Stan Goff è un veterano, un ex sergente, con un figlio soldato. Ha scritto due libri ed è ora membro dell’associazione BRING THEM HOME NOW! (riportiamoli a casa ora): http://www.bringthemhomenow.org/

Gli apologeti del gioco della guerra che Bush vuole fare in Iraq, il cui numero sta diminuendo dinnanzi alla dura realtà, hanno investito nel lavoro di allontanare due motivi di protesta: che la guerra in Iraq fosse per il petrolio, e che possano essere comparabili la guerra in Iraq e quella in Vietnam.
La guerra non è stata percepita come una liberazione, le storie merdose sugli scopi della guerra sono andati a quel paese quando non ha retto la questione delle armi. E’ stata sempre e solo ri-colonizzazione, chiamata usando l’eufemismo di molti democratici “ri-costruzione”.
Nonostante la realtà, l’amministrazione Bush credeva che l’accoglienza ricevuta sarebbe stata da liberatori, in quanto Bush si è circondato di persone la cui principale abilità è deludere le aspettative, e la cui principale avversione è ascoltare qualunque cosa che non sia conforme ai loro preconcetti. Se Papà supervisionò la tragedia, il Figliolo sta supervisionando la farsa mortale.
Le persone che vogliono solo sentire notizie buone rispetto ai loro preconcetti sono facilmente prese in giro da altri, e questi altri questa volta erano Ahmed Chalabi, un iracheno espatriato che è stato condannato a 22 anni di lavori forzati in Giordania per appropriazione indebita. Questo è il personaggio sul quale Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz – (neo) conservatori – hanno contato per avere la comprensione degli iracheni, e che disse loro che sarebbero stati accolti favorevolmente, incitati, con lanci di fiori e confetti dalle folle, come lo furono dai parigini nel 1945. Il fatto che Chalabi non fosse stato in Iraq per decenni non ha fatto da deterrente per i nostri intrepidi neo-conservatori. Desiderano ancora che Chalabi prenda la guida dell’Iraq, sotto il Viceré Paul Bremer il cui tutore è Kissinger.
E nemmeno questi neoconservatori sono stati trattenuti dai rapporti di intelligence, che informavano loro che l’Iraq non costituiva una minaccia. Hanno semplicemente fatto questa cagata, ripetendo milioni di volte alla credulona e tele-ipnotizzata maggioranza degli americani, di mandare giù il boccone amaro… lo zucchero era fornito dal giornalismo in polvere dei media di intrattenimento americani. Ascoltare solo quello che vogliamo sentire è una caratteristica culturale generalizzata, condivisa da leader e seguaci.
Se, da bambino, avessi detto bugie evidenti come quelle dell’Amministrazione, mia mamma mi avrebbe spedito in cortile a prendere un frustino. Ma l’America bianca (che sia chiaro, il partito repubblicano ha come principio unificante la supremazia bianca) ritiene il mondo reale difficile da sopportare, e così si avvinghia disperatamente alla sottana del suo semplificato, razzista, modo di vedere il mondo.
Ecco perché anche l’America bianca “liberale” si trova incapace di pensare agli iracheni come capaci di autogovernarsi, e ora chiede l’occupazione da parte delle Nazioni Unite, immaginate come funzionari europei che sopportino il peso dell’uomo bianco presso i non bianchi, ora chiamato “democratizzazione”.
Nel mondo reale, la piccola giunta di Bush voleva il controllo del petrolio, e questa è sempre la motivazione, non è mai cambiata. Se la principale risorsa dell’Iraq fossero stati i ceci, le nostre truppe non sarebbero là. Non ci sarebbe stata nessuna nube di fumo a forma di fungo a fiorire sui cieli di New York, e non ci sarebbe stata nessuna connessione tra l’11 settembre e l’Iraq. L’unica nube a forma di fungo era quella emessa direttamente dal culo di questi malviventi senza vergogna. Era per il petrolio. E’ ancora per il petrolio. Stanno intraprendendo una guerra economica contro l’Europa e l’Asia, e il petrolio fa pendere la bilancia. E così ripetono la parola “liberazione, liberazione, liberazione” come un mantra.
