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    Le fondamenta di POL
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    Exclamation Caso Galasso:pena di morte all'italiana

    CASO GALASSO: LE FOTO DELLO SCANDALO! Chi pagherà per questo?

    Umberto Galasso ha 35 anni (è nato il 1° luglio 1968) e sta morendo vittima di un sistema giudiziario perverso, in balia di magistrati ingiusti e impuniti per i loro clamorosi errori. Errori che possono costar caro, anche la vita di una persona. Galasso nel 1995 fu condannato dalla Corte di Assise di Appello di Napoli a 28 anni di reclusione perché ritenuto responsabile, insieme ad un complice, dell’omicidio di un commesso della catena di negozi Quaglia a Napoli nel corso di una rapina. La sentenza venne confermata anche in Cassazione e per questo Galasso, dal giorno dell’arresto avvenuto nel 1993, sta pagando il suo conto con la giustizia, pur essendosi sempre dichiarato innocente. Ma la storia che vi vogliamo raccontare non è quella di un uomo innocente che combatte per riavere la propria libertà e dignità perché ingiustamente detenuto. Probabile che Galasso sia realmente innocente, probabile che sia caduto nella rete di quella magistratura che, senza riscontri oggettivi, ci ha abituato a condanne esemplari cui sono incorsi incolpevoli cittadini che rischiano di non veder mai riconosciuta la propria innocenza. Possibile che sia anche colpevole, come hanno confermato i tre gradi di giudizio che hanno affrontato il caso. La storia che qui vi raccontiamo è un’altra, è una storia che parla di diritti umani violati, di un regime carcerario imposto e volto a debilitare e distruggere un uomo, conducendolo ad un punto di non ritorno. E’ la storia di un colossale caso di malagiustizia che è tanto più grave quanto maggiore è il silenzio che l’ha accompagnato. Senza l’impegno e la tenacia del suo avvocato, Vittorio Trupiano, e la combattività della moglie, Patrizia Zamparelli, anche per noi Umberto Galasso sarebbe stato un signor nessuno.

    Quando Galasso fece il suo ingresso in carcere, dieci anni fa, pesava 94 kg. x 1,80m di altezza. La detenzione e la sua difficile accettazione di quella punizione che reputava ingiusta, lo portarono ben presto ad ammalarsi di una rara forma di "anoressia nervosa". In sostanza, pur nutrendosi, non assimilava il cibo. Nemmeno un periodo di sospensione della pena e il ricovero al Nuovo Policlinico di Napoli, agli inizi del 2000, sortirono alcun effetto. Ciò nonostante, terminato il termine della breve sospensione della pena, Galasso fece ritorno in carcere. E fu nel settembre del 2002 che la vicenda si evolve verso una nuova direzione: la moglie si rivolge all’avvocato Trupiano perché le condizioni di salute del marito, detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, appaiono sempre più gravi. Agli occhi di Trupiano si mostrò un uomo di 50 kg, con aspetto spettrale ed evidenti difficoltà a parlare. Presentò così immediata istanza per il differimento dell'esecuzione della pena, ma il magistrato di sorveglianza Donatella Ventra (famosa già per un’altra mirabile “impresa” che la vide negare la libertà a Stefano Surace) rese un'ordinanza di rigetto in data 31.12.2002, nella quale è dato leggere testualmente: "Rilevato dalla relazione sanitaria del 24.12.2002 che il detenuto gode di apparente buona salute, ritenuto non sussistente alcuno stato patologico, rigetta l'istanza".

    A questo punto non restò altra alternativa che la sensibilizzazione della società civile affinché si coinvolgessero tutte quelle coscienze che potessero evitare il prolungarsi dell’agonia di Galasso in carcere in attesa della fissazione dell’udienza dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Napoli. Galasso rischiava di morire in carcere, bisognava fare in fretta. All’appello rispose il senatore del Partito della Rifondazione Comunista, Tommaso Sodano, che insieme a Trupiano e senza preavviso, volle vedere di persona la condizioni in cui versava Galasso direttamente nella sua cella.

    Il senatore rimase talmente stupito ed indignato che in data 21 gennaio 2003 propose una dura interpellanza parlamentare nella quale evidenziava come nel carcere avellinese non esistesse alcun centro clinico. Fu allora, su diretta iniziativa della direttrice di quell'istituto di pena, la dr.ssa Mallardo, che Galasso venne trasferito all'ospedale S. Leonardo di Salerno dove i medici constatarono valori del potassio al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Solite e inutili sacche nutrizionali e dopo poco tempo Galasso fu risbattuto in carcere, ma questa volta presso il Centro Clinico Diagnostico sito all'interno dell'Istituto Penitenziario di Napoli-Secondigliano.

