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    Predefinito "ROMA SENZA PAPA": un romanzo che tutti i sedevacantisti dovrebbero leggere

    QUESTO ROMANZO DI GUIDO MORSELLI, PUBBLICATO NEL 1974 MA ELABORATO NEL 1966-67, è CERTAMENTE UNA LETTURA DI GRAN FASCINO E MOLTO SUGGESTIVA PER UN CATTOLICO INTEGRALE.
    AGGIUNGERò poi QUALCHE CONSIDERAZIONI ULTERIORE.

    UN CARO SALUTO

    GUELFO NERO

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  2. #2
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    Predefinito Guido Morselli, una nota biografica dalla rete

    Guido Morselli (1912-1973)

    «La cultura dell'individuo è sempre sul farsi o non è.
    L'uomo colto non è chi sa, ma chi apprende...
    colto e non puramente erudito è l'uomo che sente il
    dovere di alimentare il proprio spirito assiduamente,
    quotidianamente, qualsiasi siano le circostanze in cui
    si trova a vivere...»

    Non è facile circoscrivere la personalità eclettica e multiforme di Guido Morselli in poche parole, ne tantomeno il suo carattere schivo e a tratti addirittura solipsista.
    Ma l'impressione che rimane leggendo le sue opere, in particolare Diario, è di una persona colta, non erudita, vivace aperta ad ogni possibilità; un critico rigoroso, mai dilettante. Forse proprio questo suo rigore critico, questo suo non scendere mai a compromessi, ha favorito o alimentato le incomprensioni e i pregiudizi sulle sue opere da parte del mondo culturale ed editoriale della sua epoca.
    Si sa poco sulle ragioni per cui la “società letteraria italiana” ha sempre guardato con sospetto e diffidenza alle opere di questo autore, tanto da rifiutarne la pubblicazione. Sta di fatto che, come scrisse Giuseppe Pontiggia, Morselli è diventato una «proiezione esemplare dello scrittore postumo, respinto in vita dall’incomprensione dei giudici...».
    Purtroppo queste circostanze, unite ad altri eventi della sua vita, potrebbero aver causato la sua tragica fine.
    Guido Morselli nasce a Bologna il 15 Agosto 1912, secondogenito, a un anno di distanza dalla sorella Luisa, da Giovanni Morselli e Olga Vincenzi.
    Il padre Giovanni Morselli era nato a Bologna nel 1875 da una famiglia agiata e colta. Laureatosi in chimica, si era trasferito a Milano entrando subito alla Carlo Erba. Successivamente dirigente, si occupò anche della Caffaro, un'industria chimica di cui divenne direttore nel 1911. A Milano la famiglia lo raggiunse solo nel 1914.
    La madre Olga Vincenzi era nata a Bologna, figlia di uno dei più noti avvocati della città. A Giovanni Morselli Olga donò quattro figli: Luisa (1911), Guido (1912), Maria (1915), Mario (1922). Nel 1922, ammalatasi di febbre spagnola, si allontana dalla famiglia per curarsi, lasciando i figli ad una governante.
    Guido soffre per questa forzata lontananza e anche per le frequenti assenze lavorative del padre. Ha solo dodici anni quando la madre muore, nel 1924, perdita che lo segnerà profondamente. Morselli ricorderà la madre in alcune struggenti pagine del Diario (11 Dicembre 1943).
    Se con le sorelle e il fratello Guido conserverà sempre ottimi rapporti, la relazione con il padre sarà sempre ambivalente fino alla sua morte.
