Nuovo agguato sulla legge tv, governo battuto
Dopo dopo l'imboscata di ieri, si rifanno vivi i franchi tiratori. Emendamento passa per un voto. Tensione Fi-An. Bonaiuti smentisce l'ira di Berlusconi su Fini. Alemanno chiama il premier.
ROMA - Per il Polo si preannuncia un'altra giornata nera. Nuovo agguato dei franchi tiratori, governo di nuovo battuto sul disegno di legge Gasparri di riforma dell'emittenza radiotelevisiva. E' accaduto quando è stato posto in votazione a scrutinio segreto un emendamento all'articolo 24 che è stato approvato grazie anche al sì dei cecchini della maggioranza. La proposta di modifica è passata per un solo votosì sono stati 288, i no 287.
Come ieri, quando era stato approvato l'emendamento anti-spot coi minori, un lungo applauso ha accolto il risultato letto dal presidente. E immediate si sono scatenate le contestazioni dai banchi della maggioranza.
Insomma, si preannuncia un'altra giornata nera per la Casa delle libertà anche un'altra giornata nera, anche se quella che doveva essere la marcia trionfale della legge Gasparri si era interrotta già ieri, col rinvio del provvedimenmto al Senato. E gli errori da riomediare quindi sono ora due, mentre i capigruppo della maggioranza a Palazzo Madama si stanno già organizzando per calendarizzare la riforma tv per metà novembre.
A nulla quindi sono servite le precauzione adottate dai leaders della maggioranza: deputati blindati, gli sguardi dei capigruppo pronti a scrutare il seppur minimo segnale di dissenso e il registro degli assenti sempre a disposizione, i ministri al gran completo sui banchi del governo.
Che i franchi tiratori non avrebbero rinunciato alla loro tattica di cecchinaggio, è apparso evidente fin da quando è stato messo in votazione a scrutinio segreto il primo emendamento: si sono registrati 296 no e 271 sì, mentre nella votazione immediatamente precedente, a scrutinio palese, i voti della maggioranza erano stati 320 e quelli dell'opposizione 241. E sono andate deluse le speranze di chi sperava che, ottenuto il risultato di rallentare la marcia trionfale della legge di riforma dell'emittenza e del relativo mercato pubblicitario, i cecchini decidano oggi di riporre metaforicamente le armi.
Per oggi pomeriggio è atteso il voto finale sul provvedimento che troverà però il Senato impegnato nella sessione di bilancio. Quando un ramo del Parlamento è impegnato nell'esame delle leggi di finanza pubblica, è uso che nessun altro provvedimento venga portato avanti. Per cui occorrerà attendere che l'assemblea di palazzo Madama licenzi la finanziaria per poter rimettere mano alla riforma dell'emittenza.
L'ira di Berlusconi comunque resta. Al momento del voto in aula ieri mancavano Franco Frattini e Gianni Alemanno. Tra i sottosegretari Michele Vietti e Pino Galati, mentre tra i deputati 'disertano l'emiciclo, Erminia Mazzoni (UDC), Francesco Saverio Romano (Udc), Edmondo Cirielli (AN) e Mario Tassone (UDC). Assente ingiustificato anche Vittorio Sgarbi. Berlusconi ha annunciato 'bacchettate'. E dentro An l'aria è pesantissima. Il correntone di Alemanno e Matteoli è al centro dei sospetti. E molti sospetti gravano anche sulla Lega che aveva annunciato la settimana scorsa che avrebbe votato no se non ci avesse visto chiaro nelle riforme istituzionali. Teodoro Buontempo, ormai abituato a votare sì agli emendamenti del centrosinistra, lo ha fato anche quando il voto è diventato palese, e la 'spia verde' del tabellone che lo ha smascherato ha fatto ridere l'intera aula.
Ma il sottosegretario alla presidenza, Bonaiuti, si è affrettato questa mattina a smentire alcune frasi contro Fini e An che alcuni giornali avevano attribuito a Berlusconi ("Fini non tiene più i suoi"). "Le frasi attribuite da alcuni giornali al presidente del Consiglio sono inventate, mai pronunciate ed inverosimili", dice Bonaiuti. "Inverosimili - precisa - soprattutto considerando il rapporto di fiducia personale di Berlusconi nei confronti di Gianfranco Fini".
Il clima è comunque pesante. Questa mattima il ministro e leader della Destra sociale Alemanno ha chiamato al telefono Berlusconi per dirgli che i valori della lealtà nei confronti dell'alleanza non sono in discussione. E Urso, tanto per allontanare dal correntone "nero" coagulatosi a Fiuggi, ribadisce la responsabuilitùà e la leatà di An. "Chi dice che la sconfitta della maggioranza sulla Gasparri agli scontri interni ad An tra le correnti. Dice una cosa a cui nessuno crede perché Alleanza Nazionale, e lo ha dimostrato in questi anni, è sempre stata la forza più leale e più responsabile della coalizione. Noi siamo la destra", afferma Urso. E, altro elemento sulla strada di una riappacificazione, l'emendamento di An Gasparri che riguardava la scadenza del Cda Rai, firmato da Italo Bocchino, è stato ritirato.
(2 OTTOBRE 2003; ORE 10:15, ultimo aggiornamento ore 11:11)




sì sono stati 288, i no 287.
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