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    Predefinito Provocatoria lettera di Alemanno scatena le proteste degli allevatori

    QUOTE LATTE - Rivolta contro il ministro che "non sa neanche... contare le mucche"




    --------------------------------------------------------------------------------
    In questi giorni agli allevatori italiani è arrivata o sta arrivando una lettera in cui il ministro Gianni Alemanno li invita a pagare al più presto le multe pregresse relative alle quote-latte e quindi a regolarizzare la propria posizione uscendo - scrive il ministro - "dal tunnel della illegalità". Pubblichiamo le prime risposte indirizzate al ministro da un folto gruppo di allevatori padani di Cremona e della provincia di Treviso di fronte a questa "intimazione".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    «È lei che si trova nell'illegalità»



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    Egr. ministro Alemanno,
    rispondiamo alla Sua lettera che ci invita a pagare le multe del latte che i giudici avevano sospeso e annullato. Veramente, ci saremmo attesi che un ministro ci scrivesse per comunicarci che c'erano delle quote da... mungere. Ma tant'è, il mondo della politica sembra giri al contrario.
    Come Le è noto, dopo sette anni, siamo ancora al punto di partenza: sarà la crisi del settimo anno... Senza polemizzare, la riforma del regime delle quote latte, purtroppo non riforma nulla. Da noi in campagna, è iniziato lo squallido scaricabarile da parte di chi, sino a ieri, ha osannato la Sua riforma e oggi, vedendone i primi risvolti, inizia a fare poderose marce indietro. Noi non sappiamo dove Lei viva. Nei luoghi in cui viviamo noi, però, non abbiamo visto una "massiccia adesione al pagamento delle multe", non abbiamo sentito di masse che si "accingono a chiedere la rateizzazione".
    Ma forse, siamo noi a sbagliarci. Lei dice che abbiamo "una opportunità straordinaria e non più replicabile, che permette di uscire gradualmente dal tunnel dell'illegalità". Una sorta di una tantum, che per la seconda volta. dovrebbe essere seria. Ci consenta, ma secondo noi ha sbagliato indirizzo. Per uscire dal tunnel dell'illegalità, forse doveva scrivere a quelli cui le multe non sono state comminate. Forse loro, potrebbero aver venduto latte non contabilizzato quando uscivano di quota.
    Noi, se abbiamo le multe è perché il latte lo abbiamo venduto e fatturato. Nessuno ci ha mai detto prima che produrre e vendere latte è illegale, nemmeno se fuori quota. Se così fosse stato, ben pochi, o nessuno, ce lo avrebbe acquistato. Ma forse ci sbagliamo noi. Noi non abbiamo alcun problema di illegalità, non dobbiamo uscire da nessun tunnel dell'illegalità. Magari usciremmo volentieri dal tunnel del mercato.
    Vuole che i giudici che hanno pronunciato sentenze favorevoli nei nostri confonti e di chi si trova nella nostra stessa posizione, abbiano favorito un'illegalità? In così tanti? A giudicare dalle sentenze che piovono da ogni parte, se qualcuno si trova nell'illegalità è forse quello che Lei, temporaneamente, oggi rappresenta. Che abbiate la coda di paglia? Capiamo che i risultati della "commissione Lecca" sono una lettura profana, eretica. Tuttavia, secondo quelle letture, coloro che ci accusano, si trovavano, e forse ancora si trovano, nell'illegalità.
    Ma, avanti di questo passo non andiamo da nessuna parte. E allora? Allora, prendiamo atto del Suo illustre invito e Le assicuriamo che entro il 15 o 30 novembre, non capiamo più bene, valuteremo con molta serietà se aderire o meno a quella che Lei chiama "opportunità" e che a noi oggi - ci consenta - pare più soprattutto una fregatura. Ma, forse, ci sbagliamo noi...
    Certo che, prima di decidere se utilizzare o meno la "generosa opportunità" che Lei ci propone, dovremo trovare le quote per andare avanti . Dobbiamo coprire la quota B che il governo Berlusconi I° ci ha tagliato nel 1996. Dobbiamo coprire l'aumento di produzione che abbiamo realizzato in questi anni e che, in cambio di onerose multe, ci ha consentito di restare a galla.
    Secondo noi, sul mercato non ci sono abbastanza quote. Comunque proveremo a cercarle. Alla fine, se vedremo che il conto torna, approfitteremo della Sua offerta che Lei dice essere stata frutto di tanto sudore... politico. Diversamente, avremo due strade. La prima: andare avanti così. Verranno a farci chiudere l'azienda? Tanto l'avremmo dovuta chiudere comunque. Avremo lavorato nella "cacca", qualche anno in più. La seconda è quella di chiudere noi per primi e vendere le quote a quei nostri colleghi che hanno seguito i Suoi preziosi consigli, signor ministro Alemanno.
    Avremo tempo, sino a fine anno. Con le quote a 1 euro al kg o poco meno, non sappiamo davvero chi farà il miglior affare. Se noi che vendiamo e ci ritiriamo a fare gli agricoltori mantenuti dalla Pac - che Lei ha tanto difeso -, oppure se accadrà che un nostro collega si prenderà sulle spalle un tale peso acquistando le nostre quote. Non vorremmo mai che Lei, passasse alla storia dell'agricoltura italiana, come il ministro che è riuscito a chiudere il maggior numero di stalle nel più breve tempo.
    Preferiamo evitare di entrare nel merito del resto della Sua lettera: meglio non entrare in polemica. Ci mangeremmo ancor di più il fegato. Le cose sono chiare: evidentemente tra noi e Lei c'è qualcuno che non ha capito. Non è il caso che ora noi stabiliamo chi. L'unico fatto certo è che, chi non ha capito sino ad oggi, non capirà mai più. Ricambiamo il cordiale saluto
    Seguono le firme di numerosi Agricoltori Padani, Cremona