    Dall’età di otto anni Guido diventa un lettore accanito; incomincia addirittura un romanzo dal titolo La mia vita. Inquieto, poco socievole, non ama la scuola e agli studi preferisce interessi e letture personali; la fretta di bruciare le tappe e la sua precocità renderanno sempre più difficili i rapporti con il padre, che faticherà a tenerlo sotto controllo.
    Frequenta il ginnasio a Milano all'Istituto Leone XIII; si trasferisce poi al liceo classico Parini. Non sarà uno studente modello: studierà poco e otterrà scarsi risultati.
    Superato l'esame di maturità, per compiacere il padre, che sogna per lui una carriera di avvocato, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’università Statale.
    Nel frattempo frequenta la Società del Giardino e comincia a scrivere, senza pubblicarli, i primi brevi saggi a carattere giornalistico.
    Si laurea in legge nel Luglio del 1935. Parte per il servizio militare subito dopo la laurea come allievo ufficiale della Scuola degli Alpini, di stanza a Bassano del Grappa. Poi chiede il trasferimento in fanteria a Milano, in piazza Sant'Ambrogio.
    Come ufficiale in congedo, Guido parte per lunghi soggiorni all'estero (1936-1937) dove scrive reportage giornalistici e racconti che restano inediti.
    Al suo ritorno il padre lo fa assumere nell'industria chimica Caffaro come promotore pubblicitario. Guido si dimostra assolutamente refrattario alla vita d'ufficio e ai suoi rigidi ritmi e l'esperienza si conclude dopo poco meno di un anno.
    I rapporti con il padre diventano sempre più difficili e nel 1938 muore la sorella Luisa, a soli ventisette anni, in quella villa varesina, di proprietà della famiglia Morselli dal 1916, che Guido aveva tanto amato. Dopo la morte della sorella, Morselli ottiene dal padre una sorta di vitalizio che gli permettere di dedicarsi alle attività che da sempre predilige: la lettura, lo studio e la scrittura. Continua a cimentarsi in brevi saggi e inizia la stesura di un diario, abitudine che lo accompagnerà per tutta la vita.
    Nel 1940 viene richiamato come ufficiale in Sardegna dove rimarrà per pochi mesi e dove scriverà un saggio dal titolo Filosofia sotto la tenda – che resterà inedito – sul fondamento della moralità. Intanto, con l'entrata in guerra dell'Italia la famiglia sfolla a Varese. Guido, rientrato dalla Sardegna, legge e studia Proust e sullo scrittore francese scriverà Proust o del sentimento, pubblicato da Garzanti nel 1943. Intanto, inviato dall'amministrazione militare in Calabria, diviso dalla famiglia, sembra non poter dare ne ricevere notizie.
    Durante il suo soggiorno legge, studia e annota sul suo diario appunti di stesura del romanzo Uomini e amori, sua prima opera letteraria importante dai forti accenti autobiografici (vedi Diario, Adelphi, quaderno III, IV, V). Inizia anche il saggio Realismo e fantasia, ovvero dialoghi con Sereno che uscirà nel '47, pubblicato dall'editore Bocca, probabilmente a spese dell’autore. Durante il soggiorno in Calabria Morselli sente in modo molto acuto la nostalgia della sua Varese, della sua gente, degli odori e dei colori della campagna lombarda a cui da sempre è intimamente legato. Tornato a Varese trascorre la vita in totale solitudine a leggere e a scrivere.
