Ci sono diverse accezioni per globalizzazione, ne propongo 3:

1) I popoli si fondono: si mescolano culture, usanze, tradizioni, religioni... scompaiono i gruppi etnici perchè i rispettivi membri si fondono gli uni con gli altri, si affievolisce, in generale, qualsiasi differenza culturale, sociale, politica, economica, linguistica e anche fisica con in definitiva la formazione di un popolo unico, omogeneo senza radici ben definite, senza una cultura di riferimento o un qualunque altro punto di riferimento religioso o tradizionale, anche la famiglia e tutte le altre strutture sociali tradizionali sono completamente mutate e, in un sistema di estrema tolleranza, indebolite, fino a perdere quasi di significato... una sorta di quello che succede negli Stati Uniti ma esteso a tutto il mondo.

2) Libera circolazione: tutto diventa un po' come una grande Unione Europea ma a livello mondiale. Non ci sono più frontiere nè dogane e chiunque può andare a vivere dove gli pare. Le merci girano come gli pare ma non ce ne frega molto perchè tanto tutti i paesi coinvolti hanno circa le stesse condizioni sociali ed economiche e i diritti umani vengono rispettati ovunque. C'è in definitiva un benessere diffuso. Le differenti nazioni conservano una loro identità seppur presente un discreto tasso di matrimoni misti e di famiglie policulturali che comunque non rappresentano la maggioranza e che assumono le usanze e la cultura del paese in cui vivono.

3) Globalizzazione Economica: i mercati dei differenti paesi vengono aperti senza creare prima un background culturale nei paesi coinvolti in modo che riescano a sostenere una simile libertà. Le scaltre imprese economiche globali (ovvero le multinazionali) sfruttano presto le debolezze di questo sistema incerto e dagli scarsi fondamenti contribuendo a mantenere elevate tutte le differenze economiche e sociali dalle quali traggono i loro profitti. A causa dell'arricchimento prevalente di alcune parti del mondo, le folle affamate dei paesi più poveri o flagellati dalla guerra si riversano (illegalmente) nei paesi più ricchi in modo consistente. I paesi ricchi faticano a sostenere un tale flusso di immigrati e si creano presto tensioni che alimentano razzismo e xenofobia. Alcuni dei paesi poveri escono completamente sconfitti da tale liberalizzazione e diventano ancor più poveri perdendo anche le più tenui speranze di rinascita economica; mentre nei paesi ricchi i proprietari delle multinazionali diventano sempre più ricchi e il ceto medio si impoverisce a causa della forsennata concorrenza offerta dalle merci prodotte nei paesi più poveri del mondo... la produzione è così completamente trasferita nel terzo mondo e rimane una società che produce i manager per le grandi multinazionali o offre a queste servizi. Le nicchie di produzione per l'elite (alta moda, cibo/vino pregiato, auto di lusso, eccetera...) si salvano o addirittura si rafforzano e diventano il nuovo ceto medio.


Ecco io credo che i veri No-Global siano contro il terzo tipo di globalizzazione e siano invece decisamente favorevoli a una globalizzazione del tipo 2. Il tipo 1 invece è, a parer mio, una follia che però può nascere più facilmente da una situazione di tipo 3 che da una di tipo 2 ed è forse il sogno di qualche malato utopista o di qualche loggia massonica. Ho sentito di gente che sogna un mondo di tipo 1 perchè lo ritiene l'unico modo possibile di eliminare la guerra dal mondo creando una sorta di società Americana in tutto il mondo (N.B. Australia e forse un po' forzatamente anche Israele sono altri esempi di mondi di tipo 1, mentre il Canada pur avendo un certo carattere di tipo 1 è più vicino al tipo 2).

Io comunque sono NO-Global (perchè contro il tipo 3 che è quello che attualmente ci affligge) mentre sono favorevole al tipo 2.

Se avete altre accezioni da proporre o commenti sono pienamente disponibile byez!