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La Procura generale di Milano dice no all’avocazione. Domani riprende il processo Sme, senza l’imputato Silvio Berlusconi graziato dal Lodo Schifani
Schiaffo a Previti, il fascicolo 9520 resta ai pm
Susanna Ripamonti
MILANO Domani ricomincia il processo
Sme, senza l’imputato Silvio
Berlusconi, graziato dal Lodo Schifani,
ma con tutti gli altri: Cesare Previti
e Attilio Pacifico, l’ex giudice
Filippo Verde, Renato Squillante e
famiglia. In teoria, ma è un’ipotesi
del tutto remota, il processo potrebbe
concludersi in quattro udienze,
dato che ormai mancano solo le arringhe
dei difensori di Previti e quelle
dei legali di Squillante e figli. In
altri termini, sabato 11 ottobre il collegio
della prima sezione prenale,
presieduto dalla dottoressa Luisa
Ponti, potrebbe ritirarsi in camera
di consiglio ed emettere la sentenza.
Questo però non avverrà, perchè la
difesa Previti ha già annunciato che
farà fuochi e fulmini per bloccare
nuovamente il processo che, lo ricordiamo,
riparte ora, dopo tre mesi di
sospensione dovuta al fatto che gli
imputati hanno beneficiato della legge
sul patteggiamento allargato, che
consente una lunga pausa di riflessione
per decidere se accedere o meno
a questa scorciatoia processuale.
Ieri la difesa Previti ha dovuto
incassare una risposta assolutamente
scontata da parte della procura
generale di Milano, che ha respinto
la loro istanza di avocazione dell’inchiesta
che ruota attorno al famoso
fascicolo 9520, ovvero il fascicolo
originario dal quale sono scaturiti
tutti i processi che hanno coinvolto
Previti, Berlusconi e soci, con l’accusa
di corruzione giudiziaria. Ciò che
resta di questa inchiesta e non è ancora
approdato a una richiesta di
rinvio a giudizio o di archiviazione,
sono indagini contro ignoti. Proprio
per questo la procura si rifiuta
di rendere pubblico il fascicolo e la
procura generale, per la seconda volta,
ha chiarito agli avvocati che la
richiesta di avocazione è inammissibile.
Queste indagini non riguardano
il loro assistito, loro non sono
parte in questa inchiesta e dunque
non hanno titolo per chiedere che la
procura generale lo sottragga ai pm
Boccassini e Colombo. Ma anche
nel merito il pg Mario Blandini ha
chiarito che «il potere di avocazione
è un istituto di carattere eccezionale
» e non ci sono gli estremi per
farvi ricorso.
I difensori di Previti naturalmente
conoscono la norma, ma il tormentone
sul 9520 è diventato ormai
oggetto di un braccio di ferro tra
accusa e difesa, in cui tutto verte su
questioni di principio (o di metodo)
e non di merito. Con ogni probabilità
in questo fascicolo non c’è
niente di talmente misterioso da richiedere
una secretazione, ma per
principio la procura non può accettare
che un ministro (che ha mandato
pure i suoi ispettori perchè se ne
impossessassero) o degli imputati
mettano le mani su atti vincolati dal
segreto istruttorio. Idem le difese:
sanno benissimo che lì dentro non
c’è nulla che possa alleggerire la posizione
processuale dei loro assistiti,
ma tutto va bene per sollevare polvere.
Questa faccenda è stata il pretesto
per denunciare a Brescia i due
pmBoccassini e Colombo, probabilmente
verrà utilizzata per presentare
una nuova istanza di rimessione
ed è l’arma principale con cui i legali
di Previti stanno cercando di bloccare
di nuovo il processo Sme, e di
bloccarlo a lungo. L’obiettivo è quello
di arrivare alla fatidica data dell’8
gennaio, quando il giudice a latere
Guido Brambilla dovrà lasciare la
prima sezione penale, in modo irrevocabile.
A quel punto il collegio
verrà riformato, ma il processo Sme
dovrà ripartire da zero. Dunque, la
prescrizione è assicurata.
Naturalmente non è un obiettivo
facilmente raggiungibile anche
perchè la dottoressa Ponti ha fissato
tre udienze a settimana: lunedì, venerdì
e sabato, quando non c’è dibattito
alla Camera e Previti non
può far valere legittimi impedimenti.
Ma la partita è aperta e non si
possono fare previsioni. Già domani
potrebbe esserci una falsa partenza:
se a Montecitorio proseguono le
votazioni sulla legge Gasparri, sicuramente
farà slittare l’udienza.
Altra mossa annunciata: appena
inizierà il processo la difesa Previti
chiederà l’astensione dei pm Boccassini
e Colombo, perchè sono indagati
a Brescia. I pmrisponderanno picche,
ma intanto si perderà un po’ di
tempo. Tra l’altro l’inchiesta bresciana
a loro carico potrebbe essere già
chiusa da un pezzo se non fosse che
sempre loro, i difensori di Previti,
hanno metaforicamente infilato un
piede nella porta, per impedire la
chiusura. Il piede sono le indagini
difensive che stanno facendo: acquisizione
di prove, richiesta di escussione
di testi o addirittura di incidenti
probatori. E finchè pendono
queste richieste, Brescia non può
chiudere e i due pm restano sotto
scacco.
Ci sono poi le incognite che riguardano
lo stralcio del processo
Sme in cui è imputato solo Silvio
Berlusconi. Il processo è stato sospeso
sine die, grazie al lodo Schifani,
ma subito dopo l’entrata in vigore
della legge i pmBoccassini e Colombo
e l’avvocato di parte civile Giuliano
Pisapia presentarono due distinte
eccezioni di incostituzionalità. La
Corte costituzionale non ha ancora
stabilito quando avvierà la discussione
su questa materia, ma potrebbe
decidere entro la fine di quest’anno.
Se così fosse, dato che anche qui
mancano solo requisitoria e arringhe
dei difensori, basterebbero due
o tre udienze per concludere e consentire
alla Corte di andare in camera
di consiglio per la sentenza, prima
del termine ultimo dell’8 gennaio.
Parliamo naturalmente di ipotesi
sul filo del rasoio, ma che non si
possono escludere.




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