Licio Gelli: “Il mio progetto
realizzato”
Il maestro venerabile della P2 a
Repubblica: “Giustizia, ordine
pubblico, tv. È come avevo previsto.
La corruzione dei politici peggio di
prima. Moro? Non l’avrei salvato”
ROMA – “Questa è la mia Italia, quella che avevo previsto 30 anni fa”.
Licio Gelli riemerge dall’oblio degli arresti e di una vecchiaia quieta
per obbligo grazie a un’intervista rilasciata al quotidiano La
Repubblica. Come al solito le sue parole sono detonanti, giudizi carichi
di doppi sensi e di interrogativi, destinati a scaricare sul mondo
politico un’altra vagonata di polemiche.
Del resto, il “maestro venerabile” della loggia massonica P2
(“Propaganda Due”) non si nasconde affatto. “Questa Italia è quella che
avevo previsto 30 anni fa, dovrei chiedere il copyright”, dice Gelli.
“La giustizia, per esempio. Quella riforma l’ho scritta io, 30 anni fa,
nel mio piano di ‘rinascita nazionale’. E l’ordine pubblico, l’assetto
delle tv. Tutto come avevo previsto”.
Tutto come riportato nelle pagine sequestrate a Villa Wanda, nei pressi
di Arezzo, 22 anni fa: furono resi noti gli iscritti alla sua loggia,
962 persone, tra giornalisti, industriali, politici. Così cominciarono i
guai di Licio Gelli, con un mandato di cattura emesso ai suoi danni nel
1981. Ma Gelli già era all’estero, in Svizzera, dove viene arrestato nel
settembre ’82. Dal carcere di Champ Dollon, da dove evade. Rimane
latitante fino all’87, poi viene estradato in Italia a Parma. Dovrebbe
poi scontare anche la pena per il crack del Banco Ambrosiano, ma scappa
ancora, nel 1998. Viene ripreso a Cannes. In Italia è imputato anche per
l’omicidio di Roberto Calvi e per il fallimento del gruppo Nepi.
“L’unico che si è veramente pentito – dice Gelli – forse è Maurizio
Costanzo, con tutti i favori che gli ho fatto… Ma tutti quelli che ho
incontrato mi devono qualcosa”.
I giudici del maestro sono sferzanti: “Mani pulite? In fondo è stata
soltanto una faccenda di corna. La corruzione non è scomparsa, anzi.
Questa classe politica è molto modesta. Sono tutti corruttibili. Prima
era così solo il 3%, oggi siamo saliti al 10%”. Traspare il giudizio
negativo sui grandi nomi della politica dei giorni nostri: “Fini? SI è
un po’ appannato, forse è schiacciato dalla personalità del Cavaliere.
Berlusconi sì che è un uomo fuori dal comune: è un uomo del fare, sa
realizzare i suoi progetti. Di questo c’è bisogno. Non di parole, ma di
azioni. Bossi? E’ stato bravo. Ha creato la sua fortezza in Padania, ma
era pieno di debiti… ”. Ma le parole più crude sono rivolte a un uomo
della Prima Repubblica, Aldo Moro: “Non avrei fatto nulla per salvarlo
dalle Br. Era un fascista in gioventù, come Fanfani del resto. Poi è
diventato troppo diverso da noi”. E Cossiga? “Proprio una bravissima
persona. Un uomo puro, un animo lindo”.
Il vecchio Gelli sembra avere un solo desiderio: quell’oblio a lungo
negato. “Vorrei che mi dimenticassero, che non si parlasse più di me.
Invece, continuo a trovare il mio nome nelle parole crociate”.




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