    Qualche volta si reca a Milano per incontrare l'amico Antonio Banfi, oppure per consegnare personalmente dattiloscritti dei suoi lavori ai vari editori.
    Nel 1952 fa costruire su un terreno compratogli dal padre a Gavirate una piccola casa da lui stesso disegnata e amata moltissimo: «la casa di Santa Trìnita», totalmente priva di quelle comodità moderne giudicate inutili da Morselli. In questo periodo la sua fidanzata "storica" Carla, respinge la sua proposta di matrimonio e quando sposerà un altro, Morselli ne soffrirà moltissimo.
    I suoi rapporti con le donne furono peraltro molto complicati e bizzarri. «Poteva occuparsi simultaneamente di varie donne: le chiamava flirt, vanità e non avevano niente a che fare con la passione che lo dominava... le relazioni importanti erano logicamente di amore-odio...ho conosciuto molte donne della sua vita che non l'hanno dimenticato» (Maria Bruna Bassi).
    Nell'isolamento di Gavirate compone la maggior parte della sua produzione consistente in saggi, racconti , romanzi e commedie. Scrive articoli e li pubblica (collabora con periodici locali e con il «Tempo» di Milano). Dal Diario: «Il lavoro è un inganno, un pretesto. Se fossimo felici, il lavoro sarebbe tutt'al più una pausa, imposta dalla nostra fragilità, come fra un bacio e l'altro di due amanti il respiro.» E ancora: «Ieri sera prima di dormire ho riveduto me stesso, quale poche ore avanti camminavo per la strada, tornando a casa. Non avevo mai sentito così profonda pietà degli uomini come rivivendo l'immagine di quest’uomo che attraversa piazza del Mercato».
    E qui, ci si deve interrogare sulle ragioni del suo isolamento: è stata una solitudine "scelta", un esercizio della volontà oppure una solitudine subita per difetto di volontà?
    Nel 1958 muore il padre. Nonostante i litigi, i rancori e le incomprensioni per Morselli è un dolore enorme. «Siamo sempre ragazzi finche Lui c’è, mi sono sorpreso a chiamarlo, a dire ad alta voce con una specie di disperazione: papà, aiutami tu! Io, con i capelli grigi...» (da una lettera a un amico). Negli anni sessanta matura la stagione letteraria dei grandi romanzi (Un dramma borghese, Il comunista, Roma senza papa, Contropassato-prossimo, Divertimento 1889). E’ l'epoca più felice della sua produzione narrativa.
    Fra il '71 e '72 compie diversi e penosi tentativi per pubblicare i suoi romanzi: due dattiloscritti gli verranno restituiti per posta nel ' 73, al rientro della villeggiatura (Maria Bruna Bassi). Termina l'ultimo romanzo Dissipatio h.g.. Ancora nel '73 è costretto a lasciare Santa Trìnita per «un'improvvisa, bestiale, invasione di bande di motocrossisti che risposero minacciosi e brutali alle sue esasperate rimostranze. Lui era solo, non aveva paura di niente ma aveva un'atroce paura degli uomini» (Maria Bruna Bassi).
    Nella notte del 30 Luglio 1973 Guido Morselli si toglie la vita con un colpo di pistola. «Non ho rancori» lasciò scritto in una lettera alla questura di Varese.
    Tutte le sue opere sono state pubblicate postume dalla casa editrice Adelphi