    [Data pubblicazione: 02/10/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito

    «Lei farà chiudere le nostre stalle»



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    Egr. ministro Alemanno,
    quali produttori di latte abbiamo ri- cevuto a casa nostra a fine settembre, la Sua comunicazione, autografa e senza data (quasi analoga alla pubblicità a pagamento, molto costosa e a carico di tutti i cittadini, che Lei sta portando avanti da alcuni giorni su tutti i giornali nazionali) e relativa alla riforma del regime delle quote latte e della rateizzazione dei periodi pregressi. La lettera contiene anche il Suo accorato appello ad aderire volontariamente al pagamento delle multe che ci permetterebbe di uscire dal tunnel della "illegalità", come da Lei sostenuto.
    Caro ministro, Lei è certamente un ministro da primato, il primo ministro della storia della Repubblica italiana che si rivolge personalmente e per iscritto a un produttore-agricoltore per comunicazioni personali.
    Sarebbe stato apprezzabile il Suo "nuovo modo di operare" se l'intento fosse stato quello di rivolgersi direttamente agli agricoltori e se ci fosse stato richiesto un contributo da fornirle sui vari e gravi problemi che attanagliano la zootecnia del paese. Oppure, per avere un parere da chi ha i calli sulle mani, come noi, e quindi è più che legittimato a dare suggerimenti sul modo di articolare nuove leggi, invece di ascoltare solo quelli che dicono di rappresentare gli agricoltori, invece stanno solo seduti sulle comode poltrone degli uffici sindacali o delle associazioni. Ebbene, ministro, avremmo molto apprezzato se lei si fosse rivolto a noi per annunciare nuove opportunità di sviluppo per l'impresa. E invece: nulla di tutto ciò!
    Lei è il primo ministro della Repubblica Italiana che si rivolge a noi produttori per intimarci: «Pagate». Per dire a noi di uscire gradualmente dal tunnel dell'illegalità, cui secondo Lei, noi ci saremmo infilati.
    Caro ministro, evidentemente abbiamo concezioni diverse della illegalità o della legalità, e respingiamo a Lei, come irricevibili, le gravi accuse che ci ha rivolto nella Sua lettera relativamente al nostro presunto "stato di illegalità". Noi non produciamo latte in nero (questa è la unica e vera illegalità, se lo ricordi bene!). Noi siamo solo "imputati" - ammesso che questa sia una responsabilità - di superprelievi sul latte per il truffaldino regime delle quote-latte, per annate pregresse, per aver onestamente fatturato tutto il latte. Noi non abbiamo pagate le multe relative a questo aspetto poiché esse sono state legalmente sospese dai Tribunali, che - fino a prova contraria - sono l'unica fonte da cui promana il concetto di legalità nei sistemi democratici, così come stabiliscono le leggi e la Costituzione.
    Tuttavia, per quanto è dato a capire dalla Sua missiva, Lei ritiene sentenze, ordinanze, giudici e Tribunali completamente illegali e quindi fuori legge.
    In campagna elettorale avevamo ascoltato dal suo partito parole come: "Libertà di impresa, libero mercato, difesa dell'impresa che lavora e produce". Nella precedente legislatura avevamo sentito interventi parlamentari di An, cioè della sua compagine politica (abbiamo conservato tutti i resoconti delle sedute in aula), in cui si condannavano le multe inflitte agli allevatori per un regime delle quote latte sbagliato, coperto da innumerevoli truffe, da quote di carta, da conti che non tornavano, eccetera.
    Oggi, Lei afferma tutto il contrario, inneggiando al riequilibrio delle quote alla produzione: il che significa solo far chiudere migliaia e migliaia di stalle e avallare una gestione agricola basata sulla compravendita delle "quote di carta", magari dal Sud. Questo non serve alle vacche, non serve al latte di qualità, non serve ai prodotti tipici italiani. Le nostre aziende devono spendere molti soldi per investire in tecnologia, in alimenti di qualità per le vacche, in strutture sempre più avanzate per migliorare la qualità del latte, non in "carta" e in "diritti" che negano tutto questo.
    A poco serviranno i suoi intenti di ottenere maggiori quote da Bruxelles, dato che, se e quando arriveranno, le stalle che Lei ha fatto e farà chiudere, non ci saranno più e non riapriranno certamente.
    Non entriamo nel merito dei vari contenuti della riforma da Lei fermamente voluta: sappiamo fin d'ora, e glielo diciamo a chiare lettere, che avrà un solo e unico effetto: far spendere migliaia di miliardi per comprare "quote di carta" (molte delle quali anche create artificiosamente, come per i vigneti), far ingrassare la malaburocrazia, e quindi favorire l'illegalità nel Paese. La sua riforma avrà anche un altro effetto: far chiudere le stalle. E quindi, a futura memoria e a buon ricordo, Lei sarà ricordato come un ministro davvero da primato: il primo ministro della Repubblica italiana, che senza se e ma, si è reso responsabile diretto della completa distruzione della zootecnia del Paese e di migliaia e migliaia di famiglie che in essa lavorano.
    Tanto le dovevamo.
    Carlo Dametto, Riese Pio X
    Giuseppe Fantuz, Gaiarine
    Florian Marino, Istrana


    [Data pubblicazione: 02/10/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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