è diventato un eroe televisivo assumendo la difesa di Annamaria Franzoni nell’infanticidio di Cogne.

    Ma sui giornali cominciò a farsi strada all’inizio degli anni Ottanta, come legale del presidente della Roma Calcio, Dino Viola. E soprattutto in qualità di avvocato di una mezza dozzina di militari nel processo sulla strage di Ustica, e in particolare del generale Stefano Nardini; denuncerà i periti, secondo quella strategia di scontro frontale con gli uffici dell’accusa che sarà strepitosa durante gli anni di Tangentopoli. Con questo sistema – così poco in voga ai tempi del rito ambrosiano – sottrae il generale Giuseppe Cerciello (della Finanza) alla procura di Milano, riuscendo a trasferire il processo a Brescia. Per strategia processuale abbandonerà la tecnica nella difesa del democristiano Pino Leccisi, procurandogli una condanna alla quale l’impressione è che potesse sfuggire.

    Clienti celebri
    I suoi clienti sono stati molti e celebri: Giuseppe Ciarrapico, Antonio Gava, Bettino Craxi, Carlo Vizzini, Claudio Vitalone (omicidio Pecorelli), Giovanni Prandini. Poi Erich Priebke. Sempre con la sciabola in pugno. Difendendo Vitalone, disse che lo si voleva condannare per salvare il vero colpevole, Giulio Andreotti. Poi, dopo le dimissioni da premier di Massimo D’Alema, proporrà Andreotti come premier. E’ un po’ il costume di Taormina. Indicò in Cesare Previti il responsabile della sua mancata elezione nel ’96, poi ne assunse la difesa. Fu dalla parte di Antonio Di Pietro quando uscì il dossier del Sabato, attribuendone l’ispirazione a oscuri mandanti, poi parlò di un non meglio precisato ruolo dell’ex magistrato in un traffico d’armi partito da Messina. Vinse una causa contro Chicchi Pacini Battaglia, che aveva indicato in Taormina un uomo dei servizi segreti. Difese Salvatore Amendolito, mafioso, collaboratore dell’Fbi, quando costui indicò in Carla Del Ponte l’organizzatrice del falso attentato dell’Addaura, a casa di Giovanni Falcone. Denunciò i magistrati di Roma prima per la gestione del caso Marta Russo, poi per l’arresto di Alessandro Geri, nell’inchiesta per l’omicidio di Massimo D’Antona. Ogni volta annunciando sviluppi clamorosi, carte esplosive, verità che avrebbero scosso dalle fondamenta decine di palazzi.
    Ha indetto tre-quattro conferenze stampa per rivelare il vero nome del mostro di Cogne, perché sente spesso la necessità di dire la sua: “Sono un sorvegliato speciale dei colleghi”, “Berlusconi in politica danneggia il paese”, “I magistrati sono come la mafia e il terrorismo”.

    su il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Condanna a morte di un ingrato...

    Ferrara è "notoriamente" intelligente.

  4. #4
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    Predefinito La parola a...

    ...Trantino

    Roma. “…quando ci fu il famoso interrogatorio al carcere delle Vallette, e Taormina fece la domanda a Igor Marini su Ciampi, gli chiesi: ma che c’entrano queste domande, perché le fai? Risposta: devo fargliela pagare a Ciampi.
    Fu lui ad opporsi alla mia nomina a ministro Guardasigilli”. L’intervista del Foglio a Enzo Trantino, presidente della commissione Telekom Serbia, si apre con questa rivelazione.
    E non è poco.
    Perché intanto Carlo Taormina ha annunciato di volersi dimettere da deputato. Era stato dimesso da sottosegretario agli Interni, è rimasto a galleggiare tra i fumi del dire e del non dire e ora dice di sé “sono io il burattinaio” del pupo Marini Igor detto il Conte, va da sé.
    Eppure Enzo Trantino, presidente della commissione Telekom Serbia, è preso dai turchi davanti a questa carta calata dal suo ex commissario. Non crede al burattinaio né a orchestrazioni costruite altrove come continuano a sostenere le malelingue.
    Neppure che qualche avventato possa avere spinto in un passo falso il lavoro della commissione? “L’eccesso di qualcuno può avere inasprito il contesto, ma riversarlo su di me è come se per colpire un prete discusso si attaccasse la religione”.