La ripetizione di parole come “sacche” e “stranieri” sono altre coperture infantili (è una buona cosa che mia Mamma non sia a Washington, per certe bugie potrebbe romperti il culo) per celare il fatto che gli iracheni non stanno facendo la parte a loro attribuita dalla sceneggiatura dei neo-conservatori.
In Vietnam fu fatto uno sforzo enorme, una volta che i militari Usa erano nelle trincee, per convincere il pubblico americano che gli aggressori erano stranieri, e che la resistenza all’occupazione militare non era di origine indigena. Ma lo era. E anche la resistanza in Iraq è indigena. Operazioni come quelle condotte dalla guerriglia irachena non possono verificarsi senza profondi appoggi da parte della popolazione locale.
In Vietnam il morale delle truppe crollò quando le bugie sui motivi della guerra divenirono sempre più evidenti. Il morale delle truppe in Iraq è cominciato ad affondare non appena hanno visto che in realtà non stavano liberando nessuno.
La maggior parte delle truppe sono preparate ad affrontare il pericolo e le condizioni di vita dure. Ma non amano affrontare queste cose in virtù di bugie dette loro.
Dal momento in cui, in agosto, è stata presa la decisione politica di oscurare le perdite Usa, gli Stati Uniti hanno minimizzato le operazioni. In realtà queste li hanno impantanati in una serie di piccoli attacchi, a puntura di spillo, il cui fluire lento e costante, con un numero altrettanto costante di perdite USA, stava danneggiano politicamente Bush. Ancora adesso non sta funzionando, là. Le installazioni fisse necessitano di supporto logistico, e questo significa convogli, così la resistenza irachena sta imparando l’arte di prenderli in imboscate.
Da un tempo operativo che era letalmente strenuo, le truppe americane sono ora soggette a una noia che intorpidisce. Ora devono concentrarsi solo su quanto lentamente cambino le pagine del calendario, su quanto sia caldo, su quanto facciano male le pulci della sabbia, su quanto manchino loro i pasti fatti in casa, e far l’amore e l’aria condizionata. Gli occasionali e mortali colpi di mortaio danno loro qualcosa di cui parlare.
Ora gli Stati Uniti sono quelli attaccati, hanno perso il vantaggio dell’iniziativa e così si perde la guerra. Questo è un altro parallelo con il Vietnam.
Il Ministero della Politica della Difesa di Rumsfeld ha usurpato il Dipartimento della Difesa, così come il segretario della Difesa di Lyndon Johnson, Robert McNamara sorvegliò la sconfitta del Vietnam.
Se MacNamara fu il cattivo consigliere di Johnson, Rumsfeld appare essere il Rasputine di Bush. Un altro artista degli imbrogli, con la sua dottrina cretina della guerra dei robot. Anche i generali disprezzano questo pretendente arrogante. I generali pare ricordino ancora il Vietnam, sul quale il gabinetto di Bush ha una profonda amnesia, ma anche loro – specialmente loro – proteggeranno le loro carriere e rimarranno per la maggior parte in silenzio mentre vengono condotti nella palude.
Forse dovremmo rivisitare un buon consiglio proveniente dal Vietnam. Quando ci fu chiesto come potevamo uscire dal Vietnam, una risposta semplice fu tragicamente ignorata: con le navi e gli aerei. Gli iracheni – gente d’ingegno con 5000 anni di civilizzazione alle spalle – sono più qualificati a determinare il loro futuro, per quanto doloroso possa essere il processo, del gabinetto di Bush, o delle Nazioni Unite.
Fermiamo l’occupazione.
Riportiamoli a casa, ora.

Tradotto da Nuovi Mondi Media: http://www.nuovimondimedia.it
Fonte: http://www.counterpunch.com/goff09152003.html