Scintille su Toscana gas


Toscana gas Spa, la nuova creatura nata dal matrimonio fra Publienergia e Ages di Pisa, ha ricevuto la 'benedizione' del consiglio comunale di Empoli con i voti favorevoli della maggioranza e il no netto da parte di Alleanza nazionale, Forza Italia, Udc e Rifondazione comunista. E nella votazione alla delibera di indirizzo, che è stata preceduta da una discussione animata e a tratti tesa, fra i consiglieri di maggioranza e minoranza ci sono sicuramente alcune note da rilevare: l'uscita dall'aula al momento della votazione di Nicola Nascosti (An), che ha richiesto che venisse messa a verbale la sua scelta, l'assenza dei Comunisti Italiani (assessore compreso) e del capogruppo di Rifondazione comunista, Claudio Bicchielli.
Motivi del contendere sono stati due: da una parte Rifondazione comunista che chiedeva uno strumento di controllo, il famoso osservatorio dei servizi, dall'altra la mozione per l'emendamento all'atto di indirizzo per la concentrazione tra Ages Spa e Publienergia Spa avanzato dai gruppi del Polo e con il quale suggerivano l'introduzione di azionariato popolare. Insomma, due modi diversi per chiedere al comune un tutela per i cittadini, utenti dei futuri servizi erogati da Toscana gas Spa.
Le scintille sono scoppiate quando è stata presentata la mozione congiunta dei gruppi consiliari del Polo con la quale richiedevano di emendare la delibera e introdurre l'azionariato popolare in una società che prevede il 54% pubblico (Publiservizi e i 36 comuni pisani) e il restante 46% privato (Italgas insieme ad Acea). «Il documento è stato trattato con disprezzo da parte dei consiglieri di maggioranza, in particolare dal capogruppo Ds, a dispetto dell'apertura al dialogo da parte del sindaco Vittorio Bugli che si è lamentato perché a livello regionale l'osservatorio sui servizi non è ancora decollato — spiega Nicola Nascosti — L'azionariato popolare ci sembrava una formula adeguata per un controllo di una società che andrà a gestire, secondo le previsioni, 230 milioni di euro di fatturato. Molte altre realtà, anche vicino a noi hanno attivato questa forma di partecipazione: basta pensare a Peccioli e alla Belvedere Spa che gestisce la discarica; non possiamo condividere un atto di indirizzo in cui i cittadini sono esclusi». «Questa era l'ultima occasione che potevamo avere per apportare una modifica a vantaggio dei cittadini — dicono Antonio Gori di Alleanza nazionale, Gabriele Bonafede di Forza Italia e Roberto Fruet dell'Udc — perchè la delibera di indirizzo non tornerà mai più in consiglio comunale: è il primo e ultimo passaggio e la maggioranza si è distaccata dall'apertura dimostrata da Bugli. Si poteva arrivare a votare in maniera diversa, come un'astensione».
Per Rifondazione comunista Tiberio Tanzini ribadisce «la nostra contarietà al passaggio dal pubblico al privato» e sottolinea «la mancanza dell'attivazione di quello osservatorio di controllo, invocato anche dallo stesso onorevole Alberto Fluvi nel '98, quando era ancora in amministrazione. L'osservatorio rappresenterebbe un fondamentale strumento di controllo sui servizi e sulle tariffe, ma di questo non si parla in una delibera di indirizzo che non potremo mai più discutere inconsiglio comunale». Infine Nascosti, spiega l'abbandono dell'aula (è accadutao anche inc onsiglio comunale a Pistoia): «Non mi dissocio dal voto dei miei colleghi, semmai ribadisco che questo tipo di operazioni sono in linea con il riordino del mercato della fornitura del gas e quelli che sono gli intendimenti del centrodestra per la creazione di un mercato libero dei servizi pubblici locali».