  3. #3
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    Ho assaggiato l'opera a 16 anni. Non avendo l'età giusta per comprenderla, l'ho riposta nella libreria, e da allora giace sepolta in assoluto oblio.

    Non credo, però, si abbia nulla da imparare (da un punto di vista religioso) da Morselli, la cui storia parla chiaramente sul senso di quella ROMA SENZA PAPA.

    "

  4. #4
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    Mi fido di te, Guelfo, e ho ordinato il libro.

  5. #5
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    Predefinito qualche particolare sul testo

    Il romanzo è ambientato a Roma, a distanza di parecchi anni dal "Vaticano II". Lo sfacelo teologico è seguito alle riforme: abolito il celibato ecclesiastico, permessa la contraccezione ed il diaconato femminile, grande ecumenismo unionista nel confronto del mondo anglicano e protestante, aberrazioni e iconoclastie teologiche di ogni tipo, droghe sintetiche nei seminari...

    Un sacerdote svizzero che negli anni del "Concilio" era stato giovanissimo nella Città eterna, vi ritorna come teologo della Foederatio Europea Mariana, un'associazione sacerdotale conservatrice che vuole difendere il concetto di Iperdulia che in quegli anni era impugnato da vari strati del mondo cattolico "riformato", in seguito all'enciclica contro i privilegi mariani di "Papa" Libero I.
    Deve essere ricevuto in udienza con tutti i suoi colleghi della Fem dal "papa" Giovanni XXIV, irlandese ma l'udienza sarà rinviata di qualche giorno.
    Il sacerdote svizzero potrà così rivedere Roma, tanto simile e tanto diversa dalla Roma che aveva conosciuto nella sua estrema giovinezza.
    Il "Papa" non vi siede più da alcuni anni: ha trasferito, in odio al fasto e all'eccessiva romanità della corte, la sua residenza in un complesso edilizio a Zagarolo nella provincia da dove "governa" la Chiesa cattolica.
    E proprio nella residenza pontificia di Zagarolo, ("un po' kibbutz, un po' convento benedettino, un po' istituto agrario" come annota il sacerdote) Giovanni XXIV riceve quei teologi conservatori, venuti a chiedere rispetto per la Santa Vergine.
    Li accoglierà informalmente sotto un porticato: il sacerdote noterà, baciandogli la mano che è "scomparso persino l'anello piscatorio" e dopo qualche buona parola, il "papa" iniziò con loro una breve conversazione.

    Cito dal romanzo (p. 176 e seguenti):

    "I preti sono portati sono portati a vedere il buon Dio a loro propria immagine e somiglianza, anche mentre predicano che siamo noi a sua immagine e somiglianza. Invece bisogna persuaderci che DIO è diverso, DIO non è prete" [...]
    e ha aggiunto con un sorriso "e nemmeno frate".
    Ni moine non plus. Parlava, dirò meglio, conversava in francese. Abbastanza correntemente.
    Il Papa seguitava, nello stesso tono colloquiale. Discorreva ilare e piano lisciandosi sul petto con le due mani la lana grassa del suo saio bianco. "La Chiesa" diceva "comprende tre cose. Teologia, liturgia, gerarchia. Sono in rima tra loro, in tutte le maniere. E anche perchè tutt'e tre ci presentano problemi cha hanno la specialità di sembrarci difficilissimi. Ma consideriamo quello che abbiamo detto adesso" (Di nuovo Giovanni sorrideva, con una felicità, direi, non meritoria. Profana, aggiungerei se mi si perdona: di una vita contenta di vivere qui e ora. Puntualmente, terrenamente) "Consideriamo che se noi siamo preti, Dio è invece qualcosa di diverso. E ci accorgeremo presto che quei problemi non sono tanto difficili"

    Tutti gli insigni mariologi presenti erano stupiti e attoniti: quelle parole di Giovanni XXIV non erano il preambolo, erano l'intera allocuzione di Sua Santità riservava loro.
    Nei fatti significava che il "papa" non avrebbe difeso l'Iperdulia ma avrebbe... lasciato fare. Il sacerdote svizzero se ne torna a Roma e passeggia rassegnato sotto i colonnati vuoti di San Pietro.

    Leggendo le ultime pagine del romanzo, cogliete in fondo il forte vuoto della Sede apostolica, figurato in maniera romanzesca dall'assenza fisica del "papa" da Roma.
    é un romanzo a tratti irresistibile: vescovi che vincono la Coppa Davis, gesuiti che teorizzano la mistica delle droghe pesanti, una teosofa indiana delle Nazioni unite, fidanzata ufficiale del "Papa",
    preti che guidano insurrezioni di tifoserie calcistiche etc etc.

    Una lettura seria e drammatica ma anche con momenti sinceramente umoristici.

    Guelfo nero

  6. #6
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    L'ho riletto in questi giorni con identica partecipazione e trepidazione.

    Guelfo Nero

  7. #7
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    "udienza papale" 10 NOVEMBRE 2004

  8. #8
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    Heri dicebamus...

    Guelfo Nero

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    casa editrice Adelphi??
    non é un buon indizio...

  10. #10
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    Originally posted by guelfo nero


    "udienza papale" 10 NOVEMBRE 2004
    Semplicemente farsesco...
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

 

 
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