    Dunque l’eccesso di qualcuno c’è stato. Il riferimento è sempre a Taormina o a qualche mestatore ancora sconosciuto? “Giuro sulla mia vita che non ho mai subodorato regie esterne. Marini è un fiume in piena che mitraglia nomi, dati e circostanze.
    Scrivere un copione per Marini è attività impossibile, specie se rapportata poi alla qualità del soggetto”. Intanto lo stesso Trantino, mastro avvocato, ieri ha dovuto leggersi un nutrito dossier di Repubblica corredato interamente delle sue “imprecisioni”.
    Presentato con uno sfottò che vuole essere anche un tormentone “il presidente gentiluomo”, il presidente della commissione viene accusato di essere un bugiardo.
    Aveva detto: “Paoletti ci ha portato da Marini”.
    Repubblica accusa: “Lo smentiscono i fatti”.
    E allora, come la mettiamo? Trantino risponde senza fermarsi. “Un attacco così duro e così impegnativo non si fa solo per gusto di polemica. Ricorro a Pascal: la politica ha delle ragioni che la ragione non conosce”. Perché insomma Repubblica ha rinnegato il suo stesso scoop? “Speravano che le nostre indagini si concludessero con la ricerca dei mediatori. Trenta miliardi di provvigione per un modesto lavoro hanno comunque legittimazione di introito. Noi invece siamo andati oltre ben sapendo che ci saremmo esposti a una fucileria schierata e agguerrita”.

    Il primo anonimo
    E come mai? “Quando arriva il primo anonimo con oltre un mese di ritardo (e questa la prova che non c’era regia, perché avremmo avuto invece notizia immediata) convochiamo Fabrizio Paoletti turbati da un documento che autorizzava un trasferimento di somme (512.000 dollari per trentasei settimane) con partenza Londra, stazionamento al Vaticano e conclusione a San Marino. Se fossimo rimasti indifferenti, nessun’altra spiegazione poteva esserci se non la collusione o l’incapacità professionale. Marini arriva in commissione, e il gruppo della nostra intelligence, adibita a questa funzione, ci fornisce elementi inquietanti in ordine alla presenza a vario titolo nello studio di Marini o, in relazione a Marini, di soggetti che non odoravano d’incenso.
    Interrogato Marini, io contesto a Paoletti diciotto nomi, alcuni dei quali finiti per merito nostro nelle inchieste dei magistrati torinesi: tra questi nomi, appunto, lo stesso Marini. Paoletti si accende e ci spiega, citando varie circostanze, che Marini era un suo nemico, un persecutore giudiziario, la fonte di tanti suoi guai.
    Un carabiniere ausiliario e non una commissione che si presuma autorevole per competenza avrebbe subito convocato Marini, perché il suo nome spiccava quale persona che avrebbe potuto meglio spiegarci le vicende poco trasparenti dell’avvocato Paoletti. Per dimostrare che non c’è stata alcuna fretta nel sentire ‘il manovrato’ Marini basta ricordare che il sedicente conte Igor viene convocato a quasi tre mesi di distanza dall’interrogatorio di Paoletti e sentito, per impedimento da malattia, circa un mese dopo e quindi a quattro mesi da quando il suo nome compare tra le carte.
    Alla fine dell’interrogatorio Marini si scatena e succede quel che a tutti è noto, con l’evocazione di quei tre nomi politici.
    Una osservazione: la corsa in Svizzera fu disposta per chiarire subito le cose. Non mi aspettavo gratitudine, ma processare la commissione che cerca responsabilità politiche e che è riuscita a rianimare un’azione giudiziaria, quella di Torino, per cui era stata chiesta l’archiviazione, mi pare l’opposto dell’onestà di intenti”. Nella caccia a Trantino, ci sono obiettivi trasversali? “In diritto si chiama aberratio ictus, si cerca di colpire uno e si spara su un altro”.
    La politica ha ragioni che la ragione non conosce.

    su il Foglio

    saluti

  5. #5
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    Predefinito

    Wè!
    Lo avverti tu Il Foglio che Taormina ha GIA' intascato il conquibus e, conseguentemente, ha ritrattato?


  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da MrBojangles
    Wè!
    Lo avverti tu Il Foglio che Taormina ha GIA' intascato il conquibus e, conseguentemente, ha ritrattato?

    -------------------------
    Bojangles è poco intelligente se considera necessario avvertire il Foglio del notoriamente intelligente Ferrara

  7. #7
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    Predefinito

    In origine postato da mustang
    -------------------------
    Bojangles è poco intelligente se considera necessario avvertire il Foglio del notoriamente intelligente Ferrara
    Non dovrebbe essere una novità, no?

    E' opinione comune in questo "ambito"; salvo censurare le mie "stupidaggini".
    Non è che danno un po' fastidio?


  8. #8
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    Predefinito Perchè mai qualcuno...

    ...farebbe la sciocchezza di censurare le "stupidaggini" di bojangles?
    Che sta imparando abbastanza bene la parte del piagnione lamentoso.

  9. #9
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    Predefinito Re: Perchè mai qualcuno...

    In origine postato da mustang
    ...farebbe la sciocchezza di censurare le "stupidaggini" di bojangles?
    Che sta imparando abbastanza bene la parte del piagnione lamentoso.
    Son mica tutti "duri" come te.
    Duro a tal punto che ti sei ridotto a fare esclusivamente i copia-incolla per i quali m'avete scassato le balle per due anni.
    Duro a tal punto che non vedo un tuo intervento in nessun'altro 3d se non i tuoi.

    Durissimo; una roccia...

 

 

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