    Arrivò così il giorno dell'auspicata udienza presso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli che doveva pronunciarsi definitivamente sull'incompatibilità del Galasso al regime detentivo. Il 3 giugno 2003, dopo mesi e mesi di ulteriore detenzione! Ebbene, nonostante il parere scritto del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, il Dr. Luigi Romano, che nell'occasione invocò un periodo di sospensione della pena di almeno sei mesi, detto Tribunale ratificò il rigetto già operato dal magistrato Ventra motivando che Galasso era curabile in carcere e non versava in condizioni di salute "particolarmente gravi". In quell'occasione (3 giugno 2003), Galasso pesava vestito 43 kg. e forse poteva ancora salvarsi.

    Solo il 18 luglio 2003, un altro magistrato di sorveglianza, Elvira Castelluzzo, ne dispose l'immediata scarcerazione motivando:"Lette le informazioni della Questura di Napoli e rilevato che non emergono elementi indicativi di un inserimento del predetto negli organigrammi della criminalità di stampo camorristico... rilevato che al momento pesa vestito 38 KG, in ragione della gravissime condizioni di salute, sospende l'esecuzione della pena". Il pronunciamento avvenne solo dopo che la moglie del Galasso il 14 luglio 2003 denunciò alla Procura della Repubblica di Napoli, tutti i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Napoli ed i dirigenti sanitari del CDT del carcere di Secondigliano per concorso in tentato omicidio pluriaggravato e continuato. Tale denuncia fu smistata dal Sostituto Procuratore di Napoli Dr. Valentini alla Procura della Repubblica di Roma, competente in quanto erano sottoposti ad indagine magistrati di Napoli.

    Il 24 settembre è stata notificata la richiesta di archiviazione presentata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma Dr. A. Racanelli, contro la quale lo stesso Trupiano ha già predisposto opposizione sicché fra qualche mese sarà un Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma a dover decidere se accogliere o meno l’opposizione e rimettere gli atti al pm richiedente l'archiviazione invitandolo a formulare i capi d'imputazione, o viceversa, accogliere tale richiesta di archiviazione.

    Alla luce di quanto fin qui riportato non ci resta che fare le nostre valutazioni. E queste sono tanto più sconfortanti nel vedere le foto che raffigurano il giovane detenuto. L’eloquenza degli atti e delle foto ci lascia ben pochi dubbi su chi siano i veri criminali di questa vicenda. Galasso è un uomo che pesa vestito 38kg ed è ormai giunto ad uno stato degenerativo tale da allontanare ogni speranza circa un suo recupero. La sua sorte è segnata perché la scarcerazione è giunta troppo tardi. I responsabili hanno nome e cognome, bisogna vedere se il nostro sistema è così marcio da lasciare per l’ennesima volta impunite queste persone che giocano con la vita degli esseri umani.

    La fotografia del nostro stato d’animo, di chi crede nella Giustizia, sono tutte nelle affermazioni dell’avvocato Trupiano, che più di ogni altra può esprimere lo sconforto e lo scoramento per un simile caso: “E pensare che il prossimo 13 ottobre la parola passerà nuovamente al Tribunale di Sorveglianza di Napoli che dovrà ratificare la sospensione disposta il 18 luglio scorso; in caso contrario, se lo riterrà nuovamente compatibile con il regime carcerario, lo farà morire dentro. Oramai tutta la questione sta proprio in questo aspetto: dove dovrà terminare Galasso la sua breve e disgraziatissima esistenza? Personalmente gli auguro solo di non capire la propria morte”.

    Paolo Carotenuto


    - per maggiori informazioni sull’intera vicenda potete rivolgervi direttamente all’avvocato Vittorio Trupiano scrivendogli a questo indirizzo di posta elettronica: lista.trupiano@tin.it

  2. #2
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  3. #3
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    anziche trupiano doveva prendere un avvocato iscritto al covo dlele libertà..almeno sulla nostra stampa indipendente il caso avrebbe avuto più rilevanza
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Sul Legno Storto il Caso Galasso è già stato affrontato in diversi articoli:

    (21 luglio 2003) - Umberto Galasso: caso di malagiustizia di un signor nessuno http://www.legnostorto.com/node.php?id=6225

    (18 giugno 2003) - Banditi in toga!!! di Vittorio Trupiano http://www.legnostorto.com/node.php?id=5141

    Umberto Galasso finalmente in ospedale - http://www.legnostorto.com/node.php?id=2911

    Caso Galasso:una vergogna nazionale - http://www.legnostorto.com/node.php?id=2767

  5. #5
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    Altre foto le trovate qui: http://www.legnostorto.com/node.php?id=8316

 

 

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